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FACCE di BRONZO

Anzi peggio. Papi, preti, frati, imam, mullah, dogmatica spazzatura. A mani giunte, capo chino, collo torto, boccuccia a cuore, culo insù, tutti gridano pace e affilano lame.

 

FACCE di MERDA

I sanguinarî pacifisti Pio/a XI, Pio/a XII e i loro successori, dalle nubi o qui felicemente scoreggianti. Consegnati ad Adolf Hitler la dittatura e il potere assoluto grazie a tutti i voti del cattolico Zentrum Partei, essi sapevano, dalle pagine del Mein Kampf compilato dal bigotto Führer in  combutta con un ferocissimo reverendo (v. Berhnard e Adolf), dell’odio inculcatogli dal clero contro gli ebrei, odio sfociato nel nazi-papistico: «L’umanità è giunta alla grandezza attraverso guerre continue, la pace perenne è la sua rovina». (v. Sarajevo 1914, Don Tiso, ecc.)

 

FACCE di MERDA bis

La sculettante Ratzy: «Gli omosessuali abbiano il coraggio di lasciare l’abito talare» (23-07-2010). Come un Hitler che ordini: «I nazi abbiano il coraggio di togliersi la svastica». A riprova che faccia di prete è faccia di sterco don Tornelli nel suo Pio IX dedica 17 pagine alla epilessia del papa il cui fratello ebbe a dire: «Tagliatelo pure a pezzi, ma ricomponendoli vedrete che non potrà venir fuori altro che il prete». Ma l’epilessia non è sempre stata diabolica per la chiesa e per la ferocissima Woitjla? (v. Paganesimo) L’agiografo stende 450 pagine, ma l’assedio di Roma, dal papa fatta bombardare per molti giorni dai grossi calibri di Oudinot macellando una gran quantità di civili, lo liquida in una sola riga con l’accenno-lampo ad «assalti alla capitale». Tacere o sminuire equivale a falsificare. Nel 2001 quel pennivendolo, torcicollo bugiardissimo, già aveva spacciato come amico degli ebrei il loro più atroce nemico nel suo libercolo Pio XII il papa degli ebrei. (v. Tacchi Venturi)

 

FACCE DI PRETI

Due preti piangono don Davide a sua volta straziato per un suo simile, un farabutto caduto in Ruanda mentre, con altri religiosi e bigottoni, faceva a pezzi in soli tre mesi circa un milione di Tutsi di ogni età e sesso colpevoli di un troppo tiepido papismo. A consolazione di quei torcicolli angosciati, il don colpito da un disperato per caso scampato alla strage, è incensato come martire, e le melmose TV intonano a sua gloria tonanti leccaculeschi peani. (Es: Rai 2, 13-06-2009, h.11,17). (v. I macete della Caritas)

 

FACCE E FACCE

La moderazione non è norma: norma è l’eccesso. Facile dire in medio virtus, non l’applicarlo. Tra rare facce dignitose, al limite dell’albagia spagnolesca, pullulano le stratificate di sterco. Nel 1923 dei banditi uccisero quattro italiani della missione europea delimitante i confini tra Grecia e Albania: il Duce pretese da Atene formali scuse, solenni funerali, onori alla nostra bandiera dalla flotta greca schierata al Pireo ed un pesante indennizzo. Per la pronta accettazione dell’ultimatum occupò Corfù provocando morti e feriti. Sotto l’egida del pio nano per i tanti nostri marinai sgozzati nel sonno in Algeria: solo una riga, per non irritare la Porca teneramente avvinta agli assassini islamici, nelle ultime pagine di un giornale. Su tale prodezza dei cari fratelli islamici calava immediato il silenzio, e l’inebetito gregge continuava a correre ad inghiottire a pienissime gote la merda papale.

  

FACCIA DI CHE?

La papessa si dice equidistante tra la religiosità (eufemismo di ferocia religiosa) e l’umanissimo laicismo, ma lo lecca freneticamente ai cari macellai islamici, che dice «perseguitati perché amate la religione!» (Ratzy a Berlino, ott. 2011) e, da autentico grandissimo pezzo di merda, vomita sul «laicismo, che è una cosa ignobile» (02-01-2011). (v. Laicismo)

 

FACCIA di stramerda

Quella di Merdoglio/a che scimmiotta Francesco e da Castel Gandolfo col culo ben refrigerato imbambola la marmaglia (colta da malori per la canicola, tra papistiche bigotte ballonzolanti pesantemente coperte) sbruffando, con faccia imbrattata di materia innominabile, che «nel Paradiso comandano le donne» (15-08-2013). (v. Marbodus, e i santi Alberto Magno, Ambrogio, Antonino, Antonio da Padova, Carlo Borromeo, ecc. ecc. ecc.) PS 2014. Con la medesima identica faccia, a Redipuglia maledice la guerra (v. Sarajevo 1914) e gli esosi fabbricanti d’armi (!), ossia se stessa e il guerrafondaio Vaticano. (v. Baracca e burattini, Bofonchiando, Voltagabbana) 

 

“FALSA GIOIA”

Maledetta XVI reputa «falsa gioia» la introductio in ficam. Vera gioia invece la papisica missa in culum. (15-08-2008)

  

FALSIFICAZIONE

Il clero con i suoi pii leccosi torcicolli e mezzani, sistematici bugiardi, negano, manipolano, falsificano, cincischiano il vero storico come non mai. Ogni pretesto serve a beffarci. Con l’infame film La vita è bella revisionato dalla falsona Woitj, il penoso guitto Benigni calunnia tutti quanti gli italiani accusandoli di antiebraismo tranne i ferocissimi antiebraici preti. Nel film su Trilussa (Rai2,14-03-2014) nessuno fuorché un don protegge un ebreo ricercato. Eppure sia allora sia molti anni dopo la guerra, in tutte le messe della settimana santa il pretume inveiva contro i «perfidi ebrei». Ma si vuole che questo la gente non debba ricordalo. «I film sono film – ora farfugliano i pii luridi – non libri di storia.»  Ma sono assai più visti di quanto si legga la storia. E lasciano tracce indelebili, specialmente se fitti di papistiche menzogne.     

 

FALSI LAICI

culturali

Tra gli odiatori dell’umanità, dell’Italia e della famiglia in particolare pullulano i docenti e TV-men strapagati dallo Stato per essere da loro continuamente sputacchiato e deriso. Porcata possibile solo in Papalia, il Bel Paese wo die papisten blühen, e sciagurata patria di Maramaldo.

