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RADIO DONNA

Propugnava la libertà della donna, perciò era odiatissima dai preti, sfondatissimi frocї. Dopo l’attentato di piazza Fontana Radio Donna dichiarò: «Il clero chiede nuovi roghi, i fascisti li accendono». E nel ‘69 una bomba ne devasta la sede romana e restano ferite da armi da fuoco molte donne.

 

 

RADIO MARIA

La radio più infame radicata in 70 nazioni snocciola delle tiritere strappalacrime sulla «Chiesa povera [!]», sul povero Stato più ricco del mondo, e sviolina «Pio XI che viveva nello sfarzo del Vaticano, ma guardava i poveri con un occhio benigno perché la Chiesa aspira a redimer attraverso la [altrui] povertà voluta da Cristo per salvarci» (Radio Maria, 02-06-2002, h 6,30). In linea col clero teso a rendere i poveri più poveri e i ricchi più ricchi. Ma lo fa per altruismo, per far assaporare ai miseri inenarrabili strazianti godurie lassù! E mestamente arraffa, a gesuitico fin di bene (allontanarci dalle tentazioni della carne), dei croccanti bigliettoni, pingui lasciti e grasse eredità. A difesa di tanti fiduciosi turlupinati si punisca duramente il fetentissimio clero. (v. Devozione religiosa, Don Livio, Don La Mer[d]a, Insulti)

 

 

RADIO MATER

«Cara Radio Mater, io prego da mattina a sera e sono molto felice perché ai miei cinque figli ho insegnato ciò che mi ha insegnato mio nono (sic). La sera, dopo la minestra, ci faceva recitare tutti il santo rosario. E anche quest’ano (sic) i miei cinque figli lo recitano, uno poi è sempre dentro e fuori della chiesa.» E il don: «Benissimo, ma oggi dopo cena la gente accende la televisione!». (26-06-09, h.18,15)

 

 

RAFFINATISSIMI

Papisti, catto-com e certi com tout court giustificano il loro sbracato filo-islamismo come dei raffinati «cedenti al terrorismo». Ma dare il culo agli assassini di donne e bambini nel nome di Allah clemente e misericordioso è raffinatezza? Vigliaccheria sicuramente sì.

 

 

RAGIONE e

RAGGIRO

Lodando la «chiesa cattolica [tesa a] ridurre la libera volontà» (J.C. Fest, Hitler, Rizzoli 1997, p. 394), il lottatore «contro le potenze delle tenebre», (ib., p.380) lo «strumento di Dio» (Görlitz / Quint  in Fest, p. 388) Adolf Hitler usava dei «toni umani, toccanti, che scendono al cuore» (ib, p. 400), e «disprezzava la ragione» perché «con gli scettici non si può dare la scalata al regno dei cieli» né «soggiogare l’inferno» (Discorso del Führer del 24-02-1937 cit. da Fest, p. 400-01). (v. Hitler, Von Papen)

 

 

RAI TRE

RAI 3 TV gestita dalla sinistra e ligia serva del Vaticano, strimpella per numerose puntate pro Lourds, Fatima, Mejugorie, Sindone, padre Pio, Santa Porca ed altre consimili vomitevoli fregnacce. (2013)

 

 

RAPACITÀ

PRETESCA

Afferma il Guicciardini che il prete tiene in pugno spiritualmente i semplici per più fotterli anche materialmente. Nel primo dopoguerra i reverendi miravano ad afferrare il potere col Partito Popolare (il Pipì di don Sturzo), e in Germania con l’anti-ebraico Zentrum Partei di monsignor Kaas, amico del cuore di Hitler sgattaiolato poi sotto la gonna papale nel 1945. In entrambi i casi non potendo essi da soli impossessarsi di tutto, gli scellerati cooperarono anima e corpo con i dittatori. Le elezioni del 1930 frenarono il pio Zentrum e premiarono Hitler facendo stizzire i vescovi (J. C. Fest, Hitler, Rizzoli 1997, p. 367), ma il broncio svanì presto, e in odio satanico contro gli ebrei e i comunisti travasaron tutti quanti i voti del Zentrum nel Partito Nazista issando così il Führer alla dittatura assoluta. (v. Heil papa!, Hitler).

