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PACE

I pii ciarlatani smerciano la religione come i salumieri le salsicce. E portano la pace… quella del cimitero. (v. Ammazzare)

 

 

PACIFISTA

 

La Woitj, sedicente amante della pace: «Io non sono contro tutte le guerre, solo contro le ingiuste», quelle poco redditizie alle sue voraci ganasce. Ma quando la Porca annusa sangue e affaroni. allora fomenta i conflitti, da lei conditi di tiritere di pace: le guerre giuste. (v. Opzioni)

 

 

PADRE

Gesù: «Non chiamate nessuno padre perché uno solo è il padre vostro, che è nei cieli» (Mt 23,9). Ma i custodi della sua parola lo spernacchiano. Per elevarsi boriosamente sopra tutti si fan chiamare padri, reverendi padri, mentre la tracotantissima Santa Porca, rotta ad ogni vigliaccata e crimine, con civettuola ritrosia accetta di farsi osannare Santo Padre, con  maiuscole obbligatorie per giunta.

 

 

PADRE AMADIUS Guimenius (gesuita)

«Anche se un’opinione è errata, chiunque può in pratica seguirla con coscienza tranquilla, purché sia appoggiata dal prestigio di un maestro [purché luridamente papista].» (v. Padre Giorgio e Probabilismo)

 

 

PADRE AMEDEO e la (culanica) goduria

Il saccente padre Amedeo Cincinni dottamente disserta sul giovane ricco che si allontana a capo chino da Gesù che lo invitava a dar tutto ai poveri (Mc 10,21). Il frate respinge stizzoso l’idea di un Gesù contro i ricchi epuloni. È un’eresia! «Qui la ricchezza non c’entra per nulla!», sbotta lo sfondato culatone, «conta solo una cosa, che Gesù, uditolo dirsi virtuoso, si mette a fissarlo. Lo fissa intensamente, con amore. E mentre lo fissa lo ama, come dice Marco. Ma quel giovane, benché fissato, non gode. Non gode! Non gode affatto! [La  voce gli si strozza, sempre più frocica] È nel non godere il suo peccato! Nel non aver goduto la sua colpa! Non l’essere ricco!» (Radio Maria, 02-03-2006, h 18 ca.). La religione dei poveri tradotta in religione dei ricchi per più fottere i poveri, perché «Gesù non distingueva i ricchi dai poveri: preferiva sì i poveri, ma solo se poveri di spirito, anche se ricchissimi» (ib., 11-09-2012).

 

 

PADRE BERNARDO

Il frate Bernardo da Morlas, una checcona emerita che proteggeva la famiglia come le Woitj, Ratzy e Merdoglia, è amatissimo dal clero dai tempi di Pietro il Venerabile, un suo entusiasta estimatore, per la sua squisitamente cattolica concezione della donna, fulcro della famiglia, che «molle, sordida, perfida, inquina la purezza, rumina empietà, isterilisce l’azione. Malvagia, essa spinge al crimine, frena la bontà. È una bestia feroce e i suoi delitti sono tanti quanti i granelli di sabbia.[...] Incita al crimine con i modi, i raggiri, gli ammiccamenti. Essa gode nel costringere ai peccati e nel vivere tutta donna. Nessuna è mai davvero buona, ammesso che ne esistano di buone. Anche la migliore è turpe, di buone non ne esistono. La femmina è malvagità, è carne maledetta, solo carne, nata per ingannare, per tradire. Baratro oscuro, orribile vipera, bella putredine, mutevole, empia, vaso pieno di lue. Vaso inutile, infame, violabile, insaziabile, vulcano di liti e discordie. Merce vendibile, subito perduta, serva della moneta. Fuoco fatuo, vuole ingannare ed essere ingannata. Odia chi l’ama ed ama chi l’odia. Chiacchiera e guadagna dalle cose inique, che sono la sua gioia, il suo piacere, la sua luce, la sua notte. Essa vuole tutto provare, anche unirsi carnalmente e concepire dal padre e dal nipote. Voragine di libidine, scivolo dell'abisso, bocca d'ogni vizio. Così fu, è e sarà. Per causa sua periranno i buoni. Oh donna perfida! Femmina disgustosa! Femmina oscena! È il trono di Satana, il pudore le pesa. Fuggila, o lettore!». (Traduz. di Gardenal, Papeide XV n. 176).

 

 

PADRE ETIENNE Bauny, gesuita (1653)

«Si può essere mal disposti contro il prossimo senza peccare, se si ha uno scopo buono», come calunniare e delinquere a fin di bene, per es. abbindolare, turlupinare e derubare i fedeli (i semplici), ricattare i moribondi e assassinare tout court.

 

 

PADRE FRANCESCO GUACCIO

Scrive nel suo Compendium maleficarum, testo-guida dei Santi Padri Inquisitori, che «chi non crede alle streghe è una testa di rapa e non un uomo». Lo dice sulla scorta dei fulmini da Innocenzo VIII scagliati ex cathedra sui dubitosi. Ora la chiesa giura che le macellò per eccesso di zelo, per troppa bontà e «amorevole cedimento alle ansiose attese punitive dei devoti». Lo scrive Famiglia Cristiana in occasione del IV centenario della gloriosa ascesa al cielo del grosso criminale Carlo Borromeo. Scusandosi delle loro (affibbiate soltanto ai laici!) atrocità, consentite dal clero per troppa mansuetudine incapace di deluderli, la congrega ecclesiastica riversa ogni sua nefandezza sui carnefici al suo servizio, sui creduloni plagiati e sulle vittime innocenti.

 

 

PADRE GEMELLI

Devotissimo alla checca san Tommaso d’Aquino, e dallo psicanalista Musatti bollato «quella canaglia», frate Gemelli fondò la PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE e l’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE. Fascista dichiarato, formulò fervidi augurî di morte a tutti gli ebrei auspicandone altresì la conversione al papismo nell’agonia: egli istigò a sterminarli sul mensile Vita e Pensiero nel clima arroventato prebellico. Tra tante sue perle: il discorso  antiebraico di Bologna (09-01-1939), culminato con la catto-invettiva: «Popolo deicida, moralmente inadatto a vivere in Italia!», e l’adesione al manifesto del 1038 che col beneplacito de papa avvia una vile persecuzione e annuncia l’«ora che gli italiani si dichiarino francamente razzisti». Voleva morti tutti gli ebrei, quando persino Hitler, non ancora tanto pungolato da tutto il clero al genocidio, si limitava ad espellerli dal Reich, liberi di andare dove volessero. I violenti sermoni antiebraici di Gemelli si ispiravano a Melitone, Ambrogio, Crisostomo, Bernardino, Ferrer, Pio V e Carlo, i macellai svisceratamente amati, soprattutto l’ultimo, dal cosidetto Papa buono, fanatico studioso del Borromeo, e dal tracotantissimo Santo Subito. Il suo astio contro l’umanità fra’ Gemelli lo ripartiva tra Israele, giammai arresosi al papismo, e gli italiani, riunitisi spegnendo l’infame Stato della Chiesa. Che adesso è risorto inglobando l’intera Penisola e che elargendo a se stesso «il perdono per gli errori di alcuni cristiani», vuole far santo anche chi a Bologna concluse: «Tragica, senza dubbio, e dolorosa è la situazione di coloro che non possono far parte, e per il loro sangue e per la loro religione, di questa magnifica patria; tragica situazione in cui vediamo, una volta di più, attuarsi la terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé e per cui va ramingo per il mondo, mentre le conseguenze dell’orribile delitto lo perseguitano ovunque e sempre». La pia istigazione a delinquere diede frutto. In Lituania le SS allibiranno davanti alle atrocità papiste, dalla stampa preannunciate come un’«ora fatidica per regolare i conti con gli ebrei», contadini o piccoli venditori: a Vilnius 70.000, a Kaunas 38.000 fatti trucidare dai preti mentre Hitler sfondava il fronte russo. (v. Adolf e Pio, Guareschi, Guerra giusta, Guerre, Guerre dei due Pii, Guerre del sec. XX, Heil papa!, Inverosimile, Ipocrisia, Leone XIII, Padre Lingam, Perizia grafica, Sarajevo 1914, Terremoti e Zelanti;  Cadorna in Hanno detto; e  XXXIV n. 352, XXXIX nn. 391 e 392 in Papeide)

 

 

PADRE GIORGIO Rhodes (gesuita)

«Dico che basta pienamente a costituire la probabilità di una opinione il fatto che essa sia rappresentata da un pio maestro di grido» (1671). (v. Probabilismo e Padre Amadius)

 

 

PADRE GIUSEPPE

da Copertino (santo)

Autore di strepitosi miracoli,Scns0154 risana malati e risuscita morti. Si libra in aria e svolazza sbattendo le manine e i piedini come ali di uccello. Ha il dono dell’ubiquità, si sdoppia in due corpi, di cui uno chinato a baciar i piedi pendenti dal trono papale e l’altro passeggia per le via calabresi. Sua Suinità testificò di averlo visto in Vaticano inginocchiato a baciarle le estremità, mentre i preti lo vedevano camminare sulle spiagge del mar Ionio, nonché esibirsi in prestazioni aviatorie, sempre sbatacchiando le sue papistiche braccia: può dunque dirsi il precursore dell’elicottero. Da emerito gran bucaiolo scrive: «Giovani, vecchi, ecclesiastici, religiosi e secolari, non fidate dell’età, non della santità, non dell’infermità: fuggite le donne e solo con esse trattate o per mera necessità o per pura ubbidienza». (Vita del venerabile padre frate Giuseppe da Copertino, p. 254, Venezia 1724)

 

 

PADRE HERMANN  Busenbaum (gesuita)

«A chi è permesso il fine, è permesso anche il mezzo.» (1653)

 

 

PADRE JAC Jlsung (gesuita)

«A chi è permesso il fine, si permetta anche il mezzo che per il suo carattere naturale porta a quel fine.» (Arbor scientiae, 1693)

