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S. ADOLF HITLER

Quando il Führer piegò l’Europa, il pontefice, abbracciando teneramente il più forte, gli consacrò nel nov. 1940 una chiesa in Brema (v. G. Green, Olocausto, Club degli Editori 1979, pp. 172-73), la città più simbolica della grande potenza nazista per la sua Focke-Wulf, fabbrica dei bombardieri che tempestavano Londra e che proprio allora avevano appena raso al suolo Coventry, tanto che fu coniato il minaccioso neologismo coventrizzare. Lo stupito ingenuo si svegli e consideri che tutti i grandi santi, tranne lo specchietto per allodole Francesco, sono fior di manigoldi come p. es. Agostino, Borromeo, Bellarmino, Pio V, don Bosco e Tommaso. Perché dunque non Hitler? I preti lo amavano pazzamente perché  da loro imbevuto di antiebraismo e di anticomunismo e per la sua energia, tanto da investire così alcuni avvocati: «Io sto qui con le mie baionette, voi là con le vostre leggi e vedremo chi la vince» (ib., pp. 286-87). «Qualcuno [tra le SS] scherzando chiese al col. Biberstein, il nostro ex prete, se pregasse per gli ebrei che stavano per essere fucilati e lui rispose, con occhi allegri: “Non si buttano perle ai porci» (ib., p. 334-35). E il sagrestano di Sant’Edvige (la cattedrale berlinese) sulla chiesa di Brema consacrata a Hitler:: «Non è un mistero che tutti preghiamo perché l’esercito vinca i bolscevichi. Lasciamo quindi perdere la faccenda degli ebrei» (ib., p. 347). Don Pfannenstiel a Dorf, SS emissario di Kaltenbrunner e di Heidric, davanti ad ebrei spinti nudi nella camera a gas: «Come sono stupendamente condiscendenti! È quasi un rito religioso. Ho discusso di ciò con degli ecclesiastici che pensano che il loro sacrificio salvi l’Europa dal bolscevismo. Voglio dire, loro si dovrebbero sentire… be’, simili a Cristo, santi… perché ci fanno questo servigio» (ib., p. 394-95). A Varsavia nel 1943 i pii polacchi si raggruppavano «presso l’ingresso, fuori del ghetto, acclamavano e applaudivano quando uomini e donne ebrei, arrostiti vivi negli edificî, si lanciavano nel vuoto uccidendosi. Un altro! urlavano, E un altro!» (ib., p. 457). Tra i plaudenti la dolce Woitjla? C’è da scommetterlo. «Auschwitz, novembre 1944. In luglio i russi raggiungono il lager di Lublino. Il segreto è rivelato, come se avesse mai potuto venir conservato. Le fotografie dell’orrore sono mostrate al mondo. Naturalmente, ne neghiamo l’autenticità e sosteniamo che si tratta di atrocità russe contro i polacchi» (ib.). (v. Fosse di Katin, imbandite atrocità sovietiche benché la commissione medica svizzera convocata da Hitler, visti i cranî crivellati di pallottole tedesche, si rifiutasse di sottoscrivere l’accusa all’Urss) I brani citati sono del maggiore delle SS Erik Dorf, suicidatosi col cianuro durante il suo interrogatorio del Servizio Informazioni Usa, dopo «una lunga spiegazione sul perché gli ebrei erano da distruggere come vecchi nemici della cristianità, degli agenti del bolscevismo, i più mortali nemici dell’Europa, un virus e così via» (A. Cassidy, Fordham University Bronx, N. Y., 15-03-1950). Il suo diario gli fu in parte rinvenuto nella giacca, il resto consegnato dallo zio ing. Kurt Dorf al tribunale di Norimberga. Prima della chiesa a lui dedicata, l’ex chierichetto Hitler col trionfo elettorale del 1933 (grazie ai voti travasati dal pio Zentrum), elettrizzò i preti, che lo proclamarono Gesù Cristo reincarnato (v. Concistoro turingico).

 

