D

DEGNI DI MORTE

«Quelli che hanno avuto l’ardimento di scrivere libri, sia di religione come di politica, ne’ quali disprezzano il principato, bestemmiano la maestà, chiamano Cristo scandalo e follia, anzi non di rado negano l’esistenza della divinità, mirano ad atterrare i troni e spiantare dalle fondamenta la Chiesa, sono degni di morte, e non solo quei che le fanno, ma anche coloro che a chi le fa acconsentono» (OPC). Così gli ipocriti gesuiti, dolciastri a parole ma ferocissimi nei fatti, di cui uno melenso viscido delatore (forniva al macellaio di carne umana Videla informazioni carpite in confessione) ora scimmiotta l’Assisate e calca, povero tra i poveri, misero tra i miseri, umile tra gli umili, il pomposo trono tutto grondante sangue.

 

DELINQUENTE

Don(na) Livio boss di Radio Maria, fa duramente digiunare le vecchie per risucchiar fino l’ultima loro monetina. Vanna e Stefania Marchi scontano anni di carcere per aver refilato un po’ di paccottiglia a dei superstiziosi. I preti, che refilano enormi bolle di sapone, atterriscono i moribondi, inglobano eredità, estorcono danaro a palate, invece di finir dietro le sbarre sono tutti salameleccati dai politici, compreso il demagogo pagliaccione Grillo, che si proclama democristiano fiero di contare tra i suoi degni compari il grillino Santo Porco.

 

DE MAISTRE

Sentenzia quel truculento papista: «Chi parlasse di avidità religiosa, avarizia, influenza sacerdotale» nulla sa della santità: «è concepibile una santità senza ricchezze? Quelle della Chiesa Romana sono segno della sua dignità e strumento d’azione legittima, sono l’opera della Provvidenza che la marcò fin dall’inizio del sigillo della legittimità: si vedono, se ne sa la  provenienza, si vedono, e nessuno se ne dispiace». Ma il tristo tartufo finge di non sapere che provengono solo da plagî, raggiri, ricatti, minacce, estorsioni, torture e immani carneficine.

 

DEMOCRAZIA

Ha senso solo in una società libera, immune dall’ottusa peste catto-islamica. Ma sono milioni! E con ciò? Se il 70 % è cannibale, gli altri dovrebbero tutti farsi democraticamente ingollare? (v. Sogno in Hanno detto)

 

 DENARO

In mano altrui è sterco del diavolo. Nella pretesca, benché frutto di ricatti, estorsioni, omicidî, profuma d’incenso. Sterco lo chiama anche l’ipocrita Merdoglio, l’atteggiato a san Francesco che nuota nell’oro, e che in combutta col maiale Videla fece trucidare tanti poveri e tanti liberi pensatori, di cui 30.000 desaparecidos. (v. anche Mafia)

 

DERISIONE

Lo sguaiato culatone don(na) Livio sbrodola per don Bertone, il quale «nel dopoguerra si divertiva a sparar col mitra», e stridula sghignazza: «Ma sparava a chi? Forse ai diavoli! Forse agli eretici!» (Radio Maria, 23-06-2006). Gongola, l’immonda troia, come Sua Suinità gongolava per gli ebrei massacrati dai papisti del Zentrum Partei di don Kaas fusosi col partito nazista (v. Padre Gemelli). Gesù non sghignazzava né trucidava gli increduli, ma la Woitjla lo deride plaudendo tutte le cacate liviesche, come più tardi la papessa emerita Ratzinger e l’ipocrita Merdoglio, il falsissimo gesuita ballonzolante camuffato da san Francesco.

 

DEVOZIONE

Radio Maria (che imperversa in 70 sventurate nazioni) la impone per la Madonna sia ai miserabili sia agli strozzini perché, «come diceva s. Francesco di Sales, la devozione religiosa acquieta i poveri e toglie le preoccupazioni ai ricchi» (20-12-2002). L’ingordissimo don Bosco – dice il suo pio biografo – si ispirava a lui e a s. Carlo Borromeo, due rapaci delinquenti (A. Auffray, Saint Jean Bosco, E. Vitte 1929, p. 83). (v. Seneca il Giovane) P.S. Processati per calunnia i salesiani che, carpiti ad un moribondo 660 milioni di euro, non soltanto lasciano del tutto a bocca asciutta i suoi parenti, ma denunciano gli avvocati che tentano di far loro ricuperare qualche briciola, accusandoli di tentata truffa. Abbindolamento a cui non è estraneo il cardinale Bertone (v. Eredità contesa, i Salesiani sotto inchiesta, La Repubblica, 24-03-2013. p.17). A conferma della netta funzione bottegaia della religione papistica, mirante ad abbindolar il prossimo per ammansire i

poveri e rassicurare i ricchi un melenso reverendo esalta, da RaiDue, l’indecente imbroglio della Sindone, che «induce i poveri mirando a Cristo, che era povero, a rassegnarsi alla loro povertà, e noi ad aiutarli con un sorriso dando loro un barlume di speranza». E al solito il don regala speranza e abbranca sostanza.

 

DIALOGO

Papa, preti e bigotti a tamburo battente proclamano il dialogo coi non credenti. Abbindolano dicendosi pronti all’ascolto, a scambiare idee. Ma pontificano solo loro, dalle TV, e non tollerano replica. Tutte a loro totale disposizione per diffondere pii sproloquî, fole, castronerie e grosse menzogne tappando la bocca agli altri. Questo il cattolico dialogo coi non credenti! E per chi non capisse tal gioco di bussolotti per farci fessi, la Merdoglia spiffera, con beffarda incoerenza: «Gesù sa bene che con Satana non si può dialogare!» (Angelus, 09-93-2024). Una letamaica asserzione, sapendo la Merdoglia che Satana non esiste. Per Satana  intende i dissidenti e i dubbiosi. Bel «linguaggio papale come ponte gettato verso gli altri»!, blaterato da un’altra faccia impastata di sterco, quella dell’eccellentissimo vescovo Semeraro, presidente dei pontificî consiglieri (RaiStoria, 10-03-2014, h 10, 55). PS 13-06-2015. Rivolta ai pii la Merdoglia: «Abbiate la capacità di dialogare in una società che alza muri!». Proprio colei che alza altissimi impenetrabili muraglioni col gesuiticamente ipocrita pretesto di Satana! Gran faccia di merda!       

 

DIECI UOMINI

Mentre tanti padri di famiglia, imprenditori e operai ridotti in miseria si uccidono, dieci bastardi guadagnano quanto tre milioni e mezzo di cittadini, e in Roma oltre la criminale banda vaticana che trattiene il grosso, 1.500 persone possiedono ciascuno oltre 500 immobili (2012). In genere gran leccaculi del clero. Pronte ad uccidere pur di tenersi tutto, respingono inferocite la proposta della micro-tassa dello 0,5% sul loro patrimonio: piuttosto di mollar un soldo, la guerra civile, come nella Spagna del 1936. Per gli affetti da efferata cupidigia sia sola medicina la morte, che «in casi estremi – diceva saggiamente il grande Stalin –risolve tutti i problemi: nessun uomo, nessun problema».   

 

“DILEGGIO DEL SACRO”

Acclamata dai bavaresi, nel anniversario del crollo delle Towers la Woitj con lingua a spatola lo lecca ai suoi cari  fratelli terroristi, a lei appiccicati nell’odio bestiale contro «la liberà di pensiero, come tale comprendente il dileggio del sacro». Ne giustifica tutte le nefandezze, proclama opera di beneficenza la Santa Inquisizione e maledice i non ingurgitanti la merda pontificia, i «superbi seguaci della scienza, gli atei, i materialisti, tutti vermi che strisciano sulla terra». O stuzzicante lardosa baldracca, come te lo spaccherei! Ma non si può: ce l’hai già rotto e sfondato! (2006). PS: Sulle sue orme la Ratzy va in Germania a sviolinare il finora esecrato Lutero e fa scorrere la sua frocica molle lingua sul retro del grande imam di Berlino e di molti altri islamici, che dice martiri della fede, e a cui professa tutta la sua solidarietà come «colpiti dalla intolleranza perché voi date molta importanza alla religione» (Berlino, 23-09-2011).

 

 

DIO BRAMA ORO

«Iddio è il padrone supremo di tutto, e non è egli giusto che sia riconosciuto come tale? Ora – dicono gli astutissimi gesuiti – in che altro modo mostreremo noi di pregiarlo sopra tutte le cose se non coll’offerirgli quanto abbiamo di meglio sopra la terra? Le gemme, le perle, l’argento e l’oro, le sete ed i profumi sono quegli oggetti che noi stimiamo sopra ogni altro: or questi appunto siano impiegati attorno a lui. Né niun dica quella fanciullaggine che Iddio non n’ha bisogno, perché mostrerebbe di non intendere neppure la ragione, sopra la quale si fonda la necessità dell’esteriore magnificenza: la quale non è il bisogno che n’abbia Iddio, è il bisogno e l’obbligo che abbiamo noi di trattarlo meno indegnamente che possiamo, e di offerirgli quello che più dimostra la nostra sommissione, la riverenza e l’amore. Neppure un re, che scenda a convivere domesticamente per qualche giorno con un suo suddito, ha bisogno della splendidezza con cui questi lo tratta, poiché se la vuole, può averla dal suo palazzo: ma questi ha da usargliela, perché così conviene al suo stato di suddito ed alla regal dignità. …Dio volle oro ed argento, pietre preziose e legnami odoriferi, ed intagli e lavori squisiti. Che è dunque ciò, se non una prova manifesta che Dio approva siffatta magnificenza?» (OPC) (v. Sprechi pii) Ma è provato il pio intento, di cui ora è araldo il frocicissimo boss di Radio Maria (v. Don/na Livio), di prenderci tutti per il culo.

