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G. MODENA E GUIDI

Contro un uomo che rivendica il diritto di disporre della propria vita con la razionale, giusta e umana eutanasia, il ministro Guidi, impedito dalla nascita nella lingua e nei movimenti, dimenandosi come un ossesso sbraita: «La sua voce non mi piace! Lei è uno stupido! Lei è un cretino! ed è pure antipatico! Io sono felicissimo di essere come sono!». L’altro sta zitto. (Can.5, 17-02-2010, h. 09,15). Come il Guidi avrebbe investito il grande patriota Gustavo Modena che, ferito in uno scontro con la polizia, così respinse il chirurgo che lo voleva amputare: «Preferisco morire piuttosto che viver senza un braccio»? (v. Arruffapopoli, Don Gallo, Evidentemente, Ferrara, Lurida porca, Mario Monicelli, Testamento, Un lurido, W l’eutanasia!)

 

GADDA Emilio

Misogino scribacchino papista. Una sua osannata battuta, distillato d’insulso spirito di catto patata, inverte una sentenza di Laplace nell’arrogante: «La scienza è un’ipotesi di cui Dio [eufemismo della Porca, ndr] può far a meno».

 

GAD LERNER

«Letteralmente in bestia» nel vedere sulla pia NIGRIZIA il «disegno di una menorah, il candelabro a sette braccia sacro agli ebrei, che si trasforma in una rampa di lancio non so bene se di missili o proiettili», così si sfoga: «Ma che bella trovata! Pensiamo davvero di dare un contributo alla pace o come minimo alla comprensione reciproca, deturpando un simbolo religioso altrui? Che ne direste di pubblicare una caricatura del crocifisso magari trasformato – scusate la provocazione – nell’impugnatura di un pugnale?». Un’ipotesi che gli sembra, benché a proposito, tanto azzardata da scusarsene. NIGRIZIA invece non si scusa, anzi replica assimilando la sua insolenza a un capolavoro «da ascrivere nel genere satira». È proprio vero che la realtà sovente supera la fantasia: mentre per non esistono delle menorah tramutate in armi o in corpi contundenti, di crocifissi-pugnali (per poter avvicinare a collo torto e poi trafiggere i dissidenti) se ne contano a iosa, esposti e visibili anche nel nazionale Museo del Risorgimento. Par assurdo, tanto è frastornante il bla--bla sul crocifisso-amore. Con pontificio amore sempre agitato presso la mannaia del boia e la catasta del rogo, e adesso grazie al nefandissimo concordato clerico-fascistoide   avvilisce Papalia, la ex Italia, non più libero stato ma prona colonia vaticana, vile serva dei preti, come quando pendeva dai pugnali mussoliniani. (v. Amore)  

 

GALLI il “LECCA”

Bravi vili bugiardoni antagonisti! Il Dialogo sul cristianesimo e il mondo contemporaneo tra il mellifluo cardinale Ruini e lo pseudo libero pensatore Galli della Loggia (Editore Confini), si dipana contro l’«attuale ambizione onnicomprensiva della scienza e il potenziale totalitario di ogni Weltanscanung materialistico. In questo il cristianesimo, e quindi anche la Chiesa, esercitano la funzione inestimabile di mantenimento di uno spazio di diversità, di argine, contro le pretese di ogni spurio universalismo materialista». Per esternare la libertà di pensiero lo pseudo laico sviolina il papismo, attacca viscidamente le «conformiste vestali dell’illuminismo» e predilige le dedite al pio leccaculismo. (Corsera, 30-12-2012)

 

GANG MALEFICA

Il papismo, come l’islam atroce nemico del genere umano, ha sempre colpito le donne per odio culanico, gli ebrei per non essersi  convertiti al suo luridume, gli attori e gli scrittori perché la loro arte distraeva il gregge dalle preci rincitrullenti e dai duri digiuni utili all’ingrasso del clero. Nel 1789 l’Assemblea Nazionale con un acceso dibattito riconobbe a tutti i diritti civili, ma favorì solo i protestanti escludendo attori ed ebrei per la tenace opposizione dell’abate (poi cardinale) Maury. Vi rimediarono dopo due anni di lotta i deputati di sinistra ottenendo di abolire gli ordini monastici, un ricettacolo di “fannulloni che passano il tempo a pregare”, e di estendere a tutti la nazionalità francese. (v. Tacchi Venturi)

 