 

 

PADRE JOHANNES de Dicastillo (gesuita)

«Se il padre danneggia lo Stato [papista] e la gente [bigotta], e non si può impedirglielo, il figlio dovrebbe ammazzare il proprio padre.» (De justitia et iure, 1641)

 

 

PADRE LINGAM

Il gesuita Joseph Lingam, malfamato impostore di Sarajevo, nel ‘14 fa assassinare per ordine papale l’erede al trono austriaco e sua moglie, quindi con un calunnioso libercolo ne incolpa senza la benché minima prova la dal clero odiatissima massoneria. In tribunale i sei attentatori, tutti scelti dal gesuita tra gli ortodossi bosniaci per accusare Belgrado, indicano in Lingam (frattanto elegantemente eclissatosi) il mandante. Dato fuoco alla miccia, il Vaticano attende impaziente la ritorsione del suo braccio secolare, l’Austria-Ungheria, contro l’eretica Serbia, protetta dalla Russia. Ma per un mese Vienna tentenna, sapendo che, se sconfitta, perirebbe pure la monarchia. Ma che rischierebbe il papa, una volta cacciatala in guerra, dalla rovina della prona ancella? Nulla, al riparo del trito bla-bla pacifista, mentre la vittoria di Franz-Joseph espanderebbe il clerico-affarismo nelle vastissime pianure dell’Est per riesumare, a premio delle spiate e calunnie contro la già verso l’Intesa orientata Italia, lo Stato della Chiesa. Vienna continua a indugiare e il papa a innervosirsi, e quando infine il dado è tratto, il nunzio a Vienna esterna apertis verbis l’esultanza della Santa Sede, «da tanto in attesa della notizia». Infatti è «nemica delle guerre» ma non delle «giuste», a lei più proficue, come quando la Woitj ci dirà «vili» perché riluttanti a pugnalare la già prostrata Jugoslavia, e ci farà bombardare Belgrado (1.500 case distrutte), già calunniata dalla Santa Porca con ripetitive patetiche esibizioni in TV di un mutilatino per imputarle la strage al mercato di Sarajevo, benché perpetrata, come assodato, dalla feroce legione islamica inviata dal tanto caro al papal cuoricino fratello Bin Laden. (Vedi in ABC: Sarajevo 1914, Guareschi, Guerra giusta, Guerre, Guerre dei due Pii, Guerre del sec. XX, Inverosimile, Inutile strage, Ipocrisia, Leone XIII, Mons. Tiso, Padre Gemelli, Papa in agguato, Perizia grafica, Terremoti Zelanti; Zentrum Partei e in Hanno detto: Cadorna)

 

 

PADRE MENOU (gesuita)

Un confessore influente alla corte di Lorena. Persuase la moglie di Alliot, tesoriere del re e amico di Voltaire, che il grande umanitario era il diavolo in carne ed ossa, come ora per i cari fratelli terroristi i non credenti sono Satana. E la trista megera che si tappava gli orecchi obbedendo alla proibizione, tuttora impartita dal Merdoglio sedicente aperto al dialogo coi non credenti (v. Padre Livio), di parlare con gli empî (che incarnano Satana), durante un furioso temporale lo cacciò di casa temendo che attirasse i fulmini.

 

 

Padre Nonnotte (gesuita)

«Voltaire spaccia in versi pomposi orrori nefandi sui ministri degli altari». Per i furbastri sacri impostori e i devoti babbei (i semplici) la verità è sempre nefanda.

 

 

PADRE PIO

Per far digerire ai semplici le stigmate pennarellate e spacciate come miracolo, il cafone di Pietralcina le mostrava da lontano dietropadre Pio ridicoli mezzi-guanti neri. Quando il furfante fu operato d’ernia, per impedire la scoperta del pacchiano imbroglio due fratoni gli si piantarono ai lati e impettiti durante l’intero intervento gli strinsero i polsi degl’inguantati artigli: scena tutta filmata a sberleffo dei gonzi e trasmessa in TV con la più impudente spavalderia. Baracconata ad uso dei creduli nel dio che solleva vespai e imprime piaghe a prova della santità di un briccone, ma al contempo proibisce l’accertamento della realtà dello strombazzato miracolo. Mistero della fede! Assurta al cielo l’anima del tracotante buzzurro, a scanso della farsa di un defunto inguantato s’inneggia alla improvvisa sparizione (nuovo miracolo!) delle stigmate. Che quindi nessuno vide e vedrà mai né prima né dopo la santificazione del cafone. O buon frataccio! Quando tuo padre morente si trascinò fino a te su un treno in III classe per vederti l’ultima volta, tu, o burino, lardoso riccone e scoreggiante mangione, godesti nel rifiutargli la monete per il biglietto di ritorno, perché – dicesti – «io devo aiutare i poveri». E chi più povero di lui? Mentre agonizzava lo deridevi e torturavi rinfacciandogli ghignando i suoi peccati con una donna di facili costumi. Proprio tu, accanitissimo ficaiolo! Tu che ingravidasti una dozzina di ragazze! La tua malvagità non riesce a nasconderla nemmeno un film cattolico sordidamente agiografico con Castellito. Sì, sarai pure santo, o burbanzoso zoticone, ma pur un grandissimo pezzo di merda. (v. Mamma Ebe, Miracoli e Rumore)

 

 

PADRE  PIZZABALLA

Il fratacchione Pierbatta Pizzaballa, capo di trecento poltroni custodi di Terrasanta, detesta il muro a difesa d’Israele dagli attacchi terroristi e sbraita: «Io, come il Papa Woitjla, sono per i ponti, non per i muri! Io vivevo a Gerusalemme quando c’erano gli attentati», quando i suoi beneamati assassini uccidevano continuamente donne e bambini nelle strade, sugli autobus, a scuola, nei mercati (Canale 5, 12-02-2006). «Quando c’erano…». Ora non più, dunque il muro tanto din odio a lui e alla Porca grugnente rabbiosa, evita stragi. Anche per il Pizzaballa valga quindi la risposta di un saggio all’adirata papessa. (v. Sharon in Hanno detto)

 

 

PADRE POISSON

Prete dell’Oratorio, dice che per l’agostiniano principio che, «essendo Dio giusto, la miseria è la prova necessaria del peccato, le bestie non avendo peccato non sono soggette alla miseria, mentre lo sarebbero se fossero sensibili, quindi non hanno sensibilità» (Bayle, Nouvelles de la République des Lettres, marzo 1684, pp. 26, 27).

 

 

PADRE ROLANDO

Per far avere alla famiglia molta prole, benedetta da Dio e destinata a celesti godurie, il fratone cremonese imponeva ai coniugi l’astensione dal piacere e in subordine, se incapaci di reprimersi, roso da culanica invidia concedeva il surrogato di «congiungersi provando afflizione spirituale e dopo aver molto lavorato, faticato, sudato, dormito poco, mangiato solo pan di miglio e bevuto aceto». W la tanto sana papistica famiglia! (v. Zero, e in Papeide XVII: nota 200)

 

 

PADRE SEGNERI

(sec. XVII)

«[I caduti in peccato carnale] sono tenuti a preservarsi [dal] pericolo prossimo della colpa, quasi di funesto naufragio [dandosi a] maggiori orazioni, maggiori limosine, maggior frequenza ai Sacramenti, rinovar ogni giorno dinanzi a un Crocifisso il proponimento di non più tornar a oltraggiarlo, non trovarsi mai sole con la persona che è di pericolo, non mirala curiosamente, sì che per tal via tolgasi all’oggetto quell’efficacia con la qual egli guadagna a sé l’appetito, e per mezzo dell’appetito quasi per mezzo d’un subornato ministro guadagna la volontà. Senza queste diligenze il rischio diviene volontario, e per conseguente mortale.» (Amatoriae conversationis anatome, p. 97). «Prescrivete al vostro penitente qualche divotione, o di tante limosine, o di visitare tante volte il tal altare, o di udire tante volte il tal predicatore…» (ib., p.116)  «Ha in costume tal uno di viaggiare pe’ suoi affari da cinque in sei volte l’anno: posa in un medesimo albergo, e quante volte vi posa altrettante volte vi pecca con la padrona. …se bene quel miserabile cade di rado, è perché di rado egli capita in quella casa, ma ciò che rileva è [che] quante volte vi capita tante cade.» (ib., p.73)

  

 

PADRI PASSIONISTI

Il loro convento di Roma ingloba la casa dei santi Giovanni e Paolo, omonimi degli apostoli, trucidati – dicono i bugiardi per antonomasia – da Giuliano, il colto ed umanissimo imperatore, detto l’Apostata pur non avendo egli rinnegato alcunché, non essendo mai stato cristiano. L’edificio, affrescato con nudi, protende un marmoreo cazzone, dal notissimo bucaiolo Peyrefitte, compagno di culici bagordi di Paolo VI, pudicamente chiamato simbolo di Priapo, membro veneratissimo da detti santi, martiri tanto fasulli quanto collaudate checche. I languidi passionisti velano la loro misoginia con il culto della “purissima”, ma tutt’altro che casta (lo ha provato lo storico Guerri) Maria Goretti.

 

 

PADRONA e SERVI

La Woitj dalla finestrona bianca al pigiatissimo sudaticcio gregge e a tutti gli istupiditi sudditi delle sue colonie, gli italiani in primis, i più proni, gabbati e derubati, comanda perentoria: «Tutti i giornalisti della stampa, della radio e della televisione devono collaborare!». Tutti suoi servitori. «Devono», sbraita la grufolante Sua Porcitudine (1° giugno 2003). E nessuno la immerge in un pozzo di sterco.