S. AGOSTINO

L’odio dei preti contro il genere umano è anteriore al 410, quando da Roma assediata patteggiarono coi barbari l’immunità per sé e i proprî averi, per poi abbrancare, ripartiti gli invasori, i beni dei cristiani e pagani massacrati. La caduta di Roma colpì dolorosamente tutti fuorché il turpe sant’ Agostino. «La nuova di quella rovina non scosse il cuore dell’africano» (Gregorovius), ma colò come dolce rosolio negli orecchî del vescovo tanto feroce con gli altri quanto tenero con se stesso («Dio mio, dammi la castità, ma non subito!»). Per far sorprendere e massacrare il popolo nel sonno aprirono nottetempo la porta Salaria. E il santo «assisté indifferente, ebbro di gioia per la vittoria del cristianesimo, alla caduta di Roma» (ib.). Derideva le pene degli sgozzati, «troppo lievi a paragone dei tormenti dei dannati della Geenna» (ib.), e i vinti pagani che dicevano: «Se Roma non è stata salvata dai suoi Numi tutelari, è perché non vi risiedono più: hanno protetto l’Urbe finché vi sono stati» (Agostino, Serm. 296). Il lurido odiava Roma anche per i suoi splendidi edificî, testimoni d’incomparabile storia. «Si riscontrava nelle prediche dei vescovi una soddisfazione aperta e maligna per la rovina prossima della augusta città. Il clero nascondeva così poco la sua astiosità, che a don Orosio dispiaceva che Roma non fosse stata presa [anche] dai barbari di Radagaiso» (Gregorovius). Pure san Girolamo godette della sua caduta, principio – diceva – della fine del mondo, vaticinata imminente. Per Agostino, il bieco numida di Tagaste, «la razza umana è l’albero da frutto del Diavolo, è la sua proprietà, da cui coglie il frutto», e «la concezione cattolica dimostra la giustizia di Dio nei dolori e nelle agonie dei neonati». Oltre a disprezzare i deboli e i poveri, il santo convertitosi agli ineffabili esercizİ anali odiava la donna: «Essa è una bestia né ferma né stabile, nutrice di cattiveria, principio di ogni malvagità. È nell’ordine di natura che le mogli servano i mariti, gli inferiori i superiori. Giustizia evidente nel rapporto tra schiavi e padroni, perché quest’ultimi eccellono in intelletto e in potere. Chiunque convivendo con donne creda di mantenersi trionfalmente casto, ignora di apparire due volte reo davanti a Dio, dando esempio di perversa familiarità. Tu dunque evita di parlare non solo con estranee, ma pur con le vicine, con le figlie e le schiave. Quanto più di umile condizione, tanto più ti rovinano» (De honestate mulierum, citato in Amat. convers. anatome). L’amore delle Woitj e Ratzy (questa in seminario a lui inneggiante) per Agostino si sposa col loro culico tenerume per gli islamici. Come non inebriarsi per chi scrisse: «Se un santo mangia un fico e lo rimescola nel ventre, espelle poi degli angeli, anzi delle particelle di Dio, gemendo e ruttando mentre prega: sono particelle del sommo vero Iddio, disciolte dal dente e dalle viscere di quel santo eletto» (Confessioni, 3.10.18)»? L’irrumante cazzi a profusione si compiaceva di sconcî ritratti della donna: la insudiciava facendo immaginare i loro parti tra le feci e l’orina (inter faeces et urinam nasciumur). Con lui i preti: «Mulier est sterci sacum». Altrettanto letamaica la sua astrusa pensata: «Crede ut intelligas», credi per capire. Credi all’asino  volante per capirne il volo. (v. Bagnasco Cardinale)

 

S. ALBERTO MAGNO

«Conserverà il trono solo chi crede prima alla Chiesa, poi alle leggi.» «Le vedove non si risposino.» «La donna è meno morale dell’uomo perché più imbevuta di liquido, elemento mutevole che la rende volubile, curiosa: quando ha un rapporto fisico con un uomo desidera farsi penetrare anche da un altro. Credimi, se le dai fiducia sarai deluso. Credi ad un esperto maestro. La donna è un uomo malriuscito, [...] essa cerca di ottenere ciò che desidera con la falsità ed inganni demoniaci. L’uomo si guardi dalla donna come da una serpe velenosa e un diavolo cornuto. Se raccontassi ciò che io so sulle donne, il mondo ne rimarrebbe strabiliato.» W la catto-famiglia! A lui, tra i santi frocî come Carlo uno dei più rottìnculi, per la sua clericale equivalenza donna = troia hanno solennemente conferito l’altio titolo di Magno. (v. Cardinal Uguccione, Cesario, Don Cantore, Don La Me®da, Famiglia, San Gregorio d.L.T. e Papeide n. 200).

 

S. AMBROGIO

«Non farti attrarre da irriverenti occhiate femminili contando sul tuo orgoglio e la tua virtù. La libidine donnesca si sprigiona dagli occhi e si riconosce dalle palpebre. Fuggi sùbito la prima causa di peccato: nessuno resta forte a lungo. Ma si dica a tutti: non ti vinca il desiderio della bellezza. Non guardare le forme femminili: trovandole diverse ti ecciterai e dirai cose perverse» (Relatus in milleloquio Verbo, Amor). «Essa vada dunque col capo coperto e anche in pubblico mostri verecondia. E per celarsi agli adolescenti nasconda il volto sotto il velo nuziale.» (De penitentia, lib. I, cap.13, tom.I). Altro grandissimo bucaiolo!