     

 

RAPPORTO

Dai primi del sec. XX il rapporto Sangiorgi elencava, in barba alle menzogne dell’ipocrita mafiosissimo antimafioso don Ciotti, «otto sacerdoti legati strettamente alla mafia». Per più compiacer il  clero, già grato delle loro generosissime offerte, tuttora gli spacciatori di droga si portano addosso un 33, come gli anni di Cristo crocifisso. E l’antimafioso don gongola pensando alla Ndrangheta protetta da san Michele Arcangelo, ed all’altrettanto devota Camorra, la quale si accoccola platealmente sotto la gonna della Madonna di Pompei.

 

RAPPRESAGLIA

Digrigna i denti e ringhia rabbiosamente la Woitj contro gli ebrei, a cui con inaudita tracotanza impone di «non replicare in alcun modo» alle stragi perpetrate dai cari islamici nelle scuole e nei bus «con le rappresaglie, nemmeno se mirate con precisione solo sui terroristi» (giu. 2003). Parole eccelse che strappano a chi tutto sa, tranne di essere inculato, gli applausi più scroscianti. «Ma quanto è buono il Gran Perdonatore!». E la pontificia atroce vendetta contro il suo fallito attentatore? Poiché le nostre leggi non consentono con profondo suo rammarico, d’infliggere il lento squartamento, supplizio prediletto dall’amatissimo («anche perché porta il mio nome») san Carlo, gli fa infliggere l’ergastolo, in durissima segregazione, per il reato (solo un ferimento) verificatosi in un’area del Vaticano, che dispone di birri, carcere e migliaia di stanze dove tripudiano e gozzovigliano trecento fannulloni. Gli striscianrti lacchè scordano che la boriosa papessa, fatta uccidere Emanuela Orlandi (v. voce) col suo rifiuto di ammettere semplicemente che «anche Alì è un essere umano», volle far marcire in una cella il tanto clamorosamente perdonato. Liberato dopo venti anni con universale fragore mediatico nel giubileo 2000, ma solo perché fosse tradotto ammanettato in Turchia a marcire in un altro durissimo carcere. Che buona Sua Suinità Sputasentenze! E che onore farci stordire dalle sue fanfaluche e battere sulle dita dal suo sacro righello bianco-giallo!

 

 

RAPPRESENTANTE

Palla Bianca si gonfia come la rana proclamandosi rappresentante di

 Dio. Ma mentisce per la gola e turlupina i pii con gesuitica riserva mentale rappresentando unicamente il Nulla.

 

 

RAZIONALISMO

Per i preti (e i cari islamici) tutto è dono di Dio fuorché… la facoltà di pensare, maledetta se laica, peggio se laicista, e sempre satanica per il beato Pio IX che defeca nel Vaticano I il dogma Sacrificium intellectus, che vieta la facoltà di pensare e di ragionare, riservate solamente al clero per più tenerci a guinzaglio. Chiunque pensi è un ribelle, un reietto, un sacrilego, un luciferino, un superbo, punibile e qui e nell’altra vita. Scattino dunque e marcino al papal fischietto i grulli, anelanti a future godurie, aborrendo la maledetta «libertà di coscienza», per i gesuiti «empia dottrina dei razionalisti» (OPC). Guai a chi pensi! Guai ai «ficcanasanti»! Tutti odiatissimi dall’Infallibile pezzo di merda sul trono grondante sangue perché, come «ingiunge sant’Ignazio, per agire piamente abbiamo da tener l’animo pronto ad obbedire in ogni cosa alla vera sposa di Cristo Signor nostro, che è la Santa Romana Chiesa, disposti a creder nero quello che a’ nostri occhi paresse bianco, dove la Chiesa il definisse nero» (ib.).

 

 

REAGAN Roland

«Perché sovvenzionare la curiosità intellettuale?» (Da discorso elettorale di Reagan). E anche in Papalia si obbedisce alla Santa Porca sopprimendo la sovvenzione statale alla cultura.

 

 

REDDITIZIA

Il più passivamente ingoiato è il diktat di Sua Porcitudine: «A morte tutte le ideologie! Fuorché la mia! A morte le più umanitarie!».

 

 

RE DEI CULATONI

Supremo re e imperatore dei culatoni, il gran santo Carlo Borromeo si vantò: «Non ho mai rivolto la parola a una donna, nemmeno a mia madre». Ma alle donne era attentissimo, soprattutto, come poi il suo emulo cugino (il buon Federigo), se giovani e belle: per bruciarle in massa. Il flaccido Giovanni XXIII, osannato come papa buono, palla di strutto dai languidi accenti trapanata da cazzi, gli professava la fanatica devozione. PS 2014. La  Merdoglia con clamore mediatico lo eleva con la Woitj alla gloria degli altari.   