GARANZIE

Mini-esempio di garantita libertà di pensiero: un’intervista del 2001 su documenti di vita popolare secentesca, dallo scrivente pubblicati, e riconosciuti di valore storico nel 1974 da G. Vigorelli presidente della Fondazione Internazionale Cini. Avvicinato anni dopo da inviati di un foglio indipendente, ripeteva calmo: «Non scrivete. Sarà tutto cestinato». «A me – gli replicò il più anziano – uno sgarbo del genere il direttore non lo farà mai»; e l’indomani gli inviava copia firmata di un pezzo di cento righe annunciandone la pubblicazione. Lo scrivente fu miglior profeta. I media son tutti sotto il papal deretano, che odia la verità e «riconosce i diritti e le ragioni» del religioso che decapitò Theo van Gogh, nel contesto degli ululanti vogliosi di ammazzare, per Allah grande, clemente, compassionevole e misericordioso, gli autori delle vignette danesi e tutti i non credenti. (v. È dibattito? e Viaggî papali)

 

GARDINI Elisabetta

Una fan dell’abominevole pio gnomo delle pievi nonché spavalda sapientona credula «in Santa Romana Chiesa». Applaudita dai pii acefali emette irruente l’inappellabile sentenza: «Ci sono laici e laici! Io rispetto solo quelli che prendono in seria considerazione cose come le apparizioni della Madonna!». E quindi disprezza i non ingerenti la cattolica merda. O plumbea papistica chiusura mentale, madre d’ogni crimine! Dopo i fiumi di sangue versati in odio al libero pensiero, la pia demenza trova ancora grande spazio nei media! Nel conclamato dialogo coi non credenti! (Italia sul Due, 02-01-2003). Sancisce la tracotante catechista, altresì una parlamentare europea, che a suo insindacabile giudizio «la Chiesa cattolica è il baluardo dei diritti dell’uomo secondo natura.» (sic). (TV La 7, 09-12-2005).

 

GAY liberi pensatori

Scontro tra dei gay liberi pensatori e degli ottusi papisti su La 7. Il più acceso è il burbanzoso pio Amicone, un imbrattarisme di carta igienica. Paladino del clero e acerrimo nemico, “a tutela della famiglia”, delle coppie gay. Pazientissima, Luxuria gli ricorda che la Francia sostiene le due forme di associazione, mentre l’Italia, dove tanto si blatera pro famiglia, ha una legislazione che non la favorisce, ma la punisce. Aggiogata al carro papale, è l’ultima in Europa nell’aiuto alle famiglie. Meglio, aggiunge Grillini, aiutare entrambe le forme, senza gettare otto miliardi l’anno nella clerico-voragine. (26-01-2009)

 

GENTE VOLGARE

«Nelle feste – gridano inviperiti i gesuiti – si autorizzano tutti i balli, tutti gli spettacoli, tutte le rappresentazioni che possono attirare le moltitudini. Ed ecco da ogni città una folla di artieri, di mastri, di ministri di bottega e di altre persone volgari trarre fuori e scorazzare qua e colà a gozzovigliare e sollazzarsi. Non conto l’avvezzarsi che essi fanno ad una vita di crapula e di stravizzo. Vetturali, ostieri e servi… Migliaia di persone, lungo le vie ferrate, sono poste fuori di ogni possibilità di attendere alla chiesa, perché in quei giorni sono occupate più che mai. La corruzione, che nasce dalla civiltà, è corruzione animalesca, più fetente che quella che è conseguenza di sola barbarie» (OPC). (v. Caffè e locande)

 

GENTILONI

Danneggiando gravemente l’Italia liberatasi dal papame, Giolitti, il bandito di Dronero, per frenare il socialismo strinse il patto Gentiloni (1913), un “ibrido connubio tra malavita e sacrestia”(on. Altobelli), immettendo così in politica una frotta di preti che corsero all’arrembaggio delle leve del potere, e sfondarono le difese laiche con l’ariete di quel «politico abile ma vanesio e chiacchierone, impegnatosi a mobilitare il voto cattolico per i candidati liberali dovunque fossero minacciati dall’estrema Sinistra. In compenso i liberali s’impegnavano a parificare le scuole confessionali alle statali e a ripristinare in queste l’istruzione religiosa» (Montanelli – Gervaso, Storia d’Italia, Fabbri 2001, p. 20). Così l’Italia ripiombò nel letame per affondarvi fino al collo con il ripugnate concordato clerico-fascista tra Pio XI e l’Uomo della Provvidenza, tuttora vigente.

 

GENUFLESSIONE

A Boccaccio «mancava solo vedere i fiumi risalire dalla foce alla sorgente». Noi vediamo i militanti di Rifondazione comunista e i Comunisti italiani genuflettersi alla Porca, scattare al suo diktàt, digiunare e impetrare da Dio lunga vita a Saddam, assassino di 100.000 comunisti iracheni (05-02-2003). Non digiunarono per i serbi marxisti uccisi dagli islamico-vaticani né per Belgrado bersagliata, per istigazione della Woitj, dalle bombe a grappolo e all’uranio.