 

S. ANTONINO

Vescovo di Firenze, esimio maxi-culatone: «La donna, quest’avido animale, bestiale baratro, questa carne concupiscente, garrula strozza, armata Erinni, bugiarda fede, invidioso fuoco, caos di calunnie, lebbrosa lue, mostruosa menzogna, officina di odio e di naufragio, prima peccatrice, disturbatrice della quiete, rovina dei regni.» Si rodeva tutto di rabbia per la visibilità delle donne, benché coperte da capo a piedi. «Quando per essere amate esse si offrono alla vista degli uomini, anche senza turpi intenzioni compiono un peccato mortale perché possono [sviandoli dai culi reverendi, ndr] portarli alla rovina. Chi offra occasione al danno è come se lo avesse già fatto.» (II. Tit.5.cap.I..§.7). «Poiché esse vogliono esser amate e desiderate con passione, ogni volta che si lascino guardare e ammirare peccano mortalmente anche se nulla di turpe sfiora i loro pensieri» (ib.) E l’ancheggiante don Cotoni: «Dalle cose che provocano la peste dello scandalo, anche se lecite, si astenga la donna. Non s’affacci mai alla finestra, e se va in chiesa cammini curva e imbacuccata per vicoli occulti e non battuti» (Summa V. Scandalum). Ovvio che i preti, benché loro accaniti rivali nei più loschi affari, amino i ferociswsimi imam, che rimpiangano l’Inquisizione e che le papesse striscino scalze nelle moschee a baciar culi e corani. 

 

S. ANTONIO da Padova

«La verità genera odio, e perciò porta al patibolo» predicava impugnando una metaforica scure (Sermo In cathedra Sancti Petri). Altro che evangelico La verità vi farà liberi! «Come il fuoco consuma la legna così l’uomo – egli sosteneva da incancrenito culatone  – è divorato dalla lussuria al solo vedere la donna» (3.pa. tit.16. cap.1). «Gli uomini peccano spesso con il piacere della lussuria, a cui inclinano (par.2.tit.5 cap.1.§.5). Interrogali sulle carnalità, anche solo immaginate, con chi e quante volte. E poiché essi sono ignoranti e maliziosi il diligente inquisitore, come dice s. Agostino (relatus C. qui vult de Poenitent.dist.6), l’investigatore sottile, astuto, strappi loro ciò che dimenticano o di cui si vergognano. Saputo il crimine, indaghi sul luogo, il tempo, ecc. E saputo tutto, sembri benevolo, incoraggi, sopporti. Mostri dolcezza, mostri pietà per i crimini, discrezione per la loro varietà. Li calmi, consoli, doni la speranza, e se necessario, li sgridi» (par.3. capitolo..17.c.19). «L’amarezza della domenica della Passione caccia via la cecità della lussuria, lo sterco della concupiscenza carnale.» (Serm. Domin. in Quinquagesima).

 

S. BERNARDINO da Siena

Grida: «Fate che tutte [le streghe] siano messe in esterminio, che se ne perdi il seme!». Ma a detta dei luridi, reo della caccia alle streghe sarebbe il plagiato gregge! E il santo: «Prima del battesimo i bambini non hanno l’anima: sono creature del demonio, non siano sepolti in terra consacrata». Dopo 2.000 anni di odio per i bambini non battezzati, condannati all’Inferno e poi (per bontà papale) relegati nel triste Limbo, la funambolica Ratzy, a scanso di reazioni, contraddice la sempre conclamata immutabilità della chiesa e lo nega. Ma per i libri sacri, nemici delle donne, ree di attrarre i dai preti bramati cazzi, «esse s’insudiciano infondendo l’anima ai nascituri». Anima diabolica, rapibile al Maligno solo chinandosi al clero e versando tangenti battesimali. (v. Vomitum)

 

S. BASILIO

«Chi non riceve danno da colloqui, incontri e conviti con donne è un eunuco nato, insensibile alla loro libidine. Il devoto deve, a scanso di peccato carnale, evitare i nocivi pensieri sulla donna» (De constit. monast., cap.4). «La religione non permette al solo di avvicinarsi alla sola» (Reg. Monach.. cap.88). «Libero colloquio, lo sguardo licenzioso e vagante, l’ascolto di voci sul sesso e pensieri carnali spengono la pudicizia e la temperanza» (Instr. ad aspir. ad vitam perf.).

 

S. BERNARDO

«Stare sempre con una femmina e non conoscerla né in modo completo né incompleto, né con atto esterno né interno, non è come risuscitar un morto?» (Sermo 65 in ant.).

