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LA CATTO-PACE

Al papame non basta fomentare guerre blaterando pace!, pace!. Lo fa pure apertis verbis. La Woitjla grugnì e ci gratificò di viltà perché restii a colpire Belgrado con bombe a grappolo ed uranio. Innocenzo X, scatenata la prima guerra dei Trent’anni foriera di molti milioni di morti per battaglie malattie, fame e cannibalismo (la Germania decrebbe da 24 a soli quattro milioni di abitanti), saputo che i popoli, esausti, deponevano le armi, imprecò contro l’intesa di pace, la maledì e la bollò «nulla, illegale, invalida, iniqua, ingiusta, condannabile, biasimevole, insensata, per sempre priva d’effetto e significato». Anche il secondo conflitto trentennale (1914-45) fu innescata dal papa (v. Sarajevo 1914), e in seguito la Madonna ne annunciò l’ultima fase, con un Hitler pretescamente istigato ad attaccare l’Unione Sovietica, non senza minacciata ulteriore catastrofe «…se la Russia comunista non si consacrerà al mio sacro cuore» (Radio Maria, 12-02-2010, h 21,15). E ora «Non abbiate paura degli islamici! – urla don(na) Livio – Sono gli atei, gli indifferenti, gli agnostici i veri nemici! I nemici di Dio! I figli di Satana!» (ib.). Altra gente da sanguinosamente immolare in combutta con l’islam.

 

L’ACCHIAPPA-
-SOLDI

Il logorroico fondatore del Gruppo Abele nonché trascinatore di no-global donScns0121(na) Ciotti, intasca in quel di Fagnano, «dopo una serata molto partecipata all’oratorio San Stanislao» (La Provincia, 23-01-2006) e le solite scontate fanfaluche sulla pace, solidarietà e giustizia, 10.000 euro destinati, a suo dire, agli affamati della Costa d’Avorio erranti all’ombra dei nuovi San Pietro e Vaticano, più colossali e grondanti oro degli originali di Roma, edificî ciclopici che però si guarda bene dal citare per non far sapere che, grazie ai criminosi papali sperperi, le inutilissime costruzioni continuano a succhiarci sangue per la loro costosissima manutenzione e per la image001goduria degli ecclesiastici colà deliziosamente climatizzati. Per la leggiadra e vezzosa eleganza con cui l’accorato linguacciuto don ha agguantato la gonfia busta, del cui contenuto ai poverissimi indigeni scheletrici e tutti avvolti da nugoli di mosche e zanzare non andrà un beneamato cazzo, i parrocchiani gli tributano la loro riconoscenza come riferisce l’incipit del pezzo a lui dedicato: «Fagnano ringrazia don Ciotti…» (ib.). Non il furbastro don(na) ringrazia i torcicolli degli indebitamente agguantati bigliettoni, bensì i potentemente pifferati ringraziano l’ingordissimo pifferaio. (v. Cattedrale nel deserto e Don Ciotti).

 

LA CHIESA FREGA

«La Chiesa non ci aiuta!». È il grido angosciato emesso (31-07-2007) dal cattolico Prodi, presidente del consiglio di un’Italia che soprattutto per le spropositate elargizioni del nano alla Santa Porca sprofonda nei debiti. Prodi senza metafore dichiara, papale-papale, che il clero non paga un cazzo sulle centinaia di migliaia di edificî e i milioni di croccanti bigliettoni sottrattici. Non paga tasse, mentre si abbuffa dell’otto x mille e di infiniti altri ben più grossi introiti. È la prima causa dei nostri guai. Non lo gridano solo i  laicisti, gli atei e i liberi pensatori, maledetti dal pretame, ma pure un pacioso democristiano, chiamato il parroco di campagna, per troppo breve tempo (stando pesantemente sulle ovaie al papa) a capo del governo. Che inoltre dice: «In chiesa non ho mai udito in alcuna omelia attaccare gli evasori fiscali». E ti pareva! È proprio lei la di gran lunga più ladra! Essa ficcanasa in tutto: politica, economia, spettacolo, scienza, e s’atteggia a castissima e pura per poter intrufolarsi più facilmente tra cazzi, culi e fiche. Solo l’ingenuo Prodi può sperare che si attenui la smisurata clerico-ingordigia! I vescovi, uniti con la pece al rapinato malloppone, reagiscono furibondi. Guai a chi li tocchi sul piamente rubato! Difendono gli evasori totali per difendere se stessi: «Non si devono pagare le tasse ingiuste», «lo Stato non è perfetto e non può esigere l’altrui correttezza» (agosto 2007). Da che pulpito! E l’Avvenire si fa beffe: «Non ci si può ricordare della Chiesa soltanto quando qualche emergenza [= l’evasione fiscale] lo richiede, e scordarsene se proclama e difende i principî moralî». Dà la stura al tritissimo dolciume sulla famiglia (dal clero mortalmente odiata!), tessendo panegirici anti-sesso e facendo ìntimare dal suo sguaiato tirapiedi Casini: «Prodi dovrebbe farsi gli affari suoi, non spiegare ai preti ciò che devono dire in chiesa!».     

  

LA CHIESA
RISPETTA

Un membro della più ipocrita criminale delle congreghe, un gesuita, il pontefice Merdoglio/a, sfrontatamente sputa: «La Chiesa rispetta la coscienza altrui» (Radio Maria, 10-02-2014, h 18,30).

 

LA CHIESA STIMA

«La Chiesa guarda con stima anche i musulmani, i quali – sostiene il Vaticano II – adorano l’unico Dio, Dio misericordioso, onnipotente, vivente, sussistente» (Woitjla, Non uccidere, p.173). Ma al papa non frega un cazzo che per l’unico Dio vivente, misericordioso e chi più ne n’ha più ne metta, i cari islamici frustino, infìbulino, escissino, sfregino con l’acido e lapidino milioni di donne. Ed anche se ne sbatte degli omosessuali (benché lui stesso frocione al cubo) staffilati, torturati e impiccati in nome di Allah. Abbraccia gli assassini e seviziatori con culanicissimo ardore «perché sono poveri». Cari «fratelli terroristi», che a suon di sauditi petrodollari uccidete vecchi, donne e bambini e distruggete le opere d’arte! Ma che frega al Santo Porco? In cambio del suo turpe filo-islamismo stringe in pugno la garanzia d’immunità rilasciatagli col lodo Moro (v. I talebani), da Bin Laden. PS. pur la Ratzy e poi la Merdoglia, gesuita (il che è tutto dire!) umile tra gli umili, povero tra i poveri, misero tra i miseri, lo leccano vigliaccamente ai cul-in aria e continuano ad odiare e infangare gli ebrei.

 

LA COPPIA BELLA

Dio li fa e poi li accoppia. Almeno anche li accoppasse! Mentre la Woitj affacciata alla finestrona ficcanasava, condannava ed inveiva per un graffio a un prete, altamente se ne sbatteva delle gole segate nel sonno, in Algeria, ad undici marinai italiani dai suoi cari fratelli terroristi che, ingrati della pontificia complicità, poi chiameranno il languido Ratzy ignorante, ciarlatano, scimmia e maiale. Che come per i nostri uccisi taceva sussiegoso, ora così sta zitto per i braccianti nepalesi sgozzati dagli islamici in Iraq. (31-08-2004)

 

LACRIME A IOSA

Don(na) Livio: «La Madonna a La Salette piangeva disperatamente, dirottamente, come a Siracusa e a Civitavecchia. Però in Italia erano statue che piangevano sangue, mentre a La Salette a piangere era la Madonna vera, in persona!» (Radio Maria,16-08-15). Piangeva per le orrende carnalità, come dichiarò in quel di Bonate, che tra i tanti massacri della guerra si sbigottiva solo per i peccati delle mamme. Madonna inorridita degli intollerabili atti eterosex, ma in estasi per il don(na) con mani, bocca e culo strapieni di cazzi. (v. Benedetto XV, Vaticinio).