 

GEOGRAFIA

Lo sbronzo opportunista Bossi, un comunista mutato in retrogrado ministro del pio gnomo, a prova della propria smisurata potenza asserisce che «la padana è la più grande pianura d’Europa». Noi ingenuamente credevamo più estese le pianure franco-germaniche, ungheresi, pomeraniche, ucraine, valacche e russe. (2003)

 

GESÙ COMUNISTA

Ammessane e non concessane l’esistenza, era un comunista, un comunista di ferro. Al confronto, Stalin era un riformista. Gesù fu spacciato dio dagli impostori di professione, per far tanti soldoni. Lui odiava mortalmente i ricchi, e lo dichiarò spesso (v. Cruna di un ago, Epulone, ecc.). «Fu detto Non uccidere, ma io vi dico: chi chiamerà raka (in aramaico: Tu non vali niente) un suo fratello, sarà punito». Se chi sminuisce gli altri anche solo a parole era per lui un omicida, che avrebbe detto del nano che abbranca tutto, affama i miseri, li getta sul lastrico, li spinge al suicidio?.

 

GESÙ nella storia

 

Nulla prova che sia esistito. Del dio qui disceso non c’è una traccia né un rigo di suo pugno. Solo tante balle inventate dai furbastri (V. Leone X). E l’aspetto fisico? Biondo o bruno, alto o basso, magro o grasso? Capelli lunghi e barba fluente: postume fanfaluche. Liscio e glabro, ma dal III secolo irsuto. Favola cucinata da una manica di farabutti che scrissero quasi settanta vangeli. A solo quattro dei quali, i meno scoordinati, conferirono la patina di legittimità. E la raccontano in varî modi, secondo le convenienze. Gesù povero e scalzo, o ricco e pasciuto coi piedi ben al caldo. Per san Giustino, suo parente, era il figlio di un molto facoltoso mobiliere con tanti dipendenti. Anche la cometa dei re magi è fasulla: quella di Halley data ben dodici anni prima della nascita del divin pupone. Altra sparatoria: la strage degli innocenti. Ignota persino a Giuseppe Flavio, benché fosse lo storico nemico di Erode, re morto anni prima dell’arrivo del dio poppante. Chi lo dice nato a Betlemme, chi a Nazareth, benché di questa non fosse stata ancora posta la prima pietra. Misteri della fede? O panzane? La Infallibile risolve tutto maledicendo la storia e gli storici ed offrendo il proprio pio sfintere, a reciproca tutela, agli islamici.

 

GESÙ È LA GIOIA

«È la gioia e ti ama. Ti ama, neppur potete immaginare quanto vi ama (Radio Mater, 27-12-2007). Ma i preti vi odiano! (Per l’amore di cui il loro dio ci gratifica, v. Benedizioni, Il Dio motore e Titanic)

 

GESUITI

J. B. Jodelet riconosce in due travestiti dei gesuiti e chiede chi siano. «Due confratelli della Compagnia di Gesù.» «Gesù nascente o morente?» «Perché«Perché nascendo ebbe per compagni due animali e morendo due ladroni». (v. Francesco papa)

 

GESUITISMO

Scaltra manipolazione degli ingenui, dei fiduciosi e dei fessi.

 

GETTAR  FANGO

Per i bellissimi occhi papali Panorama denigra il Risorgimento e Goffredo Mameli, caduto 22nne tra i volontarî andati a Roma per liberarci dalla bieca tirannide pontificia (09-03-2006). E lo calunnia di ladrocinio. Cicala inoltre di un frate che lo avrebbe convertito in extremis. Nulla di più assurdo. Certo l’eroe, se davvero fosse stato avvicinato dal turpe religioso, lo avrebbe respinto con sdegno. Vile bassezza anche imbrattare «il Risorgimento [scrivendo che] era e rimaneva cristiano». Chi mangia sterco vomita sterco. I patrioti erano tutti quanti anticlericali, come Edoardo Lanzani, che marinò la scuola per andare a combattere a Mentana, dove la Porca faceva macellare i volontarî italiani coi micidiali nuovi fucili francesi a retrocarica. Nel partire di nascosto egli  lasciò scritto: «… anch’io se fossi padre di figlio unico lo crederei un dispiacere grandissimo. Purtroppo sai che già da molto tempo Roma grida e chiama la gioventù italiana, a prendere un’arma per liberarla da quel cattivo genere che fu sempre un partito nocivo per l’Italia, e l’universo intero lo sente. Quindi anch’io vado. Fra poche ore se tutto andrà bene, se non sarò arrestato prima di varcare il confine pontificio, sì anch’io impugnerò per la seconda volta [prima a Bezzecca] un’arma, per snidare quegli infami che cercano di sostener l’Obolo di S. Pietro e del Padre Santo, che dopo la messa va a sottoscrivere sentenze di morte ai poveri giovani che combattono per la propria Patria».   