 

 

PAGANESIMO

L’immensa superiorità dei pagani spicca pure nella loro profondissima umanità per i Cassettamalati, contro cui i preti crististi si sono sempre accaniti e s’accaniscono  inasprendo le loro pene per estorcere soldi ad infermi e morenti. Dopo avere sempre vilipeso gli epilettici come «invasati dal demonio», ancora la Woitjla li ha scherniti come degli esseri  «indemoniati». I pagani all’opposto non speculavano per nulla sul dolore, ma lo rispettavano e dicevano l’epilessia male sacro, segno di predilezione divina riverberatasi anche su Giulio Cesare. In medicina erano assai progrediti, avevano rimedî efficaci, specie per gli occhi. E la cassetta ritrovata a Pompei prova l’alto livello in chirurgia, dai preti giudicata fino a ieri satanica, mentre Ercolano restituisce degli strumenti per le operazioni al cervello di cui solo ora è stato riprodotto un facsimile. Usavano l’anestesia, mentre il papa per spennar i moribondi, i più ricattabili, tuttora la osteggia e criminosamente inneggia allo stupido dolore salvifico (v. omonima enciclica di Woitjla) da offrire alla Madonna per il sempre maggior ingrasso dei già obesi pretî. Ma grazie al maledetto blasfemo Illuminismo sfociato nella Rivoluzione, l’anestesia, dopo tante inutili pene fatte patire ai deboli dagli ecclesiastici, cominciò a farsi strada, benché sempre osteggiata, nel XIX secolo. (v. Vaneggiamenti)

 

 

PALLONE GONFIATO

In Calabria un vecchio s’inginocchiò per baciare la mano a Garibaldi, che lo risollevò all’istante perché «nessun uomo deve avvilirsi davanti a un altro uomo». Invece la tracotante Woitj, adagiata nel trono d’oro grondante sangue di milioni di vittime del clero, protende la pendula mano al labbro dei deficienti accodati. E come s’incazza quella merda montata in scranno se non s’affrettano! Modestia di eroe, grettezza di porca. (2002)

 

 

PANTHEON

Quando un pontefice si incaponì a volerlo demolire per annientare una memoria della fulgida civiltà classica, con la sua cupola in muratura portante di 5.000 tonnellate, la più grande del mondo, l’imperatore lo protesse mutandolo in tempio cristiano. Ma l’invido clero non sazio di aver già spianato Roma, lo deturpò a dispetto della sua destinazione decretata a fine conservativo. Nel VII sec. ne asportò tutte le tegole di bronzo dorato della cupola e le sostituì con lastre di piombo. Nel XVI e XVII ne strapPantheonpò i rosoni, la trabeazione e i fregî in bronzo dorato del portico e del timpano, per poi fonderli nei cannoni sugli spalti di Castel S. Angelo, o per convertirli nelle colonne a torciglione di S. Pietro. E strappò anche l’iscrizione (ora rifatta) sulla facciata. Alessandro VII lo sconciò con due campanili dal popolo chiamati le recchie d’asino, e Benedetto XIV rimosse, per poi adibirla a proprio borioso sarcofago, la tomba di porfido del generale Agrippa, il genero di Augusto costruttore del tempio. Le grottesche recchie d’asino furono infine demolite dai patrioti laicisti della riunificata e libera Italia. (v. Barbari, Colosseo, Foro romano e Policarpo)

 

 

PAPA, ossia p. d. m.

Papa = pezzo di merda. Come la ripugnante Merdoglia, che sacrilega recita la parte di san Francesco. Chi più ipocrita della manutengola di Videla, l’assassino di 15.000 giustiziati e di 30.000 desaparecidos? Il clero, di cui la poi papessa era autorevole esponente, faceva trucidare i dissidenti e sottraeva i loro neonati (le suore mostravano cadaverini conservati in congelatori e li dicevano morti nel parto, per farli sparire o adottar da loschi bigotti. Cosa già dal clero attuata sistematicamente nella Spagna fascista. Ne disserta in modo circostanziato perfino un papista (Piero Badaloni, In nome di Dio e della Patria, 2014). E neonati furono sovente soppressi dalle suore. La Umile tra gli umili si autoassolve con uno sbrigativo «Tutti hanno fatto qualche sbaglio e io sono il più peccatore di tutti». Che buona! Ha solo fatto torturare e assassinare un po’ di gente. Ma è scusabile: ha agito a fin di bene, contro il comunismo, e pro sfruttatori, sputando sul vangelo e sui creduli nella Madonna e nel suo cornutissimo sposo. (Campane e nazi, L’imbrogio di Merdoglio e Quesito)  

 

 

PAOLO IV

Così l’ineffabile Paolo IV: «Nessun tribunale è più grato a Dio della Santa Inquisizione», e: «Gli ebrei sono tutti destinati alla dannazione eterna: non solo osano vivere tra i cristiani, ma a volte persino abitare vicino a una chiesa». Ora, dopo la batosta subita da Hitler fatto santo da Sua Suinità, i papi strisciano in sinagoga a baciare rabbini. Ma la parola della chiesa non è – lo giurano i tonsurati mentitori – sempre uguale, eterna, immutabile?

 

 

PAPA BEFFATO

Nessuno riuscì mai a beffare un papa burbanzoso e oltracotante quanto l’allegro e ridanciano Milingo. Sbarcato in Italia con le pezze al culo, si Milingorimpannucciò spolpando i babbei che lo seguivano passo-passo, ben tremila, come delle oche abbagliate dalle dai preti vantate sue grandi virtù taumaturgiche.. Per aver  buggerato, abbindolato, accalappiato e fottuto gli sborsanti pii coglioni la Woitjla, maxi-entusiasta, gli conferì addirittura il pastorale. Acquisito così un forte ascendente e un potere ricattatorio e riempitesi ben bene le tasche, il neo vescovo si divertì a ridicolizzare Palla Bianca impalmando una popputa coreana con rito pagano. E si tolse pure lo sfizio di costringere la Porca, usa a tirare calcî sui denti ai preti sposati, a strisciargli lagnosa ai piedi per conservare il mercato africano, e ad implorarlo di rientrare nella malvagia setta. Quel papal piagnisteo, trascinatosi per anni, dimostra quanto Milingo si fosse reso temibile, come Elisabetta che spernacchiò il papa e trionfò sulla sua Invincibile Armata. L’eclatante milingata s’ispira alla burla del card. Châtillon sposatosi con la “cardinalessa”. Dopo il primo tiro, l’allegro Milingo ne gioca un secondo. Finge pentirsi e dopo lunghe trattative condite di lusinghe e di lauti compensi, lascia la moglie e integra il malloppone con altri dolorosi esborsi della Woitj, tutta gongolante per il rientro all’ovile del reprobo e per l’universale scandalo soffocato; ma l’abbronzato Buffalmacco rimette nel sacco il polacco Calandrino,   rabbioso nel vederlo riunirsi alla moglie. Ed ecco la ciliegina sulla torta: solennemente Milingo decreta decaduta la boriosa prepotente burbanzosa Infallibile, rivendica  il diritto dei preti a sposarsi e, motu proprio, nomina vescovi sei ecclesiastici scelti tra i rari non frocî.  

 

 

PAPA BERGOGLIO

Disse Horatio Verbitsky, ottimo scrittore argentino, che il nemico del popolo populista di destra «Bergoglio è una disgrazia per l’Argentina e il Sudamerica». E trae dal Ministero degli Esteri un documento, a firma del Provinciale dei gesuiti incoronato da mille cazzi, ora papa scimmiottante san Francesco, che lo prova correo e spia del Videla assassino di 15.000 civili giustiziati e di 30.000 desaparecidos.

  

 

PAPA-DIO

Fino al 1200 il vescovo di Roma era vicario di Pietro, poi (l’appetito vien mangiando) di Cristo, e infine, sempre più spavaldo, di Dio, vale a dire Vicedio. Non si fa ancora adorare Dio tout court: gli basta dirsi Infallibile, Incarnazione di Dio. Ma del supremo grado già si avverte i sintomi con la papale mediazione tra gli Usa e i terroristi di Sadr, che La Stampa titola: DIO MEDIA (18-08-2004).

 

“PAPA EMERITO”

Ratzy si dimette e si muta in biancovestuta ‘Papessa emerita’, zeppa di meriti. Meriti culici. Ora si hanno due papesse viventi. Perché non sei, o sedici, clonate come i cazzi di Cristo? (v. La sacra punta) PS: Una guardia pontificia solleva in piazza S. Pietro un bimbo vestito da papa e Merdoglio/a lo abbraccia e bacia. Siamo già a due papi e mezzo.

 

 

PAPA IN AGGUATO

Dal diario del fascista Farinacci: «19 luglio 1943. Gli alleati non hanno esitato oggi a giocare una delle loro carte più importanti: il massiccio bombardamento di Roma. Bersagliatissimi i rioni popolari con lo specioso pretesto di colpire il nodo ferroviario. Migliaia di morti. Impressione profonda. Un colonnello dei Carabinieri, che ho visto stasera, mi dice che è stato molto colpito, più che dallo spettacolo terrificante, dal fatto che il re è stato fischiato. […] E hanno scelto il momento psicologicamente più adatto, e cioè la piena crisi militare dell’esercito e morale della popolazione. Il terrore che si leva  stasera da Roma e dilaga per l’Italia può aver una portata incalcolabile qualora non si provveda con l’energia giovanile dei primi anni del fascismo. Grave l’assenza del Duce. Il popolo romano non sa che egli è [a Feltre ndr] in colloquio col capo del Reich e può attribuire ad indifferenza o cinismo la sua mancata presenza tra le rovine ancora fumanti. Soprattutto dopo l’improvvisa comparsa del Papa, il quale probabilmente stava all’agguato in Vaticano, pronto a compiere una teatrale sortita tra il popolino acclamante il Pastor Angelicus. Il bravo Hazon, comandante gen. dei carabinieri, è morto sotto le macerie.» (Roberto Festorazzi, “Farinacci l’antiduce”, Il Minotauro, Roma 2004, p. 288). Tra le migliaia di vittime, né preti né frati, in Roma tanto pullulanti. Se l’erano data a gambe per tempo spernacchiando, avvertiti dell’imminente incursione non del tutto ignaro Dio Onnisciente, bensì dallo stragista suo vicario Predicatore di pace. (v. Guareschi)