 

DIO buonissimo e onnipotente?

Per aver creato ogni cosa, compreso il male, e per la malvagità di conservarlo o l’incapacità di annientarlo, il sacro triangolone forgiato dagli astuti preti è tutto fuorché buono e onnipotente: non esiste.

 

DIO catto-islamico

Lo smerciatoci dai contorti cranî preteschi non è credibile (v. Credere e Inferno). Ammessane e non concessane l’esistenza, Voltaire lo suppone esiliato in un luogo lontanissimo, inaccessibile, dove neppur si sogna di noi. Se lui non esiste, come in effetti pensa il clero, ci turlupina una manica di farabutti che lo nominano solo a scudo dei loro crimini.

 

DIO GRADISCE…

«…ogni vostro sacrificio in sé» (Radio Maria, 20-06-2012). Che buon padre!

 

DIO FIFONE

Il prete ci propina un dio onnipotente, forzutissimo, miracolosissimo, capace di creare all’istante nuovi mondi o di polverizzarli. image001Un essere perfettissimo, ma con il piccolo neo di farsela sotto davanti a una lama. Paradigmatica la fola di san Giorgio, un martire a cui sono dedicate tante chiese. Reo di suggerita moderazione a Diocleziano, egli deve regger sul petto per una notte un enorme macigno ed è poi straziato da una ruota irta di denti acuminati, tutto sopportando con rassegnazione; poi il truce sire lo cala in una tinozza di corrosiva calce viva, da cui emerge dopo tre giorni più vispo, fresco e pimpante che mai. Stretto in calzari di ferro rovente, deve ingerire un veleno potentissimo. Ma lui, superata ogni prova, sfreccia a risuscitare morti e demolire statue di Apollo. Il truce sire, spazientito, lo insegue e gli spicca la testa con l’intero papistico contenuto. Così la persero san Paolo ed altri martiri perché l’Onnipotente solleva monti, prosciuga mari, crea universi e ridesta morti ma trema like a baby in the wood al solo lampeggiare di un temperino. È un mistero della fede. Enigma di un Rodomonte che si paralizza come un basilisco. Mistero su cui lo «spregevole nonché superbo incredulo» non deve mai, pena l’inferno (nel rimpianto buon tempo antico preceduto da preteschi tormenti e roghi), permettersi la benché minima obiezione.  Alleluia! (v. Cefalofori)

 

DIO IMPUTATO  

«Perché tante atrocità?» «Ma, … la mela…» «Bel cretino!»

 

DIO NON ESISTE

L’onnipotente buon Padre eterno dovrebbe, come ogni padre, aborrire le pene e la morte dei figli, ma per i preti è un sanguinario, un gretto vendicativo, meschino e sudicio maiale che gode straziando i bambini per punirli di antichissimi loro avi (ora gaudenti in cielo) addentatori di mela. «Dio ci punisce – bestemmiano i luridi – per aver noi scelto il male». Ma non poteva astenersi quel Buonissimo, dal crearlo e dal tenderci perfidi laccî per quindi divertirsi a seviziarci in eterno? Che cazzo di buon padre! Che crea innumerevoli animali che ogni istante si assalgono, s’artigliano, s’azzannano e si scarnificano per ingollarsi, benché tutti innocenti senza antenati mangia-mele. Ci punisce di aver scelto il male – insistono i luridi – avendoci, bontà sua, creati liberi. Liberi da che? Lo saremmo se sciolti dalle trappole che c’imbrigliano in bisogni, malattie, sciagure, pene e terrori. Lo saremmo se eterei, incorporei. Nessun porco dio vero o presunto ha il diritto di punirci. Tanto meno quello grottesco fabbricato dai preti che passa tutto il suo  tempo a guardarci il cazzo. (v. in Hanno detto: Federico II)

 

DIO tout court

Fabbricato da chi vuol far i proprî comodi e impedir quelli degli altri. Feticcio sventolato dalle sanguisughe. Anticomunista e collaboratore del concordatario Duce, Prezzolini però scrive: «Prego Dio di non farmi credere in Dio quando morirò». Allora, sotto il clerico-fascismo, la cremazione comportava le pene eterne, ora è consentita per estorcer più facilmente le eredità e i lasciti. Anche Pirandello spernacchiava il clero e si fece, contro il minacciato inferno,  bruciare.

 

DIRITTO D’ASILO

Escogitato dai preti per ospitare in chiesa ladri e assassini e spartire con loro la refurtiva. Soppresso dagli illuministi, risuscita e prospera sotto pie mafiose, ‘ndranghetose e camorristiche spoglie. (v. Assoluzione, Cazzo, Crocesegnati, Don Ciotti, Gorduña, Mafia, Riguardi speciali, Santa Mafia)

 

DISGRAZIATI USA

All’arrogante prof Cardìni innamorato della «resistenza irakena», ben pagato dalla Repubblica per essere sommersa dal suo vomito e farla prostrare al Papa-Re, gli Usa fanno schifo perché reagirono al blitz delle Towers. «E non hanno neppure il merito – dice – di aver liberato l’Europa garantendole sessant’anni di pace, perché non furono loro a dichiarar guerra a Hitler, ma Hitler a loro» (La 7 TV, 5-12-2003). Tace però, il burbanzoso buzzurro, che Hitler dovette attaccarli per interrompere le ingentissime forniture di armi e di varie merci all’Inghilterra, e che provocarono un Hitler già timoroso del loro intervento occupando sia  l’Islanda sia le isole Azzorre e interdicendo il passaggio alle sue navi. Hitler «ignorò deliberatamente l’avanzata americana ordinando alla marina di evitare incidenti nell’Atlantico. L’11 settembre [1941] però Roosevelt ordinò di sparare contro le navi delle potenze dell’Asse che osassero avvicinarsi» (Rauscher, Mussolini e Hitler, Newton & Compton, 2001, p. 418). Sia dunque insignito, il tracotante prof, di croce di ferro con brillanti e fronde di quercia al merito contorsionista! Nella squallidissima ottica papistica, per la grave colpa di professare soprattutto culti evangelici evitando così brucianti papal fregature, gli Usa hanno sempre torto, sia attaccanti, sia attaccati.

 

DOLCEZZA PAPAL

Clemente VII era figlio illegittimo di casa Medici. A Piero Orlandini che osò farvi allusione, fece mozzare la testa. Con ovvio versamento di sangue benché, come tiene a ricordare l’esimio tirapiedi dei preti  prof Cardini, la chiesa lo aborrisca. Nelle sue ciarle su Michelangelo (RaiStoria, 24-08-2015) il prof non manca di fasi bello facendone menzione (Ecclesia aborret a sanguine), come non s’astiene dal vomitar bianco-giallo sul «mangione e puttaniere» cardinal inglese Pole, reo di nutrire qualche ripensamento sulle atrocità ecclesiastiche.

 

DOLORE CHE SALVA

Stupida e delinquenziale enciclica della Santa Subito. Salva da chi, da che cosa? Serve il dolore (solo l’altrui poiché il clero lo schiva più del demonio) al sempre crescente ingrasso del pretame, grazie alle offerte e i lasciti degli. speranzosi gonzi. Sua Porcitudine optò pro sé per la da lei prima sempre per gli altri maledettissima eutanasia proferendo un comodissimo ipocrita: «Lasciatemi andare al Padre!». Quanti più i luridi fan crepar soffrendo atroci pene tanto più possono minacciarli, ricattarli, strozzarli, derubarli. A loro non basta godere dell’angoscia e dei mali altrui: con leggi emanate dai loro fetentissimi politici lacchè ci privan dei rimedî antalgici essenziali ad alleviarli, facilitandosi così i maneggî d’immondi avvoltoi che lacerano corpi e menti dei malati terminali per più selvaggiamente rapinarli Don(na) Livio, l’abietto misogino culatone e spietatissimo strozzino, rievoca sghignazzando «la Bernadette che soffrì molto nella malattia», e colma di insulti «gli spregevoli che optano per l’eutanasia, perché Dio gradisce molto il dolore degli uomini in penitenza dei loro peccati» (Radio Maria, 02-07-2012, h 12,30). Pezzo di merda! Leggendoci sbava di rabbia. Dichiara che Dio gli ordina di risponder ai nosti attacchi con l’amore, ma con  strozzata voce di gran rotto in culo ci dice «melma», «pantano», «cani furiosi volti a distruggere». E aggiunge: «Dicono persino che tutti i papi sono omosessuali!». Forse che no? Grandissimo pezzo di merda! E respinge un Gesù attratto dalle donne: «Non è concepibile una santità scaduta in sì orrendo stato!». Sfondato succhiacazzi! Santità pari a frocismo, in cui, a sua pretesca detta, Gesù doveva eccellere. (Radio Maria, 28-01-2014, h 19,15) (v. Don Livio/a, Due pesi, e due misure ed Estorsione)

 

DOM DOMINICI

«Quanto tempo si perde in pettinargli spesso, tener biondi i capelli se son femine, e fare ancora fargli ricciuti! Quanto si vaneggia e spende a fare le bertucce ricamate, mantellucci inargentati, gonnellucce accincigliate, scarpettucce dipinte e scarpe solate!» Sarà stato un gran santo quel frate dom che torturava e bruciava ogni donna avvenente e agghindata, ma pur un astiosissimo culatone! (v. Poggio in “Hanno detto”)

 