 

GIGLIOLA ARVOTI

Giovane carabiniera. Rientrate dall’Iraq le salme dei soldati in missione di pace uccisi dai barbuti, parla della bandiera nazionale, il «simbolo della nostra gente, di secoli di lotte, di sofferenze, di gioie». Pomposi personaggî declamano davanti alla lunga fila di feretri avvolti nel tricolore frasi retoriche e altisonanti. Il vescovo di Caserta, fremente d’ignobile sdegno per un rito che cementa la nostra unità, camuffa con ipocrita pacifismo la sua rabbia ferina sempre ribollente contro l’Italia nell’immondo cuore pretesco, l’Italia risorta abbattendo il nefando Stato della Chiesa, ed insulta vigliaccamente i caduti. Pacato e toccante all’opposto l’intervento della bella Gigliola, dal lessico fluido, preciso, senza ricerche d’effetto. Nnulla più del dovuto. Si è detto: Come è difficile essere semplici! Non per lei, che sa trasfondere emozione senza dover inventare nulla. (v. Bandiera)

 

GIOVANNA D’ARCO

Una patriota che la chiesa, sempre prostituitasi al più forte, per ingraziarsi gli inglesi signori di mezza Francia, nel 1431 bruciò per ordine scritto di pugno papale, e che cacciò a friggere per saecula saeculorum nel fuoco infernale imprecando, “tra pianti e stridor di denti”, con Satana e i suoi diavoli, contro Dio, Gesù, san Giuseppe, la Madonna e tutta la folla dei santi. Ma eccola quindi riaffiorare ustionata, scarmigliata e bestemmiante dopo venti anni di strazî, per un brusco dietro-front dell’Infallibile Vicedio che vede i suoi amici inglesi battuti ripassare la Manica, dal suo cocente domicilio coatto, luogo di dannazione da cui nessuno ritorna. Correva l’anno 1456 quando la pulzella di Orleans finì tra le farfugliate scuse dei preti la sua non allettante villeggiatura. Ma dopo secoli di silenzio per farla dimenticare, la pulcelle diabolique diventa un idolo dei francesi. E al Lurido conviene, digrignando i denti, santificarla, giusto in tempo, troncato di colpo il suo funesto idillio con il non più trionfante Kaiser, il crollato “novello Costantino”, a cavalcare l’onda montante dei vincitori. Ma che può fregare a chi s’ingrassa sulla idiozia dei creduli del proprio continuo smerdarsi? Per colui che pensa solamente al danaro,la Giovanna fu un affarone: pagato due volte, e sempre a peso d’oro. Dagli inglesi per bruciarla, dai francesi per santificarla: trenta milioni di franchi del 1920!

 

GIOVANNI XII e il povero Merdoglio.

Papa legittimo, non uno dei tanti furbescamente etichettati, per cancellarne le scomode brutture, antipapi: «Nel nome della Santa Madre Chiesa, Noi dichiariamo eretico [ossia punibile con il  rogo, ndr] chiunque ardisca sostenere che Gesù sia nato e vissuto povero» (Papeide, XXIV n. 251). Ovvio dunque che ora i boss della religione dei poveri grondanti gemme, lingotti e bigliettoni, ci beffino dicendosi nemici dalle ricchezze. PS 2013: Il neopapa è un ipocrita gesuita, vale a dire altamente specializzato  nel prendere il prossimo per il culo. Recita la farsa del Poverello d’Assisi, e vuole farsi credere povero, l’uomo più ricco del mondo, ex spione e manutengolo del defunto sanguinario Videla, che si orna di croci e anelli «di legno e di ferro… solo bagnati nell’oro».

 

GIUSTIZIA

«Giusto che tutti abbiano orrore – dicono i dolci gesuiti – verso quei sepolcri imbiancati e fetenti, che ricoprono con un poco d’onestà naturale un animo senza religione. Se non si usassero tanti riguardi, come scioccamente si usano verso costoro, le città cattoliche non avrebbero tanti audaci, i quali, con la fronte proterva e il cuore corrotto, menassero vanto di rigettare le credenze cristiane e calpestarne le pratiche: ma siccome i più, per tema d’esser tacciati d’intolleranza si rappicciniscono, non osano fiatare, o anche peggio per dappocaggine e per viltà d’animo li approvano, così quei felloni imbaldanziscono senza misura.» (OPC) Ci vorrebbe anche qui un Bin Laden, parevano auspicar i soldati del papa. E adesso lo invocano apertamente, come un tristo buzzurro che afferma: «Io sono uguale a san Pietro che taglia l’orecchio all’incredulo, bisogna adottare le misure forti e imitare i musulmani, che puniscono duramente chiunque offenda Maometto» (Radio Maria, 09-06-2007). A infiammare sì pii propositi un prete aggiunge: «Dio non rifiuta la violenza, se essa è preceduta dalla preghiera» (ib.). In effetti le torture e i roghi erano sovente preceduti da litanie e inni accompagnati da struggenti violoncelli.