 

FALSI LAICI varî

 

Dal dopoguerra l’autocrazia papale germoglia politichieri, smerciatori al minuto di cazzate e imitatori dello spavaldo ateismo ecclesiastico.  I torcicolli infittiscon tutto il ventaglio dei partiti, e recitano il rosario incolonnati dai frati verso la basilica maledetta da Francesco d’Assisi come covo d’ingordi transfughi dalla sua regola. (v. Assisi)

 

FALSO AGNELLO

Scns0067Con lingua molle e con occhio viperino Maledetta XVI legifera anche nelle nostre stanze dei bottoni (02-10-2005). E modestamente si identifica con Dio, proprio lei che lo bestemmia vantandosene Vicaria. Reclama per se stessa il possesso di tutto, di ogni oggetto tangibile e palpabile. Pretende i bigliettoni, l’oro e il dominio sui partiti. Detesta «la tolleranza, che ammette per così dire Dio [non paravento ai crimini del clero, ma] come una opinione privata, rifiutandogli tuttavia il dominio pubblico». Gonfia di cupidigia, sputa sopra l’evangelico  Date a Cesare. Le tante ingerenze papali hanno sempre generato atrocità fino ed oltre la seconda guerra trentennale (1914-45 e Sarajevo 1914), in Balcania e Ruanda (1990-92). Chi non chiami il papa faccia di m. è della sua medesima pasta. Tollerare gli intolleranti? Ai ferri il Gran Prete e tutta la scellerata congrega! (v. Par condicio, e in HANNO DETTO: Collins e Nietzsche) PS 2013: La Ratzy si ritira a Castel Gandolfo a prenderlo più spesso e più tranquillamente in quel posto in divisa di papa emerito.  

 

FAMIGLIA

Come il prete riempie la boccuccia col nome di Dio senza affatto credervi, così sciorina delle melensaggini pro famiglia pur odiandola mortalmente. Ha per secoli inveito sbracciandosi dai pulpiti contro «i laccî satanici e i gravissimi pericoli del matrimonio» e il conseguente maledetto piacere carnale. Sempre si è sgolato e dimenato per forzare le ragazze, sue invidiate rivali, a fuggire le nozze, «insidiosa trappola del demonio», per seppellirle in migliaia di conventi (300 nella Milano di appena 70.000 anime, poi dimezzati da Giuseppe II e da Bonaparte), dei quali prima dell’Illuminismo e della Rivoluzione aveva costellato, e tuttora spasima per il ritorno al buon tempo antico, tutta la Terra. Afferrato il potere calpestando l’ex uomo della Provvidenza, distribuì delle immaginette della Sacra Famiglia mentre ingollava i risparmî delle famiglie. Dal 1949 «ebbe nella Cisl un sindacato […] vincolato dal cordone ombelicale con le Acli, dal rapporto preferenziale con il governo, dall’obbedienza alle direttive del Vaticano […] L’avvenire era buio, i salarî [integrati da sussidî familiari minimi] non bastavano a mantenere una famiglia». (Montanelli - Gervaso, Storia d’Italia, Fabbri 1994, p. 356). Così un amico del pio nano! Il pretame prevaricava burbanzoso, come adesso. «Pio XII era imperioso e ieratico, con una punta di nevrosi. Prepotente era in lui la propensione a considerarsi –  esiliato il re – il nuovo sovrano d’Italia» (ib.,p. 371). (v. Card. Uguccione, Cesario, Don Cantore, Don La Me®da, Escamotage, S. Gregorio d. Tours, S. Alberto Magno, Vita e Pace)

 

FAMOSO ATTO

«La famosa Direttiva dei commissarî, firmata da Keitel [il capo della Wermacht] il 6 giugno 1941 autorizzava i massacri, ma ufficialmente limitati ai nemici politici. E in primis gli ebrei sovietici sono designati come obiettivi» (Laurent Binet, HHhH … Heydrich, Einaudi 2011). Il 31 luglio Göring e Heydrich decidono la Soluzione finale degli ebrei, e l’unica a non saperne mai nulla, sempre cieca, sorda e muta per tutta la guerra, è la ferocissima nemica degli ebrei e dei comunisti, l’implacabile istigatrice a distruggerli Pio/a XII, anche quando «l’8 dicembre ‘41 si apriva la prima fabbrica di morte nazista tra Kelmo e Lodz in Polonia» (N. Baker, Cenere d’uomo, Bombiani 2008). Come sempre pare non capire, ma sbrodola tutta nell’udire Adolf Hitler annunciar che «il primo anno del titanico combattimento contro il bolscevismo giudaico è appena finito e comincia il secondo» (31-12-1941). E con l’infame omelia natalizia del 1942 istiga i nazisti a persistere nella distruttiva aggressione all’Urss: «Non lamento, ma azione è il precetto dell’ora».              

 

FANATISMO

Preti e imam detestano i non beventi le loro asinerie: per i possessori della verità sono creature del demonio. I catto-croati e i nazi-islamici uccisere in Jugoslavia (spesso strappando occhi e decapitando) 700.000 serbi di ogni età e sesso restii a convertirsi al papismo. Ieri in Ruanda e Shri-Lanka i turpissimi cattolici li eguagliano, né fa tanto ridere lo scherzetto da prete giocato al libraio Falcone della Metro Milanese San Babila, pugnalato alla schiena da un membro dei NAPS (Nuclei Armati per la Purificazione Spirituale), per aver esposto l’opuscolo S. CARLO IL TORTURATORE (allora col titolo L’UOMO CHE SPARÒ A SAN CARLO) fresco di stampa. Ma grazie al clero rabbiosamente memore delle punizioni subìte durante la Rivoluzione, le cattoliche prodezze si diradano (tranne i medici e le infermiere assassinati in USA). Analoghi islamici esempî, tanto cari al papal cuoricino, è superfluo ricordarli: li abbiamo ogni giorno sotto gli occhi.

 

FANATIZZARE

Imbonire, ciurlare nel manico, mentire e fanatizzare servono ai preti per conservarsi e consolidarsi nel potere. Hitler fu manna piovuta dal cielo. Bruciò i libri a loro sgraditi come un inquisitore del buon tempo antico, e fece pure scempio dei da loro odiatissimi ebrei (v. Padre Gemelli) liberatisi dalle angherie e dalle persecuzioni grazie alla Rivoluzione francese. Mai verbi titillarono più dolcemente i timpani papali quanto gli hitleriani: «Solo la massa fanatizzata si lascia guidare. Una massa apatica, sorda, è il massimo pericolo per ogni comunità umana» (J. Fest, Hitler, Rizzoli 1997, p. 517). Le Pie XI e XII amarono teneramente (la Woitjla abbraccerà il truceo Pinochet e la Merdoglia il massacratore Videla) colui che terminava i discorsi, come il maggio 1933 a Berlino, «con una fusione di servizio divino e di festa popolare: “Signore Iddio, non Ti volgiamo le spalle, benedici la nostra lotta”» (ib., p. 519), o che col motto Demut for Gott, Ehere von Reich, hochzeit von Künste (timor di Dio, onore del Reich e nozze delle arti) cacciava dalla Germania 250 studiosi sgraditi al papa (ib., p. 523). «Solo la chiesa protestante, benché a prezzo di scissione, si oppose al suo potere, mentre il Concordato col Vaticano corredato da tante promesse e concessioni tolse sotto i piedi il terreno alla resistenza cattolica» (ib., p. 522). (v. Hitler)

  

FANDONIE

Le TV mentono equiparando Hitler a Stalin e asserendo che avessero gli stessi intenti. La ferma volontà di pace del secondo è attestata dalla sua opposizione a Trotzkj, il guerrafondaio determinato al espandere la rivoluzione mentre la Russia, stremata da una sconfitta e dalla lotta civile, era impotente a intervenire militarmente su scala mondiale. La riannessione nel 1939 dell’Ucraina russofona strappata nel 1920 alla Unione Sovietica serviva soprattutto a distanziare i tedeschi, che Mein Kampf, la bibbia cattolico-nazista (v. Adolf e Barnhard), vaticinava pronti a invadere l’Est. È falsissimo che Hitler fosse ostile ai preti polacchi, che invece con lui sordidamente collaboravano col più sanguinario entusiasmo, fino a sgomentare le stesse SS nello sterminio degli ebrei (RaiStoria, 04-12-2013, h 08,30). La filiale polacca di Radio Maria tuttora continua, nel terzo millennio, a vomitare calunnie contro gli ebrei. 