DON ALBANESE

Gesuita della buona (si fa per dire!) stampa. Attacca in TV l’America che lui, stringendo teneramente il cazzo ai fratelli terroristi, identifica col Male. Alle loro prodezze non tollera critiche. «Si parla dell’11 settembre, ma parlate dell’Africa! E di Abijan! dove infuria la guerra civile, per interessi economici!, per le miniere!». Scroscianti applausi per il suo sarcasmo sulle mine «che fanno tanto male alle gambette». Ma zitto sui tradizionali investimenti vaticani nelle grosse industrie di armi (Rendina, La santa casta della chiesa, Newton Compton, 2009, pp.120, 124, 128). Sviolina le parole di «verità, giustizia, amore e libertà, pilastri della pace» della Santa Subito, ma tace su quando, sotto ipocrita vello di pecora, ci faceva gettare su Belgrado una pioggia di bombe a grappolo e all’uranio, tace sui cannoni prodotti dai gesuiti a Goa e le fabbriche di armi di proprietà vaticana che rifornivano Mussolini che martellava l’Etiopia (ib., p.122) e la Francia già piegata dai nazisti. Ciancia proprio di Abijan, dove la bieca Woitj, che dopo averli prodotti e guadagnato abbastanza, proibì tutti i contraccettivi per far moltiplicare e morire di fame milioni di bambini da esibire poi scheletriti alo scopo di lucro (intenerire i gonzi oblatori), e dilapidò tutte le offerte rastrellate per aiutare i poveri in orge sardanapaliche nella maxi-basilica grondante oro in mezzo alla savana. (v. Cattedrale nel deserto, Notre-Dame de la paix e Don Ciotti)

 

DON ALESSANDRO

«Non basta far la carità, bisogna dar pure il superfluo. E chi [il lurido prete che non dà manco ciò che caca, ti] prende pur il superfluo, lo gradisce di più.» (Radio Maria, 14-10-2005)

 

DON ANGELO

Sviolinando i santi più nefandi, contro ogni prova delle loro atrocità sancisce: «Siccome noi siamo nella verità, ciò che dicono gli altri è falso. Noi siamo granitici, gli altri pensino ciò che vogliono». Quindi tesse le lodi di san Tommaso, bramosissimo di cazzi e ferocissimo nemico degli altrui piaceri che, se eterosex,«generano incostanza e negligenza: l’una oscura la ragione, la seconda provoca incapacità di scegliere» (Radio Maria, 05-06-05, h.16,37 e 18,49). Paladino della libera scelta e culatone al cubo come san Carlo, come lui l’Aquinate seviziava ed arrostiva chiunque (eresia = scelta) non ingollasse le sue grullerie.   

 

DON ANTHONY

L’ancheggiante reverendo Anthony Kennedy, fervidissimo maxi-culo avvinto anima e corpo alla sfondatissima in tutti i fori Santa Sùbito Woitjla, eleva a tutte le donne lo squisitamente papistico pensiero: «Maledette bastarde, se potessi io le ucciderei tutte, quelle streghe dovrebbero andare al rogo». (Papeide, XIX, n. 215)

 

DON ANTONIO

Parroco di Burago (Mi): «Il demonio fa di tutto per far perdere la fede attraverso il benessere e la scienza.» (Radio Mater, 27-05-2005, h. 10,30). W la papistica crassa ignoranza! W la miseria e la crisi economica! Purché sempre a scapito degli altri, beninteso.

 

DON BAGET-BOZZO

«Il voto di verginità l’ho fatto presto.» «Ti costa?» «No, anzi mi aiuta [a farmi sempre più sfondato in culo].» «Dicono che sei un adulatore. E qualcuno usa anche la parola lacchè. Tu hai risposto, in pubblico: “Col cazzo che questa è adulazione!”. Ti par un linguaggio da prete?» «E vabbé, io lo dico.» (C. Sabelli Fioretti, Voltagabbana, Marsilio, p. 304) (v. Baget-Bozzo)

 

DON BENETOLLI

Vieta la verità scomoda: Non far il Curiosino Curiosetti! La verità non necessita d’alcuna prova, «vale solo per fondersi, come dice il grande moralista [succhiacazzi] san Tommaso d’Aquino, nella Verità Suprema», la grottesca menzogna pretesca. (Radio Maria, 02-01-2011).

 

DON BENZI

Dai pulpiti TV maledice la prostituzione e vuol punire i clienti che lo lascino a cul asciutto. Parla con facondia torrentizia ma dimentica (o sbadatissimo) i Sommi Lenoni, i pontefici accaniti sfruttatori delle meretrici da loro fatte crescere, nella Roma medievale di appena 40.000 abitanti, a ben 5.000 per gestirle a fin di bene, ossia ancor più spennare i già dai preti spennatissimi pellegrini. L’ansimante don tace pure che un papa (pappa, pappone) per incentivare la prostituzione dedicò una chiesa romana – come poi un suo successore a Hitler in Brema – ad una bagasciona. Si sopprima il meretricio, a meno che – sottintende il culanico don – tornino a gestirlo gli avidissimi preti. Per la sua indefessa battaglia contro l’introdutio in ficam, parafrasando Catullo «si goda pure i suoi 300 amanti spezzando a tutti le reni». (v. Hanno invidia e Papeide, n.284) PS: Grazie al pio nano, il flessuoso don Benzi ora trionfa anche post mortem sulle passeggiatrici ridotte in miseria. E il clero lo incensa come «Contemplatore» (Radio Maria, 02-11-2010, h 19,10), di cazzi, ben inteso.   

   

DON BERLUSCONI

Prete ad honorem, sentenzia «sovietica la Costituzione italiana» quasi che i soviet (consigli popolari, ossia non plutocratici) fossero delle sconcezze!, e glorifica Mussolini: «Il fascismo mandava la gente in vacanza, non al confino!» (2009). Per assecondare le mire del lurido clero, il nipote di un monsignore, un prete e cinque suore dichiara di voler abrogare il divieto di ricostituire il partito fascista (05-04-2011). 

 

DON BERNARDO

CERVELLERA

Colpiti perché musulmani titola un piagnucoloso pezzo, in linea con l’appassionato inciucio catto-islamico, sulla reazione buddista ad una piccola violenza islamica nel birmano Myanmar. Deplora angosciato qualche legnata inferta agl’islamici, ma se ne fotte di milioni di donne mutilate dai fanatici di Allah e dei quattromila giornalisti, scrittori, intellettuali, liberi pensatori da loro piamente assassinati. (Messaggero di sant’Antonio, marzo 2014, p. 68)

 

DON BOSCO

«Con il dogma dell’infallibilità papaleimage003 [decretato dal vanesio Pio IX] Gesù l’ha posto [il papa] al di sopra dei profeti e degli angeli». Una rozza piaggeria del «languido prete dei giovani don Bosco » (Ceronetti), culatonica progenie di accattoni attratto dai soldi e dalla roba, da tanta roba, ben palpabile e abbrancabile. Devotissimo al trono papale, simbolo di rapina e di assassinio. Quando il re Vittorio Emanuele II, per la crisi del regno impoverito dalle guerre del Risorgimento fu costretto a scalfìre le mostruose ricchezze del clero, l’abietto avvoltoio gli augurò una pronta morte con tutti i figli e nipoti, perché «chi mangia i beni del Papa morirà e la sua famiglia non arriverà alla quarta generazione». Tutti i Savoia vivono tuttora sani e vegeti, mentre lui, sfondato bucaiolo, schiattò di rabbia per il mancato regicidio. Con fegato e milza marcî e il pellame corroso dalla rogna, invidiando i devoti che punirono il re Childerico assassinandolo per le sue confische a scapito del clero. Col pretesto di istruire i giovani il lercio don Bosco carpì allo Stato e ai creduli delle somme da capogiro. In compenso affamò i ragazzi, li vestì con divise logore donate dell’esercito, e profuse le somme enormi donatigli dai gonzi in gozzoviglie ed erigendo delle chiese grondanti oro, anche in Spagna, come la Tibi dabo di Barcellona. Estorse ad una bigotta per un autografo la cifra allora esorbitante di ben 2.000 lire. Prediligeva san Francesco di Sales, un sordidissimo taccagno (v. Devozione). Bugiardo di tre cotte, sfruttò la panzana dei moltissimi martiri cristiani, che in effetti non furono che un gruppetto di pazzi, criminali e teppisti, forse non più di qualche dozzina, e la gonfiò fino alla stratosferica cifra di «milioni». PS. 2015. Ben a proposito nella romana parrocchia di Don Bosco si celebra il pomposissimo funerale d’un arcimilionario re della droga, il Casamonica, con lancio dal cielo di quintali di petali di rosa e con la chiesa tappezzata dalla gigantografia del boss in veste di papa con la croce al collo, sullo sfondo di S. Pietro, e la banda che suona la musica del film sul Padrino. Curioso il fatto che là si celebrarono nel 1990 anche le esequie del capobanda della Magliana De Pedis, mentre nel 2006 il parroco respinse quelle di Welby, morto senza i conforti religiosi dopo una lunghissima incurabile paralisi totale, che i sadici preti pretendevan accanitamente, contro l’espresso volere del malato, far prolungare ancora per anni. (v. Balle di don Bosco, Cazzate papali e Quindicimila),           

 

 DON CANTORE

Teologo del sec. XIII, acclamato Venerabile, così vedeva la papistica famiglia: «Anche la donna più attraente si è sviluppata da una goccia di sudicio seme. Pensala come vaso pieno di sconcezze e, da morta, in pasto ai vermi». L’irriducibile schifoso misogino trionfò durante un acceso dibattito tra reverendi teologi, rosi dal satanica invidia per il bel sesso, sancendo essere «più grave colpa il coito con una donna bella che con una brutta». (v. Cardinal Uguccione, Cesario, Don La Me®da, Famiglia, San Gregorio d.T., Sant’Alberto Magno). (v. Papeide, XVI n.189)