 

GLI ITALIANI

Chi più coglione? Pagano a peso d’oro calcî tirati a una palla e melensaggini vomitate dai labbroni papali.

 

GLI EROICI LECCA

Uno spocchioso pennivendolo laico: «Quelli che se la prendono col Papa, che è tanto buono, ma non hanno il coraggio di attaccare l’Islam, che non perdona» (Feltri, 18-12-2006). Sappia, detto spocchioso, che preti e imam per noi sono letame (v. Don Zega, ecc.), e che a un crociato dalle immerdate brache e lingua a penzoloni come lui ben s’attaglia la patente di vigliaccheria che affibbia agli altri. Un pio leccaculo troverà mai tempo di criticare i barbuti?

 

GOBBA E CORNA

Spregiano la materia ed esaltano lo spirito, ma annichiliti dalla grandezza dell’irraggiungibile laicista Giacomo Leopardi, volano basso, strisciano, si avvoltolano nel fango e per rivalersi della loro nullità lo scherniscono nel fisico. Gli saltellano dietro la schiena, storcono la bocca, gli fanno il verso. Deridono i difetti dei non abboccanti le catto idiozie, ma non le ramificate corna sporgenti dalla fronte del casto sposo di Maria.

 

GOCCIA D’AMORE

«Basta una sola goccia dell’amore divino a infondere un’immensa gioia» dice don Livio/a, la baldracca che gioisce adorando i suoi dei: i mille carnei pistoni in lui stantuffanti. (Radio Maria 18-01-2009)

 

GORDUÑA

Speculare in Spagna alla pia siciliana figlia dell’Inquisizione, la mafia, era la gorduña, che uccideva in segreto (l’esercito francese ne sequestrò i registri con tuti i nomi delle vittime e dei mandanti) quanti al clero non conveniva bruciar chiassosamente sulle piazze. (Papeide, XXXIV n. 351) (ABC: Assoluzione, Cazzo, Crocesegnati, Diritto d’asilo, Don Ciotti, Mafia, Riguardi speciali, Santa Mafia)

 

GOVERNO MONTI

Governo bancario a connotazione papista, col leader-vatico-tele-comandato che va a messa incollato alla moglie (v. La messa degli asini), e con sconcî ministri chiesastici che fan prorompere il gongolante cardinale Bertone in un: «Bella squadra!». Nociva come la guidata dall’abominevole nano dagli zii preti e suore, altro pupazzo tirato dal clero. Dalla padella alla brace. Il compassato parruccone, neo montone di merda, ringrazia lo gnomo che gli «ha aperto la strada politica» e ci invita a lasciare «il posto fisso, che è una noia, una monotonia», in cambio di una stimolante disoccupazione. Ma lui il posto fisso e strapagato di senatore a vita, le due pensioni e i due milioni di rendita se li tiene ben stretti al papistico cuore (01-02-2012). Ciliegina sulla torta: munge ferocemente i poveri ma non grava minimamente sugli epuloni preti e laici «perché – balbetta – per conoscerne il numero completo servirebbero due anni». Tassare il clero, maxi-evasore fiscale? «È cosa a cui – risponde – io non ho pensato». Troppo assorto nello spremere i piccolo-borghesi e i più miseri, perché «i governi precedenti hanno avuto troppo cuore» (03-02-2012). Bella squadra? Bella merda! PS: La sua ministra Fornero (1.700.000 euro l’anno), ai centomila esodati messi sul lastrico: «Io non sono qui a distribuire caramelle!» (26-03-2012). Chi più insolente di questi sordidi bigotti, acefali dediti al sacrificium intellectus, il dogma che vieta di pensare defecato dal beato Pio IX? Il Monti se ne fotte dei tanti suicidî per le sue leggi congegnate a tutela dei ricchi, perché, ci rivela, «gli italiani sono abituati a soffrire» (15-04-2011). Respinge persino una mini-patrimoniale (0,5%) e un tetto agli avidi che ingurgitano delle somme mostruose, mentre in Francia la patrimoniale è del 70 % e il tetto del 20 %!. (11-05-2012). (v. “Noi non…”)

 

GRAZIE DIVINE

Ai melensi criminali reverendi di Radio Maria che definiscono «le malattie grazie mandate da Dio» (23-07-2006), pensando che sono per loro delle ottime occasioni per atterrire, ricattare e spremere tanti bei soldonii agli infermi e ai loro parenti, noi ne auguriamo molte, compresi dei divertenti cancri all’ano, tanto piamente abusato.