 

FAR A PEZZI

La Woitj va a baciare trionfante il portone della chiesa vandeana a cui i sordidi martiri della fede, ora fatti santi, inchiodarono un soldato di leva. E posa i labbroni bavosi anche dove i baciapile seppellivano vivi centinaia di liberi pensatori, dubbiosi e repubblicani. La buona stampa e i media di Papalia (ex Italia) a lei vilmente prostrati si strappano le vesti e frignano per la “spietata reazione” di Westermann contro gli assassini di migliaia di Bleus, contro gli autori di atrocità riconosciute autentiche, sia pur a detti stretti, persino dal papista Dufresne (“…le Vandéens arrivent au Mans, après avoir taillé en pieces quatre mille soldates repubblicanes”). (V. S.te Orme)

 

FAR DIGIUNARE

Nell’imminenza del Natale la glabra e viscida don(na) Livio si fa più rapace, emette castrizî gridolini e si scompiscia di gioia, travolta dalla cupidigia dell’incasso. Lo fiuta con dilatate narici, lo risucchia con le lustre culiche guance alle vecchine affamate, forzate a «straordinarie offerte» dopo averle atterrite col balenio del fuoco infernale perché si svenino. Le spenna forzandole a durissimi digiuni e le imbambola con le favole dei «santi digiunatori». Temendo che, stremate «da giorni di astinenza, alcune si rifacciano – inviperita sghignazza – mangiando il doppio o il triplo» vanificando così le sue schifose mire, la ingorda le abbindola con degli edificanti esempî. «Per ingraziarsi Dio, i santi eremiti digiunavano sette giorni consecutivi nutrendosi solo d’acqua piovana e pezzettini di pane secco, e spesso digiunavano più a lungo senza ingoiare nemmeno una briciola. Alcuni non toccavano cibo per quaranta giorni, nutriti solo dell’ostia santa». (Radio Maria, 29-11-2005, h.18)

 

FARE e GIÀ FATTO

«Perché attaccare il clero?» frignano i tutt’altro che buoni buonisti, «Perdonare! Perdonare! Sì, sì, sono atrocità le sue, ma cose passate!». Col cazzo, e tutt’altro che relegabili al medioevo! E le recentissime in Ruanda, Jugoslavia, Nigeria? Ma si blandiscano pure tutti gli assassini negando alle vittime compianto, risarcimento, onore. Si rida pure dei milioni di vittime degli ultimi preteschi macelli (v. Sarajevo 1914, ecc.), ma perché anche fingere d’ignorarli? E perché buonistizzare fin da adesso, con occhi inebetiti rivolti al cielo, le papistiche future atrocità?

 

FARE SCHIFO

11 sett. 2004. Dopo l’assassinio di 18 nostri militari in missione all’est, la strage nella scuola di Beslan, la decapitazione di civili e il sequestro di volontarie che profondono soldi statali per ospedali e scuole, solo l’ex illuminista (ante conversione in cattolico calabrache) sen. Pera asserisce che «va bene dialogare, ma quando si è attaccati con le armi bisogna difendersi», mentre il vile parlamento filo-islamico tace. Ai nostri soldati di Nassirija anzi si ordina, profilandosi un killer armato, di darsela velocemente a gambe e «rispondere al fuoco con cautela, e solo se attaccati». I nipoti di Cesare replicano ai complici della Porca strisciando scalzi a implorare pietà  nelle moschee. E dopo la fatwa che impone l’uccisione dei civili, avanzano burbanzose «richieste di moderazione agli Usa», e pregano gli islamici di unirsi reggendo ceri alle processioni dei piagnoni che si umilianoi ai piedi della Woitj, che a malapena li degna di torve sprezzanti occhiate. Celando l’ansia di sgozzarci (sura 40,7.) e premuti dai nostri cacasotto, i maomettani con in bocca briciole dei dolcetti masticati danzando per festeggiare Beslan, accettano, pregatissimi, di partecipare ai grotteschi papistici rituali.

                                                         

FARINA e PAPA

Al prete piace da morire, per strapparci lacrime, donazioni e lasciti, mostrare bimbi affamati, scheletrici, avvolti da nuvole di mosche, da lui moltiplicati maledicendo i contraccettivi. Che a tal cattolico fine il Vaticano ha smesso, dopo aver guadagnato abbastanza, di fabbricare (Serono spa, Roma). Nel 2002 l’ingordissima pappona Woitjla che esortò, inascoltata, il vescovo Romero a collaborare coi massacratori, atterra (con 200 lacchè tutti a nostre spese) in Guatemala, il paese più misero del mondo, ne bacia teatralmente il suolo, s’inscatola in una delle due papamobili a prova di bomba (1,5 miliardi di lire cadauna, dono della Fiat) e percorre l’ampia Septima avenida, dove spiaccica con le sue gommone bianco-gialle onnellate di commestibile farina, di cui i preti con culicissimi gridolini e battendo graziosamente le mani hanno fatto ricoprire tutto il nastro stradale, poi innaffiato con dei getti di vernice colorata per impedire ai miseri di scavalcare le transenne e cibarsene. Imbanditrice della religione dei poveri! Facciamola santa, e sùbito!

 

FARSI BEFFE

Hanno costruito in Africa (in segreto solo per noi) i colossali nuovi S. Pietro e Vaticano tempestati d’oro e gemme, e un aeroporto coi soldi fregati per fare beneficenza. E ci gabbano con la favola del piumato capotribù che avrebbe pagato tutto. L’abissale idiozia dei fedeli si commisura con l’appagarsi di maxi-imposture. Come se l’Africa non fosse in misere condizioni, e la Costa d’Avorio, dove il clero profonde  tutte le offerte dei sempliciotti in faraonici edificî, fosse il paese di Bengodi, mentre invece si dibatte in dure difficoltà. La Biblioteca Nazionale ha gli scaffali vuoti. Al suo direttore, Tiburce Koffi, dice il ministro della Cultura, Dalaman: «Ma, Tiburce, smettila con questa storia che mancano i libri. Se non ci sono, cosa vuoi che cambi in Costa d’Avorio?» (Vaguy e Depry, Le temple du savoir en suffrance, « Notre voix”, n. 718, 05-10-2000). Cambia solo con l’erezione tra scimmie, scorpioni e morti di fame, dei faraonici papistici edificî! La pretesca camarilla, sanguisuga spietata dei pii, non sa più dove sbattere il frutto delle sue rapine! (v. Cattedrale nel deserto, Notre Dame de la Paix)

 

FATTI SANTI

DUE PORCI

Il gesuita che recita la farsa del Poverello ha canonizzato due porche:   le Roncalli e Woitj. La prima, detta il papa buono, sembra non abbia assassinato alcuno. Ma avrebbe volentieri strozzato molti, se possibile. Idolatrava il sadicissimo criminale san Carlo Borromeo. Ma si dovette contentare, nella sua ufficiale veste diplomatica, di godere delle stragi perpetrate da Hitler, a cui Pio/a XII nel nov. 1940 consacrò una chiesa in Brema, centro delle fabbriche di aerei che distruggevano Londra e Coventry, di fatto canonizzandolo (sant’Adolfo), e poi traducendolo in condottiero della crociata antigiudaico-bolscevica. Che papa buono, il lardoso prete del Date una carezza ai bambini!