 

DON CASTIGLIONI

 

«Quanti sono in Milano che conoscono eretici occulti, o almeno persone probabilmente sospette d’heresia, et nondimeno, né gli accusano, né gli denunciano all’Inquisitore. E perché? Per rispetti umani […] Dice colui: “Mi parrebbe d’esser crudele s’io denuncio all’Inquisitore colui qual so o probabilmente auspicio che sia eretico, onde poi ne gli seguisse danno o vergogna; però per compassione manco d’accusarlo”. Rispondo: non è questa compassione, non pietà, ma crudeltà. […] Non è meraviglia, se andando a torno in questi calamitosi tempi, libri avvelenati e pieni di mille eresie […] molti idioti meccanici, semplici, et altri, leggendo cotai libri, entrano poi in falsi concetti, erronee opinioni, et dogmati eretici. Ma ben possiamo aver per cosa meravigliosa, et quasi mostruosa, quando costoro stan pertinaci ne’ suoi errori, contumaci nelle loro eresie, et ostinati nel non voler credere in quel tanto, che crede e predica la Chiesa Santa et Catolica. […] avendo ardire, in questo nostro sciagurato secolo, infin’i sarti, i legnaioli, i pescivendoli, et l’altra feccia del vulgo, di disputare del misterio della predestinazione, de l’articulo della giustificazione, della prescienza d’Iddio, et del Santissimo Sacramento dell’altare, della gratia et del libero arbitrio, della Fede e dell’Opere, et delle altre ravviluppatissime questioni et altissimi dogmati della Fede nostra. […] mancando di giudizio, non solamente cadono in molte detestabili eresie, ma in quelle tal’hora tanto si fermano, et ostinansi, che sono apparecchiati alcuni per le loro eresie entrar nel fuoco.» (Predicatore del sec. XVI nel duomo di Milano)

 

DON CIOTTI

Don CiottiIl pimpante don fondatore del Gruppo Abele trincia a rotta di collo giudizî moralistici su tutto e su tutti. Da Rai Tre, bello, lustro, appassionato, condanna  culicamente singhiozzante l’egoismo dei ricchi (29-12-2002, h 14). Poiché un giovane noglobal un giorno sbottò: «Anch’io sono anticlericale, lo sono fin al midollo! Ma non toccatemi don Ciotti! Guai a chi me lo tocca!», desta molta curiosità l’infervorato don che gesticola e tira mazzate a destra e a manca e giudicando tutti farabutti e ladroni, tranne sé e i suoi complici in plagio e omicidio. E quando (25 feb.) tira in ballo la mafia, ci si attende almeno anche un appunto sul mantellone d’oro e di perle (costato due miliardi di lire, e forse proprio dono mafioso!) che ingobbisce la bolsa troia Woitjla, sedicente regina della religione dei poveri, o sui nuovi lussuosissimi Vaticano e San Pietro edificati in Africa spolpando selvaggiamente l’italo gregge, più colossali degli originali romani (v. Cattedrale nel deserto, Notre-Dame de la paix e Don Albanese). Ma di ciò al tanto ispirato fregnone filo-islamico non frega un cazzo. Ricompare su Rai 1 (“A sua immagine”, (01-03-2003) ed esige che si accolgano tutti gli immigrati: «L’altro, qualunque altro, è sempre una cultura, una ricchezza». Anche il bastardo che nel Bresciano decapita e seppellisce col viso verso la Mecca la figlia intenzionata a sposare un infedele italiano? (Sono ben 37 le sgozzate scoperte nel 2009). «Da loro – afferma – c’è sempre da imparare», per papisticamente ripiombare nel dal clero rimpianto medioevo. Anche dagli algerini che sgozzarono nel sonno, connivente la porca Woitj, i marinai italiani? Pure da chi per Allah clemente, compassionevole e misericordioso massacrano donne e bambini? Anche dai cornuti che impongono il burka e mutilano, invidiatissimi dai nostri preti, milioni di donne «per non farle peccare»? PS. L’ipocrita pretazzone continua ad attaccare i ricchi, quelli «che hanno danaro!» (e tende le mani alla TV strofinando i pollici) e «gli appartenenti alle mafie» (RAI 2, 29-07-2006). Ma rimane insaccato nella nera tonaca della più ladrona e opulenta delle mafie! E s’ingrassa e bisboccia abbindolando i semplici, perché – sussurra – «alla Madonna servono le vostre risorse finanziarie contro l’uomo infangato dall’orgoglio e dal razionalismo» (Radio Maria, 21-05-2012, h 15,25). (v. L’acchiappasoldi, Mafia, Assoluzione, Cazzo, Crocesegnati, Diritto d’asilo, Fil di fumo, Gorduña, Riguardi speciali, Santa Mafia, Tapparsi la bocca,  Una bigotta, Vatican Felix, Vive sotto scorta)

 

DON COUGHLIN

Dopo che il fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore istigò sul mensile Vita e pensiero a sterminare gli ebrei (v. Padre Gemelli), Pio XII nel nov. 1940, quando il Reich pareva imbattibile, dedicava a Hitler, in Brema, circondata dalle fabbriche dei bombardieri che spianavano Londra, Coventry e Birmingam, una bella chiesona. Del resto Hitler era già stato santificato solennemente come «Cristo reincarnato» (v. Concilio Turingico). E per impedire il decisivo soccorso bellico americano agli ebrei, negli Usa il papa appoggiava il Führer infangandoli per bocca di don «Coughlin, il “prete della radio” antisemita» (W. Shirer, Qui Berlino, Il Saggiatore, 2005, p. 123). E i papi, dopo la sconfitta del loro beneamato pupillo, adesso scivolano in sinagoga a leccarlo ai “fratelli maggiori”. Già da tempo il grande poeta Heine disse: «Quelli che ci bruciavano ora ci chiedono l’elemosina». La storia si ripete.

 

DON DEGOLLADO

Inculando santificava. Come i ss. Bonaventura, Tommaso, Borromeo, Pio V, don Bosco, Giovanni Bocca d’oro, ecc. ecc. ecc., il «rigenerato spirituale» don Degollado così edificava operando ispirato da Dio. E tranquillizzava quanti urlavano sotto i suoi pii incalzanti ritmici colpi assicurando di procedere «con la particolare benedizione di Pio XII». (v. Masturbantes Christi)

 

DON EMERIO

«È cosa utilissima sospendere a volte l’assoluzione e fare ritornare il penitente, che spesso ricasca nei medesimi peccati, e fargli far alcune penitenze, che lo aiutino ad emendarsi dai peccati, massime carnali, perché molti assolti tornano al vomito, anche lo stesso giorno, o poco dopo.» (Emerio de Bonis, Specul. Confess.)

 

DON ERBORIO

Che mai frega al don se il criminale Pio XII e il batrace suo tirapiedi Degasperi fecero imprigionare l’innocente Giovannino Guareschi? (v. voce). Il malvagio clero continua a usarlo con i film e con tante puntate radiofoniche perché «don Camillo riesce a rendere simpatico Dio» (Radio Maria, 11-07-2000, h. 09,30). Persino Dio! È tutto dire! Simpatico persino ai beffardi sedicenti suoi ministri, ai quali non garba affatto. A chi mai infatti  può piacere il cafone che se la lega al dito per una mela, e che tortura atrocemente miliardi di uomini rei di avere un’antenata un po’ curiosa nonché miliardi d’innocenti animali?

 

DON ERNESTO

Ex dirigente di banca. Quando Andreotti era processato per mafia, il don portò il bilancio della sua organizzazione (500 milioni di lire) al cardinale, che munificamente lo ricambiò elargendogli una statuetta di plastica di Maria Santissima (E. Olivero, Per una Chiesa scalza, Paradigma, p. 46). «L’obbedienza, la più grande delle virtù» (ib. p. 66). «Io la vela, tu il vento» (ib, p. 76). «L’attimo dura soltanto un attimo, ma quell’attimo… Cos’è la felicità? È un attimo, un attimo, di tanto in tanto [la messa e presa in culo]» (ib., p. 84). «Don Ernesto ha curato il Servizio Missionari Giovani, che fanno del bene nel mondo come nel Dafur e in Ruanda» (sic!). (v. I machete della Caritas).

 

DON ETIENNE Bauny (sec. XVII)

«Si può sempre essere maldisposti contro il prossimo senza peccare, se si è mossi da uno scopo buono», vale a dire assassinare dissenzienti e dubbiosi. Ergo Santa Inquisizione, ora rinominata dai luridi Sacra Congregazione per la difesa della fede. E la maiala Woitjla è andata con la lingua a penzoloni a depositare nella moschea di Damasco la sua bava bianco-gialla sul libro di chi vuol tagliarci la gola (Sura 40,7).

 

DON EVALDO

All’insegna dell’evangelica povertà palleggia miliardi intrallazzando col faccendiere Anemone, con le banche e col pretesco IOR, il quale transita e ripulisce il fiume di soldi dei mafiosi.

 

DON FELICE

Parroco di San Martino a Cinisello (Mi). Sbronzo di catto-islamismo, insulta le donne con improperî vergati su cartelli agitati dai bigottoni. Accanito misogino, il don rotto in culo ha sbraitato: «Io non ho nulla contro gli ombelichi; bensì contro il desiderio delle donne di farsi notare per forza dagli uomini [sviandoli dai cupidi sfinteri preteschi]. Se esse andassero in giro in uno scafandro, certo non avrei avuto bisogno di esporre alcun cartello» (Metro, 06-06-2006).