 

 

REDENZIONE

Che Gesù volesse sacrificarsi per redimerci è la pensata più porca dei preti. Fino a ieri ci beffarono vietandoci (pena il rogo) di leggere i vangeli. Da cui chiaramente s’evince che egli temeva terribilmente la morte. Diceva Offri l’altra guancia, però non ambiva per nulla schizzare al cielo, anzi tremebondo supplicò i discepoli di difenderlo a spada tratta, ingiungendo ai disarmati di farne acquisto (Lu 22,38). Non dunque l’Uomo-Dio forgiato da una manica di farabutti, bensì solo un uomo qualunque, come tutti paurosissimo del salto nel nulla. Elevato post mortem al rango divino da una combriccola di furbastri per più sviluppare, sventolandolo, i loro loschi affari.

 

 

RELIGIONE AFFARISTICA

Da L'espresso, 20 del 15/05/2003, sotto il titolo SFRATTI IOR – ISTITUTO OPERE REDDITIZIE: L'Istituto per le Opere Religiose del Vaticano (IOR) dismette i suoi beni immobiliari e, con feroce logica speculativa ma, cristianamente col sorriso, dà lo sfratto ai suoi inquilini. La vicenda riguarda due comprensori, […] a Frascati e […] nel quartiere romano Prati, da una decina di miliardi di lire, e dove, da oltre vent'anni vivono una trentina di famiglie. Lo IOR, al contrario degli altri enti, […], non ha concesso alle famiglie romane il diritto di prelazione. Anzi, queste si sono viste arrivare un’‘immobiliare che ha fatto loro un'offerta commercialmente impossibile: acquistare sì, ma al doppio del valore di mercato. Gli inquilini [....] protestano come possono: anche perché dopo vent'anni di promesse avevano ristrutturato i loro appartamenti. Nel frattempo hanno scritto al papa: "Santo Padre, finalmente l'ente religioso ha messo in vendita le nostre case come promesso. Ma che amara sorpresa scoprire che si rifiutava di venderle a noi. Così, siamo stati sfrattati e rischiamo di essere sbattuti per strada con le nostre famiglie. Com'è possibile, Santo Padre, ricevere un trattamento simile da un istituto benefico?". Possibilissimo.

 

 

RELIGIONE dei POVERI!

La cappella dedicata al volgare impostore padre Pio è interamente costruita ( suolo, pareti e soffitto), in barba a milioni di affamati, in oro massiccio. Nove tonnellate di biondo metallo. Imbottita di oro pure un chiesa di Gaeta dedicata alla chimerica Madonna. Invece di tanto cianciare e fingere di maledire il danaro, a cui è pazzamente attaccata, la fabbricante di chiacchiere Merdoglia pensi di restituire il maltolto e di pagare, oltre le tasse, i colossali arretrati (Imu e Tasi).

 

 