 

S. BONAVENTURA

«Il dannoso genere delle donne è porta del Diavolo, strada d’iniquità, ferita di scorpione. Se vicine, le donne incendiano con fiamma crescente e divorano la coscienza degli abitanti e persino le fondamenta dei monti» (Pharetrae, cap.3. affert D. Hieronimus has verba), e perciò «l’uomo con le donne, e la donna con gli uomini, evitino l’incauta familiarità. Il Diavolo nei primi istanti d’incauta familiarità occulta i laccî della tentazione carnale» (Idem de reformatione mentis sec. parte c.23). «Le affettuosità spirituali del pio si mescolano con le altre inutili parole d’incauta familiarità e i moti del cuore per la sua amata. Seguono quindi falsi beni, anzi veri mali! Vale a dire abbracci, baci, tocchi sulle mani e le braccia! L’astuto Diavolo nasconde il laccio della tentazione affinché l’amore cresca, diventi tenace come il vischio che intrappola gli uccelli, e quando saranno incollati dall’amore, inseparabile dal piacere, trasfusi nel fuoco della concupiscenza carnale, non vorranno più distaccarsi per darsi a ogni sporco commercio della carne, piuttosto che violare la reciproca fiducia da tempo cresciuta» (Idem de Processu Religionis 6. cap.15). La languida Ratzy fin da bambino/a prediligeva il culico Bonaventura (Catechesi del 03-03-2010, da Radio Vaticano), il finocchio maledetto da san Francesco per aver ignobilmente tradito, tuffandosi nelle lucrosissime efferatezze dell’Inquisizione, la regola dell’amore e della povertà.

S. CARLO BORROMEO

«Maledette donne! Siate punite [per i sottrattimi cazzi, ndr] soffrendo i dolori del parto!» (cit. da don Paolo Pagliughi). «In tutti questi casi [di peccato carnale]… il ConfessoreScns0212 differisca di darli l’assoluzione, finché abbiano dato principio e veri segni e prove per qualche tempo di pentimento. …Chiamansi occasione

peccato mortale tutte quelle cose le quali danno causa di peccato, o perché

da se stesso sono induttive al peccato. …sono il far professione del gioco di carte o dadi, overo tener casa apparecchiata a quest’effetto per altri; tener in casa… la persona con la quale si pecca, o in altro modo coabitare seco; perseverare nelli ragionamenti, sguardi, conversazioni e altri gesti e pratiche d’amori lascivi» (Instruct. Confess.). «Frequenter delinquunt personae fragiles sicut in catalogo recenset: “la militia, la mercantia, li magistrati, l’avocare, il procurare, l’andare a balli, il conversare con bestemmiatori, bravi e altre male compagnie, il frequentare taverne, l’ociosità e altre simili cose» (cit. in Amat. conv. anatome, p.184). Fu un maxi-delinquente, tradì il segreto della confessione per far giustiziare i suoi nemici e bruciò migliaia di donne. Ma piaceva tanto alla

Madonna. In effetti è circonfuso di luminosa aureola; e «come dissero i santi Bonaventura e Monfort, nessuno diventa santo senza la mediazione della Madonna» (Radio Maria, 07-02-2014, h 16,,10).

 

S. ta CATERINA

Mentre sulle piazze d’Italia ogni giorno migliaia di donne erano bruciate vive, la mentecatta eletta per gabbarci protettrice d’Italia, correva a Roma a baciare i piedi papali. E così farneticava sul sangue di Cristo: «…l’ottavo dì dopo la sua natività fu spillata la botticella del corpo suo, quando [il suo cazzo] fu circonciso… [e] al tempo della croce si mise la canna nel costato suo, e Longino ne fu strumento quando gli aperse il cuore. …Orsù, carissime figliole, non stiamo più a dormire nel sonno della negligenzia, ma entriamo nella bottega aperta del costato di Cristo crocifisso, dove noi troviamo el sangue, con ansietato dolore e pianto dell’offesa di Dio. In questo scalone del costato aperto vi troverete una bottega piena di spezie odorifere. [Dove] si sazia ed inebria l’anima per in sì fatto modo che non vede sé medesima. Siccome l’ebbro inebriato di vino, così l’anima allora non può vedere che sangue sparto con tanto fuoco d’amore… Voglio dunque e così vi prego da parte di Cristo crocifisso, che voi vi riscaldiate e bagniate nel sangue di Cristo crocifisso. …Annegatevi dunque nel sangue di Cristo crocifisso, e bagnatevi nel sangue e inebriatevi del sangue, e saziatevi del sangue e vestitevi di sangue. E di nuovo mi voglio vestire di sangue, e spogliarmi ogni vestimento ch’io avessi avuto per fino a qui. Io voglio sangue, e nel sangue satisfò e satisfarò all’anima mia, e così troverò il sangue e le creature, e berrò l’affetto e l’amore loro nel sangue» (Lettere).