 

FAZIO COL CAZIO

Tutta l’Europa brontola perché un caparbio papista dell’Opus Dei con moglie partigiana di Cristo e figlia mezza-suora, non scende dal trono della Banca d’Italia e vi s’aggrappa con l’unghie e coi denti. Col cazio che Fazio lo molla! Dio gliel’ha dato, guai a chi lo tocca! Lui ci fa danno a fin di bene, per amore della Woitj, da lui ben ingrassata. E partecipa all’annuale rito religioso che sputa sui bersaglieri caduti a Porta Pia e glorifica i tirapiedi del metro cubo di letame Pio IX! Nel 2005 si dimette il ministro Siniscalco per protesta contro il cocciuto dietro il cui trono si erge a sua somiglianza un san Sebastiano trafitto (dalle critiche della stampa). L’indomani Fazio, benché sfiduciato dal governo, insegue negli Usa il ministro dell’economia per scavalcarlo come rappresentante dell’Italia al Fondo monetario internazionale, e va a coricarsi, guardandolo torvo, nel medesimo hotel. L’irriducibile pretaiolo ritorna poi a incollarsi alla vecchia mangiatoia. Da cui infine deve distaccarsi (ma dal pio nano compensato con molto sostanziose prebende) lasciando la lucrosissima greppia bancaria.   

 

FEDE e MISTERO

Mistero della fede: Cazzo in culo non si vede. Come «il permesso divino dell’attività diabolica» (Don Livio, Radio Maria, 11-03-2009, h. 17,25).

 

FEDE e RAGIONE

Buio e luce, passività e azione, stupidità e sapienza. Ci distingue la ragione, ma solo in senso quantitativo, dai fratelli animali, altrettanto sensibili e intelligenti.

 

FEDE e VIOLENZA

Papa Merdoglio/a: «Fede e violenza sono incompatibili» (Angelus, 18-08-2013). Faccia di merda!

 

FELICITÀ

La putrida Woitj: «Io sono felice di essere prete» (Radio Maria, 26-08-2005, h. 12,25). Meglio che cavapietre in Polonia.

 

FERITI E FANATICI

I primi hanno ingessati gli arti, i secondi la mente.

 

FERRARA Giuliano

 

 

 

 

 

 

 

 

Grumo di furbizia in straripante massa di strutto. Fanatico comunista col PCI in ascesa, si converte per folgorazione bancaria in sbracato papista sulla via del Danaro. Nel dibattito sui Patti civili di solidarietà si affianca a un prete defensor familiae sbraitante contro le garanzie giuridiche per le coppie di fatto: «Perché non [legittimar] anche chi fa l’amore in tre?». E l’esorbitante lardosità con un sarcasmo d’accatto: «Solo in tre? In quattro! cinque! sette!». Bruscamente poi zittisce la sua collega secondo cui il papa, vietando «i farmaci che interrompono la gravidanza, vuol far soffrire la donna» (La 7 TV, 13-01-2005). E appoggia lo sguaiato bigotto Giovanardi (che insulta l’Olanda per le sue umane leggi eutanasiache), e fa cigolare la poltrona annichilendo il radicale Capezzone, lui pure poi prostituitosi al berlusconiano dio Danaro (La 7 TV, 22-03-2006 e 05-04-2009). Dopo aver detto di voler criticare tutti fuorché il papa, il Ferrara in parte si riabilita prendendo le distanze dall’eccidio dei vignettisti, e dalla stessa Suinità Merdoglia, che per pararsi il culo giustifica i vili assassini tendendo il pugno contro le loro vittime, e usa cafoniche espressioni «che mi fanno prevedere il giorno in cui dirà A li mortaccî sua! E sarà un brutto giorno!». Così  chiude la sua tirata (ib., 22-01-2014) (v. anche Tu puzzi, tu sei letame). E con ciò si stacca nettamente anche da un altro vigliaccone, il tuttologo Sgarbi, che gratifica di un’altra sua leccata il fondoschiena del papa, «che fa bene a gioire se uccidono l’imbecille che gli fa la caricatura». (v. La terra furbastra)

  

FERREA CENSURA

Ci crediamo liberi e in grado di informarci senza restrizioni. Caduti invece dalla padella clerico-fascista alla brace dell’occhiuta censura papista. Menati per il naso con gesuitico pugno di ferro in guanto di velluto. Paradigmatica la massiva ignoranza sugli ingentissimi tesori carpitici e gettati in sacre porcate ad edificazione di bertucce, sciacalli e serpenti (v. Cattedrale nel deserto); sulla bestiale ’ingordigia di un triviale strapompato prete (v. don Bosco) che ci maledì per lo sfratto al Papa-Re; e sul casus belli forgiato dal clero per scatenare la guerra mondiale (v. Sarajevo 1914) e riaccenderla poi, intercalata dalle due crociate etiopica e iberica, nel 1939 (v. Don Tiso). Dopo un lungo silenzio mediatico, intacca la fitta cortina d’ignoranza, appena scalfita da Zizola (I papi), Francois Fejtò (Requiem per un impero, Mondadori), con un accenno al tripudio del nunzio papale a Vienna per l’aggressione alla Serbia. I nostri avi conoscevano gli intrighi per risuscitare lo Stato della Chiesa facendoci battere dal Kaiser, dal clero portato alle stelle come «novello Costantino». Sul Popolo d’Italia Mussolini, benché ignaro dello scherzetto giocato da un bieco gesuita a Sarajevo, bollava il disfattismo dei «preti», ben ammanigliati ai «giolittiani e ai socialisti ufficiali, uniti sempre più intimamente insieme» (15.11-1915). Partito per il fronte, i suoi sostituti-direttori Di Falco e Dinale opposero ai pii manutengoli del nemico una campagna di «carattere violentemente anticlericale e blasfemo» (De Felice, Mussolini rivoluzionario, p. 324). A prova che ora Papalia (ex Italia) sta sotto una cappa di menzogne per Reporters senza frontiere essa, in un anno sotto Merdoglio precipita, quanto a libertà di stampa, dal 43° al 76° posto tra i Paesi più arretrati, anche con 42 giornalisti aggrediti fisicamente e varie macchine bruciate (La Provincia di Varese, 13-02-2015).