RELIQUIE

Nulla di più lucroso del ridicolo culto delle reliquie, come le venti sacre sindoni spacciate in chiese e conventi francesi per sudarî di Cristo prodotte nel sec. XIV. Lo accerta la prova al carbonio 14 su quella torinese, l’unica superstite della Rivoluzione, prova invano contestata dai luridi. Grottesche le misure delle vesti sacre, lussuosi broccati rinascimentali esposti in molti santuarî, da cui si evince una Madonnona alta due metri e mezzo e un cornuto san Giuseppe di novanta centimetri, più basso di Berlusca. Con le schegge della vera croce si costruirebbe un galeone. Si sventola un dente di latte e delle ciocche di capelli di Gesù Cristo, un pane avanzato nell’ultima cena, la veste indossata davanti a Pilato, un dentone di cane spacciato di s. Pietro e da Pio IX donato a Franz Joseph in cambio di un prezioso gioiello, due anfore delle nozze di Cana, molte teste e braccia degli apostoli, il cervello di s. Pietro, dieci mani di s. Procopio, quattro teste di s. Giorgio e il sangue del drago da lui ucciso. Molte le sante spine, a Petilia, a S. Giovanni Bianco, in S.ta Croce di Gerusalemme ecc., malgrado la (garantita integra) corona di spine in Nôtre Dame. Il latte munto dai fratoni a damigianate all’arcipopputa Madonna inondò mille chiese e  conventi. Tutto risucchiato in cielo al suono della Marsigliese, ma quindi riaffiorato in trasparenti ampolle nella romana Minerva, in S.ta Maria Novella di Firenze e in S. Marco di Venezia grazie a rari impostori che non vollero disfarsene. Si offre tuttora sul mercato dei babbei 10 braccia di santa Tecla, 10 di s. Vincenzo, 12 di s. Filippo, 13 di s. Stefano e 17 di s. Andrea. Il vento rivoluzionario spazzò via col latte mariano pure «uno starnuto dello Spirito Santo, un sospiro di s. Giuseppe emesso nel muover la sega [o nel farsela: ai posteri l’ardua sentenza], numerose lische di pesci moltiplicati da Gesù, la coda del suo asino genovese, i raggî della stella dei re magi, la penna di un’ala dell’arcangelo Gabriele e la candela di Arras che bruciava senza consumarsi. Il Vaticano mostra la Scala Santa coi 25 gradini saliti dal Salvatore per andare da Pilato, il suo ritratto «non eseguito da mano umana» e il dito indice di s. Tommaso, l’incredulo compatito dai devoti (v. Masturbatores Christi) che si credono furbi ma ingollano senza fiatare questa castroneria: «Ora la scienza dimostra che la sindone è del tardo medioevo, ma la sua venerazione può continuare perché di per sé essa non è mai stata indirizzata a quel pezzo di tela, ma a Cristo» (Teol. Molinari, Storia illustrata, n.° 374). Fu sant’Elena (madre di Costantino, il bestiale assassino di sua moglie e di suo figlio Crispo) a rinvenire la croce. Altri trovarono i capelli di s. Giovanni Battista, i sandali di Gesù, i pani avanzati dai moltiplicati assieme ai pesci, schegge della mangiatoia di Betlemme e la casa della Vergine decollata sulle ali di angeli e fatta atterrare a Loreto, ma del tutto invisibile, in un santuarione tanto ingrassante il clero. PS. La papessa Merdoglia ha esposto anche le ossa romane del mai arrivato a Roma ferocissimoladro e assassino s. Pietro (24-11-2013).

 

 

RE MIDA e il PAPA

Re Mida convertiva la merda in oro, Merdoglia l’oro in merda. (v. Papa eguale a p. d. m.)

 

 

REPUBBLICA del

CaZ2O

Dalla dittatura ducesca precipitata sotto il culo del Papa-Re, il tristo pagliaccio della farsa democratica che, fingendo di condannarlo, salmodia amorosamente il dio Danaro. In Papalia (la ex Italia), i grassi epuloni avvinghiati al malloppone e i pii citrulli che adorano il Nulla, ingoiano il dogma Sacrificium intellectus ed obbediscono supinamente rinunciando del tutto alla facoltà di pensare. Il liberale Indro Montanelli nel caso dell’abietto Degasperi (poi boriosamente e indebitamente firmato De Gasperi) e di Giovanni Guareschi sposa la giustizia sommaria contro colui che «s’intestardì, con la sua aria di contadino diffidente, a rivendicare l’autenticità [delle due lettere incriminate dai vili papisti]. Il processo durò solamente due giorni. Guareschi rifiutò la condizionale, e scontò la pena [di 16 mesi] nel carcere di Parma» (Montanelli/Gervaso, Storia d’Italia, Fabbri 1994, p. 389).  (v. Guareschi)         

 

 

RICCHI e POVERI

Un preti sempre sgomitante in TV e inneggiante ai ricchi epuloni ci sussurra con boccuccia a cuore che «malgrado l’evangelica cruna di un ago, conosco molti ricchi generosi, larghi di manica, degnissimi di entrare in Paradiso; e al contrario – fa una smorfia di disprezzo – molti poveri che sono taccagni», destinati quindi alle fiamme eterne. Quasi che i poveri non dovessero già fare delle tremende acrobazie per sopravvivere! Ma saranno puniti e angariati anche post mortem, perché a causa della loro miseria non possono, benché spietatamente torchiati, essere dissanguati tanto di saziare i pretensiosi reverendi. E il vangelo, da questi spernacchiato, finisce a carte quarantotto. (RAI TRE, Cominciamo bene, 05-11-2003)

 

 

RICERCA

Il vero è ricercato dallo storico, e bestialmente represso dal prete.