 

LADRO e LADRO

Inaugurare il III millennio alleggerendo pescecani e speculatori del maltolto sarebbe un atto di giustizia e di equa ripartizione dei beni. Ma la Santa Subito non si alleggerisce del malloppo carpitoci bensì delle tasse. Vicaria di Dio, la lercia strozzina (v. Banco Ambrosiano).

 

L’AFFOSSATORE

Il capo comunista Berlinguer, dopo tanti anni di ogni fine settimana passati veleggiando nella baia di Stintino, occhi negli occhi con un furbastro gesuita amico del cuore di sua moglie, finì col mutarsi per papistico prodigio divino nel becchino del suo partito, e a saltellare invocando la ghignante Woitjla sotto la finestrona bianca. E giunse ad affermare, il marxista dalle brache calate: «Nei momenti difficili la Chiesa torna ad essere un riferimento per tutti noi» (Don Fortunato, La 7, 26-04-2014). E il presidente (un altro ex comunista) della Repubblica sentitamente ringrazia papa Merdoglio/a della lettera inviata all’ex anticlericale Pannella, commosso fin alle lacrime nel leggerla, per il sospeso suo ennesimo discutibile sciopero della sete (27-04-2014).

 

LA GENTE

«La gente vuol esser ingannata, dunque inganniamola», ripeteva un papa e così pensano i suoi ora più cauti epigoni, Merdoglia in primis, sfatando tutte le esteriori ipocrite melensaggini religiose fondate su cattolici riti tribali. E spernacchiano il netto divieto di Cristo di farsi chiamare padri, anzi il di gran lunga più porco sedicente Vicedio si fa salameleccare addirittura come Santo Padre. Nel citare Cristo che dice essere «il Padre maggiore di me» (Gv. 14,28), essi dimostrano di fottersi di smentire la Trinità fondata sull’eguaglianza dei membri. Per non dire del noto «È più facile che un cammello…», sconfessato dalle pie facce di merda con capziose contorsioni mentali.

 

LAICISMO

Laicismo è netto distacco dall’autorità ecclesiastica. Fa incazzare il clero che, tutto imbrattato di fecal sostanza, batte insistentemente la grancassa offrendo, la Merdoglio/a in primis,  l’ipocrita «dialogo coi non credenti». Come possa sussistere un vero disteso confronto, un autentico dialogo tra volenterosi laicisti e l’Infallibile Merdosità che li dice «ignobili» (02-01-2011), è un’inesplicabile mistero della fede. (v. Faccia di che?)   

 

LAICI e LAICISTI

Ogni pio briccone di mezza tacca si produce nel gioco delle tre carte coi distinguo gesuitici che spaccano il capello e ci dividono in laici e preti, fessi e furbi. E bolla laicista, quasi fosse vergogna, chi pensi con la propria testa, appioppandogli ogni vizio, la superbia in primis. Anzi, per non urtare i suscettibili ecclesiastici, nemmeno pronuncia laicismo per non fargli pubblicità gratuita, che benché negativa è pur sempre sgraditissima al clero, che non regala manco ciò che caca e a malapena tollera il termine laicato per dir creduloni. Il servitore si morde la lingua per non ferire i padroni nostalgici del medioevo, la mitica papal età dell’oro col gregge profondato nella miseria e nella crassa ignoranza, ex cathedra tenuto a denunciare, torturare e ardere le donne e i liberi pensatori, pur i genitori e parenti prossimi, allora eretici, oggi laicisti. (v. Aspirazione)

 

L’ALDILÀ

Un imbecille patentato chiama stupido chi non creda all’inferno e al paradiso (Rai Due, marzo 2011, h 07,35) (v. San Bonaventura). PS. Ed uno dei tanti fogli che si qualifica indipendente benché strisciante servo del clero, invoca il duro intervento della Digos contro lo «stupido e buffone», o «le realtà estremiste o comunque eversive», secondo cui «il papa Merdoglio [sarebbe] un incrocio tra una volpe e un porco che sputa sulle vittime di Hebdo ed istiga al più vile assassinio» (La Provincia di Varese, 07.07.2015).

LA LORO BOCCA

«La bocca dei bugiardi dice menzogne e giura il falso» blatera un prete, Merdoglio/a ante litteram, e con ciò rispecchia se stesso. (Radio Maria, 22-12-2005)

 

L’ALTRA GUANCIA

Si consente, tra le pseudo-democratiche censure, un mini-desiderio? Che i secessionisti sputanti sulla bandiera e i preti offerenti la loro altra guancia, ossia il culo, ai fratelli terroristi, passino le loro facce sotto rulli compressori traducendole in carta igienica. (v. Bandiera, Fratelli terroristi e VOLANTINI)

 

LA “MANO NERA”

Fondata a Giaffa (1919) per «schiacciare la lumaca ebrea prima che sia cresciuta». L’organismo si nominò Mano nera, come il fornito da un gesuita, un fanatico soldato del papa, agli assassini che accesero la miccia della seconda Guerra dei Trent’anni. (v. Sarajevo 1914)

 

LA MASCHERA

Don(na) Livio: «Amici carissimi, il demonio, al quale la Madonna schiaccerà la testa, astutamente porta la maschera dell’onestà e della beneficenza». Fuor di metafora: «Cari coglioni, cari bigotti acefali, pie teste di cazzo, i laicisti a cui schiacceremo la testa deprecano i nostri raggiri, ipocrisie, ricatti, rapine, omicidî e fanno – maledetti loro! –  dell’effettiva beneficenza». (Radio Maria, 01-11-2005, h. 16,50)

 

LA MECCA

Allah compassionevole e misericordioso maciulla molti suoi devoti nella bestiale calca della Mecca. Nel 2006 massacra 350 pellegrini nella bolgia di sassi scagliati contro i tre pilastri, i simboli del Male identificato nelle democrazie. Fatta salameleccare con chiappe insù la pietra nera, ne spedisce poi mille in bocca ai pescecani del mar Rosso. Noi non godiamo, noi non balliamo come l’imam Bakri che si scompiscia di gioia per le nostre disgrazie (v. Io godo). Noi proviamo compassione per i poveri deficienti islamici, benché deleterî per il criminale fanatismo (che fa gioire il papa) a loro inculcato.

 

LA MERDOLICA

FACCIA

Merdoglio non cessa di sbraitare contro i soldi altrui, «lo sterco del diavolo». Ma sul proprio danaro, – osserva l’amico Valerio B. –  non dice mai nulla: un grande sterco in cui guazza e affonda.

LA MESSA  degli
ASINI

Il prete si sbellica dal riso per chi ingoia le sue balle e bacia reliquie, come le sei punte di cazzo di Cristo e il mare di latte spruzzato dalla Madonna e infiascato in migliaia di contenitori (v. Reliquie). Al prete non basta dissanguar i fessi, deve pure prenderli per il culo, come nel recitare la messa degli asini. Nel buon tempo antico, «portava degli asini fin all’altar maggiore e le [loro] risposte erano ragliate» (Hodgart, La satira, Il Saggiatore., Mondadori 1969, p. 30).