 

 

PAPA INFIBULANS

Si scioglie in lacrime Gianpaolo/a II il Glande, sbava e inveisce contro il muro che difende inermi bersagliati dai fanatici di Allah clemente e misericordioso. Non fiata sulle mutilazioni sessuali praticate dai suoi amici, egiziani in primis: 160 milioni di donne infibulate ed escisse. E striscia scalzo in moschea a baciare teneramente il corano che incita a sgozzare gli infedeli (sura 47, 4-6, ecc.). E per ben tutelare il proprio lardo fa lingua in bocca ad imam, mutilatori e assassini per sfogare la culica filo-islamica libidine. «Amor omnia vincit» (Vaticano, 17-01-2004). Un dolce sentimento riservato ai suoi compari di crimini e menzogne ma negato a quei superbi pensanti con la propria testa, non asininamente proni ai predicatori di «Cristo portatore di spada». (v. Don Livio e Primato papale)

 

 

PAPA TRIPUDIANS

È incontestabile – frigna il prete a denti stretti – che il papa indisse grandi feste per celebrare l’orribile strage di san Bartolomeo, ma solo perché pur avendola freddamente pianificata, egli «credeva in perfetta buona fede – e abbassa pudicamente la voce – quella carneficina non avvenuta a colpi di spada, ma con anodina schermaglia e soppressione di idee», dimenticando (o beata pontificia sbadataggine!) che le idee le contengono i corpi. (v. Notte di san Bartolomeo e Preti benigni)

 

 

PAPA WOITJLA

Ha ululato: «La donna sacerdote è un’offesa a Cristo!» (Papeide XIX n. 215). È mai possibile più culica, frocica, cupiesca, busonica asserzione?

 

 

PAPI NON FROCÎ

Su circa 300, almeno cinque. Sant’Urbano I che fotteva la sculettante santa Cecilia, imponendo al marito durissime penitenze nonché annosi pellegrinaggî in Palestina. San Gregorio VII, indefesso punzonatore dell’adolescente Matilde di Canossa, signora di territorî estesi dall’uno all’altro mare, da lei quindi tutti regalati alla chiesa. Alessandro VI, odiatissimo dai preti “per tutto il tempo sciupato ad amare le donne” invece di seviziarle ed arrostirle. Innocenzo X, schiavo della cognata Olimpia, la “Pimpaccia”, da lui ricoperta d’oro e gioielli e intestata di palazzi e ricche terre, gabbando bellamente tutti i semplici oblatori (v. Senza danaro). Il legittimo papa Giovanni XXIII (non il pancione Roncalli fanatico dell’atroce Borromeo, in effetti XXIV), fottitore di 200 suore. L’arguto Pio II (v. voce) che incitava i preti a romper fiche a tutto spiano. E forse anche Innocenzo XI che davanti alla Verità nuda del Bernini esclama: «Per quanto la verità in genere piaccia poco, questa mi pare piaccia troppo» e la fa velare con una lastra di metallo.               

 

 

PAPI e MULLAH, ecc.

Alla forza della ragione preti, imam e devoti replicano con ingiurie, calunnie, minacce, omicidî. Odiano mortalmente le idee e la ragione, che chiamano ideologia.

 

 

PARADISO

E tu, ignobile e acefalo credulone, gongoli pregustando celesti godurie mentre i tuoi amici e parenti, rigirati allo spiedo, risponderanno con urla strazianti ai tuoi libidinosi guaiti. Bruciati in eterno a fuoco lento per una rifiutata culica avance, o per una toccata e fuga a femminea curva senza pretesco prezzolato consenso. (v. Don Livio Fanzaga e Orride menti)

 

 

 PAR CONDICIO

Così interpretata dal grande papa Leone XIII (v. voce) rivolto ai liberali: «Esigiamo da voi la tolleranza perché è nei vostri principî, noi non ve la concediamo perché non è nei nostri». Come i cari fratelli islamici, ansiosi di scannare gli autori scandinavi di vignette blasfeme. E tutti i pavidissimi governi grondanti papal letame non solo lo leccano agli assassini, ma addirittura minacciano i disegnatori, con il pro-terroristi appoggio della cattolica feccia. PS 2015. Per anni tanto incoraggiati dai papisti e dai laici vigliacchi, i cari fratelli terroristi massacrano undici disegnatori parigini blasfemi. Ovviamente col caloroso plauso in TV della turpe Merdoglia.

 

 

PARI IMPOSTURE

La Woitjla  «non sapeva nulla» (sic) della maxi-rapina  da lei  ordita a danno dei fiduciosi 360.000 azionisti del Banco Ambrosiano, quando li mise tutti  cul a terra  (maxi-balla il vociferato risarcimento,  v. Warrant) tramiteScns0054 il monsignor Marcinkus,  il mastodontico  agile  specialista  in gomitate e ginocchiate ai testicoli, quindi  compensato  del  malloppo agguantato  con  il  pastorale  della arcidiocesi di Chicago. È ricorrente pratica dei papi il «non sapere mai nulla». L’innocente Sisto IV, di  cui i pii ammetton vaghe implicazioni,  «aderì sì  alla  congiura  dei Pazzi, raccomandando  però  di uccidere i due Medici senza spargere sangue». Rituale presa per il culo  edificante gli allocchi. In Santa Maria Novella i due fratelli Medici, a  testa china e inginocchiati  durante  la messa per l’elevazione  dell’ostia  dalle  mani  immacolate del vescovo, complice di Sisto, furono colpiti con mazzate e coltellate dai due preti Bagnone e Maffei che, inebriatisi alla vista del sangue, si erano gettarti su Giuliano settantasei  volte,  mentre  Lorenzo fuggiva grazie all’interposizione del poeta Poliziano.  Per i pennivendoli la  santità  pontificia   ne   uscirebbe intatta. Ma benché raramente  tra le moltissime chiesastiche menzogne  affiori il vero,  qui  il ruolo del pio puparo risulta di solar evidenza: «Dietro la cospirazione c’era la mano di Sisto, che infatti colpì con l’interdetto Firenze  quando  gli assassini furono giustiziati»  (Bernardi, Historia n° 368).  Furibondo,  l’ex prete pezzente che  nominò un nipote principe e sei cardinali,  scagliò  contro Firenze gli eserciti della guelfa Siena e del suo vassallo re di Napoli, per poter TeschioDeMedicifagocitar laToscana e la Romagna e punire le indocili Milano e Venezia. Il  teschio  riesumato  di  Giuliano è sfondato  al  centro,   a  prova  della precisa mira  del prete Bagnone, che  si  sostituì  assieme all’altro prete ai sicarî laici  ritiratisi inorriditi,  forse per imperscrutabile  disegno  divino non ancor santo. (v. Papeide, XXVII, n. 279)

 

 

PARLAR CHIARO

«Il sommo Pontefice è il solo – sanciscono i viscidi gesuiti – che possa fare vere riforme, perché sapiente. Come maestro di morale è il solo che può discernere infallantemente il vero dal falso, il buono dal reo, il giusto dall’ingiusto. Ma il Papa, parliamo chiaro una volta, non può sancire la libertà dei culti, non può pronunziare lecito il matrimonio civile, non può secolarizzare la scienza, non può consentire la libertà della stampa, non può riconoscere la sovranità popolare, e andate dicendo di tante libertà vagheggiate nell’età nostra. Quindi [come il pontefice] non può consentire il furto, dichiarar lecito l’omicidio, autorizzare la fornicazione, se egli scomunica, a cagion d’esempio, la sovranità popolare, se condanna il matrimonio civile od altrettali principii, non può autorizzarli né un principe secolare, né un codice civile fatto da secolari. Niuno al mondo ha autorità di dar diritto a far quel che è colpevole, quello che altro non è che un abuso ed un disordine morale.» (OPC)

 

 

PARMALAT

I media battono la grancassa e gridano allo scandalo per il suo tracollo («Il più grosso del secolo!», «Il più grande della storia!» [Tg2, 17-01-2004], «Ben 3.000 azionisti truffati! Risarciteli!»). Giusto parteggiare pei più deboli, purché non s’indulga a gesuitici distinguo ribaltando i fatti fino ad assegnare ai ladri il ruolo di vittime. Come per la maxi-truffa del Banco Ambrosiano. Quella sì davvero enorme! Ben 360.000 azionisti inculati brutalmente dal Santo Sùbito senza mai ricevere, checché se ne dica, il benché minimo risarcimento. Nemmeno una lira! E i media, inghiottite delle briciole di refurtiva scivolate dalla mensa pontificia, si mantengono in ferreo silenzio. Certo pur alle vittime dalla Parmalat brucerà il vulnus pur avendo potuto, in media più agiate, ridurre i rischî diversificando gli investimenti. E almeno le conforta l’accorata solidarietà dei media, che per loro si stracciano le vesti ma ridono dei fottuti dell’Ambrosiano (tra cui molti maestri elementari e maestre d’asilo) rapinati dal papa. Ma che pretendono – sospirano i preti – i già avvezzi a privazioni? Non fanno notizia. Che ci frega dei suicidi e dei finiti foderati di cartone sotto i ponti? Solo un crack di consimili epuloni ci intenerirebbe. Fino alle lacrime! La rovina dei plebei ci fa invece bellamente sbellicare, assieme a tutti  gestori della sempre per noi gratis grancassa pubblicitaria. (Banca Romana, Banco Ambrosiano, Beneficenza, Elemosina, Pari imposture, e Papeide, n. 63)

 

 

 

PARTITO ANTICLERICALE

       Fondato in Varese il 17 nov. 2012.