 

FERROVIE

Gregorio XVI al card. Velly che lasciava passar il treno sulle sue terre: «Ma non capite che le ferrovie sono un’invenzione del Demonio per sconvolgere l’ordine della Divina Provvidenza, che volle tenere divisi gli uomini per renderli più docili verso i depositarî dell’autorità?». E spiritoso: «Chemin de fer, chemin d’enfer». (v. Il primo asilo, Leone XII)

 

FESSI INTEGRALI

I cattolici e i catto-com dallo straccio palestinese attorcigliato al collo giustificano i terroristi «perché sono poveri». Essi pretendono che pur l’Italia affamata continui a mantenere, con rilevanti quote annuali, i tripponi danzanti e masticanti dolcetti per festeggiare le stragi. Che papisti generosi! E quanto delicati nel non voler disturbare i pasciuti petrolieri! Che premura nel non voler far sborsare a scopo pacifico chi annega nell’oro e non distrarlo dal finanziare i terroristi! Che frega ai papponi papisti? E che gli frega del sultano del Brunai, ingioiellato e profumato più di una puttana, possessore di beni valutati (nel 1990) 60.000 miliardi, di 165 Rolls-Royce e un palazzo di 1.788 stanze con le cupole laminate di oro puro? Si stupiscano pure gli empî antipapisti, non i pescecani, i collitorti baciapile, i catto-comunisti e alcuni fessi sedicenti com tout court!

 

FICCANASO

Al buon prete non basta, blandito dai suoi lacchè, ricattare, estorcere e rapinare. Vuole goder solo lui facendo soffrire gli altri e ficcanasar per reprimere l’altrui piacere. Per acuire la sua goduria l’associaLe_sette_opere_di_misericordia[1] alle pene altrui sempre industriandosi a renderle più lancinanti. La Radio Maria, amata pupilla del papame, dalla tracotante Woitj alla ipocritissima neo-francescana Merdoglia, con  70 filiali nel mondo impone ai pii durissimi e incessanti digiuni per risucchiare loro fin l’ultimo soldo, specie a deimilioni di vecchiette in tristissima miseria, e spesso malatee e macilente. Ancora nel sec. XIX, per pontificio decreto i romani dovevano consegnare un duplicato delle chiavi di casa al loro parroco, che nottetempo vi irrompeva a sorprendere e punire i non sbiascicanti il rincitrullente rosario, o magari addirittura immersi in diabolici piaceri eterosessuali (lecite, anzi raccomandabili, solo le omo-inculate). Caravaggio dipinge un invidioso prete il quale, intrufolatosi con i soliti pretesti caritativi, squarcia il buio notturno e coglie una donna (non una delle 5.000 puttane gestite dai papi lenoni (v. Don Benzi, Hanno invidia, e in Papeide, XXXVIII, n. 284)), destinata al rogo perché misericorde con uno più devoto a lei che alla Madonna.

 

FIL DI FUMO

Alessandro Demichelis scrive a La Prealpina (06-03-2005) citando in un corsivo lo storico Adriano Petta (Supplemento. del Manifesto, 11-09-2004):  «Il 17 febbraio dell’anno 1600 un fil di fumo si levò dal rogo di Giordano Bruno, bruciato vivo dopo ottanta mesi di terribile prigionia, perseguitato e condannato dal tribunale del Sant’Uffizio. La sua vera colpa? Aver sostenuto con la sua vita e la sua opera che ciascuno è sede della propria verità: fondava così la libertà dell’uomo moderno. È per quel fil di fumo […] che il papa rivendicava il diritto che il cristianesimo venisse inserito nella Costituzione Europea. Non ce l’ha fatta! Ma c’era qualcosa di peggio dei roghi, i forni, l’orrore apocalittico dell’Inquisizione i “quemaderos” di Siviglia. Nei quali si eseguiva la lavorazione in serie. Erano così tanti gli eretici condannati al rogo che s’inventò qualcosa di speciale che consumasse meno legna dei tradizionali autodafè: costruirono uno accanto all’altro quattro enormi forni circolari sopra una piattaforma di pietra, ognuno dei quali poteva contenere fino a quaranta “dannati”. Accendevano un po’ di legna sotto la piattaforma, buttavano dentro le povere creature e le cocevano a fuoco lento. Occorrevano dalle venti alle trenta ore per crepare. Funzionarono ininterrottamente per oltre tre secoli. Trecento anni. Vennero chiusi nel 1808 da Napoleone.» Proprio uno “spettacolo di sublime perfezione sociale”, come definisce l’Inquisizione nel 1853 Civiltà Cattolica citata da Adriano Prosperi! Ovvio quindi che il Corso sia l’uomo più odiato dal clero dopo Garibaldi.

 

FILIPPO DE NERLI (Firenze, 1481-1566)

«…andavano nelle case de’ cittadini, col favor della Signoria, raccogliendo carte, dadi, tovaglieri [= gli scacchi], pitture, libri di poesie, acconciature e veli da donne, e di tutte quelle robe raccolte, che furono molte, si fece pubblicamente e con gran solennità fuoco in piazza alla presenza de’ Signori, per spegnere, come dicevano [i ferocissimi catto-culani, ndr], le vanità. e così ridurre il popolo a vita spirituale e semplice e a maggior perfezione. Usava anco il Frate [Gerolamo Savonarola], nel tempo del carnevale, far venire i suoi frati e i cittadini più ferventi […] che li faceva uscir della chiesa e del convento, e sulla piazza di san Marco li faceva gridare Viva Cristo! e ballare e saltare, e li faceva metter in ballo tondo, pigliando per mano un frate e un cittadino, e cantavano a ballo canzoni spirituali…»

 

FILOSOFI

«I parlamentari [sotto Luigi XVI] spianarono la via ai filosofi ed agli enciclopedisti, cioè a quella setta infernale che tolse sopra di sé ad abbattere la religione cristiana chiamandola infame. Or questa non ebbe posa finché con libelli, calunnie, dicerie sparse a gran copia in tutta l’Europa, non ebbe eccitate tutte le passioni di quell’età contro i gesuiti per schiantarli dalla terra» (OPC). La setta infernale però non calunniava. Attaccava i fasulli santi e gli untuosi gesuiti, che usavano,  usano e useranno sempre Cristo a copertura delle loro scelleratezze.

 

FINCHÈ C’È FEDE…

«Finché c’è fede c’è finanza.» Sic! Finanza! È l’incredibile slogan del RELIGION TODAY FESTIVAL. (Città Nuova, n. 21,  10-11-2011). Raggio di luce nel buio delle menzogne religiose! Il forse involontario lapsus rivela il malaffare della losca sacra bottega.

  

FINE ULTIMO

Il danaro, fine a se stesso: per un soldo il prete ammazza la madre.

 

FIORETTO CIVILE

«Combattere l’affarismo dei preti.»

 

FONTE CULTURALE

«Radio Maria è fonte inesauribile di cultura» (Don Livio/a, 8-09-2013, h. 14,30). O meglio, di cul tura, di prete cul turante. (v. Cultura)

 

FORI ROMANI

I pretazzoni mungono con insaziabile ingordigia l’Italia fororomanoa compenso – sostengono – di «tutte le opere d’arte salvate dalla Chiesa». Dovrebbero invece  subire 2.000 anni di lavori forzati per gl’innumerevoli  inestimabili tesori d’arte da loro distrutti, a cominciare dai Fori imperiali, magnifici complessi architettonici i quali non avrebbero uguali  nel mondo anche sotto il solo profilo storico, da loro selvaggiamente picconati e ridotti per degli scopi abietti, come la costruzione del Sant’Offizio e di ignobili altri edificî (cappelle, chiese e carceri zeppi di eretici torturati), a pochissime sbocconcellate pietre. (v. Barbari, Colosseo, Pantheon e Policarpo)

 

FORMIGONI

Arrogantissimo governatore della Lombardia dai preti catapultato in lucrosa poltrona. «Frate laico di Comunione e Liberazione con voto di verginità, povertà ed obbedienza della Compagnia delle [dei rotti in culo] opere di Milano e di Bergamo, per esperienza di amicizia vera di prescelti tra mille in nome del Dio incarnato [in un grosso cazzo] sullo sfondo della fragile condizione umana e del peccato». PS del 2014. Lo sbraitante burbanzoso bigotto è indagato, a causa della povera vita troppo lussuosa e godereccia e per appropriazione indebita di diciotto milioni di euro. 