 

L’AMICO STRANO

«Amico dell’Africa» è, per l’agiografo, la Woitjla (Grieco, Il pellegrino,. San Paolo, 2007). Amico/a del cazzo! Non solo metaforico, il culatoncello dalle velate mutandine rosa pastello! Nella savana  ivoriana dilapidò il coacervo di elemosine edificando una sardanapalica reggia, che si specchia nell’acqua alimentata da condotti di 500 km di un laghetto recintato e riservato, tra morti di sete, a pretesche godurie (v. Cattedrale nel deserto). Tutto taciuto dallo smanceroso agiografo, che  celebra la zuccherosa visita papale in Ruanda dopo avervi fatto assassinare in tre mesi, dai preti e dalla Caritas che distribuiva affilati machete alla feccia, 800.000 Tutzi poco papisti (v. I machete della Caritas). E non cita l’Aids, in crescita per la lotta contro i preservativi (non più prodotti dalla pia Serono spa) ingaggiata dalla Santa Porca tanto “favorevole alla famiglia”, tra l’altro incazzatissima per due preti che, tornati nel 1994 in Ruanda per far altri massacri, vi lasciano le penne. Sconvolta per tanto eroismo ma fottendosi dei Tutsi assassinati, singhiozzando invoca l’Altissimo dalla finestrona bianca, perché «i due sacerdoti scomparsi trovino per sempre nel regno dei cieli la pace che è stata negata nella loro terra amata».

 

LA MONECA
FAUZA

Opera di Pietro Trinchera (1700), illustre patriota anticlericale come gli altri geniali napoletani Giannone, Grimaldi, Galliani, Genovesi. La moneca fauza è un paradigma della doppiezza del clero che finge di aiutare i bisognosi (v. I machete della Caritas), come ora l’opulentissimo  Merdoglio che, dopo un anno di regno, per una misera elemosina di 200 euro, stacca con massima pompa un assegno e lo consegna al Cardinale elemosiniere, facendone rimbombare il mondo e sputando su Cristo, che proibisce la carità a rullo di tamburo e di assordanti strombazzamenti. Ne La tabernola abenturosa don Uzacchio storce il collo, miagola, giunge le mani come l’ipocrita gesuita Merdoglio per mimetizzare la sua cupidigia. Mentre il cauto Goldoni in politica e religione si dissimulava, il Trinchera, per la sua sincerità è dai pii perdonatori (v. Woitjla e Alì) imprigionato. Ma con clerico-disdetta una copia dei suoi manoscritti sopravvive clandestina fino al 1957. Sotto Pio XII solo Greco la stampa, mentre i grossi editori, grassamente finanziati dallo Stato, a scanso di cattoliche micidiali «aperture al dialogo» (anche dal Merdoglio/a molto strombazzate), come le stelle stanno a guardare.

 

LA MORTE

Meglio che trascinare vite invivibili, angustiate da inutili dolori. Noi però siamo abitudinarî, molto attaccati alle cose. Anche un oggetto spostato ci turba. Accettiamo solo l’usuale e ci sgomenta la morte. Su ciò s’impianta tutta la speculazione pretesca, tesa a sfruttare le angosce e le pene altrui, a prolungarli, plagiare i morituri e derubarli agitando degli spettri di cui nell’intimo il clero ride a crepapelle. 

 

L’ANTI-ANTI

Una femminista robotizzata al solo udire antipapismo si contorce e reagisce inviperita, subissata da fragorosi applausi: «Io non voglio neppure sentire nominare quella parola! Io sono anti-anti, anti tutto ciò che è anti! Sempre e soltanto pro!». Che magnanima! Che larga d’idee! Anche pro cancro non soffrendo la lotta anticancro? E pro Aids che dal 1996 al 2004, grazie all’anti-anti S. Porca demonizzante gli anti-concezionali, non più prodotti dal Vaticano  (Serono Farmaceutici spa, Roma) per passare a più proficui investimenti (armi, droga, mafia), raddoppia in Europa e decuplica in Asia e Africa? (v. Cardinal Tonini)

 

LA PACE PAPISTA

Specifico esempio la “San Bartolomeo”. Dopo la firma del trattato di Saint-Germain (1562) che garantiva libertà di culto agli evangelici francesi, san Pio V e Gregorio XIII si accanirono nell’assassinare. Offerta poi in sposa la figlia con rito cattolico a Enrico di Navarra per irretirlo, Maria Medici, nipote di due papi, profitta dell’afflusso evangelico a Parigi per le nozze, e obbedendo al papa fa trucidare i convenuti d’ogni età e sesso (24-08-1572). L’ecatombe conta nella sola Parigi circa 10.000 vittime e al pio grido ammazza ammazza, salassa salassa si estende a tutta la Francia. Esultante il legato pontificio si congratula col re, figlio della Medici. Idem nel 1914: a Vienna il legato si feliciterà con Franz Joseph che obbedendo a Pio X attacca la Serbia (v. Sarajevo 1914). Il bigotto primo presidente della Repubblica De Nicola riconobbe che per i papi «la pace non è assenza di guerra, ma solo pace dell’anima» (Discorso pubblico citato da RaiStoria, 18-03-2013).    

 

LAPIDE
in S. PIETRO

Una lapide indecentemente affissa in piazza San Pietro proclama «Salvatore di Roma» l’atroce ciarlatana Pacelli (in arte Pio XII), che per esibirsi teatralmente ai superstiti e impadronirsi del nostro Stato, ne fece bombardare il policlinico, il Verano e tre quartieri popolari densamente abitati: una clerico-scelleratezza contro l’Italia già vinta (v. Guareschi). Fatidica coincidenza: dopo 2.000 anni la Porca sceglie la stessa data per un uguale crimine. I crististi incendiarî di Roma (i cui quartieri furono gli unici non lambiti dal fuoco), da tempo avevano profetizzato che proprio il 19 luglio (come per la strage del 1943) con l’apparizione di Sirio, la stella più luminosa, sarebbe bruciata Roma, caput mundi, avviando così la dai preti sempre cupamente profetizzata imminente fine del mondo. (v. Nerone il Grande)

 

LA PORCA WOITJLA

Quando il vescovo salvadoregno Romero disapprovava i sanguinarî estremisti destrorsi issati al potere dagli ecclesiastici, fu bistrattato dalla maialona Woitjla che pretendeva imporgli di collaborare con loro. Romero disubbidì, e i tirapiedi della Santa Porca lo uccisero e spararono sulla folla del suo funerale assassinando trenta persone. La Porca ne godette pazzamente e intervenne, con incredibile merdosa faccia, a giustificare quel vile misfatto tuonando: «Nessun elemento ideologico pretenda strumentalizzare il sacrificio di un pastore!». 

 

LA PROFETESSA

PAPA

Afferma il dotto gesuita Joseph Gelmi che «san Pio[a] X previde la guerra mondiale da tempo, e quando finalmente esplose ne fu scosso profondamente» (J. G., I Papi, Rizzoli 1986). Ma da goduriosi fremiti del da tanti cazzi sfondato suo culo. Aveva profetizzato che «non sarebbe passato quell’anno [1914] senza che sarebbe scoppiata quella guerra che io dico». Molti preti testimoni di sì stupefacente presagio. Come Cassandra. Ma questa presagiva i crimini altrui, Sua Porcitudine solo i proprî. (v. Sarajevo 1914, ecc.)