          

                                          PARTITO

                   ANTICLERICALE

                         NEMICO DEI NEMICI DEL GENERE UMANO

         

                                          PROGRAMMA

 

1        Equità sociale e umanesimo laicista.

2        Abbattuti stipendî e pensioni d’oro.

3        Confisca totale dei beni chiesastici, ammassati con abusi della credulità popolare, sevizie, stragi e adesso, tramite vili lacchè laici, con maxi-evasioni fiscali. (v. Montessori, in Antipapismo.it)

4        Annullare l’infame concordato clerico-fascista e convertire il Vaticano, espulsi e resi innocui i preti, in museo nazionale.

5        Libertà di espressione e di ricerca scientifica, ora con l’imposta ipocrita “autocensura” spudoratamente negate.

6        Stop al mediatico lavaggio dei cervelli volto a più soggiogare la Papalia (ex Italia) al clero.

7        Revoca dei sussidî statali alle congreghe oscurantiste. Chiuse definitivamente le nefaste scuole cattoliche.

8        Costi sanitarî e multe stradali proporzionali al reddito.

9        Soccorso psichico ai fregnoni del «però la religione ci vuole». 

     10   Dura detenzione fino alla pena capitale nei casi estremi a tutti i

preti terroristi.

 

Iscritti fino al 2015: solo Clizio.

Simpatizzanti: ?

 

 

 

PASQUA E  FUOCHI

A Pasqua gli ebrei bruciano briciole di pane vecchie e morte. Sempre, e non soltanto a Pasqua, i preti bruciavano, e anelano ripeterlo, donne giovani e vive.

 

 

 

PECCATO CARNALE

«L’Apostolo stimò bene, come avvisò il Dottor san Tommaso, di avvertirci – dicono i gesuiti, i più fanatici idolatri di quel maialesco culatone – a non dar luogo alla seduzione: Videte ne quis vos seducat inanibus verbis. Che gran male è poi, dicono i patrocinatori di questo fracidume, un poco di fragilità? IddioSanTommasoJr compatisce e perdona. …

Ora se quello che uomini corrotti chiamano un male da nulla, Iddio lo chiamasse un gravissimo male e lo stimmatizzasse con le formule più severe, non sarebbe da dar mente a Dio più che ad ogni laido mondano? …Gesù non solo proibì le colpe più grossolane, ma persino i desiderii, le compiacenze, i pravi affetti del cuore. Ai Romani san Paolo dice che quelli che si lordano di tal vizio, sono degni di morte. È dunque una colpa sì lieve, una fragilità sì scusabile quella che merita sì smisurati castighi? Il giudizio di Dio peserà meno di quello di certi carnalaccî, i quali, per non dover temere l’inferno, si vorrebbero dare a credere che essa è un piccol male? I sacri Dottori, che pesano questo peccato colla bilancia del santuario, e non esagerano, insegnano anzi che tra i peccati corporei, dopo l’omicidio, è indubitatamente il più grave di tutti. È una fonte infausta di mille iniquità, viene a guastare i pensieri, gli affetti e tutto l’interiore dell’uomo, profana e contamina anche il corpo, sicché nulla rimane intatto dalla sua malizia e perversità. Inoltre insozza la famiglia in tutti i modi, si apre la strada tra le infamie, i tradimenti e le stragi:. …E dopo tutto ciò, quegli immondi che ne sono insozzati, traggono avanti e ridomandano: che gran male è poi? Ma la verità è che anzi Dio di niun vizio o peccato ha mai preso sì strepitosa vendetta, come – salvo l’ineffabile gesuitica omo-inculata – di questo. Non sopportandone più il lezzo, Iddio lavò in fiumi di sangue tante sozzure. Il diluvio universale, nel quale perì tutta la generazione degli uomini, salvo una famiglia, chi lo trasse dal cielo? L’incontinenza degli uomini. A quei che [a causa di questo vizio eterosex] muoiono, bisogna aggiungere quelli che – non godendo didietro - diventano stupidi, ebeti, maniaci, furiosi, quelli che soccombono in altre infermità per cagione dei loro stravizzi. Il dolcissimo sant’Alfonso di Liguori giunse a dire, che di quanti si dannano, o tutti si dannano per questo vizio, o certamente non senza di esso. Finalmente, che male fo io se assecondo le inclinazioni della natura?Non è buona la natura, non è santa? Ci voleva l’audacia di questo secolo infrunito [sic] per dare in volto a Dio una risposta così impudente e temeraria. Ma, perché dunque Iddio ci ha dato un corpo, perché ci ha lasciato queste inclinazioni? Impudente domanda!» (OPC). Bastava nel tanto rimpianto buon tempo antico solo accennarla, per finire – come bramano ancora i culanici seguaci d’Ignazio – torturati e arrostiti.

 

 

 

PELLEGRINAGGÎ

Luglio 2004: alle trionfali visite della Woitj a Santiago de Compostela seguono quelle dei politici ansiosi di adorare una delle superstiti sei punte dei cazzi di Cristo colà trepidamente custodita . (v. La santa punta e in Papeide, nn.300, 402, 403). Tra loro il bigotto dottor sottile Buttiglione. Dice il regista Squittieri, un cattolico ma non imbecille, che «i politici che ci governano non hanno cultura, odiano la cultura, detestano la cultura». Gesù di cazzi doveva averne, checché ne dicano i reverendi, solo uno, magari super-dimensionato, ma soltanto uno, e odiando le baracconate religiose esortava a pregare «ciascuno chiuso nella sua stanza». Ma il clero lo irride, e ordina ai semplici (gli idioti) di pregare almeno in tre per raccogliere più marmaglia da spennare. E per i babbei fa costruire cappelle e chiesone dove incanalarli a inneggiare e sborsare.

 

 

 

PERCHÉ?

«Se i miracoli sono panzane, e che lo siano è più vero del Sole, come mai, leghista sig. ministro Castelli, ora, 2004, triplica le pene (fin a sei anni di galera!) a maghi, maghetti e indovine, ma neanche sfiora, anzi le s’inchina deferente, la pia combriccola, burbanzosa associazione a delinquere che imbroglia, plagia, insulta, minaccia, ricatta, estorce e circonviene i deboli e gli incapaci? Devono sempre gli straccî volare in aria?». E lei: «Vi sono ragioni arcane, misteriche e trascendenti, configurabili nell’àmbito della circonvenzione ascrivibile all’ascissa tutta incentrata sull’ineffabil nonché inestricabil ipotiposi religiosa…» «La prego, signor ministro, non oltre. Più chiaro di così!».

 

 

 

PERDONO

Il vescovo di Parma (ben rimpolpato dalla figlia del presidente della Parmalat con cospicui versamenti per le “opere di bene”) esorta tutti i fregati dal crack a non chiedere rimborsi, a stare cheti, chiotti-chiotti, mazziati e cuntenti, perdonando i ladri miliardarî (18-01-2004). Le parole di un boss della cosca più criminale, mater et magistra di ogni mafia e dei perdonatori che non perdonano, evidenziano la correità nella truffa e la mira d’insabbiarla a vino e tarallucci con un beffardo chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, per non destare dal loro torpore anche i fottuti del pio Banco Ambrosiano ancor più brutalmente inculati dal vivente in gloria Gianpaolo II il Glande. PS: Salito al cielo dopo aver chiesto e ottenuto, vilmente solo per sé, quell’eutanasia da lui sempre categoricamente negata agli altri, e già dagli astutissimi preti sùbito paludato, estasiando la canea dei gonzi, da Santo Sùbito. (Banca Romana, Banco Ambrosiano, Beneficenza, Elemosina, Parmalat e Papeide n. 63)

 

 

 

PERIZIA GRAFICA

Il processo intentato contro l’innocente ufficiale ebreo Dreyfus, caso «puramente indiziario e basato sulla periziaGuareschi calligrafica che non può mai costituire prova definitiva quando essa sia la sola addotta a carico, si svolse in atmosfera intimidatoria» (Historia, n.°151). Anche nel caso di Guareschi le lettere da ben tre periti attribuite allo scellerato Degasperi (il boriosamente poi sottoscrittosi De Gasperi) non basterebbero da sole a inchiodare quel batrace papista davanti al tribunale della Storia, pur facendolo oggetto di vehemente suspicione sul metro del Santo Offizio da lui tanto amato e ora mutato in Sacra congregazione per la difesa della fede. Ma se un nazista esce da una stanza con una pistola fumante e al suolo giace un ebreo è proprio tanto difficile indovinare l’assassino? Così mentre le accuse contro Dreyfus caddero nel vuoto avendo egli sempre servito lealmente la Francia, il motivo ragione degli attacchi aerei su Roma, voluti da Pio XII per poi abbindolare i semplici esibendosi da teatrale impettito istrione tra le macerie, combacia perfettamente nel mosaico delle combutte dei papi che, per farla più da padroni in Italia, sempre chiamarono i barbari per quindi spartire con loro il sanguinoso bottino. Illimitata è la pretesca ingordigia, e dopo l’incursione del 19 luglio 1943, Sua Suinità andò all’arrembaggio dello Stato ripetendo lo show tra le rovine e richiedendo (ma invano) agli Alleati, per allestire una farsa ancor più spettacolare, di far saltar anche l’acquedotto di Roma. E Prezzolini: «Se Mussolini non riesce i suoi successori naturali sono i preti. Dal Medio Evo in poi quando lo Stato va a catafascio in Italia sottentra il quasi-Stato, la Chiesa». Pio/a XII dettò al pio batrace una missiva per il col. Carter della Peninsular Base Section: «Carissimo, spero di ottenere da Salerno il colpo di grazia. Avrete presto gli aiuti richiesti [tumulti dopo la strage, ndr]. Coraggio, avanti sempre per la santa battaglia, auguri, buon lavoro e fede». I papistici giudici aprono e chiudono il processo rifiutando di udir i testimoni e i periti calligrafi, qui dove le cause durano anni, in appena tre giorni (13-15 apr. 1954), perché «le perizie non avrebbero detto nulla su quanto riguarda la prova del fatto e sarebbero solo servite a procrastinare una decisione che, con gli elementi acquisiti, poteva e doveva essere già presa». E Guareschi va in galera: troppo eccelsi la Santa Porca e il batrace per essere anche solo sfiorati da un sospetto! «La richiesta perizia grafica non avrebbe potuto apportare alcun lume perché una semplice affermazione del perito non avrebbe mai potuto far diventare credibile e certo ciò che risulta obiettivamente impossibile e inverosimile.» Solo dei malvagî imputerebbero al papato, benché millenario criminale, i raid su Roma, benché già duramente cannoneggiata dai francesi istigati dal beato Pio IX. Impossibile e inverosimile! per giudici e fessi. Guareschi, ingenuo autore di Don Camillo, morì poco dopo i 14 mesi passati in prigione rifiutando la condizionale, e infangato per «aver pubblicato un falso». E discese all’inferno. Salì invece al cielo il turpe batrace, e nella sua gloriosa ascesa «gli venne incontro – come testimonia la figlia – la splendente schiera degli angeli». E adesso inizia, ma di colpo sospeso dopo il nostro intervento, il suo goffissimo processo di beatificazione. (v. Cadorna in Hanno detto, Eroismo di Pio, Guareschi, Guerra giusta, Guerre, Guerre dei due Pii, Guerre del XX sec., Inverosimile, Ipocrisia, Leone XIII, Padre Lingam, Papa in agguato, Sarajevo 1914, Terremoti, Zelanti e Papeide)