 

FORSE CHE SÌ?

Se esiste, sorride ai templi indù e alle pagode buddiste, ma scarica le sue fetentissime deiezioni sui tetti delle chiese e delle moschee.

 

FORSE COSTUI

A conferma dei documentati (su originali d’epoca) monaci buddisti, che testificano il lungo soggiorno tibetano di un galileo (Gesù?) ad abbeverarsi di antica scienza, Luca dice che lui, tentata la prima fuga dodicenne poi giustificata alla madre con un «Affari miei!» (Lc. 2,39), sparisce ancora per molti anni. Al suo ritorno, si sussurra: «Forse è il falegname, figlio di Maria e Giuseppe» (Lc. 4,22). Con cui «abitavano i fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone, Giuda e le sorelle» (Mt. 13,55). Autentici fratelli e sorelle, – secondo i vangeli, e pluripunzonata da un gagliardo centurione romano – non fantomatici cugini scodellati dai furbastri gesuiti, gli ipocriti e bugiardi di tre cotte per antonomasia! Poiché i famigliari lo ritenevano pazzo e gli intimavano di star alla larga, Gesù, che non bestemmiò mai dicendosi dio (come giura il clero per farla più da padrone) ma ribadendo di essere solamente «figlio dell’uomo», ebbe a sospirare: «Sono un profeta disprezzato in patria, dai parenti e in casa» (Mc. 8,4).

  

FORSENNATO DON

Che sia un infoiatissimo succhiacazzi bucaiolo l‘ancheggiante glabro e lustro don(na) Livio nulla da eccepire, se non fosse pur un criminale e vilissimo strozzino, in preda alla più sordida bramosia.

 

FORTUNATI VOI!

Un pio gaglioffo dice ad un austriaco: «Voi avete avuto Hofer! Noi come eroe abbiamo Garibaldi. Guardi un po’ che differenza!» (Radio Maria, luglio 2005). Il volgare e brutale Hofer, idolatrato dai nostri preti, era un oste ottuso che, in ossequio a Sua Suinità, odiava l’eguaglianza. La Porca fece piovere su lui tutte le sue  benedizioni (come poi farà il futuro papa Merdoglio sul macellaio di desaparecidos Videla) perché col frate Speckbacher si era macchiato di tanti crimini e vigliaccate in Tirolo e in Baviera, come ora essa ama i «fratelli terroristi» islamici. Invece i garibaldini, tutt’oggi da lei maledetti, si distinsero per la loro lotta sempre leale, senza gratuite violenze. (v. Garibaldi in HANNO DETTO)

    

FORZATI A FARLO

Perché i preti cacciano sempre solo grossissime balle? E che altro gli adoratori del dio Baal? (v. Maria Vergine)

 

FOTOGRAFIE

Se una fotografia può suscitare sensazioni, Hitler certamente godeva vedendo degli ebrei morti. Così i papi per i cristiani ortodossi uccisi, che l’Inquisizione per ragioni geografiche non poteva tanto facilmente acchiappare. Immensa la gioia del Vicedio per Bisanzio, l’ultimo faro di civiltà europea, assaltata dai turchi. Prima dell’assedio, giudicato imminente, invano la città lo aveva implorato di soccorso. Lui, il Re dei Re, rispose ridendo, ed obbligò i capi ortodossi, in cambio del suo aiuto, ad andare a Roma e baciargli i piedi. Ma poi non mosse un dito per scongiurare la carneficina. Così godette Pio/a XII nello sfogliare le fotografie dei papistici orrori omaggiatele dai frati croati attorno a lei festanti: essi, sua cruenta longa manus, avevano torturato, accecato e decapitato molte migliaia di donne, vecchi e bambini, coadiuvati dagli islamici e dai nazi-fascisti ùstasha urlanti Dio e i croati! Per alcuni anni massacrarono ogni renitente a convertirsi. Dinanzi all’immagine delle teste mozze di bimbi ammucchiate su un tavolo, una squassante goduria avrà percorso le sue membra irradiandosi dal pio sfintere, sì ben e frequentemente otturato da pimpanti reverendi. (v. Comunisti, horror!)

 

FRÀ BERTOLDO di

Regensburg

«Se avessi una sorella in un paese in cui vi fosse anche un solo eretico, ebbene sarei in ansia per lei a causa di quell’unico eretico… Io stesso, grazie a Dio, sono molto radicato nella fede cristiana quanto dovrebbe giustamente esserlo ogni cristiano; ma piuttosto che viver consapevole per due settimane sotto lo stesso tetto con un eretico, preferirei abitare per un anno con 500 diavoli!» W le torture, i roghi e la stragi del buon tempo antico, tanto rimpianti dai burbanzosi falsi pentiti pontefici!

 

FRÀ DE LANDA

Nel 1562 frà Diego de Landa, accumulati tutti i libri dei Maya, li diede al fuoco e, per ordine del vescovo, fece colpire con 200 frustate i capi indios costretti ad assistere allo spettacolo. Nella sua Relación de las cosas de Yucatan riferisce: «Questa gente usava certi caratteri o lettere per scrivere nei libri le loro cose antiche e le scienze, e pur con l’aiuto di figure insegnavano le cose. Noi trovammo moltissimi libri, i quali contenevano superstizioni e bugie del demonio, e li bruciammo tutti. Il che sconcertò i maya e li fece soffrire (la qual a maravilla sentian, y les dava pena)». W il papismo, baluardo della cultura! (v. Zumarraga)    

 

FRÀ FRATONE

Così etichettato, per il nome ignoto a trasmissione avviata. Asserisce che «la religione dei poveri non è contro i ricchi, perché vuole che i ricchi siano poveri solo in spirito usando le ricchezze [tramite clero] anche per aiutare il prossimo». Ma come la Santa Porca, sempre solo occupata a più ingrassare sé e la sua lurida congrega, aiuti i poveri, lo sanno anche i sassi!. (Radio Maria, 29-04-2008, h 19) (v. Cattedrale nel deserto)

  

FRAGILITÀ

Il nefasto plagiario don(na) Livio imperversa atterrendo e rapinando le vecchiette ignoranti: «Dio manda malattie, dolori, disastri soltanto per ricordarci che siamo fragili» ( Radio Maria 06-06-2006). Ligio ai diktàt papali,  lo sfondatissimo culatone strombetta, per avvalorare la sua criminosa asserzione, lo slogan di Fatima che la maggioranza degli uomini andrà all’inferno (ib., 29-10-2013). Morte al papa e ai suoi luridi accoliti!

 

FRÀ GIROLAMO da Siena (sec. XIV)

«O aneme, di questo vino [sangue di Gesù] bevete: in esso inebriate. Di questo amore impazziate… Dell’ebbrezza di questo vino v’addormentate. E di questo sonno saporate. O aneme addormentatevi. O aneme, innamoratevi e impazziate di Dio… O aneme in Dio care, bevete bevete, bevete, bevete e tanto bevete che voi inebriate. Tanto addormentate, che tanto come morte non sentiete.» Bevi e trangugia lal merda papista, o ottusissimo fottuto gregge.