 

LA PUTTANONA

Pio XI nel 1925 in odio ai laici repubblicani istituì, benché lui stesso ateo di ferro, la festa di Cristo Re per sobillare gli ignoranti peones messicani contro il governo della Costituzione del 1917. Nel ‘26 fallì la rivolta dei cristeros, costata ben 300.000 morti. Ai pii rimbecilliti  dagli ecclesiastici «migliaia di donne delle Brigate Giovanna d’Arco procuravano munizioni nascoste sotto gli abiti» (Cammilleri, Il giornale, 27-07-2013). Chi mai più impudente dei preti? Dedicare brigate sanguinarie a una giovane da loro orridamente torturata e arsa viva! Ciurleranno tanto nel manico fino a intitolarne altre a Huss, Bruno e Galileo?

 

L’ARCIBASILICA

Tra le meraviglie della basilica laterana (le colonne di bronzo dorato sottratte al tempio di Giove, le giallo-marmoree allo spianato Foro Traiano, l’urna di porfido strappata al Pantheon, il portone di bronzo alla Curia), spiccano le vere teste [di cazzo] dei santi Pietro e Paolo, la tomba del Farnese (a 14 anni vescovo e a 15 cardinale), e la vera tavola dell’ultima cena, su cui san Pietro, che mai vide Roma manco col cannocchiale da marina, celebrava le sue messe romane.

 

LA SANGUISUGA

L’esentasse Bergoglio che fa rima con imbroglio, dal suo trono d’oro grondante fiumi di sangue succhia danaro, case, terreni agli illusi, e poi li getta sul lastrico ululando: «Tutti abbiano una casa, una terra, un lavoro». (29-10-2014)

LA SANTA PUNTA

La preziosa punta del cazzo di Cristo, custodita dalla Vergine e poi clonata in molti esemplari, ognuno garantito autentica e unica parte del divino arnese, i cui superstiti lembi son tuttora venerati a Calcata (Roma), Anversa, Metz, Hildesheim, Charroux, Poitiers, Santiago de Compostela. Cazziali reliquie che tuttora calamitano tanti sborsanti fessi. La prima, rubata da un lanzichenecco del sacco di Roma, fu poi per caso rinvenuta e restituita agli angosciati preti da una certa Maddalena Strozzi, sùbito compensata dal buon Dio con una paresi totale alle dita in punizione dell’atto sacrilego, covando l’Altissimo il fondato sospetto di sue anteriori palpate ad altri cazzi, perlomeno a quello maritale. È imperscrutabile mistero della Fede la decisione della Vergine di affidare la preziosissima reliquia, nel suo glorioso catapultarsi in cielo, alle mani, fra le tante candidate alla custodia, di Maria Maddalena, la donna in grado di tenere sulle dimensioni e le funzioni dei cazzi delle dottissime conferenze. Di lei una chiesa di Roma conserva un intero piede, ed una dedicatale nella Francia del Sud il santo teschio. (v. Pellegrinaggî)

 

LA SUPERSTIZIONE

«È molto diffusa in Italia. Molti praticano gesti vecchi di secoli per scacciare il male e credono che statue di plastica di Maria o di Gesù piangano sangue.» (Nick Squires, Telegraph, 09-02-2010)

 

L’ATEO

Dello scellerato papistico menagramo l’ateo non teme.

 

LA TERRA

FURBASTRA

Papalia (ex Italia), terra di furbi: papa, Fo, Benigni, Grillo, Sgarbi,. Quintetto di pagliaccioni. Al Merdoglio/a, ingordo opulento gesuita dalle scarpe rotte e l’utilitaria di seconda mano, Fo entusiastico grida: «Stupendo!»; l’altro altrettanto penoso guitto Benigni guaisce strimpellate alla Vergine e sottopone i copioni dei suoi film al papa;  il terzo baciapile, il Grillo parlante, attacca tutti tranne l’impostore di tre cotte scimmiottante Francesco, e glielo lecca esclamando: «È un Papa grillino!» (01-12-2013); e il tuttologo Sgarbi supera tutti quanti in piaggeria plaudendo Merdoglio/a che sputa sui morti di Charly Hebdo. PS 2015. Nell’arena di Verona l’ex fanatico sinistrorso Fo, incapsulato in una smunta palandrana impressiona gli sprovveduti (v. Ferrara Giuliano) professandosi ateo, e dopo una girandola di finte empie beffe si sbraca declamando pro Porca. 

 

LA TROIA don(na)

LIVIO

Ai pii imbecilli: «La Madonna dice di pregare perché i politici siano strumenti suoi» (Radio Maria, 25-09-2012, h. 10,13).

 

LATTANZIO,

Padre della chiesa

«Quale è la causa e il principio del male? Perché Dio permette che esista, invece di rimuoverlo e sopprimerlo? Perché sin dall’inizio  Egli creò un principe dei demoni, che avrebbe corrotto e distrutto tutto? Non si può intendere il bene senza il male, né il male senza il bene. Ti dico in breve che Dio vuole che sia così. Prima di ogni altra cosa, Dio creò due fonti di cose, opposte e in lotta tra loro: lo spirito giusto e lo spirito corrotto, di cui uno è la destra di Dio, l’altro la sinistra.» Che misericorde!

 

LATTERIA

Meno spilorcio dei preti, Gesù sfamò la folla con i pani e pesci. E la dissetò, magari coadiuvato dalla campionessa di produzione lattifera sua madre, che riempì damigiane, fiaschi, scodelle, ampolle, ghirbe, ciotole, botti e bicchieri, tutti quindi esposti in migliaia di chiese e conventi ai generosi sborsanti babbei. (Papeide, XXIX n. 301). Un liquido sprizzato a fiotti, a torrenti, a fiumane dalle colossali tette, e infine risucchiato negli spazî siderei al rullo dei tamburi giacobini. Ma non si disperino i baciapile per tale poderosa evaporazione casearia! I fedeli già afflitti dalla mancata promessa contemplazione del cazzo del Supergenio Umberto (v. Eco), potranno sempre bussare a un tempio che respinse gli ordini blasfemi e tuttora conserva del latte mariano, come S. Marco di Venezia, o S.ta Maria Novella di Firenze. E forse anche nelle loro avidissime fauci come già a un gran santo prono in fervida preghiera, la Madonna vorrà spruzzare degli schiumosi getti a titolo di papistico campionario.

 

LE CROCIATE

Tra tante asinerie un prof di storia afferma che «le crociate, oltre il Sepolcro, servivano a difendere Costantinopoli dall’invasione turca» (Radio Maria, 18-06-2005, h.19,20). Ma non furono proprio i papistici crociati a saccheggiare e a incendiare il centro dell’autentico cristianesimo e a massacrandone altresì gli abitanti? E mentre incombeva l’islam, non fu proprio il pontefice, tanto supplicato dagli assediati, a rifiutare di mobilitare i monarchi tutti a lui succubi per soccorrerli? Così finì il glorioso Impero Romano d’Oriente, ultimo faro di civiltà nel mondo papisticamente e islamicamente immerdato. E ora lo gnomo sì caro alla Madonna (v. Ve accumpagna) saltella sui tacchi rialzati e saccheggia Papalia (ex Italia) privando anche gli enti culturali d’ogni sostegno statale per devolverlo ai parassiti chiesastici. (dic. 2005)

 

LE DOLCI PAPESSE

Che dolce e lieto turbamento deve aver invaso il cuore della Pia XII, feroce antisemita, per i Diarî delle pie antigiudaico-comuniste SS, pubblicati in Presadiretta (Mondadori), che pullulano di perle come la seguente: «Il sistema di spingere donne e bambini nelle paludi del Pripjet non ha dato il risultato atteso: non sono abbastanza profonde. Dopo solo circa un metro si incontra un fondo solido che impedisce l’affondamento totale…».