 

 

 

PIETISMO

Per fenomeno naturale (il logorio dell’età contro cui nel suo lucido testamento si premunì Garibaldi), a volte persino degli schietti laicisti cedono a un morboso pietismo nei riguardi di lagnosi lupi travestiti da agnelli. Il Carducci, l’anticlericale per antonomasia, provò dei palpiti di compassione per il maxi-criminale Pio IX («Io maledissi il papa or son dieci anni, / oggi co ‘l papa mi concilierei. / Povero vecchio, chi sa non l’assaglia / una deserta volontà d’amare! / Forse ei ripensa la sua Sinigaglia / sì bella a specchio de l’adrïaco mare»). Compativa delle supposte nostalgie del malvagio in sottanona bianca. E Scalfari soffre del declino fisico della sadica Woitj. Sempre solidali gli epuloni benché di opposti ideali. L’ex ferrigno laicista, «ricordata la Pacem in terris di papa Giovanni», il papa buono benché fanatico estimatore del ferocissimo s. Carlo Borromeo, loda il papal bla-bla-bla di «giustizia, libertà, amore, fratellanza». Vi aderisce con un «senso di pietà: pietà per gli altri e pietà per se stessi, per noi stessi, per la nostra miseria morale e la nostra sostanziale indifferenza» (L’Espresso, 23-04-2003). Gli manca cadere ai piedi della Porca cosparso di cenere, con epulonico slancio. Su loro, non più guatantisi in cagnesco, prevale la plutocratica attrazione. Pecunia omnia vincit. E l’ex mangiapreti s’affloscia ai piè del Gran Prete compiangendo le scemate pontificie godurie. Chissà se geme pure sulle vittime della papal malvagità, sui milioni di bambini morti di fame e sete per la criminosa campagna anti-contraccettiva, sul milione di Tutsi scannati in tre mesi dalla catto-feccia, sui 400.000 trucidati nella guerra civile balcanica in cui la tracotante Porca volle trascinare anche noi, e sui tantissimi ridotti in miseria dalle pretesche truffe e persecuzioni.

 

 

 

PIO II (Piccolomini)

Contando sull’idiozia dei creduloni mantenuti nella crassa ignoranza, il più intelligente dei papi, uno dei rari non frocî, scrisse in latino per il sollazzo del clero serafici pensieri editi prima di salire al soglio: «I poveri diavoli sono i soli a non suscitare invidia. Il livore s’attacca sempre a chi sta bene. Noi [preti] abbiamo ricchezze, beni, piaceri: siamo nati solo per mangiare e bere, e possiamo dormire e riposare a sazietà. Noi viviamo per noi, gli altri vivano per gli altri. Noi non prendiamo come gli altri una moglie che bisogna tenere per sempre. Celebriamo ogni giorno nuove nozze; e se un’amica ci piace, noi ritorniamo; se non ci piace, cambiamo strada» (v. Papeide, XXVII n. 277). Invitava i pochi sacerdoti eterosex a spassarsela senza remore, perché «casta è solamente la donna che nessuno cerca, che nessuno sollecita. Preferisce aver un occhio solo piuttosto che un uomo solo. Essa è una bestia indomita, per la quale non vale freno». Ai cornuti suggeriva la castità e il digiuno, come ora don(na) Livio sulla falsariga dell’altro donnaiolo sant’Urbano I, che benediva la vergine Cecilia, moglie di un bigotto e poi fatta santa, introducendole il pio carneo aspersorio.

 

 

PIO IX

«Un gruppetto di atei e di settarî [Garibaldi, Mazzini, ecc..] a cui si unì all’inizio un discreto numero d’illusi, hanno preteso volere l’Italia potente. I primi fecero appello all’assassinio e al terrore, i secondi alle lagnanze e alle critiche infondate contro i governi esistenti per tentare l’auspicata rinascita…» (Nota manoscritta del papa sul retro di una lettera ricevuta da Vittorio Emanuele II, 1868)

 

 

PIO XII (Pacelli)

Il papa scodellato ai gonzi come antinazista benediva Adolf Hitler perché «la sua bandiera rappresenta la lotta contro il bolscevismo [= la maggioranza]». E consimile antinazi, l’arcivescovo di Vienna ebbe a proclamare: «La sua lotta contro il bolscevismo risponde ai disegni della Provvidenza». Poderose infallibili mire divine mandate in fumo dal piccolo padre Stalin. Nel 1943, caduto il Duce, gli ebrei chiesero di abrogare logicamente le leggi razziali a Badoglio, che acconsentì. Ma il tanto «filo-ebraico» Pio XII gli fece raccomandar dal perfido gesuita Tacchi Venturi, «su incarico del segretario di Stato card. Maglione, di non annullare del tutto le leggi razziste, ma di mantenerne in vita alcune “meritevoli di conferma secondo i principî e le tradizioni della Chiesa Cattolica”» (Miccoli 2000; e A. Foà, Diaspora, Laterza, p. 224-25) . (v. Alle armi, papisti!, Rimprovero catto-nazi)

 

 

PIÙ IL PRETE…

Più geme, più t’incula. Chiagne e fotte.

 

 

POCHADE

Per la bomba alla stazione bolognese (93 morti) fu incriminato su pio suggerimento, il bieco massone Licio Gelli. Che si diede Licio Gellialla macchia. Per agguantarlo si setacciò il mondo per molti anni. Una muta di segugî capeggiati dalla demo- cristiana Anselmi, decisissima a non dargli mai tregua, soggiornò a lungo anche nei più lussuosi hotel del ballerino Brasile. Ma ogni baldanzosa spedizione pei begli occhi papali finiva sempre con le pive nel sacco. Più l’accusato latitava più era bersagliato da accuse. Non badavano a spese per arrestarlo. Sussurravano, come dell’araba fenice, «che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa». Ma ecco che il reprobo, impietosito dei nostri statali grossi esborsi, sfidando l’ergastolo appare dalla frontiera svizzera con valige zeppe di documenti per costituirsi. I nostri però, sdegnati dell’ineducato mancato preavviso, da Sua Suinità giudicato una scorrettezza imperdonabile, snobbano quel micidiale individuo. Ma lui non demorde e si ostina ad offrirsi, finché le esacerbate autorità rompono il silenzio, e ligie alli Signori Superiori ribattono stizzite: «Bella pretesa, bella bizzarria la tua! Dov’eri mai, o gaglioffo, quando sudavamo sette camicie per acciuffarti? E adesso, a tuo capriccio, noi dovremmo ammanettarti? Siamo forse i tuoi servitori? Alla larga dal papistico suol! Va’ via, ramingo tra le genti!». Umiliato e offeso, ma non cede: fermo là, con avvocati e valige. Ma i nostri duri, tetragoni, con sprezzanti occhiate, insensibili ad ogni supplica del reietto. Che dopo tre mesi di spossante attesa se ne va con la coda tra le gambe, mortificato dai papistici dinieghi e ripulse. Vola laggiù a Copacabana, alla Bermuda, ad Acapulco, a danzare mestamente. Passano gli anni, e l’infelice ritorna a bussare. E il tempo è un grande medico! In grazia dell’evangelico Bussate e vi sarà aperto, gli irriducibili eroicamente reprimono il papistico orgoglio: «Avanti, avanti dunque, caro Maestro Venerabile! Ma per carità non si disturbi ad aprire valige! Si guardi bene dal farlo! Finiamola a vino e tarallucci!». E per imperscrutabile disegno divino ora «il bieco attentatore» se la spassa, libero come un uccello, nella sua splendida villa immersa in un vastissimo parco a Castel Fibocchi. (Ogni riferimento a fatti realmente accaduti non è affatto casuale.) (2002)  PS: Un arabo che a Bologna faceva da palo ha confessato che il crimine fu perpetrato, e la Santa Porca lo sapeva, dai fratelli islamici, imbestialiti per non aver essa ordinato a Papalia (ex Italia) di consentire il passaggio, oltre le solite armi per gli islamici qui in libero transito, anche di un missile. PS. Si è accertato che un altro arabo, un terrorista specialista in esplosivi, quel giorno, quando gli arabi non erano ancora qui giunti in massa, era a Bologna (2014).   

 

 

POETI

I veri poeti, molto rari, colgono il nocciolo delle cose. Precorrono e attingono il vero senza dover compilare dei volumoni. Così Carducci sull’ignobile cristismo: «Falso liberatore degli schiavi, dei sottomessi, dei reietti, e subdolo portatore di asservimento e regresso».