 

S. ta CECILIA

Un angelo le stava sempre accanto affinché il legittimo sposo non le toccasse mai la castissima fica, dal buon Dio riservata in esclusiva al focoso montatore sant’Urbano papa. (Papeide, XXI n. 226)

 

S. CHIARA

La “dolce compagna di Francesco” denunciò fra’ Bentivegna all’Inquisizione per aver detto che se tutto viene da Dio, viene pur il peccato, come ora dice anche don Baget-Bozzo. L’ignobile microcefala fece orribilmente torturare e bruciare anche molti altri frati che condividevano il pensiero del ragionevole Bentivegna. Scompisciandosi tutto di gioia, il rottissimo in culo don(na) Livio incensa quella sudicia scrofa «che avvertì l’Inquisizione delle loro porcherie, e così la loro eresia fu spazzata». (Radio Maria, 07-08-2008)

                    

S. CIPRIANO

«Dio fece la donna serva dell’uomo, ma l’invidia del serpente ne fece la nemica. Se finora, benché nata dall’uomo, copulando lo tenta, quanto più lo tenterà copulando senza restrizioni legali? […] La donna è causa d’ogni male, e la sua copula è sempre minacciosa. Unendoti a lei contro la legge divina, patirai grandi violenze, contagiato da insanabile piaga. Scoppiano le faville dai carboni, la ruggine si nutre del ferro, il sibilo delle serpi provoca morbi, la donna diffonde la peste della lussuria. Se solo ben pochi maschi riescono a vincere le insidie carnali, che sarà dei più tentati? E se i coniugi a fatica resistono al desiderio, che farà chi asseconda i crescenti assalti della femmina? Se già tu ti addolcisci solo nel guardarla addolorata o incollerita, che farai nel vederla carezzevole e gioiosa? Ribadisco che l’amicizia con le donne è trappola di delitti, esca viscosa di veleni del Diavolo» (cit.da I. Besutius in Amatoriae conversationis anatome, pp.161-62). «Non solo le vergini e le vedove, ma pur le spose e proprio tutte le donne non devono assolutamente mutar l’opera di Dio con polvere bionda, o rossa, o nera, o altri belletti. Fanno a Lui prudere le mani quando lottano per rifare il già fatto. Non potrai veder Dio con occhi abbelliti dal Diavolo, con cui brucerai nell’inferno» (De habitu virginum). E il culo  Tommaso d’Aquino (2.2.qu.169.a.2): «Difficile a chi beva veleno sopravvivere. Si salva chi, scandalizzato dall’inattesa apparizione di una donna, abbassa gli occhi e ne espelle l’immagine dalla mente» (De sing. cleric.).    

 

S. ta COSTANZA

Benché ben due volte maritata, quindi buona conoscitrice di cazzi, e del tutto ignota la sua fine, i preti la spacciano vergine e martire (Papeide, XXI n. 226).

 

S.ti CULATONI

TOMMASO d’Aquino, EFREM, FRANCESCO di Sales, BONAVENTURA, ALBERTO Magno, AMBROGIO, ANTONIO, GEROLAMO, GREGORIO Nazanziano, GREGORIO Magno, BERNARDINO, ANTONINO, BASILIO, IVONE, CIPRIANO, GREGORIO di Tours,  PIETRO della Palude, ecc. ecc.

 

S. DEGASPERI  Alcide (Von gasper)

Il processo avviato con gran clamore per santificarlo, è di botto sospeso dopo le nostre accuse (v. Guareschi) in attesa di tempi più propizî ad abbindolar i fessi. Per cancellare le pianificate col pontefice micidiali incursioni aeree su Roma, dicono che l’«essere stato un parlamentare austriaco non inficia il suo grande amore per l’Italia che lo rese degno di governarla». È bla-bla. Ma i fatti? Da quando il vescovo di Trento vendette le Valli Giudicarie e i contadini insorti persero la Guerra delle noci, si consolidò la turpe tresca catto-asburgica. Alla vigilia della grande guerra sui liberali e socialisti trentini dominano i clericali, con industria, agricoltura, finanza e censura saldamente in pugno ai preti. Una riga sgradita, e piomba il birro (Mussolini è più volte arrestato). Il bieco catto-batrace vota il potenziamento delle fortificazioni contro l’Italia e, da autentico italianissimo, aderisce al partito più anti-italiano, «spalmato di pece clericale» (Mussolini), nel quale il nome aribaldi «fa rizzar i capelli» (ib.) e dove emerge il Degasperi poi boriosamente autonominatosi De Gasperi (o Von Gasper), che si esibisce cantando a squarciagola in prima fila:

                              Con la pell de Garibaldi

                              ne farem tanti tamburi.

                              Tirolesi stè sicuri

                              Garibaldi no ven pu.