 

LEGGE di Bergoglio

Santa messa in culo voglio.

 

LEGGE di  Ratzy

In cul prendo grossi cazzi

 

LEGGE di Woitjla

 

Cazzo in culo papa infila.

 

LEGGI ISLAMICHE

L’omertosa legge coranica vieta di denunciare ai giudici infedeli un correligionario, anche se feroce assassino di donne e bambini. Ergo, i buoni (per i preti) ma rarissimi islamici non danzanti e ingurgitanti dolcetti per festeggiare stragi d’infedeli, perlomeno le favoriscono con loro mutismo. Finirà tutto con lo stato di guerra e con adeguate rappresaglie contro gli attacchi più vili: dieci contro uno secondo gli accordi dell’Aja e Ginevra siglati da tutte le nazioni. (v. Islam moderato?)  

 

LEONE X

«Dio ci ha dato il papato, dunque godiamocelo.» (Da lettera al fratello, duca di Nemours, v. anche Papeide, XXIX n. 293)

 

LEONE XII

Sproloquiò l’Infallibile: «Il vaiolo è un castigo di Dio. E chiunque provveda alla vaccinazione cessa di essere figlio di Dio e va contro il Cielo». Anche Barnard per i trapianti fu maledetto dai papi, ma degnatisi, dopo decennî, di perdonarlo. Il nostro asinino parlamento prostrato ai preti, eterno fanalino di coda europeo, per vent’anni non vara una legge sui trapianti. Chi maledì Leonardo per la dissezione, Galileo per l’astronomia, Bruno per il sapere, Darwin per l’origine della specie, adesso detesta i ricercatori votati al bene comune. Ma sempre teso, mentre infanga la scienza, ad ingordamente profittarne cullato da medici e farmacisti. Radio missione francescana calunnia e vilipende studiosi di cellule staminali Veronesi, Dulbecco, Levi-Montalcini: «Diffidate dei ricercatori, essi hanno spesso scopi strani, scopi di lucro. Sono come i droghieri e i salumieri: ce n’è di onesti e disonesti. State in guardia, non ascoltateli» (10-06-2005, h 11,55). Carissimi semplici, carissimi stupidi allocchi, ingoiate senza fiatare il vomito di Sua Porcitudine spaparanzata in trono. (v. Ferrovie, Il primo asilo)

  

LEONE XIII

Grande papa a cui s’intitola una grossa  scuola milanese, tra le più inquinanti la cultura e spargenti superstizione, pagate da tutti, liberi pensatori compresi, grazie a una scellerata legge promulgata dal nano di letamaica stirpe (cinque zie suore, uno prete e uno monsignore). «Durante l’ultima visita imperiale, Leone XIII chiese al Kaiser: ‘Sire, rendez-moi Rome”», ma «Guglielmo II si schermì adducendo la sua amicizia per il re d’Italia» (G. Volpe, Italia moderna, Sansoni 1973). Nel solco dei soliti perversi chiesastici fini, il Predicatore di pace supplicava il Kaiser di tradire la Triplice Alleanza, pugnalare l’Italia alla schiena e risuscitare a cannonate l’infame Stato Pontificio. (Bastardo, Benedetto XV…, Cadorna in Hanno detto, Guareschi, Guerra giusta, Guerre, Guerre dei due Pii, Guerre del  XX sec., Inverosimile, Ipocrisia, Padre Lingam, Perizia grafica, Sarajevo 1914, Terremoti, Tolleranza zero, Zelanti)

 

LE PIE MEGERE

Mentre le tricoteuses parevan assistere indifferenti al tonfo della lama repubblicana su qualche migliaio di teste, le catto-megere guardavano con spasmodica goduria, cantando melense litanie, milioni di giovani donne torturate ed arse vive dai preteschi e frateschi carnefici. 

 

LEPTIS MAGNA

«Dalla libica Leptis Magna secondo alcuni studiosi sarebbe partito l’evangelista Marco» (Rai Uno, 11-01-2004). I tirapiedi del dio miracoloso non dicono mai netti sì e netti no. Nebulosi ed incerti, farciscono le loro fandonie di sarebbe, parrebbe, sembrerebbe. Ma non si è forse qui paracadutato, e addossandoci ingenti spese in chiese e santuarî colossali, il dio perfettissimo? A che quei condizionali e grovigli di fumose idee? Pure sul suo aspetto fisico si accapigliano. Chi lo vuole glabro, chi barbuto, chi calvo, irsuto, biondo, rosso, castano, nero. Chi gli appioppa un solo cazzo, chi moltissimi (con la Rivoluzione ridotti a sei), d’ogni peso e misura, con tutti quei suoi prepuzî adorati ovunque. (v. Preti strani, Quadratura del cerchio e Papeide XIX n.300, XXVI 370)

 

LETTURA

Su LETTURA (2003), sotto il titolo Non tutto è stato crimine (il che è tutto dire!) del gesuita paolino Ardusso, il teologo Baget-Bozzo: «La Chiesa non deve chiedere scusa per l’Inquisizione perché tutto viene da Dio». Nel tanto conclamato buonismo del Vaticano II non c’è chi non veda un’atroce furbastra truffa, un turpissimo abbindolamento. Non tutti i preti sono malvagi, ve ne sono perfino dei buoni, benché rarissimae aves, ma il migliore è pur sempre un grandissimo figlio di puttana. (v. Don Baget-Bozzo, Don Bosco, Don Ciotti, Don Mazzi)

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LIBERA CHIESA

«Libera chiesa in libero stato vuol dire per Cavour, autore della formula, compiuta separazione della Chiesa dallo stato. Questa libertà la godeva anche sotto i Neroni e i Diocleziani. Parliamo chiaro, dovesse anche riceverne scandalo qualche pusillo, la libertà che la Chiesa vuole, a cui ha diritto, è appunto la libertà d’intromettersi anche nella famiglia, anche nello stato. Sì, sì, nello stato, e non per reggere, notate bene, le cose civili, ma per reggere gli uomini che amministrano le cose civili, e per reggerli anche nell’amministrazione delle cose civili. La Chiesa vuole libertà per formare il magistrato, l’intendente, il commissario, il deputato, il presidente, il principe; e vuole prescrivere leggi intorno al modo di esercitare la presidenza, la deputazione, il commissariato, l’intendenza, l’impiego, l’autorità reale» (OPC). Il gesuita mentre canta Regnum meum non est de hoc mundo, mira a occupare le menti altrui (modesta  aspirazione!) per poter abbrancarne i portafogli.