 

FRANCESCHIELLO (bigotto re di Napoli)

«Mi è stata offerta la corona d’Italia, ma non ho voluto accettarla, ora soffrirei il rimorso di aver leso il diritto dei Sovrani, e specie, i diritti del Sommo Pontefice. Signore, vi ringrazio di avermi illuminato.»

 

FRANCESCO-FERDINANDO

Persino l’erede al trono austro-ungarico, benché clericale e amico del bellicoso generale Conrad (che mirava tradendo la Triplice Alleanza a ricostituire l’asburgico Lombardo-Veneto e lo Stato e della Chiesa) e lui stesso molto impulsivo, respingeva la cocciuta pressione papale per spingere ad aggredire la Serbia ortodossa protetta dalla Russia: «Una guerra tra l’Austria e la Russia finirebbe o con la caduta dei Romanov o degli Asburgo: forse di entrambi. Sarebbe meraviglioso e allettante battere serbi e montenegrini, ma che servono delle piccole vittorie se creano confusione in Europa, e che poi ci costringeranno a combatter su due o tre fronti, cosa che non potremmo sopportare?» (Franz Herre, Franz Joseph). E poco prima del gesuitico attentato di Sarajevo: «Dobbiamo far di tutto per mantenere la pace. Attaccando la Serbia noi vinceremo facilmente la prima manche, e poi? Tutta l’Europa ci volerebbe addosso e ci dipingerà degli affossatori della pace. Che Dio ci guardi dall’annettere la Serbia, un paese indebitato fino al collo, pieno di regicidi e di teppisti» (François Fejtö). Ostile all’azzardo militarista, egli intralciava il disegno pontificio di sconvolgere e rimescolare l’assetto europeo e risuscitare, disgregando l’Italia, che si prevedeva sganciata dalla Triplice Alleanza, l’infame Stato della Chiesa. Franz-Ferdinand doveva morire. Di ordire l’attentato, lanciando il sasso e nascondendo la mano reclutando esecutori serbi per coglier due piccioni con una fava (vendicarsi di Franz-Ferdinand e imputare a Belgrado la guerra), provvide il viperino gesuita Joseph Lingam, famigerato impostore di Sarajevo. (v. Sarajevo 1914, Mons. Tiso, ecc.)      

 

FRANCESCO PAPA

Maxi-beffa: papa un esponente della setta più subdola e più malvagia, che istigò i due Borromei a bruciare decine di migliaia di streghe. Cane mastino del bieco sant’Ignazio, il grottesco emulo dell’Assisate! A cui l’ipocrita spione del macellaio Videla prende, per ingannare i babbei, soltanto il nome. (v. Gesuiti, L’imbroglio di Merdoglio e Papa eguale p.d. m.))

   

FRÀ SAVONAROLA

«Mi meraviglio che i romani con la loro gravità accogliessero, anzi facessero venire in città, pagando, le mollezze greche. […] Chi potrebbe leggere Marziale ancorché nessuno sia più arguto di lui, senza provare turbamento? Chi potrà leggere Catullo, Properzio, Tibullo, o qualche altro poeta lirico, senza essere commosso dalle seduzioni del piacere? Così mentre si evita la barbarie di un discorso rozzo, si precipita nel baratro della turpitudine. Chi sia un vero uomo deve, a mio parere, innanzitutto esercitare la volontà con ottimi costumi. …Noi invece, invertendo l’ordine, come capita spesso, riteniamo che i giovani [debbano] leggere Omero e Virgilio…. O singolare impudenza! Preferiscono dire Giove invece di Cristo, tirso invece di croce, Giunone e Bacco invece di Maria e Giovanni!». «Concediamo che qualche volta i carmi conducano gli animi a compunzione, e richiamino noi peccatori dalla morte: tuttavia questo accade sì raramente che niuno forse ai nostri tempi vide un miracolo di tal fatta. Io certamente, nella semplicità del mio cuore, confesso che non ho udita né letta né veduta simil cosa. Adunque, un tal modo di scrivere perché torna a vantaggio sì tenue della nostra religione, certamente non sarà degno di lode, sia per la sterilità della sua arte, sia per il suo infimo grado. Imperocché, essendo l’arte poetica l’infima delle scienze, qual lode si merita tra i sapienti e i dottori colui che va sempre tra gl’infimi?  Vi esorto dunque, o poeti… volate alla Croce, all’umiltà e semplicità di Cristo, e riceverete l’eterna gloria che Lui col Padre e lo Spirito Santo è benedetto nei secoli dei secoli. Amen.»

 

FRASI STUPIDE

Frasi stupide e criminali: «Dio non salva l’uomo che non vuole essere salvato», «Le ideologie atee hanno fatto milioni di morti» (Don Livio/a, Radio Maria, 10-12-2010, h.12,07). La prima si commenta da sé. La seconda mira a calunniare la Russia di Stalin, che tollerò gli ortodossi ma non il criminale gesuitico cattolicismo. Non fu l’Urss, ma l’ex chierichetto Hitler a provocare carneficine. A lui tanto grata, la prostituta Pacelli (in arte Pio XII) gli consacrò una chiesa in Brema, simbolo come sede delle fabbriche di bombardieri che colpivano Londra, della potenza del Reich. E fu proprio lei a istigarlo ad accordarsi con Stalin, ansioso di mantenere ad ogni costo la pace, per poi pugnalarlo alla schiena con l’aggressione che provocò 26 milioni di morti russi nella papistica crociata antigiudaico-bolscevica. (v. anche Saraievo 1914, ecc.) 

 

FRATE EGIDIO da Viterbo (se. XV)

Ha scritto a un confratello (originale in latino): «Abbiamo saputo che frate Peregrino, priore del nostro convento di Corcira, ha pubblicamente preso moglie, celebrando nozze come un secolare, con meraviglia e scandalo della popolazione». Nihil sub sole novi. (v. Papa beffato).

 

FRATELLANZA

La fratellanza secondo il prete: «Fa’ ciò che dico, non ciò che faccio», «Fratello, ciò che è tuo è mio, ciò che è mio è mio».