 

 

POLITICA e STORIA

Prima spregiate come raffiche verbali, poi lacrimate come raffiche di mitra. (v. in Volantini: ultima figura)

 

 

PORCI CON LE ALI

I gesuiti, i sedicenti più casti (benché sfondatissimi culi) di pudiche donzelle, spregiano il prioritario laicistico non rubare e non uccidere. Per loro, ricatto, usura, tortura e omicidio sono bazzecole, quasi cose sante. Ben altre le colpe che gridano vendetta al cospetto di Dio! Dai succhia-cazzi soldati del papa sono sempre state imputate ai laici le «dissolutezze [eterosex] della carne. Ristretti i comandamenti all’io non rubo, io non ammazzo, resta luogo all’insidiare la donna altrui ed al prostituire la propria; resta luogo ai pensieri immondi, ai discorsi laidi, alle scollature indecenti, alle compiacenze ree, a tutte le turpitudini in che si convolgono gli animali». (OPC)

 

 

PORNOGRAFIA

Nell’etimo greco pornografia è scrittura sporca, congerie d’indecenze. Il prete, benché libidinosissima checca, vantandosi castissimo e puro acquista incomparabile prestigio sui grulli, sempre invidiosi dell’altrui piacere e succubi di ogni furbastro asessuato. Che imprime nelle loro teste idee di sporcizia legate al demonizzato sesso e sistematicamente  le appioppa ai laici. Addestra i semplici a giudicare il resto (come tutti i clerico-delitti) pulitissimo, perché da ciò che non suscita invidia (e che cosa più invidiata del sesso?) non riceveranno danno. L’Università Cattolica distribuiva dei papiri lindi e puri, con slogan senza allusioni sessuali, ma clerico-eleganti, come Viva la cacca! Sulla loro falsariga i media ci propinano quotidianamente all’ora dei pasti delle visioni di agghiaccianti interventi chirurgici, nonché di capienti cessi corredati di adeguati commenti sui loro effluvî, con l’imprimatur delli Signori Superiori. E sono allo studio degli emettitori odoriferi per deliziarci, tra un boccone e l’altro, con edificanti spari intestinali. W la cacca! W il papa! (2004) PS del 2009. I nostri sberleffi giovano a qualcosa: almeno al momento i papistici spot a base merdale sono stati sospesi.

 

 

PORTELLA DELLA

GINESTRA

La cricca pretesca ha due pesi e due misure (v. voce). Se reagisci ai suoi pesantissimi insultimitragliatrice con termini poco riguardosi piagnucola, si straccia le vesti, fa la vittima, e denuncia con belati alti e strazianti la tua malvagità, benché da ogni pulpito e dall’infame Radio Maria, essa offenda senza sosta i laici (anche i credenti se non abbastanza proni), qualificandoli «imbecilli, vermi striscianti sulla terra». E mentre rapina e uccide pretendendo altresì venerazione e lauti compensi, come nelle tantissime guerre da lei provocate, o come quando fece abbattere dai mafiosi (ma solo a fin di bene, per impedire il progresso delle sinistre!) tante famiglie riunitesi a far merenda nella piana di Portella. Sul colle da cui spararono due mitragliatrici furono rinvenuti più di mille bossoli. Per tale prodezza (come la strage del mercato di Sarajevo perpetrata dalla tanto cara al papa ferocissima legione inviata da Bin Laden) Il regista Rosi accusa la connivenza della Cia e di «altri [i preti e i loro luridi accoliti], che non nominai, altrimenti non mi avrebbero lasciato fare il film» (Radio 24ore, 23-08-2004). Per tanto sangue fatto versare da chi predica di offrire l’altra guancia tutti inorridirono, persino i più fanatici fascisti. Solo il papa, che ficca il naso dappertutto, non batté ciglio, anzi provò una gioia inesprimibile (v. anche Tortora Enzo), sfrontatamente espressa tramite il suo portavoce, il cardinale di Palermo Ruffini: «Era inevitabile la reazione alle prepotenze e calunnie dei comunisti». Irrilevante, per il Vaticano, che i comunisti siciliani non avessero mai ucciso né ferito neppure un papista, mentre la feccia cattolica aveva già assassinato molti sindacalisti. (v. Mafia)

 

 

PORTENTI SACRI

 

Tutti ne parlano (anche le TV statali), nessuno li vede.

 

 

POTERE del PAPA

Finché i re erano suoi servi e lo ricolmavano di preziosissimi doni, il Vicedio Infallibile esigeva dai creduli di riconoscere l’origine divina dell’alleato potere laico, dispotico benché meno feroce del suo. Ma quando Enrico IV rivendicò il diritto di ragionare, Sua Suinità impose «ad ogni buon cristiano il dovere di ucciderlo». E ora gli islamici col placet papale perché “adorano lo stesso Dio”, uccidono tutti i liberi pensatori: oltre 2.500 giornalisti e scrittori assassinati. (2005) PS. Gli islamici decapitano col coltello un cittadino americano e minacciano di far altrettanto con un altro. E Merdoglio/a s’incazza, ma non contro gli assassini di migliaia di non convertiti all’islam, non contro i suoi cari fratelli terroristi, che giustifica per salvarsi il culo, bensì contro l’intervento degli Usa a difesa delle vittime: «Non si deve reagire con i bombardamenti!». Col plauso dei vili, come il buffone Grillo e il suo tirapiedi Di Battista che, prono alla Porca scimmiottante s. Francesco alla quale non frega nulla nemmeno l’uccisione di cristiani, ribadisce la fregnaccia che «non si deve armare yazidi e curdi, ma accordarsi coi terroristi» (19-08-2014). Grazie all’asinina acquiescenza del gregge, s’incancrenisce la vigliaccheria papista. (v. Indecente proposta)

 

PREDICHE e PENNE

Tipici il boccaccesco frate Cipolla, che agita una penna di gallina strappata alle ali dell’agnolo Gabriello, e don Pigghia che predicava: «Tutti dovete morire! Forse anch’io».

 

 

PREMIO NOBEL

Il clero attinge l’acme dell’impudenza candidandosi al premio Nobel per la pace 2003 nella veste della Woitjla, la pallona di strutto che fa sparger sangue in Ruanda, in Jugoslavia e negli Usa, dove assassinano medici e infermiere non proni al papistico diktàt contro la regolazione delle nascite. In combutta con l’islam, fa crepar di fame e sete milioni di bambini imponendo ai genitori di fotter a rotta di collo e senza protezione. Ma dopo il Nobel lordatosi con l’assegnazione alla trista megera di Calcutta (altra accanita mangia-preservativi), la Norvegia lo nega a Palla Bianca con un sarcastico «è già fin troppo ovvio che un papa sia pacifista». PS. Sotto Merdoglio/a continua l’assassinio dei giusti. In Olanda il 13 feb. 2014 è assassinata Els Borst, la 81nne ex ministro della sanità che nel 2002 varò la prima umanissima legge pro eutanasia, poi estesa in Belgio pro minori in dolorosa fase terminale. Ma l’ipocrita che scimmiotta san Francesco va in bestia ed incarica l’Accademia pontificia per la vita d’infangarla definendola «egoismo unito alla violenza». E chiama a raccolta le altre religioni per indurle a far più soffrire i moribondi: devono penare fin all’ultimo. Un’ideale condizione per ripugnanti religiosi ricatti ed estorsioni. Siamo troppo umani, comprensivi e generosi invocando solo la pena di morte per gli scellerati preti e i loro verminosi lacchè. (v. Guerre del XX sec., ecc.)   

 

 

PRETE CHE FREGA

Streghe impiccateAl prete non basta propinarci balorde superstizioni. Denigra la scienza, e si serve del piè de porc dell’impostura per cancellar ogni traccia dei suoi spaventosi delitti. Spergiura che l’«Inquisizione condannò un numero di persone di gran lunga inferiore a quello che certi romanzi gotici ci hanno tramandato, e salvò la civiltà europea da un grandissimo pericolo» (v. Fregati dalla scuola), ossia pensare con la propria testa. Per i pii cranî «la tortura inquisitoriale è una sciocchezza della propaganda antipapista dopo l’invenzione della stampa. L’unica tortura, come mezzo per far confessare a cui ricorrevano i tribunali inquisitoriali era la corda: l’imputato veniva sospeso per le braccia [legate dietro la schiena, ndr] e lasciato cadere [su un braciere ardente collocato sotto i suoi piedi, ndr]. Comunque l’Inquisizione ebbe il merito di sottrarre la questione dei falsi convertiti ai linciaggî di piazza. Fu garantito un processo giusto e puntiglioso [sic!]. Torquemada fu in realtà molto più mite di quel che si pensa. Per quanto riguarda la cosiddetta caccia alle streghe teniamo presente che l’Inquisizione se ne occupò poco» (ib.). A parte la lercia menzogna della tortura (anche il lento squartamento prediletto da san Carlo) ridotta alla sola corda, l’Inquisizione bruciò col pretesto della malìa solo… tredici milioni di donne (v Asino e bue), gentucola di nessun conto, oltre i tanti altri milioni di eretici. In un mondo sei volte meno popolato, una bazzecola! Tutte arse con cattolica delicatezza (a volte impiccate o strozzate prima del rogo se veramente pentite) e consolate da musica sacra sprigionata da viole, arpe, violoncelli e dal dolce coro dei fedeli, scampando – lo afferma il ridanciano clero – alla «furia dei devoti», dallo stesso clero istigati al linciaggio. (v. Fregati dalla chiesa)

 

 