 

“LIBERALASTRI”

«[Dagli italiani] fu sottratta l’infanzia agli educatori religiosi, alla vigilanza de’ Parrochi e secolarizzato l’insegnamento. Bisognava corrompere molto, ed ecco che i libri, i giornali, i teatri, i casini si misero all’opera con una furia e tenacità incredibili, a spargere ogni sorta di corruzione. Per annientar tutto in un colpo il Clero, bisognava spegnere il Papato, ed ecco, lo osserva acutamente il Della Motta: “ il Papato fu preso di mira dagli uomini del progresso, dai settarii, dai radicali e dai liberalastri moderati o superlativi assalito perseverantemente, svariatamente in mille maniere… E vi sono di quelli che assicurano e giurano che, tranne l’unità d’Italia ed un poco di libertà civile, la rivoluzione non chiede altro.» (OPC)

 

LIBERA STAMPA

«Sarà lecito trascinar nel fango tutto giorno Gesù Cristo, la santa Chiesa, i sacramenti, il sacerdozio? Staranno apparecchiate le carceri, le galere, le multe a chi si è lasciato sfuggire una parola» (OPC). Gesuitica l’ineffabile apertura al dialogo di Merdoglio/a, imbevuta di viscido gesuitismo, – «evitando il dialogo con Satana» – sempre clamorosamente sbandierata! (v. Orrore, Stampa, Ticchio filosofico)

 

LIBERTA’

«Il Papa folgora con le sue costituzioni la libertà di pensiero, di stampa, di culti che si predica oggidì. [Ma egli] ha avuto dalla Provvidenza divina un trono per la sua indipendenza: qual è quel moderato a cui non sappia ostico quella sovranità, che non ripeta che san Pietro non regnava sul trono, che non consenta alla spogliazione più sacrilega [l’abolito stato pontificio] che si possa fare dall’empietà congiurata con l’assassinio. Che se volete comprendere il veleno della moderazione, rifatevi un istante alla sorgente da cui proviene. La falsa moderazione ha per sorgente in primo luogo la viltà dell’animo. Essa s’ingenera in quegli spiriti imbastarditi, molli, infranti, che sacrificano alle esigenze dalla moda e dei libertini quello che v’ha di più santo tra gli uomini: cova nel fondo dei loro cuori uno scetticismo abietto, per cui né sanno più quel che sia vero né quel che sia falso. Un’altra ragione di questa falsa moderazione è il tornaconto. Bisogna farsi degli amici, per giungere ai posti, alle cariche, al denaro. La moderazione odierna è la figlia schifosa di una madre più vile ancora, la servilità, l’abiezione dello spirito. I veri ed efficaci patrocinatori della rivolta [italiana] sono quegli ipocriti moderati, i quali si ricoprono sempre col manto della legalità, e tutto pretendono pel maggior bene del mondo» (OPC). Che dolore per i perfidi gesuiti la perdita, favorita dal moderatismo, di una parte della Penisola! Le loro triviali invettive trasudano che un secolare, rivestito d’ipocriti belati contro l’Italia unita, libera, laica e indipendente.

 

LIBERTÀ

di STAMPA

«Libertà di stampa, dirà qualcuno, ma è perlomeno strano che la liberà di stampa esista solo per le pubblicazioni che calunniano, tra le Nazioni Unite, l’Unione Sovietica.» (L’Unità, 07-07-1945)

 

LIBERA VENDITA

Finita Roma sotto le antifasciste chiappe papali, nel perdurante stato di guerra si continuava a vendere libri fascisti, come Il bolscevismo russo contro l’Europa di Suster, Il diario di uno squadrista di Meille, Ecco il diavolo: Israele! di Pellicano, Il crollo dell’utopia comunista di Lyons commentato dal fascista Farinacci, ecc. (Elenco del 12-09-1944). Alle proteste dell’Unione Sovietica, che versava fiumi del suo sangue per liberare anche noi, il governo antifascista tenuto a guinzaglio dal clero replicò: «Le disposizioni introdotte alla caduta del fascismo non ci consentono d’impartire agli editori ordini nel senso desiderato». (M. Clementi, L’alleato Stalin, Rizzoli 2011, pp. 95)

 

L’IMBROGLIO di MERDOGLIO

Come Pio/a XII istigava il duce contro gli ebrei (v. Tacchi Venturi), ma si fabbricava un alibi ospitandone qualcuno (dietro salato pagamento) a quasi fine guerra, così papa Merdoglio, che fa la colombella, istigava il grossocriminale Videla, l’ideologo dei voli della morte, ad uccidere i desaparecidos e a far sparire i loro neonati (Campane e Nazi e Papa uguale a p. d. m.). E ora si rifà una verginità favoleggiando d’aver salvato cento prigionieri. Videla, condannato a due ergastoli, è morto, e non fa più paura ad alcuno. Ma dei merdoglianamente salvati, tranne uno tanto puzzante di menzogna, un ex allievo fatto liberare all’istante, nessuno si mostra. Per timidezza, dice lo scimmiotto dell’Assisate, che così ci beffeggia mostrando in TV solo due coniugi sottratti a Videla e venuti qui molti anni fa (Rai 2, 20-01-2014). Che non rivelan il nome né mostrano la faccia. Due nuche e due schiene più fisse di immobili statue. Dei manichini e delle voci quasi certamente di un coppia di bugiardi prete e suora. Che presa per il culo! (v. Campane e nazi e Papa eguale p. d. m. e  Quesito) 

 

L’IMMIGRAZIONE

Nell’anteguerra il console Wolf in Palestina riferisce sconfortato a Hitler che gli arabi «di giorno protestano contro gli immigrati ebrei e di notte gli vendono i terreni» (Porath, 1978, 114). Ma magno cum papae gaudio, abbattono 200.000 alberi «ebrei» (Sykes, 219) e fanno a pezzi due infermiere dell’ospedale di Giaffa (Porath, 1978, 213).

 

L’IMPOSTORE                           

Si tira la zappa sul piede il don più papalmente amato definendosi, a sua insaputa, Falsario, titolo di un ripugnante libercolo che istiga ad odiar amici, fratelli e genitori non condividenti idee pretesche (v. Don/na Livio). L’essere immondo sforna pure ‘sta cazzata: «La Chiesa dona la certezza e l’affidabilità della dottrina» ( Radio Maria, 27-09-2006).

 

L’INDIPENDENZA

Nel 1939 l’Inghilterra col libro bianco che Churchill disse «un’altra Monaco e una resa alla violenza araba», propose d’istituire uno stato in Palestina governato dai soli arabi. Ma essi, che «non persero mai l’occasione di perder un’occasione» (Abba Eban), opposero un rifiuto. Volevano sùbito «gli inglesi in mare e gli ebrei nella fossa». Il loro «Alto Comitato respinse in blocco le proposte di Londra e sbatté la porta al negoziato». Rifiuto firmato dal Gran Muftì di Gerusalemme Al-Husayni, che fornirà a Hitler ben cinque divisioni di SS islamiche, ufficiali compresi (cfr. Elpeleg, 1989, pp. 177-178).