Sull’italianità del santificando, è lapidario Prezzolini: «Degasperi male nel Trentino» (21-03-1911). Persino Montanelli, degasperista, ammette che anche in guerra il torvo papista serviva il nemico. Battisti e Filzi erano tirati su una carretta con le mani legate, sputacchiati dai bigotti e impiccati nel castello del Buon Consiglio, mentre il batrace dal Parlamento viennese attaccava l’Italia. Il giudizio di Canfora, Giardina, Frugoni (I volti del potere, La Terza, 2010, p. 251) è alquanto edulcorato però coincide: «De Gasperi non è irredentista, è suddito fedele dell’Imperatore d’Austria, partecipa attivamente alla vita politica nelle file del movimento cattolico. I cristiano-sociali austriaci avevano come figura di riferimento il borgomastro di Vienna Karl Lüger, un modello di Hitler nella sua giovinezza di cui condivide chiusura mentale e idiosincrasie, come il pregiudizio antiebraico, antimassonico e antiliberale; […] i liberali erano nel Trentino i suoi rivali politici come i socialisti». «Pregiudizio»? Lüger inveiva soprattutto contro gli ebrei. Per sfasciare l’Italia e risuscitare dietro promessa teutonica l’infame Stato della Chiesa, Degasperi la pugnalava alla schiena. Come il De Valera si asserviva al Kaiser, dal luridume, come l’iberica Accion Catolica, chiamato «il novello Costantino», per sollevare gli irlandesi e incitar i torvi torcicolli trentini a pugnare contro l’Intesa. (M. Gilbert, La prima guerra mondiale, Mondatori 1994, p.299). (v. Guareschi e “Un revolver”)

 

S. ta DE’ PAZZI

Come Caterina, l’allucinata Maria Maddalena de’ Pazzi vaneggia: «El costato [di Gesù] nutriva e l’anima si trasformava nel sangue, tanto che non intendevo poi altro che sangue, non vedevo altro che sangue, non gustavo altro che sangue, non sentivo altro che sangue, non pensavo e non potevo parlare se non di sangue. La mia bocca nella tua bocca, perché lo sposo mi parli. Il mio petto nel tuo petto, o mio diletto. Le mie mani nelle tue mai, ma dentro te, o mio sposo, perché partecipino alla tua cooperazione. Il ventre mio nel ventre tuo […] Tutto il corpo mio in ogni membro della sostanza della tua eternità».

 

S. EFREM

«Cos’è la donna? Naufragio sulla terra, fonte d’iniquità, grumo  di malizia e d’immondizia, mortifera conversazione e confabulazione, distruzione degli occhi, finale rovina delle anime, coltello nel cuore, perdizione dei giovani, scettro dell’inferno, baratro di concupiscenza» (Apud C. Sribanum de prudenti ac religiosa gubernatione lib. 2.cap.20).

 

S. FILIPPO NERI

Riferisce il biografo don Bacci (Vita di S.F.N., 1699) che il ssanto,  amicissimo del feroce culatone san Carlo, «nel sumere il sangue lambiva e succhiava con tal affetto il calice che parea non si sapesse staccar da quello: avendo consumato nell’orlo non solo l’indoratura, ma ancora l’argento e avendovi lasciato impresso insino il segno de’ denti. E questa è la cagione per la quale non volea che chi lo serviva lo vedesse altrimenti in faccia; ma lo facea stare in disparte, dicendogli che non gli porgesse la purificazione se non quando glie l’avesse accennato. E se dicea Messa ad altri altari che all’altar maggiore, il che di rado avveniva, non permetteva che li circostanti si mettessero in luogo donde l’avessero potuto vedere in volto, per potere a modo suo sumere il sangue». Col suo putridume (intestini, capelli e pezze imbevute di sangue, di cui riempirono «una caraffina quando in tanta copia ne versò dalla bocca nelle ultime infermità») si operano miracoli. Spremuta una sua pezza in acqua data poi a bere ad una febbricitante, essa subito guarisce. Ne sbattono i capelli e le interiora su un fanciullo morto, il quale risuscita all’istante. Già da vivo risuscitava i morti. Chiamandolo risvegliò il morto bimbo Paolino che risalito dall’Inferno tutto bruciacchiato riaprendo gli occhi disse: «Padre, non avevo confessato un peccato mortale». Lui, fatti uscire tutti, confessatolo lo rifece morire, come il bimbo desiderava. E a chi ne dubiti, peste lo colga. Rete 4, una delle TV del nano riferisce che san Filippo, «familiare con poveri e ricchi, aveva delle levitazioni [cazziali] celebrando messe [in culo], e simboleggia la castità [di frocio] rappresentato con in mano un giglio o una rosa» (25-07-2010).