 

DON FUAD TWAL

Ringrazia la Ratzy «del suo coraggio nel parlare di pace» (21-08-2006). Davvero gran coraggio della ex perfida consigliera della sanguinaria guerrafondaia Woitjla! (v. Ruanda-Burundi e Yugoslavia)

 

DON GALLO

Pretacchione-contro, dal lungo muso di lupo e la vociona cavernosa, sedicente rivoluzionario amico dei poveri e tollerante («ma solo come mezzo anti-Aids»!) dei preservativi. Perché non credergli, nonostante il suo forte puzzo di pesce d’aprile? Ma quando asserisce «Io correrò a San Pietro per assistere alla beatificazione del papa Woitjla purché si beatifichi anche il vescovo Romero» (La 7, 1° aprile 2011), la sua immensa ipocrisia deflagra. Il blaterante di rivolta non violenta alla domanda se approva l’eutanasia tace furbastro, per poi svicola e ciurla nel manico come «contrario a staccare le spine». E ricorda la cara mamma, che «volò in Paradiso novantenne senza essere mai stata malata, senza dolori, anzi bevendo spumante» (La 7, 22-08-2011). Che cazzo d’esempio, o rauco istrione! Che c’entra con l’umana eutanasia, che annulla le pene utili solamente ai pii sciacalli? Ci beffi usando perfino tua madre! Colpo basso che va a segno: più vomiti idiozie, più sei osannato. Muovi blande critiche ai preti misogini, ma ci distrai dalle cattoliche atrocità deviando su risibili sciocchezze: «Facevano dormire le orfane con le braccia fuori delle coperte!» (ib.). Così, o ipocritone nascondi i pii crimini esaltando la fasulla castità. Se fossi un autentico compagno e non uno squallido spione e mestatore, un autentico comunista e non un investito dal Vaticano a spegnere rivolte, ti strapperesti di dosso la nera tonaca, la divisa della più malvagia delle congreghe, come fece Bruno, e non diresti, una volta smascherato come ipocrita: «La Chiesa cattolica è la mia casa». O prete di tre cotte, predichi bene ma veneri i più feroci santi con culianicissimo ardore! (v. S. Bonaventura, S. Tommaso, ecc.) (Circa l’eutanasia v. Arruffapopoli, Evidentemente, Ferrara, G. Modena, Lurida porca, Mario Monicelli, Testamento, Un lurido, W l’eutanasia!).

 

DON GELMI, gesuita

«Pio II rinunciò a una crociata quando ad Ancona, luogo di raccolta,  non trovò che una marmaglia di squattrinati» (Don Joseph Gelmi, Storia dei Papi). Nell’ingorda ottica papale, condivisa dal gesuita Gelmi e ora dal suo compare che in trono scimmiotta il poverello d’Assisi, gli squattrinati, i poveri, i diseredati sono marmaglia. (Papeide, XXVII n. 277)

 

DON GELMINI

«Il Vaticano è il paradiso dei ricchi e dei potenti» ( 03-03-2008). Tardivo, ma almeno una volta sincero, abbandonato tra i suoi guai giudiziarî dai complici di raggiri e ricatti, il famoso don ex fanatico papista!

 

DON GINO

Su Metro (06-06-2004) per i 186 scolari di Beslan trucidati dai suoi tanto beneamati fratelli terroristi, don Gino s’avventa contro quanti osino «trovare i colpevoli nella religione islamica sponsorizzando il fuoco malsano delle generalizzazioni, della colpa attribuita ad una religione intera, ad intere nazioni. Ma la questione non sta solo nel trovare e image005punire i colpevoli. Sono eventi che hanno  bisogno di più pensiero, di domande serie e attente, al contesto in cui sono nate le persone e le violenze». Arcaiche, trite, ignobilissime, ributtanti giustificazioni, di regola imperniate sulle più speciose inquadrature nel tempo per insinuare che reagir ai più abietti e vigliacchi islamici assassini con «l’attacco e la vendetta non porta da nessuna parte». Nessuna parte utile al lucro schifoso dei preti che, se fiutano croccanti bigliettoni, come quando la Santa Subito ci fece tempestare di bombe all’uranio la già piegata Belgrado, benedicono la «guerra giusta». E ora approfittano anche delle vittime di Beslan, per sfoggiar carità pelosa e far deviar l’attenzione verso remotissimi luoghi, e farci così riempire le loro pie mai sazie voraginose saccocce: «Un respiro mondiale sulla condizione dei bambini non sarà una fuga dalla realtà, se canalizzeremo la nostra commozione per essere più attivi in difesa dei milioni di bambini [fatti moltiplicare, affamare ed ammalare dal papa maledicente tutti i contraccettivi] nel Terzo Mondo. A noi non è permessa la fuga nell’indignazione che si arresta alla condanna che sarebbe sterile». Bel pretesto Beslan per impinguare i già stracolmi forzieri del Vaticano. Utilizzato dagli avvoltoi per indurci a dei «gesti concreti della solidarietà possibile [gestita dal clero ingordo] verso tutti i bambini che vivono nella povertà e nella violenza». PS 2012: Dei bambini scannati ai preti non frega un cazzo, ma se si scalfisce una chiesa nel Kenia gettano, con grande strepito mediatico, altissime grida. (v. Bontà catto-islamica, Cane non mangia cane, Cattedrale nel deserto, E Bin Laden manda a dire, I machete della Caritas, Inciucio Bin-Pap, Islam moderato?)

 

DON GIORGIO

Poiché Il Giornale, foglio del vorace nano che già prima dell’aureola passeggiava – lo giura il camorrista cardinale Sepe – a braccetto della Madonna (v. Ve accumpagna), ribatte ai preti (inferociti volendo, oltre i nostri soldi, tenergli il cazzo a briglia) di guardare piuttosto la loro culica trave, lo spogliano della sacralità e lo ricoprono di fango. Don Giorgio inizia soft, stupito che «il Papa, pur degnissimo di rispetto, non abbia [per castigare il divenuto indocile lacchè] condannato il capitalismo». E infigge la lama sui servi del non più santo bollandoli «mercenarî e farabutti di Berlusconi, l’osceno del villaggio globale. Un caso patologico, un corruttore di minorenni che si fan sverginare da un vecchio porcone», che si diverte mentre «la massa gode nel farsi sodomizzare da un porco. Così lo stato è divenuto un puttanaio, un bordello» (AI-TV, 22-09-2009). Invettive di prete dai cernecchî sparati al vento come furie. Il vecchio porcone, deglutito amaro, cerca di farsi perdonare correndo con la sorridente faccia di salvadanaio a blandire il papa che parte per Brno. E il Vicedio col piede sulla scaletta getta un’occhiata sprezzante e sbotta: «Che gioia vederla qui!». Il porcone risponde: «La gioia è tutta mia!» Penoso show di gaglioffi dal rancore covato sotto i complimenti. (v. Nano nefasto)

 

DON GIUSSANI

La bigotta: «Per me il suo pensiero è un regalo prezioso» (Radio Maria, 03-09-2005, h.19,30). Il laicista: «Per me uno sparo puzzoso» non meno della giussanistica arrogante stupidissima sentenza: «Se tu usi la ragione in maniera razionalistica, ti ritrovi a terra». Se giussanistica, a merda.

 

DON HENRION

«Benché avesse acquistato la sede apostolica a prezzo di soldo [e aver assassinato il papa suo predecessore, ndr], san Vigilio governò undici anni la Chiesa con tanto di pietà, zelo e fede, quanto aveva mostrato violenza, crudeltà e avarizia durante lo scisma. Prova certa che la ricerca di onori, ricchezza e vantaggi incattivisce e che, al contrario, il loro possesso rende buoni e a volte eccellenti. Ebbe la soddisfazione di vedere nel 1255 re Luigi IX il Santo pregarlo, cosa che dovrebbe zittire tutti gli ingiusti denigratori dell’Inquisizione, di stabilirla per sempre in Francia.» (Papeide, XX n. 217)

 

DON HERMANN

In nome di Dio il gesuita Hermann Busenbaum dà carta bianca ai pii, come ora gli imam, per compiere allegre atrocità: «A chi è permesso il fine, a colui è permesso anche il mezzo.» (1653)

 

DON JAC ILSUNG

Anche il gesuita Jac non si fa scrupoli nel compimento di papistiche lordure perché «a chi è permesso il fine, è anche permesso il mezzo che per il suo carattere naturale porta a quel fine» (Arbor scientiae, 1693).

 

DON JOHANNES

Il gesuita Johannes Dicastillo: «Quando il padre è di danno allo Stato [papista] e non si può impedirlo, al figlio dovrebbe essere concesso di uccidere il proprio padre» (De justitia et jure, 1641). Da sommi maestri come Johannes, Hermann e Ilsung, veneratissimi dagli allievi, non poteva che spuntare l’ineffabile Merdoglio, il sordido compare e spione del massacratore di 15.000 prigionieri e 30.000 desaparecidos.