 

L’INGENUO/A

Dicono i luridi che Pio/a XI nulla sapeva dei disegni di Hitler. Non leggeva i libri e i giornali, né udiva la radio. Il Führer gridò: «Il fine ultimo della politica è la guerra!», «sono nato con l’idea di colpire», «ogni generazione deve aver combattuto almeno una guerra!». Tutti lo udirono, tranne la Banditrice di pace in trono e la futura Pio/a XII, a lui tenerissimamente avvinte. Né lo udirono minacciare dal podio: «L’oroscopo del tempo non indica la pace ma la guerra», «Preferisco far la guerra a 50 anni anziché a 55 o 60». O lo udirono fin troppo, e quindi gli regalarono i voti del catto Zentrum Partei issandolo alla più ferrea e feroce ferrea dittatura. Né sapevano, poverine, che il Führer della catto-nazista coalizione avesse incarcerato dopo l’incendio del Reichstag «4.000 funzionarî, giuristi, medici e scrittori critici del regime» (Rausher, Hitler e Mussolini, New Compton 2004) minacciando: «Nessuna pietà; chi ci sbarrerà la strada sarà ucciso. Non benevolenza, ogni funzionario comunista sarà fucilato ovunque si trovi e impiccheremo i deputati comunisti questa notte stessa. Chiunque complotti con i comunisti sarà arrestato. Non più clemenza per gli oppositori e i socialdemocratici» (R. Diels, Lucifer ante portas, Zürich, Interverlag, 1950, p.194 seg.). La piapal tripla scimmietta aveva occhi, bocca e orecchi tappati. Infallibile Onnisciente ma all’oscuro, per un imperscrutabile disegno divino, di altri 25.000 democratici e funzionarî caduti sotto la clerico-nazista dittatura, in successive retate di arresti annunciate al mondo intero (W. Rauscher, cit.). (v. Adolf e Pio, Ciurlare, Il turpe Pio e Padre Gemelli)

 

L’INGORDO NANO

L’ingordo clero ha gonfiato il nano nipote di sette preti e suore per farsi a sua volta smismisuratamente rimpolpare a totali spese nostre e quindi, come già con l’Uomo della Provvidenza Mussolini e il Cristo reincarnato Hitler, caduto, pugnalarlo alla schiena.(v. Concistoro turingico)

 

LIVIAGGINI

Secondo il vezzoso don(na) Livio «a causa del peccato [carnale] sono venute la sofferenza e la morte. Esso è male incurabile. Il peccatore è incapace d’intendere e di volere. È accecato. Non c’è una medicina contro il peccato, fuorché la confessione che annulla con una piccola penitenza anche gli atti più orribili. L’uomo non può far nulla contro il peccato, la sola medicina è la grazia, ottenuta solo con la preghiera. La nostra volontà è paralizzata. L’uomo nasce sotto il segno del Maligno per il suo peccato originale, che è il veleno della superbia e disobbedienza, ed è tanto accecato che non si rende conto del male fatto» (Radio Maria, 05-06-2008). E per poveri esseri così accecati, deboli e tormentati, Dio avrebbe escogitato l’inferno! Che dolce padre! Che misericordioso feticcio defecato dai luridi! E il culanicissimo don(na) sghignazza, fa il tonto, prende tutti per il culo. In un’altra occasione interroga una veggente di Majugorie che visitò  purgatorio, inferno e paradiso dove le anime godono o bruciano gridando. Gongolante le chiede «Come si sta lassù?» «Benissimo.» «E che cosa fa la gente?» «Passeggia, chiacchiera e prega, vestita di arancione o di azzurro, e gli angioletti svolazzano.» «E la Madonna, hai visto la Madonna, hi, hi?» «Sì l’ho vista: passava tra la gente.» «E lei ti ha vista, hi, hi?» «Sì sì, mi ha vista.» «E ti ha, hi, hi, riconosciuta?» «Sì, si, mi ha riconosciuta e anche salutata.» «E c’è ancora chi non crede! Capisco che si dubiti di qualcuno, magari anche santo, che visitò da solo il Paradiso. Si potrebbe dire che lui sognava, ma tu non eri sola, eri assieme a un altro veggente, hi, hi, e non  potete aver sognato in due! Hi hi!» (ib., 02-11-2013, h 12, 25).

 

LODI VARIE

«Si debbono molto lodare gli Ordini religiosi, la verginità e la continenza, e non mettere al paro con essa lo stato del matrimonio. Si debbono lodare – continua il lurido gesuita – ed avere in pregio le reliquie e l’invocazione dei Santi, le stazioni, i pellegrinaggi divoti, le indulgenze, i giubilei, le crociate, le candele accese nei templi, e simili. Inoltre è spirito cattolico gli ornamenti, gli addobbi, la splendidezza dei sacri templi, e venerare le immagini per quello che rappresentano.» (OPC)

 

LOGICA PIA

Il sordido gesuita, imbattibile maestro dell’ovvio e della falsa pietà, tutti corrompe, a tutti va in culo. Merdoglio ne è tipico esempio. Lo spiazza solo un conseguente e piano ragionamento. Per impedire a due più due di fare quattro è capace di tutto, e si attiene senza mai deflettere, frignando sempre miseria, all’unico suo fine: il lucro. Chi mai più di lui votato all’assassinio, alla speculazione, all’accumulo, all’ecclesiastico profitto capitalistico?

 

LOGICO CHE…

…Pio/a XII, a capo della congrega più delinquente del mondo, nulla sapesse dello sterminio degli ebrei, benché proprio già da lui stesso, in Baviera nunzio papale, Hitler fosse istigato (v. Bernhard e Adolf, Padre Gemelli, ecc.). Nulla sapeva anche quando dal 1941 in Lituania, Croazia, nella Slovacchia col prete Tîso capo del governo, e in altri luoghi a preponderanza cattolica, i farabutti grondanti pontificie benedizioni massacravano gli ebrei. Nulla sapeva di chi già nel 1922 rivelava al giornalista J. Hell: «Quando io sarò al potere il mio primo e più importante compito sarà annientare gli ebrei. Farò alzare file di forche a Marieplatze di Monaco [dove bisbocciava il futuro papa] e gli ebrei rimarranno appesi fino a puzzare … le altre città faranno esattamente lo stesso, finché tutta la Germania sarà ripulita» (G. Fleming, Hitler and the final solution, University of California Press, 1984, p.17). Col proditorio attacco nazi del 1941 all’Est, in Galizia i papisti uccidevano sistematicamente gli ebrei. Y. Gertner, un sopravvissuto, testimonia: «Li avevano gettati nel Čeremoš, un fiume impetuoso, dove tutti annegarono. Istigati il parroco. A Kosiv aveva detto nel sermone che quelli di Jablonica erano graditi a Dio per aver depredato e annegato gli ebrei. Sarebbero stati senza dubbio ricompensati col paradiso. Quelli di Hriniowa invece no. Li avevano spogliati di tutti i loro beni, ma, per essere stati tanto negligenti da risparmiarne la vita, sarebbero andati all’inferno» (Y. e D.. Gertner, Home is no more. The distruction of the Jews of Kosov and Zabiey, Jerusalem, Yad Vashem., 2010, pp. 72-73). Inoltre: «La Chiesa cattolica è zitta sulla sua partecipazione a sterminare gli ebrei, anche se nell’ultimo decennio si cerca di ristabilire la verità storica» (D. J. Goldhagen., Peggio della guerra, Mondadori 2010, p. 526).

 

LO  LUSSO

DONNESCO

Agli stupiti che don(na) Livio predichi digiuno ma mangi da porca, predichi povertà e arraffi bigliettoni, e «volessero al tutto il bene dei poveri, noi [gesuiti] potremmo rispondere: oh perché volete che solo la casa di Dio dismetta il lusso in benefizio dei poveri, e risparmiate tanti altri sfoggi che costano tanto più? Perché neppur una parola sul lusso donnesco, che diventa un peso non tollerabile alle famiglie, posta l’infinita varietà delle mode che oggi s’inventano? Non vi sarebbe da gridare un poco contro tutte queste spese inutilissime, prima di toccare la magnificenza de’ sacri luoghi e loro addobbi? A quanto è sospetto questo zelo pel bene dei poverelli! [In chiesa] il popolano si prostra dinanzi all’altare al par del principe, pasce il suo occhio di quegli ornamenti, gode di quella vista e, dimenticando un poco le miserie del suo tugurio, non si sente così diseredato dei beni della terra come prima si credeva. È sì grande il suo diletto che, per quanto egli sia scarso di averi, mai non rifiuterà un denaro ogni qualvolta si tratti di arricchirlo [il tempio] di qualche oggetto prezioso e di rabbellirlo» (OPC). 