PRETI BENIGNI

Al profilarsi di contestazioni la tracotante Radio Maria risponde secca di «conoscere soltanto ciò che di bene hanno fatto i preti», vale a dire prendendo tutti per il culo, nulla. Ma la loro storia è tutta intessuta di birichinate come la strage di san Bartolomeo, di cui il papa «era del tutto innocente» pur avendola pianificata e festeggiata con le campane sonate a stormo e indicendo spettacoli di giubilo nel mondo intero. Giurano che «erano ignari» san Pio V e Gregorio XIII benché avessero sempre ordinato a chiarissime lettere di macellar gli eretici d’ogni età e sesso. Dopo la grande carneficina, da Parigi il Sassetti scrive al ‘suo Signore’ di un certo prete Potri fiero di averne sgozzati 500, e di un gesuita del fobourg Sant’Antonio di avene scannati 1.100, di cui 700 «con le sue mani». (T. Sassetti, Il massacro di San Bartolomeo, Salerno ed. 1995, p. 87) (v. Notte di san Bartolomeo e Papa tripudians)

 

 

PRETI STRANI

Invece di deridere Giano bifronte e la Trimurti, ridano della grottesca Trinità dal cazzo alato ingravidante vergini. E ridano pure del balletto da grottesco avanspettacolo di Gesù supersex munito (altrimenti che dio sarebbe?) di ben sei cazzi sei. Prima della Rivoluzione addirittura quindici! Nove i risucchiati in cielo. I superstiti sei prepuzî originali adesso dimorano salameleccati in santuarî famosisi. (v. La santa punta, Leptis Magna, Quadratura del cerchio e Papeide XIX n. 300, XXXVI n. 370)

 

 

PRIMATO PAPALE

Lo propugnano anche tramite la psicolabile Caterina da Siena, acefala succuba del sanguinario Gregorio XI e del frenastenico Urbano VI, e impostaci protettrice nazionale. Tra tante sue grullerie, l’apparizione di Gesù promosso papa riccamente paludato, tutto grondante gemme, drappeggiato di lucida seta frusciante e ventilato da piume di struzzo secondo l’equazione Papa = Dio, in toto condivisa dalla spumeggiante puttaneggiante don(na) Livio che ne rilancia l’idea, ma poi parendole prematura passa la palla a un pio grullo per distrarci con freddure su «Woitjla che, saputo che la Lazio vince ogni morte di papa, la lascia per la Roma», e la «suora malata che si fa portare un cappuccino a letto». Sono giocose irriverenze che il don(na) si degna concedere ai semplici (Radio Maria 16-06-1995). (v. Don Livio, Papa infibulans)

 

 

PRIME PAROLE

Appena sedutosi sul trono d’oro, Leone X esclama: «Ora io mi posso davvero divertire». In sardanapaliche orge e allegri bagordi sciala le elemosine dei fessi alla faccia dei denutriti, e si rimpinza in banchetti di sessanta portate, ricchissimi di leccornie, come lingue di pavone, torte squisite che sprigionano voli d’usignoli e budini giganti da cui balzano bimbetti nudi. (v. Leone X)

 

 

PROBABILISMO

Dottrina gesuitica preannunciante l’impudente Sacrificium intellectus, sparato dal concilio Vaticano I da Pio IX per tradurci in utili idioti, screanzati bigotti ed assassini sragionanti. Corredato dalla ignaziana postilla, secondo cui «si può tranquillamente seguire l’opinione di una autorità riconosciuta, senza riguardo per il proprio giudizio morale». (v. anche Padre Amadius e Padre Giorgio)

 

 

PROFUMO DI INCENSO E SOLDI

Il sig. Profumo, multato dalla Consob per vendite scorrette di derivati, si dimette da UniCredit e intasca, oltre i già ingollati enormi introiti, una liquidazione di soli… 40 milioni di euro, più due che passa, previo ridicolo inchino a mezza-gamba ed untuoso baciamano, alle protese frementi dita pretesche. Tutto orgogliosamente tele-filmato. Profumo d’incenso, profumo di soldi. (21-09-2010) L’ottuso gregge lo piange, come piange il declino di ogni papistico manager incarnato nel rapacissimo mezzo-prete Fazio (voce). Tutti strapagati i Napoleoni della finanza a guinzaglio del clero! Grandi genî che ne combinano più di Bertoldo e, leccando il papal fondoschiena, ci mandano tutti in malora. Profumo diventa ministro di Monti, il lacchè papista che piazza due parrucconi a presiedere la Rai, di cui il meno pagato, un succhia-cazzi emerito dell’Opus Dei, ci offre l’eccezionale esempio di sobrietà d’intascare appena… 650.000 euro l’anno. (2012)

 

 

PROTERVIA CULANICA

Un misto di arroganza, albagia, superbia, presunzione, sfacciataggine, iattanza e pervicacia condensato nel Grande Perdonatore, Predicatore di pace e Santo Subito Woitjla, per i devoti Santo Padre, per noi Santo Porco, anzi, per il suo culatonico dimenarsi in ricamate mutande rosa-pastello, colore che ha fatto imprimere anche in ogni angolo e in ogni particolare della sua faraonica dimora africana, Santa Porca (v. Cattedrale nel deserto  ed Emanuela Orlandi)

 

 

PROTESTANTI IMMORALI

«I cattolici professano maggior perfezione – dicono modestamente i viscidi padri gesuiti – che non i protestanti. Presso chi in Italia è poi l’immoralità? Presso quelli che i protestanti sono riusciti a rendere seguaci loro. È immorale quella gioventù che, infetta di letture laide e massime razionalistiche, ricusa l’autorità della Chiesa, disconosce le pratiche cattoliche, rifugge dai sacramenti, aborre il sacerdozio, rigetta la fede. È scostumata quella parte della società che, sedotta dai sofismi protestanti, anela a tutte le libertà moderne, ed è pronta, per arrivarvi, a tutte le rivolture ed a tutti i delitti. Volete sapere dove si trovi principalmente l’immoralità? In que’ paesi che sono visitati più frequentemente dai protestanti e soprattutto dagli Inglesi. Andate alle marine di Livorno, di Viareggio, di Nizza, ai bagni di Lucca ed a tutte le marine di Napoli, [e vedrete donne con gli avambracci nudi, con le caviglie scoperte! ndr]. Prima che vi accorressero quegli sciami di forestieri, vi aveva semplicità di costumi, buona fede, onestà pubblica: dopo che si calarono addosso loro quegli ospiti, vi apportarono con un poco di oro ogni mal costume, [mentre] i cattolici piegano il loro intelletto e si sottomettono all’autorità della Chiesa, che è uno degli atti più perfetti che possa fare l’uomo. Ora un atto così sublime è tra noi comunissimo, ed i dotti ed i savii il fanno nientemeno che gli ignoranti e le semplici donnicciuole.» (OPC)

 

 

PROVE DI COLPA

Per assassinare il massimo numero di donne giovani con i più futili e speciosi pretesti, come «aver capelli rossi, colore dell’inferno», i Santi Padri Inquisitori, in ossequio alla bolla Summis desiderantes emanata ex cathedra da Innocenzo VIII, le accusavano di eresia stregonesca. Bastava scoprire sul loro corpo un neo, sùbito battezzato marchio del demonio. Francescani e domenicani gareggiavano nel focalizzarlo con grosse lenti sui corpi nudi e rasati. Altra prova di colpa: l’insensibilità ai colpi di spillo; e bastava all’opposto un grido di dolore a denunciare l’intervento di Satana pro imputata per non farla riconoscere strega. Se taceva era evidente la collusione diabolica mediante il maleficium taciturnitatis. Oltre le suddette prove certe i dolci frati, forti della loro indefettibile fede, ricorrevano ad altre celestiali ispirazioni come la prova dell’acqua. Se l’imputata con la mano destra legata al piede sinistro riusciva a galleggiare, era sicuramente strega e finiva bruciata. Se annegava, era innocente e godeva delle preghiere per i defunti. Altro segno di colpa: le urla per ustioni da ferro rovente o da olio bollente. Contro ulteriori dubbî, un’ultima verifica: sul piatto di una bilancia il vangelo, sull’altro la donna. Se questa pesava più del libro era una strega. Perché così risibili farse, data la eclatante malafede dell’Infallibile e dei Santi Inquisitori? Per convincere sindaci e nobili sprofondati dal clero nella più crassa ignoranza, e comandati a fornire aguzzini e boia per i supplizî addossandosi pure le spese, che non si puniva senza solide ragioni le donne accusate da delatori garantiti dall’anonimato. (v. Malvagità prestesca, Torture)

 

 

PSEUDONIMI

Forse i primi servivano a tutelare l’autore da intrusioni esterne, adesso non più. Dovendo l’editore consegnare, malgrado l’abolita censura, sei copie di ogni stampato al prefetto, lo pseudonimo è solo un nom de plume fusosi con l’autentico. Come Aretino, Metastasio, D’Annunzio, Moravia, Molière, Helvetius, Remarque, Voltaire, Stendhal, ecc. ecc. Wilde esortava i principianti ad adottare sempre nomi d’arte, senza sentirsi già affermati, perché fallendo potevano ritirarsi senza disdoro, e in caso positivo, se volevano, rivelarsi. 

 

 

PSEUDO-STORIA

Quella pretescamente manipolata è intessuta di macroscopici falsi e furbastre correzioni, per ribaltarla ad altrui danno e a clerico-profitto. Sotto il calcagno papaleTribunaleInquisizione gli scrittori, i cronisti e i poeti dovevano tutti ingollare ogni clerico-panzana e ridursi a propagandisti di pie asinerie. Pur François Villon, grande poeta francese del sec. XV, benché di spirito indipendente, doveva ingerire grosse fandonie. E imputava agli inglesi il rogo, ordinato dal papa con uno scritto di suo pugno, di Giovanna d’Arco, la bonne Lorraine, ch’Anglais brûlèrent à Rouan. «In due righe due errori, essa non era lorenese ma borgognona, e fu la Santa Inquisizione a bruciarla non gli inglesi» (Olga Ceretti, Historia, numero 151). (v. Giovanna d’Arco).

 

 

PUTTANE

Il cristismo ha indotto gli italiani, proni servi del papa, a condannare – come gli islamici – tutte le donne, «tutte puttane, fuorché la Madonna, mia madre, mia sorella e mia figlia».