 

DON LA ME®DA

L’incerto cognome è imputabile a Radio Maria, la prediletta dal papa, nell’etere casualmente disturbata (03-01-2003, h 13,15). Dice il La Me®da: «Chi crede alla Madonna non avrà figli handicappati né drogati». Rosolio per i padiglioni auricolari della porca Woitj vomitante contro gli epilettici (Papeide, XXIX n.294). Ma il don La Me®da non è originale. Oltre quelle di Sua Porcitudine ricalca le orme di s. Gregorio di Tours e di tanti altri farabutti che ascrivono a castigo divino tutte le malattie dei non prostrati ai preti. (v. Cardinal Uguccione, Cesario, Don Cantore, Famiglia, San Gregorio d.T., Sant’Alberto e Papeide, n. IV 46)

 

DON LASLO TÖKES

Il più accanito nemico del comunismo (ateo non per capriccio come si va dicendo, ma per reazione alla bestiale pretesca ingordigia) il clero. Condannata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, aizzò Adolf Hitler a schiacciare la sovietica serpe giudaico-bolscevica. Anticomunisti furibondo, i preti si agitarono sotto le gonne delle Pie X, XI, XII, della Woitjla e del ricco arrogante e godereccio polacco don Popielusko (malmenato da agenti esasperati dai suoi insulti e poi fatto santo); mentre il prete Lazlo Tökes, (trascinatore di ortodossi e papisti della Transilvania e ora esagitato deputato democristiano a Bruxelles) nel 1989 istigò (nel silenzio dei nostri media) a massacrare i comunisti a Timisoara e ad assassiniare i coniugi Ceausesku, calunniandoli con l’accusa di aver ucciso molte persone, di cui mostrò piagnucoloso i cadaveri, che quindi risultarono morti per cause naturali e dissepolti e orribilmente straziati per esibirli in TV. (2010)

 

DON LIVIO Fanzaga

Appioppa ad altri l’epiteto falsario che tanto gli s’addice, e con culica isteria dà degli «imbecilli» ai non beventi le sue asinerie, i «contagiati dalla grande stupidità del pensiero moderno che però», fregatina di mani e gridolini di sollievo, «per nostra fortuna la gente non abbocca» (Radio Maria, 10-02-2003, h 0,55). Confermando il sempre attuale gesuitico OPC, il pio impostore designa i «filosofi anime senza luce sedotte dai beni materiali. Seguaci del Maligno, ambigui essi si nascondono sotto false sembianze. Amano agire di nascosto. Tengono occulti i loro pensieri. In realtà non sopportano che Dio sia sopra di loro, lo odiano, lo combattono, lo bestemmiano. Più la Chiesa è santa e più Satana la accusa, la diffama e l’avversa» (Il falsario, Sugarco 1999). Un’atterrita ragazza si confessa «tentata di vendere l’anima a Satana per sfondare nella carriera» ed unirsi agli increduli, che il don(na) chiama «vili, abietti, omicidî, contrassegnati dal marchio della bestia», e la pungola ad imitare la Madonna con la «viscida serpe: schiacciare loro la testa» (ib, p. 54). «Una delle carte meglio giocate dal serpente infernale è usare la donna per i suoi scopi e farne una sua alleata: tu, carissima credente, … [diffida di chi] ti è più vicino e legato dal vincolo dell’affetto. Si tratta del coniuge, dei figli, amici, confratelli, collaboratori. Ottenuta la loro defezione, con essi [Satana] cerca di colpirti, di sedurti e provocare danni irreparabili. Una volta occupato il bastione della fede, s’impadronisce facilmente di tutta la tua casa» (ibidem, pp. 69, 70). Dialogo coi non credenti! Imperniato su calunnie, ingiurie, divieti di dialogo: «Appena udita la voce della menzogna, turati gli orecchi per non sentire» (ib., p. 71), perché «ci sono anche gli apostoli del male. Sono persone pervertite in demonî» (ib., p.75). I quali «sibilando con lingua menzognera t’ingannano fingendo di offrirti suggerimenti per il tuo bene. Spesso sono i tuoi amici, i tuoi conoscenti e i tuoi familiari a indirizzarti al male» (ib., p. 93). Ma quanto migliore sono io, l’inculato-inculante! Da te mi aspetto prove di santità tradotte in bigliettoni. E dai miseri accetto anche piccoli tagli, perché «anche le offerte delle vedove e dei poveri alla Madonna sono molto gradite» (Radio Maria, 21-01-1999). Per lo sfondato frocio «Dio fa di tutto per conquistarti. Se non riesce, ti manda malattie, dolori morali e disgrazie per convertirti» (ib., 22-01-1999). Il Misericordioso! Quando metteremo al muro i luridi come questo ipocrita vigliacco bucaiolo e la rotta in culo baldracca d’oltre Tevere? (v. Papa infibulans e Primato papale). «Satana è il nemico della verità, è l’omicida» (ib., 30-08-2005). E chi  è dunque Satana se non la papessa! Che incessantemente sputa continue sentenze, provoca guerre e munge i genitori più sventurati. E il furioso succhiacazzi don(na): «Come dice il Papa, “l’handicap entra nel disegno di Dio: non è deficienza, ma missione, è una grazia, e anche i bambini handicappati cooperano all’opera della redenzione”» (ib,.,h.10 a.m., 17-10-2005). Imbestialito per la sconfitta elettorale del nefando pio nano, il don(na) ringhia contro i laicisti, i «cinghiali che devastano la vigna del Signore. Ma noi di quei cinghiali faremo prosciutti! Noi di loro faremo prosciutti!» (ib, 20-04-2006 h 11,25). Prima che la troia ci riesca, vedremo mai la sua carogna (ma i sogni più belli non s’avverano mai) pendere da un’alta forca? L’indomani (21 apr., h 17), maledice i non deglutenti il suo vomito, quei «pericolosi eretici», tutti affetti di «demoniache eresie». Vorrebbe torturarli e arrostirli ‘sto pezzo di merda tutto grondante sorrisi e benedizioni papali! PS 2013: Il diavolo, «il drago, la bestia schifosa, si arrabbia quando non riesce a fare il male, quindi si serve di altri, (i genitori ecc.) per presentarlo come bene» (ib., 4 ott., h 10,30). PS 2014. Il viscido istrione papa Merdoglio atteggiato a s. Francesco si lancia ad abbracciare e baciare l’immondo reverendo. (v. Delinquente, Dolore che salva, Oh madornale!, Orride menti)

  

DON LUIGI

Ballonzola tra i disubbidienti davanti alla stazione di Pisa, e manda in brodo di giuggiole il dandy comunista Bertinotti, il quale acclama a gran voce la Woitj e ne pappagalleggia l’ipocrita «Io sono contro tutte le guerre; non ci sono guerre giuste o ingiuste, sono tutte ingiuste!». Tutte? Anche i bombardamenti di Belgrado da lei burbanzosamente pretesi gridando: «Questa è una guerra giusta!»? Da lei, la vigliaccona per antonomasia dispregiatrice della nostra «vile esitazione»? Il prete rivoluzionario, alla domanda di Luttwak se anche lui avrebbe definito ingiusta una guerra preventiva contro Hitler, conscio del turpissimo inciucio nazi-papista oppone un sussiegoso silenzio (RAI TRE, Ballarò, 25-02-2003). L’indomani don Sala con un provocatorio DISUBBIDIENTE sulla maglia, propala da Grignano le solite pie fregnacce. Melius, gettando polvere negli occhî ai semplici, alias babbei, abundare quam deficere.

PS ago. 2015. Il detto catto-com Bertinotti va a Rimini a partecipare alla gazzarra di Comunione e Liberazione, come un allocco abbocca all’amo del dialogo gettato dall’ipocrita gesuita Merdoglio e prende la parola  pronunciandone l’elogio solenne.

DON MAZZI

Arrogante e truculento povero prete da marciapiede. Nel 2003 insultaimage007 tutti i possidenti, i ricchi, gli avari, con una  voce cavernosa alterata dalla sbronza e roteando occhi feroci fuori dall’orbita (v. Don Ciotti). Sensibile alla miseria dei poveri, li accosta pietoso arrancanti laceri, digiuni, barcollanti sul marciapiede. Li rasenta con caritatevole studiata lentezza, per poi sorpassarli e spernacchiarli con un’improvvisa bruciante accelerata, da autentico povero prete da marciapiede affondato in una lussuosa Volvo pluri-accessoriata. Che potrebbe convertire in una piccola utilitaria come gli suggeriscono, per soccorrere non solo a parole i bisognosi. E lui per primo lo vorrebbe, o come lo vorrebbe, di vero cuore! Tuttavia – e rotea gli occhî ancor più torvi e feroci del solito – non può, proprio non può separarsene, «perché è un regalo». (Schow televisivo)

 

DON MIRANDA

Investe la Palombelli, che «rispetta i suicidi!». E lei: «Ho detto che li rispetto, non che li ammiro». Il lercio prete non demorde, e grugnisce: «Lei dice che ammira i suicidi, ma io sono di diverso parere. Bisogna convincere anche chi sarà costretto a restare sempre paralizzato in un letto a vivere con grande dignità la sua condizione». Facile a dirsi per l’invido pezzente, famelico rottìnculo evolutosi in gaudente pretone. Facile esigere non il proprio eroismo (molti i preti suicidi a scanso d’inutili pene, compresa la sordida Santa Subito che schivò il proprio dolore optando per l’eutanasia con un ipocrita «Lasciatemi tornare al Padre!») ma il sacrificio altrui. Ignobile speculazione sulle sofferenze degli altri (con il corollario dei parenti spremuti in cambio di sconti in purgatorio), attuata ogni giorno dai fetentissimi venditori di fumo. (TV La 7, Otto e mezzo, 03-02-2004)

 

DON OLIVERIO

Da Radio Nacional de España, con voce moscia e soffocata da finta emozione, don Olivero pronuncia: «È in atto una terribile aggressione contra la verdad». Pur negli anni Trenta in odio satanico contro l’ateo governo comunista (senza manco l’ombra di un comunista!), i luridi per scatenare una sanguinosa guerra civile calunniavano i democratici repubblicani eletti legittimamente. E adesso gli iberici dalla papistica verdad in tasca continuano ad usare il pied-de-porc dell’impostura per atteggiarsi a martiri dei non beventi le papistiche cazzate. (22-09-2006)

 