 

S. FRANCESCO di Sales

Così il frocio: «Quando queste pazze amicitie si pratticano tra gente di diverso sesso si chiamano innamoramenti, o sia corteggi… E benché questi pazzi amori vanno ordinariamente a inabissarsi in carnalità e lascivie molto brutte, non è questo il primiero disegno di coloro che li esercitano, altrimenti non saranno più innamoramenti, ma impudicizie e lussurie manifeste. Se ne passeranno qualche volta molti anni, tra quelli che sono tocchi da questa follia, che non occorrerà alcuna cosa direttamente contraria alla castità del corpo, fermandosi solo ad imbrattare il tuo cuore con cupidigie, desiderij, sospiri, sguardi e altre tali scioccherie e vanità. Queste amicizie sono tutte malvaggie, perché vanno a finire e terminare nel peccato della carne, e perché esse togliono l’amore e, per conseguenza, il cuore da Dio. Pazze perché non hanno né fondamento né ragione. Vane perché non rendono alcun profitto, né honore, né contento», mentre se sfonderai libidinosi preteschi culi ne trarrai molti guadagni, onori e soddisfazioni.

 

S. GEROLAMO

«Non dice l’Apostolo di non avere moglie, ma che è bene non toccarla. Se il marito la palpa rischia di turbarsi, perché la donna rapisce le anime preziose degli uomini ed esalta i cuori degli adolescenti. Chi va nel fuoco non brucia? Se tocchi il fuoco ti bruci, così uomini e donne palpandosi scelleratamente sentono la natura e la diversità dei sessi.» (Contra Jovinianum, lib.I). Forse solo san Carlo superò in feroce culaneria Gerpolamo. «Il Diavolo è Sanguisuga. Sono sue figlie le assetate di piacere e di sangue degli uccisi. E l’Inferno altro non è che l’amore della donna, terra aridissima, fuoco divoratore. Non parlo solo della prostituta e della adultera, io parlo dell’amore di tutte le donne, sempre insaziabile, giammai spento, sempre riacceso. Dopo il coito esse continuano a bramarlo, effeminano l’animo virile e, soddisfatta la loro passione, continuano a pensare a un altro.» (Ib., lib.I, circa medium) (v. Chi più frocio?)

 

S. GIOVANNI Crisostomo

«Di tutte le bestie, la più nociva è la donna.». «La vergine la quale non vada tutta coperta come conviene alla verginità, che scherzi e rida di tutto, come non chiamarla puttana quando proprio come una puttana fa uso di cosmetici e cammina superba per affascinare? Anche se tu donna non pronunci parole da troia, anche se tace la tua lingua, parla il tuo passo mentre attraversi la piazza, parlano i tuoi occhi più della voce. Forse credi di essere scusata perché non chiami a raccolta i maschi, solo perché non ti offri come una vacca? Ma tu non sei libera dal peccato! Il tuo comportamento è fornicazione! Sei pura nel corpo, ma non nell’anima. Pecchi mortalmente,  anche senza coito. Il solo tuo apparire ti fa colpevole! Perché tu accendi il desiderio in quanti oltrepassi? Perché tu fornisci esca al fuoco? Ti credi pura mentre agisci con intenzioni impure? Come puoi non essere adultera quando qualcuno, da te eccitato, commetterà adulterio? Tu tessa sei causa della sua follia! Tu affilasti la spada penetrata in una povera anima maschile! Come potrai liberarti dal supplizio per l’assassina? Chi infatti noi tutti avversiamo? Chi i giudici e i legislatori puniscono? Chi beve il veleno, o chi glielo mesce? Tu, miserabile e funesta, mescesti la mortale pozione! E dopo che lui la bevve e fu perduto, ti difendi dicendo d’averla propinata solo a lui. E per vanagloria, per giocare con gli altrui sentimenti, per trarre voluttà dalle altre anime!» (cit. in Amat. convers. anatome, pp.193-94). Crisostomo è glorificato dai preti con l’appellativo di Bocca d’Oro, è magnificato come insuperabile forsennato succhiacazzi. Inoltre voleva, come i  santi Paolo e Agostino, che fosse sempre mantenuta la schiavitù: «Lo schiavo deve rassegnarsi alla sua sorte: obbedendo al padrone obbedisce a Dio».

 

S. GREGORIO

di Tours

«A una donna, che in lacrime mi mostrava il suo figliolo cieco e storpio e che confessava di averlo concepito una domenica, dissi: È la punizione del tuo peccato commesso nella notte di una festività profanata(v. Cardinal Uguccione, Cesario, Don Cantore, Don La Me®da, Famiglia, Sant’Alberto Magno e Papeide IV n. 46)

 

S. GREGORIO Magno

«Chiunque attraverso le finestre del corpo [= gli occhi] riceva incautamente le immagini, spesso è rapito, pur non consenziente, dal piacere del peccato e, solleticato dal desiderio, comincia a bramare ciò che non vorrebbe. L’anima inizia a concupire ciò che vede. Per nutrirvi di casti pensieri, punite gli occhi della loro lascivia.» (cit. in Amaroriae conversationis anatome)

 

S. GREGORIO Nazianzano

 