 

GREGORIO I

Santo, papa dal 590. Bruciò le opere dei classici, come Orazio e Livio, «solo perché i giovani le preferiscono al Nuovo Testamento. A partire da lui, la vicinanza di un libro pagano è giudicata un vero e proprio pericolo per l’anima pia. Egli si faceva chiamare Console di Dio senza celare il suo odio per i libri e la cultura». (Lucine Polastron, Libri al rogo, ed. Bonnard)  

 

GRILLO PARLANTE

Il libro dell’urlacchiante clown dettatogli dal bislungo e riccioluto Casaleggio fustiga tutti, finanzieri e ladri di caramelle, ma tace sui feroci ladroni che devastano Papalia (la ex Italia) e gavazzano alla facciazza nostra all’ombra dell’opulento Cupolone. E nei postumi Ventidue punti manco li cita. Laspus mentis? Amnesia da sbornia? Mistero della fede? Indovinala, Grillo! (2012) PS. Fa l’anticlericale ma non esige, mettendo nero su bianco, che la criminale congrega ecclesiastica paghi le tasse, compresi gli spropositati arretrati, che finora ha sempre bellamente eluso ad esiziale danno della nazione. Furbastra collusione tra miliardari? O sola paura dei preti? Forse entrambe. Sarà forse un gran Grillo Parlante, ma anche un penoso Grillo Talpa.

 

GUARDATE GLI UCCELLI

«Guardate gli uccelli dell’aria. Come nutre loro, non nutrirà il Padre celeste anche voi, che siete i figli suoi?». Così la fola. Neve e gelo uccidono tantissimi uccelli. E i milioni di bambini morti di fame grazie ai papi anti-preservativi e seminatori di Aids?

 