DON ORAZIO

Raccomanda ai poveri e agli affamati: «Non dovete invidiare i ricchi, ma pregare, digiunare per loro»; ed implora da Dio favori per i fratelli in Cristo abbienti, per i fratelli ricchi, che soffrono più dei miseri, che non possedendo nulla quando si coricano «si abbandonano a un sonno profondo e distensivo, mentre i ricchi passano notti insonni temendo di perdere i loro soldi» (RAI UNO, 15-10-2006). (v. Devozione e Don Bosco)

 

PERASSIN vescovo de L’Aquila

Ulula: «Satana si nasconde sotto le minigonne!» (Papeide, XIX, n.  213), e fa così il paio con il «Morte alla fica!» sbraitato in TV da un altro noto bucaiolo. (v. Censura)

 

DON PIERLUIGI

Nella sua ottica papistica non è vile il prete, bestiale sfruttatore di orfani e di vedove, ma chi se ne stupisca. (v. in Posta ricevuta: DON PIERLUIGI)

 

DON PIERINO

Dall’infame Radio Maria, trepido e accorato: «Non bisogna amare gli esseri umani ma Dio, perché ogni atto d’amore riversato sugli uomini è qualcosa sottratto a Dio, [ossia ai luridi preti]» (10-05-2006). In termini meno criptici: il danaro ardentemente concupito dal prete e donato direttamente ai poveri, gli è sottratto in modo indebito. Egli aveva già intimato agli ottusi pecoroni: «Non attaccatevi alle persone! Dio lo dice: Maledetto l’uomo che confida nell’uomo! Voi attaccatevi solo al Signore Gesù tramite Maria nostra madre (v. Maria Vergine). Innamoratevi di Gesù e della sua gloria. La vostra vita sia sacrificio [dei soldi da me bramati] gradito a Dio» (09-05-2006, h 11,30). A una madre stupita di un Dio misericordioso che fa morir atrocemente milioni d’innocenti, replica: «È un mistero della fede, la sofferenza di milioni di bambini è una lode a Dio». (08-05-2007). Grandissima faccia di merda! Un altro lurido l’indomani loda l’«eterno Dios, que sabes guiar a mi, guiar a todos!» (Radio Madrid ). Ci guida proprio bene quel robot Motore della storia di loro ipocrita invenzione!

 

DON PIRLETTI

Parla con gran sicumera del male e ne incolpa l’uomo, che il papaiolo Motore della storia avrebbe creato libero. A una donna che gli chiede che libertà di scelta e che colpa avessero tutti i bambini sfracellati in una corriera a Casal Monferrato replica stizzitissimo: «A ciò non c’è risposta. Il perché lo sa solo Dio!». Mistero della fede. Beccatelo in culo! (RADIO TRE, 10-50-2007, h.06).

   

DON PROFESSORE

Professore di che? Di catto-cazzate. Dice che la Provvidenza pensa a tutto e opera sempre a fin di bene. Interviene un’estasiata squillante bigotta: «Sì, tutto va accettato con letizia perché tutto viene da Dio!». Sua sorella, una sordida fanatica baciapile affiliata a Comunione e Liberazione, saputo che avrebbe partorito un orrendo mostro del tutto ripugnante ed imbecille, lanciò un altissimo grido. Di orrore? «No, di massima gioia! Per essere stata fecondata a Majugorie!» Magari, col marito ginocchioni tutto raccolto in fervida preghiera, montata da un gagliardo fratacchione sifilitico appostatosi dietro la statua di Maria. Esultava perché «graziata della gravidanza dalla Vergine», e da allora stava sempre zitta con tutti non volendo che a qualcuno venisse mai in mente di suggerirle di abortire. Volle, fortissimamente volle far nascer il terrificante mostro, «che ancora essa ritiene, con sempre crescente entusiasmo, un regalo inestimabile della Madonna miracolosa». W la sana catto-famiglia! (Radio Maria, 2009)

 

DON PUGLISI

Spacciato (senza la minima prova) martire della mafia, al pacchiano intento di coprire i crimini del clero incollato alla onorata società, è clamorosamente fatto santo benché vittima, secondo un’insistente vox populi, di uno spazientito marito cornuto (v. Quarantadue). A gran distanza di tempo è stato riesumato anche il fantomatico martire don Kolbe, e si vocifera sul suo grande eroismo per sviare l’attenzione del pubblico dall’accanitissima papistica istigazione a far sterminare dai nazisti gli ebrei (v. Mons. Tiso, Padre Gemelli, ecc.). 

 

DON ROSA

Dopo l’omicidio Matteotti, don Rosa, tipica figura di viscido ipocrita gesuita, volle metter becco per dire: «Si deve rispetto ed obbedienza all’autorità pubblica costituita [ossia Mussolini], anche nel caso in cui si dubiti della legittimità della sua origine» (agosto 1924). (ACC, Fondo Rosa, XX-XXIV,12,7) (La Chiesa di Mussolini, Rizzoli, 2012)

 

DON RUFFIANO

Barbuto prete con pupille spiritate dietro le lenti, scimmiotta Woitjla, la porca pacifista assetata di sangue: «Io sono contro tutte le guerre, anche contro quelle [le israeliane] per legittima difesa» (TV Azzurra, 01-01-2009).  (v. Botta-Risposta, Guerre, Sarajevo 1914)

 

DON SAPUTO

Don Aleardi, a scudo dell’offesa pia congrega, sempre nemicissima di Galileo malgrado il falso perdono (l’ipocrita riabilitazione) elargitogli  generosamente (invece di chiederlo a lui!) dalla fetentissima Woitjla, da vero imbecille disprezza gli «errori» dello scienziato pisano, uno «studioso di scarso valore, inferiore al grande scienziato Zichichi», un bigotto confuso mentale e indefesso papistico leccaculo. «Galileo non ebbe l’umiltà di riconoscersi un out, fuori del contesto storico, perché anche se la teoria eliocentrica era esatta, aveva il torto d’anticipare una dimostrazione per prudenza accettabile dal clero solo dopo due secoli». Galileo un presuntuoso, superbo, irriverente verso il papa, il quale non sapendo di essere scientificamente arretrato, dovette farlo orribilmente torturare e condannare a morte, pena poi commutata caritatevolmente, supplicato dai Medici grossi banchieri del Vaticano, negli arresti domiciliari perpetui (Radio Maria, 21-03-2009). PS: Perseverano i luridi, sempre più rosi da rabbia impotente, a gettare vigliaccamente fango sul grande Galileo e a giustificare la propria infamia bollandolo «presuntuoso» (ib., 19-05-2013, h 19,05).

 

DON SCIORTINO

Promosso dai media «giornalista d’assalto», «uno che non le manda a dire» (13-08-2008). Ma il suo ruolo di direttore di Famiglia cristiana ci fa desumere il tenore delle sue melense tiritere. (v. Don Ciotti, Una bigotta).  

 

DON UBALDO

Col trito refrain: «Le preghiere dei devoti guidano la storia» (Radio Maria, 07-11.05) manovra Dio trasformato in  Motore della storia col carburante delle preci dei manovrati pii. Ma quando mai gli acefali devoti hanno potuto frenare un papa dal fomentare delle guerre? O dall’ammansirlo quando come sempre assetato di sangue, fa l’agnello gridando pace! pace!? (v. Sarajevo 1914, ecc.). Il don a una madre, angosciata che suo figlio morto d’infarto sia finito all’inferno, risponde mielosamente: «Non si preoccupi!, su, su di morale!, se somigliava a sua madre non è finito all’inferno» (02-11-2009). Se però pensava liberamente, se non lo leccava ai preti, come pare far intender la madre? Allora brucia nel fuoco eterno. Ma lei stia tranquilla, dorma pure su due guanciali: se lui è all’inferno, se lo merita!

 

DON VATTIMO

Docente che se non è prete, lo è dedecoris causa. Parla da Radio24ore col sangue ancora colante dagli scolari scannati a Beslan in nome di Allah grande, compassionevole, clemente e misericordioso! (20-09-2004). Giustifica i vigliacchi criminali islamici perché «i resistenti devono usare i loro mezzi». Il buon Bin Laden macella donne, bambini, vecchî, medici, infermiere. «Atti di legittima resistenza – asserisce il don – come quella dei partigiani e dei patrioti del Risorgimento». Ma bravo, bravo, sputa pure sulle vittime innocenti e intasca soldi statali per le tue fregnacce!

 

DON VERDOSCIA

«Il popolo fortemente religioso è fortemente manipolabile» (Leggo, 25-11-2011). Lo dici tu stesso, o buon pretazzone. Nulla da eccepire.

 

DON VIGANÒ

«L’opulenza della Chiesa serve a identificare» (Radio Maria, ottobre 2005, da sproloquî con don Livio/a). Identificare chi? che cosa? Ma il don tace, per non dover identificarla con ciò che in effetti la palesa: plagî, menzogne, raggiri, estorsioni, carneficine. (v. Don Livio/a)

 

DON  VINCENZO

A una donna a cui è morta la figlia: «Dio è buonissimo, è clemente, è misericordioso e vuole solo il bene de suoi figli. Se manda disgrazie, sofferenze e lutti, è per castigo o per premio. Per punire i tuoi peccati e mandarti all’inferno, o per compensarti con grandi piaceri» (Radio Maria, 21-10-2012, h.19,20). Citando con grandissima faccia di merda un noto scrittore (v. Guareschi) fatto incarcerare vigliaccamente dal pio Degasperi (v. Guareschi), investe rabbioso i comunisti, definendoli mostri con una «pellaccia» e con un’«animaccia» (Radio Maria, 26-10-2012, h.18,17).