 

 

RIDE IL DON(NA)

«Carissimi amici» dice lo sfondatissimo don(na) Livio nel mungere i pii e ridere a crepapelle prendendoli per il culo.

 

 

RIFORMA

Lo sguaiato povero prete da marciapiede don Mazzi, sanguisuga dal vocione cavernoso e la guardata torva, disprezza la «gente divenuta tele-dipendente» (Rai Due, 15-6-2003). Non gli basta la legge che ingrassa le nocive opulente scuole pretesche favorendo i voraci pescecani, ora pure soccorsi dal caritatevole papistico nostro Stato e dai sempre più bestialmente spremuti poveri. E pretende che sia varata «nella scuola una riforma della storia che non valorizzi più uomini come Napoleone, ma un artigiano». Il quale scatti asininamente a tutti i turpi papali diktàt. (v. Don Mazzi)

 

 

RIGUARDI

SPECIALI

Dopo breve detenzione e molti permessi goduti nel 2003 è liberato il pluriomicida spernacchiante in TV mafioso Brusca, l’uomo pio che tra l’altro strangolò e disciolse nell’acido un bambino. Gli sono stati condonati 23 anni come pentito, ma il padre del piccolo assassinato, benché lui pure pentito, resta detenuto. Perché libero solo Brusca? «È più pentito» assicura un prete che intreccia con lui un amoroso epistolario (v. Assoluzione, Cazzo, Crocesegnati, Don Ciotti, Gorduña, Mafia, Santa Mafia). Tutti quanti sono sbigottiti, e il ministro della giustizia Castelli apre un’inchiesta destinata senza fallo a cozzar contro il papistico-mafio-omertoso scoglio e fare muffa. «Che ci sia magari sotto-sotto –  egli pare insinuare – qualche mistero?». Ma alla luce della storia calza molto eclatante, senza dover strizzarsi il cervello, la versione del pio malavitoso più puntuale nel versare la tangente al clero.

 

 

RIMBECILLIRE

Precipuo scopo pretesco: rimbecillirci. Feb. 2004: da Radio Maria, pupilla degli occhi papali (poi merdoglici), poco dopo un gravissimo incidente (un bus di ragazzi precipitato in un baratro), un mellifluo prete ci esorta «a pregare non solo in chiesa e in casa, ma anche in strada e sul lavoro», e – incredibile auditu – incita anche «gli autisti dei mezzi pubblici mentre guidano senza temer incidenti ma fidando nella protezione della Vergine». Poco dopo la statua di sant’Agata, patrona di Siracusa, rovina sulla processione provocando vittime. In Polonia, un tir investe un bus di ragazzi pellegrini: tutti sfracellati, anche l’autista dedito al soporifero stupido rosario. Ma non s’attenua per così poco l’allegria pretesca, anzi sguaiatamente esplode. Più disgrazie più funerali, più eredità, più lasciti e baldorie! E l’euforia dei luridi culmina coi 38 altri pellegrini sfracellati, nel 2013, in una corriera napoletana diretta all’aeroporto di Bari per il volo verso la grottesca baracconata di Majugorie.

   

 

RIMEDÎ ESTREMI

Dopo tante stragi (fresca la papista in soli tre mesi di un milione di Tutsi, previa una martellante propaganda e la Madonna apparsa con fortissimo anticipo a «profetizzare» ai non abbastanza pii, come già a Majugorie, «la loro carneficina»), i nostri media viscidissimi servi del Lurido piangono a dirotto ma solo per i preti giustiziati durante la Rivoluzione francese. E singhiozzano pure su Carlo I e la Stuarda, decapitati tempo prima, ma non per mera crudeltà, come si ciancia. Dopo i massacri perpetrati dalla cattolica Maria la Sanguinaria (the Bloody Mary) urgeva reprimere il criminale papismo. Spegnendo gli ottusi regnanti imbambolati dal clero e bramosi d’infliggere nuovi roghi e torture, poteva finalmente sorger un’alba di libertà e di pace.