GUARESCHI

Patriota, monarchico e autore del molto famoso Don Camillo. Cattolico sui generis, dei rari che  osano, contro il divieto di usare l’intelletto (il sacrificium intellectus) consacrato in dogma dal Vaticano I, pensare con la propria testa. Dunque pericoloso eretico. Liberato da un lager nazista, era democratico e nazionalista. Nel 1954 pubblicò due lettere, di cui una autografa, confiscate nel gen. 1944 dal tenente Enrico De Toma e altri militari a pretazzoni, e nel dopoguerra attribuite dal perito calligrafico del tribunale di Milano ad Alcide de Gasperi (il Von Gasper). Che dal Laterano, dove stava rintanato, istigava a bombardare di nuovo Roma e l’acquedotto, dopo l’attacco del 19 luglio 1943 (il più terrificante su città italiane), e a centrare i suburbani Tiburtino, Prenestino, Latino e S. Lorenzo, ben lontani dal Vaticano. 7.000 morti e 40.000 senza tetto affinché l’allampanato Predicatore di pace di turno corresse dopo l’incursione con codazzi di  cinematografari e birri ad esibirsi impettito, quasi con un paletto in culo, volgendo gli occhi al cielo e spalancando le braccia aperte a mo’ di Cristo in croce. L’atroce show avvenne sotto raffiche di flash (preceduto da minuziose prove della consumata star del film Pastor Angelicus), grazie a cui tuttora la Pio/a XII gira il mondo a strappar lacrime e quattrini. Chi non ha visto il tristo Gran Prete gesticolare tra i sinistrati nelle immagini che gonfiano il prestigio di quanti vanno  a radicare ovunque la più sanguinaria teocrazia? Roma non aveva mai subìto pesanti incursioni (per riguardo al papa, si diceva), e quando alle 11 del 19 luglio 1943 si udì ululare le inutili sirene, solo i pavidi discesero, tra sorrisi di compassione dei più, nei rifugî antiaerei. La strage, del tutto imprevista nel clima dell’imminente armistizio (la nazi Colonia colpita da 1.578 tonnellate di esplosivo di 1.046 aerei nel 1942 contò appena 474 vittime), servì (grazie al dio Motore della storia) a propagandare la pia pantomima. La pagliacciata papale (ripetuta il 4 agosto dopo un’altra gragnola sul Tuscolano e il Prenestino) depresse il Duce, impedito ad accorrere a rianimare i superstiti. Era a Feltre in incontro segreto (non per il Vaticano!) col Führer, e «dovette sopportare pazientemente, alla presenza dei generali italiani, la critica pedante di Hitler. Nel colloquio si agitò per le notizie esagerate circa il primo attacco aereo su Roma, cosa che gli impedì di seguire le argomentazioni di Hitler. Già molto imbarazzato all’idea che la conferenza potesse essere giudicata dai  romani un pretesto per sfuggire alle bombe che si abbattevano su Roma, fu costretto a calmare i suoi accompagnatori…» (Walter Rausher, Hitler e Mussolini, Newton & Compton, 2001, p. 470). Magistrale pio colpo gobbo! Smerdato il Duce e gonfiato il papa! Ma non la spuntano con il re, uscito senza scorta col solo generale Puntoni a dar prova, lui sì, di vero coraggio non sapendo, all’opposto dell’eroico papa, che alle quattro ondate di 500 bombardieri non ne sarebbero seguite altre. Papa proverbiale vigliaccone, uscito da casa in assoluta sicurezza. Il re era già corso a Messina con il sisma (83.000 vittime) ancora in atto, mentre Pio X omaggiava la virtù della prudenza ben tappato chiotto-chiotto, non potendo patteggiare coi terremoti come invece farà poi il XII con le fortezze volanti. Secondo catto copione, il re passerà tra le fumanti macerie bersagliato dagli insulti dei semplici estasiati dal papale coraggio. La seconda incursione su S. Lorenzo con 1.000 tonnellate di esplosivo si rinvia all’indomani, alle 16, per permettere a bell’agio papale un ulteriore istrionico dimenamento (v. Papa in agguato). Dopo l’ulteriore buffonata i preti propalano che l’emulo di Gesù agonizzante si trovò la veste macchiata di sangue. Una balla da tutti deglutita. «È stato un vero delirio di popolo. – registra la polizia – Si è detto che il Papa esce a confortare il popolo, mentre il Duce che ha fatto la guerra non ha il coraggio di visitare i luoghi bombardati.» De Gasperi denuncia Guareschi, contando sui giudici pii, che rigettano come «inverosimile ogni ipotesi di sua colpevolezza». La corte rifiuta di udire i testimoni, respinge gli esami di ben tre periti calligrafici e, dulcis in fundo, incenerisce come in un antico autodafé i fogli incriminati. Il reo sconterà in carcere la pena di 14 mesi, respingendo le reiterate domande di grazia suggeritegli dal batrace Alcide incaponitosi ad estorcergli degli atti di viltà per sputtanarlo. Dato lo strapotere del Vaticano, covo di crimine e iniquità, come credere alla clericale giustizia? In spregio all’interesse nazionale, la soppressione dei documenti rese impossibile, nel processo durato solo tre giorni (!), il verdetto della Storia. Ma ammessane e non concessane la falsità, a maggior ragione essi dovevano essere gelosamente custoditi per future verifiche su un misfatto dalle ripercussioni non equiparabili a casi banali. La frenesia di bruciarli prova solo la paura della loro riconfermata originalità. Un analogo precedente, nella congiura della Stuarda per assassinare Elisabetta I: «Dalla prigione Maria ribatte: “le lettere sono false”. Oggi non è più possibile stabilire la verità perché gli originali sono scomparsi e rimangono solo alcune copie; ma allora, persino Norfolk, Arundel, Northumberland, e Westmoreland, più tardi coinvolti e travolti dal fascino di Maria, nell’esaminare gli scritti li dichiararono autentici» (Dara Kotnik, Elisabetta d’Inghilterra, Rusconi,1984). Durante il pomposissimo funerale  di Pio/a XII esplose fragorosamente la bara, tanto compressi erano i gas sparati dalla sua carogna. (v. Perizia grafica, Papa in agguato, S. De Gasperi, Cattivi maestri, Dreyfus, Eroismo di Pio XII, Guerra e pace, Guerra giusta, Guerre, Guerre dei due Pii, Guerre del xx sec., Ipocrisia, Inverosimile, Leone XIII, Navi e poltrone, Padre Lingam, Sarajevo 1914, Terremoti, Zelanti; e in Hanno detto: Cadorna)

 

GUERRA GIUSTA

Per gli sprovveduti sarebbe amante della pace, solo perché se n’empie le sanguinolente fauci, il papame che provoca sempre discordie e guerre, e desiste con riluttanza solo se costretto da invincibili forze esterne (v. Guerre, Sarajevo 1914, ecc.). La moltitudine è irretita dal bla-bla-bla pacifista dell’Infallibile, il sistematico fomentatore d’inimicizie e di lotte a suo basso fine di lucro. Nel far spezzettare la Jugoslavia in odio ai cristiani ortodossi, la Santa Sùbito grugniva contro la «viltà» degli italiani, restii ad una «guerra giusta» con un diluvio di bombe a grappolo e all’uranio sganciate su Belgrado. Ma quando l’Onu respinse dal Kuwait Saddam, alla Porca tanto caro per aver assassinato centomila comunisti, essa sbraitò: «Non esistono guerre giuste e guerre ingiuste, sono tutte ingiuste!». (ut supra)

 