 

L’ORA

del MALIGNO

 

È il titolo di un libercolo della don(na) Livio, culus culorum, maligna malignarum. Maxi-rottìnculo ed incomparabile succhiacazzi, si vanta castissimo, purissimo, depositario del vero, e odia tutti gli umanitarî e i liberi pensatori, «quei malvagî della malvagia religione umanitaria», «figli del Maligno padre della menzogna e del delitto». Sugli enormi  preteschi furti e massacri? Sempre zitta. Peccati veniali! Ma invoca la vendetta divina contro il peccato della carne, quello etero, beninteso. Maledice la copula con la donna, appena tollerabile purché rarissima, fulminea, attuata soltanto a procreare con il placet del papa, lui però dedito a tempo pieno ad inglobar cazzi ed anatemizzar i non otturanti culi reverendi.

 

LORO BRUCIANO…

…le chiese e massacrano i cristiani (Egitto, 08-10-2011, Nigeria, Kenia 2012, ecc.); noi gli edifichiamo moschee. Possibile più vigliacchi?

 

LOUMANOUSKY

Colonnello polacco il quale nel 1809, sotto le insegne del maresciallo Soult sfolgoranti ad Austerlitz, espugnò la fortezza dell’Inquisizione di Madrid difesa da un alto muraglione e 400 manigoldi armati fino ai denti. Il suo preciso rapporto, compreso in San Carlo il Torturatore qui pubblicato, spazza via le menzogne dei luridi (che se la ridono delle pretestuose riduttive scuse papali) vomitate per giustificare la più infame delle istituzioni. E smentisce l’ipocrita apologia imbastita dai tristi sedicenti storici del Summit vaticano 1998. (v. Inquisizione e Hitler)

 

LUI/LEI IGNORAVA

Pio/a XII nulla conosceva del genocidio hitleriano benché prefigurato, programmato e proclamato nel Mein Kampf, steso a quattro mani da  Hitler e da un furbastro pretone (v. Bernhard e Adolf), del cui quotidiano bavarese ferocemente antiebraico era, non ancora papa, accanitissimo ispiratrore. Nel 1942 il governo di Varsavia dal suo esilio londinese denunciò lo sterminio di 700.000 ebrei polacchi, ed Eden rivelò ai Comuni le «centinaia di migliaia» di vittime (Zweig, p. 135). Sua Suinità fece orecchie da mercante e, per assicurarsi in ogni caso il balzo sul carro di qualsiasi vincitore, infilò il piedino in due scarpe: spione al soldo di zio Sam e al contempo complice di Hitler. All’uno forniva contro cassa ragguagli militari, all’altro affidava la Rex Christus di Degrelle, i falangisti spagnoli e i fanatici del pretazzone di Bratislava (v. Mons. Tiso), tre punte di lancia della crociata antigiudaico-bolscevica.

 

LUMINOSA

SCOPERTA

«Avendo il governo di Ryad scoperto che nelle moschee i mullah aizzano al terrorismo, confischerà i beni ai più scalmanati» (24-05-2003). Bella scoperta! Come se ciò impedirebbe alla canea sciamante dalle moschee di ballonzolare digrignando i denti e minacciando morte! La farsa non rallenterà le pingui sovvenzioni statali a mullah, imam e ayatollah per terroristici fini religiosi! Problema risolto solo se per ogni vittima della loro ferocia dieci barbuti ciondoleranno, in barba alla Santa Porca, dai lampioni presso i minareti. (v. Leggi islamiche)

 

L’UNICA GIUSTA

La Ratzy si dichiara pentita e piena di buone intenzioni: «Astenersi da quanto è in odio a Dio», ossia da lei (che pretende identificarsi con lui) e dalla sua turpe catto congrega.

 

LUPI GRIGI

La malvagia Woitjla fece uccidere Emanuela Orlandi, piuttosto che cedere alla simbolica richiesta dei sequestratori di soltanto dire Anche Alì è un essere umano. Non volle abbassarsi a proferire dei concetti comuni, indegni dell’eccelsa sua maestà. Quanta merda sotto il papal naso! E che ipocriti gli agiografi, svicolanti o addirittura del tutto zitti sui Lupi grigî per ciarlare di Cia, Stasi, Bulgaria, Magliana, e chi più ne ha più ne metta! Balle! Ma quand’anche non fossero assurde le pretestuose ipotesi dei bugiardi di tre cotte? Che cambierebbe? Per i luridi Sua Porcitudine è santo, ma per la Storia un gretto assassino. (v. Emanuela Orlandi)  (2002)

 

LURIDA PORCA

S. Woitjla maledì eutanasia e terapia del dolore volendo sadicamente far morire la gente con le massime sofferenze, e così poter meglio abbrancare lasciti ed eredità, ma luii, ipocrita e codardo, si sottrasse ai dolori fisici emettendo un elegante «Lasciatemi tornare al Padre», ossia imbottitemi di morfina rendendomi dolce la fine. Volle scansare per sé tutte le inutili molestie mediche di cui lui aveva sempre goduto imponendole agli altri, usufruendo per sé della sempre per gli altri da lui maledetta eutanasia. Un milione d’insonni babbei si assieparono in piazza S. Pietro dalle prime ore notturne per assistere al sontuoso funerale dell’immonda scrofa (2011). (v. Arruffapopoli, Don Gallo, Evidentemente, Ferrara, G. Modena, Mario Monicelli, Testamento, Un lurido, W l’eutanasia!)

 

LURIDI VERMI

Applaudita da un arcivescovo, don(na) Livio terrorizza le vecchiette giurando che l’inferno c’è, che rigurgita di gente. E ribadisce: «Dice la Madonna di Fatima che solo poche sono le anime che si salvano, perché molte non hanno chi preghi e si sacrifichi per loro» (10-11-2013, h. 18,30). I merdosissimi catto-terroristi siano passati per le armi.

 

LURIDO PRETE            

L’ingordissimo impostore beneamato da tutti i papi don(na) Livio a plagia milioni di misere vecchiette, al cuii dice che la Madonna vuole che esse risparmino digiunando ogni mercoledì e venerdì: «Date[mi], e vi sarà dato!», ma il libidinoso don culatone ha sempre preso tutto e non ha mai dato un cazzo. (Radio Maria, 27-07-2015, h.18,04).

LUSSURIA

La fissa di don(na) Livio è la lussuria, il peccato della carne. Se esso ha luogo tra uomo e donna, la libidinosissima rotta-in-culo freme di rabbia. Lo dice orrendo e repellente, proprio lei, accanita irrumatrice di cazzi. La quale va in bestia anche pensando, come il frocione al cubo Tommaso d’Aquino, che «il sudicio vizio della masturbazione è peggiore dell’incesto con la propria madre, perché disperde il seme» invece di schizzarlo in preteschi fori. (Radio Maria, 15-09-2012, h. 19,30)