      

 

RIMEDIO ALLE NOZZE

«Rimedio alla famiglia, luogo di pericolosi peccati» (OPC), pei feroci culi gesuiti è sempre stato (prima di fingersene come ora paladini) strappare le donne alle nozze e cacciarle dietro le grate a penare e ad adorare il nulla. Illimitata la loro misoginia. Gli attuali crociati pro famiglia hanno sempre bollato la famiglia un ambito satanico, fonte di ogni male, crogiolo di perversioni, strada maestra alla dannazione eterna, bolgia in cui «la moglie smania di piacere, di abbellirsi, di raffazzonarsi, perduta giorno e notte nella cura del corpo, nello trebbiarsi, nel rabberciarsi ed abbellirsi» (ib.), e tutto per la sacrilega ricezione del carneo fungo tanto bramato dagli infoiati pii sfinteri, i gesuitici specialmente (v. Famiglia e San Tommaso). «Ora a tutti quei mali non v’ha rimedio più appropriato, più radicale, più soave che il convento. Questo sottrae la verginella ai pericoli della famiglia, della servitù, degli esterni, e vi sostituisce esempli e pratiche al tutto contrarie. Nel monastero non trova alcun pascolo la vanità del vestire e acquistano forza i principii cristiani che sono i soli validi a raffrenarla» (ib.). «Dal chiostro non esce la donna italiana, non esce la donna patriottica, non la donna che ricama le bandiere, che fa le dimostrazioni, parla, perora, raccoglie sottoscrizioni per la causa nobile dell’Italia: ma che farci? Non si può avere ogni bene sulla terra. Se però v’ha alcuno che ami più questa che quell’altra […] non si lagni poi dopo, se a chi perora tanto per la libertà della patria, bisognerà conceder anche qualche libertà individuale» (ib.). La donna che scansi le pene imposte dal lurido, è una puttana. Sempre porco calunniatore il prete, specie se, come Merdoglio, è gesuita! Parole inefficaci? troppo antiche? Ma non è passata dell’acqua bastante a placarlo. Dopo porta Pia lo scorrere del tempo non ammansisce il lurido, né gli spegne il rimpianto per il dispotismo papale e l’ansia di restaurarlo in tutta la sua piena turpitudine, benché adesso già virulento con tutti quei suoi lacchè infiltrati in ogni ente, partito ed istituzione (v. Marino in Posta ricevuta,  19-10-2004). E i predicatori di pace persiston a inveire (La filiale polacca di Radio Maria infanga vilmente  anche gli ebrei) contro il Risorgimento (v. Ignoranza) e l’Italia unita e laica.

 

 

RIMPROVERO

catto-nazi

Il lardoso monsignor Tišo prima di essere nominato presidente della Slovacchia da Hitler e da Pio XII, aveva già fornito ai due manigoldi dei comodi calunniosi pretesti per aggredire l’Est (v. Mons. Tiso). Fu il primo prete, fuori del Terzo Reich, a spedire decine di migliaia di ebrei ai lager della morte. Saputolo, il card. Boetto nel 1942 ne fece una minuta relazione al papa (Stille, Uno dei Mille, Garzanti 2011), che indusse il Tišo, fresco dell’ultimo invio ad Auschwitz di un treno carico di 999 ebree, a redigere una pastorale contro coloro che «respinsero Gesù e prepararono per Lui una morte ignominiosa sulla croce» (Friedländer, Gli anni dello sterminio, Garzanti 2007).  Hitler e Tišo fidavano nella Provvidenza, che però li deluse. Ma furono giustificati, consolati e benedetti dal papa (prima della definitiva sconfitta clerico-nzista) per le atrocità da loro ampliate ed intensificate dopo i durissimi scacchi subìti a Mosca, El Alamein, Stalingrado e in Normandia. [v. Pio XII (Pacelli)]

 

 

RIMUOVERE

I GOFFI BUFFONI

 

 

Come restituì all’Etiopia l’obelisco di Axum, quando ‘sta repubblica schiacciata sotto monarchico papal culo rimuoverà i goffi apostoli, abusivamente collocati sulle colonne Traiana e Antonina deturpando Roma, per rimettervi una buona volta i legittimi almi Cesari?

 

 

RINNEGATI

Il filo-islamico catto-com Bertinotti sbatte in soffitta Marx e sotto la finestrona implora la Santa Porca gridando: «Questo sì è un grande Papa!» (Corsrriere della Sera, 2004). Ma la Woitj lo disdegna, non si affaccia e disprezza chi rinnega Marx come lei rinnega Cristo. (v. Marx in soffitta)

 

 

RIPETI LA SOLFA

Ripeti che il danaro è lo sterco del diavolo. Allora,  cara Merdoglia, lecca-culo degli strozzini e del criminale Videla,  non sei  solo tutta stratificata di sterco, ma batti persino  il beato metro cubo di letame Pio IX, sei tutta quanta un compatto metro cubo di sterco.