GUERRE

Puntando sempre sui prepotenti il papame abbraccia i vincitori  sodomizzanti e fomenta guerre. Inaugurate attirando i barbari per spartire con loro le spoglie dei vinti, nei sec. XVI e XVII suscitò ferocissime lotte europee per trucidare gli eretici, far soldoni a palate e saccheggiare l’Italia. Disse il Predicatore di pace Paolo V, che spogliò di quasi tutti i marmi il Colosseo per far costruire sacre porcate edilizie: «Le guerre tra i prìncipi d’Italia conservano la tranquillità del patrimonio di San Pietro, mentre la loro pacifica unione ne minaccia l’esistenza e la pace» (Gregorovius). (Alle armi, papisti!, Bastardo, Cadorna in Hanno detto, Guareschi, Guerra giusta, Guerre dei due Pii, Guerre del XX sec., Ipocrisia, Inverosimile, Leone XIII, Padre Lingam, Perizia grafica, Sarajevo 1914, Terremoti e Zelanti)

 

GUERRE dei due PII (XI e XII)

Ad istigare Hitler alla guerra galeotto fu il papa e chi lo elesse. Già al futuro Führer,  imberbe zelante chierichetto e corista, un fratacchione indicò nei “perfidi ebrei la causa di tutti i mali”. Durante la guerra civile spagnola a saldo delle due primarie fasi di quella mondiale, catto cruzada anticomunista contro un governo dei socialisti, repubblicani e  liberali del tutto privo di comunisti (il tre % nella nazione!), il clero fruì del massiccio intervento degli utili idioti italo-tedeschi. Con l’iberico sacro macello la Santa Porca poté affondare i sanguinolenti artigli su latifondi, immobili, banche, industrie e sui ricchi giacimenti di rame e ferro del Rif di cui, in nome della povertà evangelica, pretese il possesso. Per i 40.000 morti di un’Italia svenata dalla guerra, mentre Hitler intervenuto soltanto con aerei (150 morti) otteneva tutti i minerali necessarî alla sua industria bellica, il Duce ricevette in cambio il grande onore di bearsi del sinistro ghigno papale. Nella strage di 200.000 prigionieri fucilati dai clerico-lacché dopo la guerra primeggiarono i gesuiti, «i più violenti istigatori alla repressione» (Bahamonde). E sarà Pio/a XI a fornire ad un prelato (v. Mons. Tiso) la miccia che farà avvampare le polveri di Danzica, dopo aver incitato ad assassinare, con la Lettera collettiva dei vescovi spagnoli, i laicisti come «eroico rimedio», avendo «Dio permesso che il nostro paese si muti in banco di prova dei sistemi e idee che ambiscono conquistare il mondo» (01-07-1937), mentre i cardinali Ilundain e Gomà y Tomas proclamavano essere «l’amore di Dio proprio dei nostri padri ad armar la mano di metà della Spagna». E il «cardinale Gomà si pronunciò: questa guerra è una crociata e terminerà solo con lo sterminio dell’avversario» (Jorge Reverte, L’arte di uccidere, Mondadori 2010, p. 110; S. Julià, Vida y tempo de Manuel Azaña, pp. 413 sgg., cit. da). Il pretume s’intrufolò nelle operazioni militari sobillando 22.000 baschi a tradire la Repubblica e consegnare ai fascisti e ai marocchini 80 pezzi d’artiglieria, 15.000 fucili, migliaia di proiettili e dieci milioni di cartucce. I telegrammi intercettati tra il Vaticano e Pnv. lo provano (Ib., p. 146). Ora il papame si batte il petto, pentito delle sue atrocità, ma le confina al solo medioevo. Quasi che le successive fossero meno esecrabili! Perché in gola alle Porche  raglianti pace! pace! non gettare manciate di fango? (Alle armi, papisti!, Bastardo, Cadorna in Hanno detto, e in ABC: Guareschi, Guerra giusta, Guerre, Guerre del XX sec., Ipocrisia, Inverosimile, Leone XIII, Padre Lingam, Perizia grafica, Sarajevo 1914, Terremoti, Tiso e Zelanti)

 

GUERRE del sec. XX

A parte gli antichi orrori, nell’ultimo secolo al clero dobbiamo la guerra libica del 1911 (sovvenzionata dalla Banca Romana), la mondiale divampata col gesuitico attentato di Sarajevo e la sua seconda fase nazi-fascista, la italo-etiopica tanto esaltata dal clero, la feroce crociata spagnola, il fresco macello attuato anche coi machete della Caritas in Ruanda e la guerra civile in Jugoslavia. Milioni di morti per un idolo eletto, a schermo dei papistici misfatti, Motore della storia. (v. in ABC: Guareschi, Guerra giusta, Guerre, Guerre dei due Pii, Ipocrisia, Inverosimile, Leone XIII, Padre Lingam, Perizia grafica, Sarajevo 1914, Terremoti e Zelanti; e in Hanno detto Alle armi, papisti!, Bastardo, Cadorna)