 

“FRATELLI TERRORISTI”

Cari fratelli terroristi sono per la papal faccia-di-merda gli assassini di donne, vecchi e bambini e i loro fiancheggiatori, se stessa in primis. È inelegante dire L’avevamo detto, ma come esimersi? Senza dover scomodar Nostradamus, bastava la conclamata tresca islamico-papista  immerdante teocraticamente il mondo a preveder Beslan, le Towers e il resto a venire (v. VOLANTINI). Di cui invece sbigottiscono le plagiate moltitudini. (2004)

 

FRATELLO TERRORISTA

Su TG NORD un incazzato vicino al papal cuoricino fratello terrorista, l’irsuto imam di Cremona, con un gran fendente decapita una pecora, sghignazza agitando un coltellaccio insanguinato e sbraita: «Questa è la fine che faremo fare a tutti gli infedeli!» (13-05-2004). Uno qualsiasi di noi finirebbe in gattabuia, ma a sì edificante religioso show le autorità, compiaciute, non reagiscono, e Sua Suinità in tutto ficcanasante non solo non fiata, ma «in nome dei comuni valori» fa appassionata lingua in bocca ai «fratelli terroristi» (v. VOLANTINI). PS 2005. Il nano, caduto fulmineo silenzio sul fatto, dopo estenuante ponzare espelle un altro inciuciato col pontefice e Bin Laden, il truculento imam di Torino, e prevede (non realizzate!) altre espulsioni, col palliativo di rimpatriate trionfali e di porte chiuse dietro i fuggiti buoi. (v. Vomitevoli)

 

FREGATI DALLA CHIESA

Secondo FREGATI DALLA SCUOLA - BREVE GUIDA DI LIBERAZIONE AD USO DEGLI STUDENTI i docenti di storia sarebbero tutti, tranne i papisti, dei bugiardi. Il pio grumo cartaceo stravolge i fatti e giustifica senza prove i crimini religiosi. Che la Santa Porca, regina degli impostori, voglia liberare gli studenti è sicuro, ma non dall’ignoranza, bensì dalla facoltà di ragionare. Li incretinisce alleggerendo i loro sforzi mentali col Sacrificium intellectus, un dogma defecato dal concilio Vaticano I, dall’uso della ragione, mentre l’abominevole gnomo delle pievi e i suoi epigoni ci spremono per più ingrassare le laidissime catto-scuole. (v. Prete che frega)

 

FREGNACCE SANTE

«Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi santi doni con le tue sante mani» (Radio Maria, 14-08-2010, h 17,27). Che grullerie! Sempre ripetute per più imbambolare l’incretinito gregge.

 

FROCIONE BEATO

Il pluriinculato da Peyrefitte papa Paolo/a VI è fatto beato da quello che scimmiotta san Francesco, per aver risanato un bambino del quale, «per riservatezza, non si fa il nome». (19-10-2014)

 

FURBASTRA

L’esiziale associazione a delinquere. Per acquisire più prestigio e far soldoni fabbricò l’Uomo-Dio. Al cardinal Bembo Leone X scrisse: «La storia testimonia chiaramente quanto abbia giovato a noi e ai nostri quella favola di Cristo (ea de Christo fabula)». Così pensan i sedicenti Vicari di Dio, compres la vivente in gloria Merdoglia, subdola gesuita cianciante di chiesa povera per più spremere i poveri, la rapacissima manutengola di Videla, sua complice nell’assassino dei desaparecidos e di tanti altri, che ora bela: «Nessuno strumentalizzi Cristo per fini di successo e di potere» (Angelus, 17-02-2013). Sì, tu o Merdoglio, che fai rima con imbroglio, «tanto umile da dire: Io sono il peggior peccatore di tutti». (Radio Maria, 01-08-2014, h.19,50). E dici bene! Chi più criminale di te? Ma nella strozza ti resta il resto, che non vuoi specificare, o furbastra. (Campane e nazi, L’imbroglio di Merdoglio, Oh come vorrei, Papa p. d. m. e Quesito, RadioMaria)

 

FURBETTI

Le stragi del clero lasciano indifferenti i furbetti. “Acqua passata, cose lontane, troppo lontane”. L’ultima strega fu bruciata in era glaciale sul sagrato della chiesa di Tirano, quando il cavernicolo Bonaparte calava dalle Alpi, e all’alba del sec. XIX due insigni napoletani furono arsi vivi a fuoco lento su legna verde, coram populum, agonizzando per quattro ore in via della Marina. Sulla II Guerra dei trent’anni (1914-45) scatenata dal papa, solo dei rari eruditi conservano dei pallidi ricordi. Per non citare la fine del sec. XX, avvolto nell’oblio, con i massacri woitjliani in Jugoslavia dopo i nazi-papistici (700.000 morti) nel ‘42-44, e i machete della woitliana Caritas branditi in Ruanda mietendo un milione di teste di scarsa fede. Dicono i furbetti: parlarne non serve. Sia sepolto tutto nell’oblio. E si continui a far soldoni cianciando (senz’a la benché minima prova) di un giustiziato 2.000 anni fa! (v. Furbastra). Non cessa il lucroso bla-bla dai pulpiti e TV. Ma che sono a confronto delle molto opinabili cristiche pene, quelle davvero sofferte da molti milioni di arse vive donnette senza valore? Inezie, per i preti e l’intontito gregge! (v. Sarajevo 1914, e I machete della Caritas)

   

FURBIZIA SANTA

«In Italia essere furbo non è un insulto ma un complimento, e ogni volta che Berlusconi sopravvive agli scandali l’ammirazione nei suoi confronti aumenta».(T. Jones, Telegraph, 29-06-2009). «Se lo stato, la chiesa e i politici disdegnano la verità e l’onestà, perché mai non dovrebbero farlo gli italiani, per i quali evadere le tasse non è un reato?» (C. Moorehead, Spectator Magazine, GB, 25-05-2003). «L’Italia non è una meritocrazia: è una società feudale molto evoluta, in cui ognuno è il prodotto di un sistema o di una beneficenza» (R. Donadio, The New York Thimes (07-06-2009).

 

FURBONI

Non tutti i presi a calcî dalla Porca la salameleccano per spontaneo impulso. Sperano in lauti guadagni. Ma intrallazzando coi preti, molti partono Buffalmacchi e tornan Calandrini: messi nel sacco da chi li frega con bimillenaria esperienza. La combutta con la Porca fa finir fottuti: Napoleone, Benito, Hitler, Togliatti, Craxi e il nano ne han fatto le spese (2008). PS 2012: La fregatura dei cittadini continua col parruccone di Varese asservito al Cupolone. PS 2014: Idem con altri a guinzaglio del torvo gesuita ballonzolante mascherato da Assisate.

 

FURTI + OMICIDÎ

San Pietro amava la gente a suo modo: rapinandola e assassinandola. (v. Ananìa e Saffira, Atti degli apostoli). E i preti, ammiratissimi, lo elevano a primo apostolo e lo incensano a tutto spiano.

 

FURTO SACRILEGO

Gennaio 2014. Rubata da tre ragazzi l’aurea teca con brandelli delle immerdate mutande della Woitj. Arrestati i tre lestofanti e ricuperata la sacra teca, ma non la preziosissima maleodorante reliquia, da loro gettata alle ortiche. Ma dove? Vane tutte le affannose ricerche della polizia, dei carabinieri e dei servizi segreti mobilitati al completo, che per riportar la calma all’angosciatissimo gregge «non tralascieranno alcuno sforzo per ritrovarla». PS. A fine 2014, malgrado le erculee fatiche delle forze dell’ordine i venerandi brandelli sono tuttora uccel di bosco. Pare che i cani da fiuto, schifatissimi, disdegnino avvicinarli. PS 2015. Rimasti ancora infruttuosi tutti gli sforzi.

 

                         MERDOGLIO DIALOGA

                                  

                      Di buffonate nel papal decalogo                          

                     la più gradita al fedel sprovveduto                  

                     è il gesuitico scontro col diavolo,                          

                     presente santo Giuseppe cornuto.                      

                     «Esigo massima apertura al dialogo,                            

                     ma non con Satana» soggiunge astuto:                        

                     il sol colloquio che ci consente                       

                     è stare zitti e lui sol batter dente.