 

RISULTATO

Succo del bimillenario cristismo:  nuotanti nell’oro crepanti di fame. 

 

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RIVERENZA SPECIALE

«I governi non han diritto di far passare tutto l’uman genere sotto le forche caudine de’ loro stretti, e spesse volte pazzi, cervelli, [che] si contentano di ciurmare i dabbenuomini  e non conoscono quale sconcio sia e qual delitto l’eguaglianza – per i criminali gesuiti – che predicano. Se vi abbatteste mai in chi declamasse contro il privilegio del foro [tribunale ecclesiastico], e vi vantasse la pretesa uguaglianza di tutti in faccia alla legge, voi guardatelo e compatitelo come uno stolido che parla e bestemmia di quello che non conosce: e se, viaggiando per l’Italia, vi abbatteste a passare per una città, dove sorge una piramide, che ricorda l’abrogazione del foro ecclesiastico, voi riguardatela o come un monumento di un popolo in delirio, o meglio di una fazione non so dire se più ignorante o più scellerata che, prevalendosi della inesperienza dei più e della imbecillità di molti, ha innalzato quello, di che in tempi migliori dovrà vergognando coprirsi il volto.» (OPC)

 

 

 

 

RIVOLUZIONE

«La rivoluzione [di Cavour, Garibaldi, Cattaneo e Mazzini] inventa e proclama nuovi diritti che sono – a detta dei fetentissimi gesuiti – contro ogni diritto. Si comincia a spogliare il clero e la Chiesa in nome della nazione, si predica che l’autorità è del popolo, che il popolo ha sempre ragione, e che gli compete fino il diritto della resistenza, dell’insurrezione. La fede cattolica rende augusto il sacerdote – ma che modesto l’ipocrita gesuita! – qual ministro della fede, la rivoluzione lo spoglia di tutta quell’aureola di splendore che è sì necessaria al suo ministero. In un paese tutto cattolico pubblica subito la libertà dei culti, e così resta insidiata la fede dei semplici, la gioventù si toglie ad ogni influenza di quelli che, per istituzione di Cristo, sono i maestri delle nazioni. Il matrimonio, sorgente augusta della vita, viene profanato con il matrimonio civile. Alla gioventù più colta nelle università s’insegna a sillogizzare i principii sovversivi della società e della religione, il teatro diventa la scuola di ogni sozzura, i giornali fanno a chi più può per gittare il dispregio sopra quello che è più reverendo agli uomini, la stampa versa ogni giorno in seno alla società le più mostruose produzioni, e perché non siano intatte neppure le classi più infime della società, s’inventano e mettono in piedi rappresentazioni sceniche, letture popolari, tiri [= tirasegni] federali, feste e baldorie per isviarle, nei dì prosciolti dalle necessarie occupazioni, nei dì festivi, dall’esercizio della religione. È questo quello che ha fatto la Rivoluzione prima in Francia, poi in Ispagna, in Portogallo, in Piemonte. Di che potete vedere qual senso abbia la taccia che si dà di retrogradi, di retrivi, di spegnitoi, di oscurantisti a quelle persone più savie e religiose che si oppongono a quei principii onde si vuole informare ai dì nostri la società. [Coloro che] veggono introdursi principii inonesti, immorali, irreligiosi in un ordine ben più importante che non è il terreno, si lagnano e con ragione, di non trovare alla perdita dell’onestà e della religione un compenso bastevole nell’elettrico e nel vapore.» (OPC) (v. Bargello, Scelleratezza, Scellerati)

 

 

ROBA DA PRETE

Lui ti dona la speranza e ti prende la sostanza.

 

 

ROSARIO

Stupido giocattolo caro al «devotissimo alla Madonna san Pio V», un essere abietto, orribile mostro lordo di sangue quanto san Carlo Borromeo (Papeide XXXII n. 328, III n. 29). Il rosario: puerile strumento per più imbambolare i già inebetiti creduli con ossessionanti preghiere. Nel 2002 la Woitj, mai sazia di plagiar i babbei, lo rimpolpa con altri quattro misteri per renderlo ancor più soporifero e rincitrullente.