 

DON VITIELLO

Il Molise insignisce di medaglia d’oro e porta ufficialmente il lutto per un don, bravo nuotatore, che spinti in mare agitato dei bambini, per non farli annegare tenta poi di salvarli e finisce morto d’infarto sulla spiaggia. Tutti i media ne esaltano lo straordinario eroismo con reboanti strombettii. Benché i laici compiano tanti atti di coraggio nel silenzio delle grancasse mediatiche, è comunque raro quel membro della codarda gang pretesca dedita solo a sacrificare gli altri curando teneramente se stessa. Per ogni loro errore i laici pagano salato, ma sono ombreggiate o taciute le innumerevoli infamie sacerdotali. Per un barbiere innocente torturato e condannato a morte nella Milano del buon cardinal Federigo, una lapide nell’area della sua casa distrutta lodò a lungo il suo giusto supplizio. Ma chi biasimò mai don Vitiello, parroco di Ponza? Che denunciò 300 patrioti ed aizzò la feccia guidata dai frati, che li dicevano sbarcati per stuprare le donne, a massacrarli. Cadendo sotto i fendenti dei pii Carlo Pisacane gridava: «Non sparate! Siamo sbarcati qui per liberarli, non per ucciderli».

 

DON XY

Un prete tremebondo parla cupamente della morte con l’aria di averne una tremenda paura e di non condividere affatto quanto predica, ossia che «la morte è il più grande dono di Dio». Per rimediare alla troppo eclatante gaffe, la conduttrice TV tenta calmarlo sul trapasso da questa valle di lacrime alle gioie ineffabili del Paradiso. Da cui il don non è affatto attratto e farfuglia di non sapersi comportare nel dannato caso, augurabile lontano, di sua assunzione al Cielo. Morte spacciata dal prete ai semplici «gran fortuna»; ma lui cerca di starne alla larga (TV Azzurra, 10-01-2005). A noi dolcissimo miele, a lui amarissimo calice. Come Metastasio, sempre gaudente tra feste e balli nella splendida corte di Vienna, che disprezzava l’altrui attaccamento alla vita: «Non è ver che sia la morte / il peggior di tutt’i mali, / è un sollievo de’ mortali / che son stanchi di soffrir».

 

DON ZEGA

Rispondendo a una pia donna indignata del film L’ora di religione di Bellocchio, che culmina in forti e netti Porco Dio! Porca Madonna!, don Zega invece se ne è entusiasta per il suo grande valore artistico.  Ammette, obtorto collo, che «bestemmiare è una cosa grave», ma image009«è molto peggio l’indifferenza; anzi la bestemmia è benefica contenendo i germi del dialogo, all’opposto della indifferenza, la quale è una diabolica chiusura». Infatti che frega mai alla trista congrega targata Papa & Co. delle offese recate a Dio? Proprio un beneamato cazzo! Gravissimo invece è toccar l’Infallibile Suo Vice, come quei due montanari della Valtellina condannati a sei mesi di prigione per aver tirato un carrettino col pupazzo della Woitj; mentre l’arcivescovo di Ancona ne faceva infliggere otto a due ragazzi che hanno disegnato il fac-simile di una banconota con un OTTO PER MILLE sullo sfondo di un ghignante muso papale. Perché non colpire anche noi? Certo non per catto-generosità, concetto del tutto estraneo al pretesco cranio, ma solo per non rischiare, fallita l’intimidazione poliziesca, di tirarsi la zappa sul piede e stimolare qualche curiosità di troppo. I rari visitatori del sito potrebbero, dopo papistiche inconsulte reazioni, moltiplicarsi. Quando mai il prete, che non regala manco ciò che caca, donerebbe un briciolo, sia pur negativo, di gratuita pubblicità? Contro la verità la chiesa, che è punta di lancia d’ogni battaglia oscurantista e retriva, affastella sui bastioni mediatici i cavalli di Frisia della sua occhiuta censura. Irrompendo in tipografia, ai poliziotti della Digos del succo dei nostri volantini non importava nulla: gli premeva solo la tiratura, e constatatala esigua se ne andarono paghi. Alla pia gang non frega un cazzo, alla faccia dello sbandierato san Giovanni, del vero. Le preme solo che non si propaghi e di mungere i semplici soverchiandolo con valanghe di frottole. PS: Ennesima eroica prodezza: «Denunciato per aver pubblicato su Youtube fotomontaggî di Benedetto XVI vestito da Hitler o da diavolo: nei guai è finito M. R., uno studente di 26 anni» (City, 15-03-2011). Da 2.000 anni i preti, gesuiti in primis, infieriscono sui deboli e scansano i forti. E Merdoglio, il sommo maestro dell’ovvio, inonda giornali e TV asserendo che la pioggia bagna, il vento soffia, il sole asciuga e che si «puniscono i deboli e i pesci grossi nuotano» (24-10-2013), beninteso grossi come lui, pesce-pallone, e altri ingordi come i Pacelli, Pecci e Serlupi, per sempre esentati dalle tasse dal pretaiolo Andreotti in barba alla legge uguale per tutti, tranne per loro, cittadini italiani ma nipoti di papi. (v. Otto x mille = maxitruffa)

 

DOPO il RUANDA

Papalia (ex Italia) è collocata da «Trasparency International al 67mo posto, dopo il Ruanda, per il suo altissimo grado di corruzione nella pubblica amministrazione» (A. Delgado sul madrileno ABC, 24-12-2009)

 

DOVER SOFFRIR…

...perché goda il prete (v. Dolore che salva e Due pesi, due misure). Don(na) Livio, la lurida per antonomasia, è inviperita contro tutti i laicisti «i quali auspicano una morte dolce, magari nel sonno, senza accorgersene. La chiamano buona morte! Non vogliono provar paura, che pure è cosa naturale, e chiamare il prete, confessarsi, chieder perdono. Anche mio padre non credeva, ma poi per paura dell’inferno – sogghigna la lercia porcona – chiamò il prete e recitò O Gesù d’amor acceso, non t’avessi mai offeso, o mio caro buon Gesù, non ti voglio offender più». E così chiude le sue vomitevoli ciance con un altro atroce ghigno. (Radio Maria, 26-10-2009, h 12,35)

 

DREYFUS

L’affaire Zola simile al Guareschi. Il suo j’accuse! gli costò la stessa pena (un anno di reclusione poi condonato) ma espiata interamente dall’autore del Don Camillo, benché entrambi innocenti e colpevoli i loro turpi catto-accusatori. Per non far sfigurare i clericali image011accanitisi contro l’ebreo Dreyfus a sfogo delle loro sudice turbe psichiche, lo assolvono in appello ma gli riducono l’ergastolo a dieci anni, condonati solo a patto di chiedere la grazia. Per tale indebita sottomissione di un uomo stroncato da tre anni d’inferno verde alla Cajenna, fu insignito della Legion d’Onore. Per Guareschi fu facile, nei suoi 410 giorni di reclusione, rifiutare sdegnoso la grazia offertagli reiteratamente dal gracidante criminale Degasperi, per sputannarlo e salvare davanti alla Storia il proprio ipocrita muso di rana e quello cavallino del non meno ipocrita e feroce Pacelli (Pio/a XII). Guareschi avrebbe potuto resistere ancora per molti anni, a dispetto del batracico torcicollo reggipalle del clero. Che ora propongono di far santo perché «…alla sera non si coricava mai senza aver recitato il [rincitrullente] rosario» (Andreotti, De Gasperi visto da vicino, Rizzoli, 1986, p. 87). (v. Guareschi).

 

DUECENTO PII

3 agosto 2011: dopo il disastro in borsa, in piena crisi economica, le Camere protraggono le proprie vacanze fino a metà settembre, allo scopo di favorire il pellegrinaggio di 200 onorevoli teste di cazzo a Betlemme ad adorare il nulla. Ma la nazione indignata di tale ipocrita prolungamento le obbliga a ridurle.

 

DUE SOLI VERSI

A chiusura de L’aquilone Pascoli elogia la donna mille volte più di quanto abbia mai fatto il culanicissimo papismo, che anzi da sempre, ultime rivoltanti gesuitiche frottole a parte, la demonizza e perseguita.

 

DUE PESI e DUE

MISURE

Li usano i luridi dissertando sul dolore, «salvifico» anticipo delle pene del Purgatorio per placar l’inviperito Dio ed indurlo, previo un assai congruo esborso in tasca loro, assolverci dai peccati. Quanto a sé, modestamente il prete non fa l’eroe anzi allontana l’amaro calice con la motivazione che «la carne è debole» e – a sua insaputa – vuole godere. Indisposto, fa accorrere al suo capezzale frotte di luminarî e delicati massaggiatori, meglio se bei frocioni. Al primo sintomo di raffreddore emula san Carlo Borromeo, che convocava all’istante una frotta di medici che abbandonavanoe malati e moribondi. E se al Dio in terra, al Servo dei servi, venisse aun tratto lo sfizio di farsi tastare le proprie pie palle, gli si mette a immediata disposizione un’intera lussuosissima clinica, tra l’affannoso andirivieni di tuttti i sanitarî e la brutale ammucchiata dei degenti, per il bene delle loro anime, nelle soffitte e negli scantinati. (v. Dolore che salva ed Estorsione)

 

 

                       WOITJLA e JORGE                                  

 

               «Con desiderio se guardi tua moglie»        

               diceva il grasso culaton Woitjla,                  

               «dovrai soffrir de l’Inferno le doglie»,       

               ma lui prendeva cazzi quattromila.            

               «Della miseria supero le soglie»                  

               dice Merdoglio d’oro su una pila,            

               e accende alla Miseria una candela            

               l’ingordo connivente di Videla.