 

 

ROSEMBERG e le BALLE PAPISTE

Per negare la combutta catto-nazi batton la grancassa su Rosemberg neopagano. Ma per Hitler era una figura di secondo piano, utile solo ad attrarre qualche residuo incredulo. Il partito ne rigettò le teorie, e quando il Vaticano col decreto 9 feb. ‘34 ne fulminò il libro e chiese la punizione dell’autore, Hitler rispose che «un lavoro privato non impegnava il partito, quindi non implicava conflitti tra Santa Sede e Reich» (L. Salvatorelli, Pio XI, Einaudi 1939, p. 178). Il clero ora ciurla nel manico fingendosi antinazi. Ma Hitler foraggiava gli ingordi preti, sbracati  a benedirlo, ed imponeva ai suoi di assistere alle messe domenicali, mentre Himmler alle sue SS faceva «leggere ogni sera gli Esercizî spirituali di sant’Ignazio» (Rai Tre, La grande storia, 03-08-2012, h. 21.18). Conta molto che uno solo tra i cento vescovi papisti, lo sbandierato Galen di Münster, senza correre alcun rischio si creasse furbescamente un alibi, tra i tanti suoi urli di Heil Hitler!, bofonchiando anche qualche sommesso mugugno?

  

 

ROVINE

Davanti alle rovine di Roma non imputabiliTempio_di_Venere_e_Roma_ ai barbari, al fuoco, a frane, smottamenti e sismi, come ci scodellano i preti, bensì ad aver  mutato la città in cava gratuita di marmi preziosi per soddisfare la loro avidità, come non opporsi agli sguaiati trionfalismi papali? La sua gloriosa storia, le sue mura diroccate, le statue mutile, le colonne spezzate, le vie premute dalle tacite Vestali sono inestimabili reliquie. Il silenzio millenario dei templi, archi, teatri, terme, colonne, rostri ottusamente demoliti dai crististi spegne tutto il gran rimbombo del vanaglorioso Vaticano edificato con il materiale divelto, e la Porca spaparanzata in trono tra il rigurgito dei tesori rapinati non può che provocare disgusto, grottesca istriona della religione dei poveri, che nell’ultima versione da una parte scimmiotta s. Francesco dall’altra tenta d’imitare gli Cesari, ma riesce solo ad emettere penosi borbottii dimenandosi e pavoneggiandosi come una puttana.

 

 

RUANDA PAPISTA

Dal 1992 in Ruanda il papistico ministro della famiglia istigava a massacrare i Tutzi, rei di scarsa devozione, con lo slogan diffuso dai media «Uccideteli tutti nel nome di Cristo!». Pauline Nyramasuhuko offrì degli esempî di papistica efficienza. «Uccide personalmente (con il figlio Arsene) e fa uccidere dai soldati molte donne tutse con violenze, torture, stupri di gruppo, mutilazioni, e picchiare con bastoni chiodati. Ordina, con compiacimento evidente, di bruciare vive le vittime. Non meno di 250.000 le donne ruandesi stuprate, penetrate con lance, canne di fucile e bottiglie; gli organi sessuali mutilati con il machete, l’acqua bollente e l’acido, i seni asportati. Molte vittime sono lasciate in vita per farle morire lentamente di Aids: per formare delle squadre di stupratori Pauline reclutava pazienti affetti da Aids in fase avanzata negli ospedali» (Mastronardi e De Luca, I serial killer, Newton Compton, 2009, p. 757).  W il patrono del Ruanda Santo Sùbito! (v. I machete della Caritas)

 

 

RUMORE SACRO

Gazzarra nel 2003 tra il papa rapace e i non men ingordi Poverelli d’Assisi, per abbrancare il malloppone accumulato dall’impostore di Pietralcina. Un battibecco furibondo per agguantare il carpito con destrezza a tanti milioni d’impecoriti babbei che affluiscono ogni anno al garganico marchingegno mangiasoldi. E la feccia cattolica, sorda come l’asino del Carducci al pio parapiglia, si crogiola nella crassa ignoranza, stordita dal pace! pace! vociferato per camuffar le metodiche pontificie istigazioni a delinquere con dissidî, guerre e rapine. (v. Mamma Ebe, Miracoli e Padre Pio)

 

 

 

 

RUSSEL e

MANZONI

Un saputissimo prete: «Russel diventò ateo pensando: Se Dio creò il Mondo, chi creò Dio? Era più intelligente la nipote di tre anni del Manzoni che [ben imboccata] disse: Dio non lo creò nessuno» (Radio Maria, 07-10-2012, h.. 18,20). E chi più stronzo? Il saputissimo prete.