«La donna pensa: “Mi piace chi apprezza la mia bellezza. La vista ripaga la vista”. Quindi il riso, il colloquio, prima prudente, poi libero e intrepido. Tu dunque, o uomo, fuggi la sua audace lingua. Anche se la donna dice e fa per gioco, cela il pungiglione. L’aspetto impudente genera amore impudente, tu dunque non guardare, evita il crimine. E tu potresti, o donna circondata da maschi, evitare lo scellerato adulterio? Vergine, ti ammonisco. Non attrarre coi tuoi occhi quelli maschili, col tuo riso il riso, con la tua familiarità la notte e con la notte la rovina e perdizione. Ciò che a poco a poco attrae, è poi furtivamente colto. Pur non avvertendo subito la rovina, precipiterai nel vizio, giacché il cuore segue gli occhi scelleratamente. E tu, uomo, evita di guardare la donna vogliosa per non cadere nei suoi laccî, fuggi la danzatrice, non ascoltare il suo canto per non finire male. E non guardare la vergine, per non disonorarla. Distogli lo sguardo dalla donna elegante e pure da tutte le altre. Attratti dal loro aspetto, molti perirono: dalla concupiscenza erompe il fuoco divoratore» (Sermone adversus mulieres se se ornantes). «Tutta coperta di ruvido graffiante sacco, mortificandoti con aculei, cilicî, digiuni, flagellazioni, veglie forzate, devoti pellegrinaggî et similia, domerai il tuo corpo» (Praecepta ad virgines).

 

 

S. ta HILDEGARDA

SantaHildegardaMedichessa, prescriveva ricette come questa: «Se

qualcuno è stregato da spiriti maligni o da malie al

punto d’impazzire, incida con un coltello affilato una

croce su una pagnotta appena sfornata. E faccia

scorrere lungo le sue braccia un granato [rosario]

recitando la preghiera: Iddio che hai strappato al

demonio le gemme della terra tutta, compiaciti di

allontanare da quest’anima gli spiriti del male e di

guarirla dalla sua demenza».

 

S. IGNAZIO di Loyola

«Agire facendo tutto dipendere da noi, ma [far] credere come se dipendesse da Dio.» Tipico figlio d’Ignazio l’ipocritissimo Merdoglio/a.

 

S. IGNAZIO vescovo

«Chi agisce senza consiglio e consenso del vescovo, adora il diavolo.» E un mellifluo don: «La rivoluzione francese è stata la mostruosa aggressione del demonio contro la Chiesa» (Radio Maria 10-01-2014, h 18,25). 

 

S. ISIDORO

«Nulla assoggetta il genere umano al Diavolo più della lussuria della carne, perché è senza dubbio difficilissimo vincere una passione di tal fatta» (De summo bono, cit. in Amatoriae conversationis anatome, p.192). «Come il cane torna al vomito, il penitente ricasca nel peccato. Molti infatti versano infinite lacrime, ma non cessano di peccare. […] Resta immondo chi piange ciò che fece ma non lo respinge, chi piange ma ricade nel peccato» (ibid. p.102).

  

S. IVONE

«La donna non è fatta ad immagine di Dio.» (v. Papeide XIX n. 215)

 

S. LEONE Magno

«Le serve di Dio che, violentate dai barbari, persero la integrità e pudicizia, siano isolate dalle vergini pure, e non ardiscano paragonarsi a loro.»

 

S. ta MAFIA

Don Calogero Vizzini, il boss che nel 1943 dopo l’intrallazzo col fascismo agevolò lo sbarco alleato in Sicilia, morì «amorevolmente confortato dai suoi parenti preti». Che a quanti calpestavano il mare di fiori sparsi lungo la strada del suo pomposissimo funerale, distribuivano dei bigliettini profumati con la scritta: «La mafia sua era amore.» (v. Assoluzione, Cazzo, Crocesegnati, Don Ciotti, Gorduña, Mafia, Riguardi speciali)

 

S. MICHELE Arcangelo

Armato di spada fiammeggiante, è il protettore, assai beneamato dal papa per i mallopponi spartiti col clero, della cattolicissima ‘Ndrangheta.

 

S. NICOLÒ da Tolentino

Gli servono una pernice arrosto. Ma quel giorno egli digiuna, e scandalizzato fa un segno di croce sul volatile, che si riveste delle perdute piume e vola via. S’incontrano quindi due processioni: i frati francescani dietro un crocifisso, gli agostiniani dietro la statua di san Nicolò. Questa si genuflette umilmente al crocifisso che, compiaciuto, ringrazia e tende le braccia. 

 

S. NULLA

Il papa è uno zero assoluto, merda triplo-concentrata (v. Hanno detto). Lo sa pur la feccia acefala, che accalcata sotto la finestrona bianca si consola della propria idiozia vedendo i vigliacchi vip accodati a baciargli la mano. Per il mahatma Ghandi, l’indiana Grande Anima, «i cristiani lo sono solo di nome, adorano un solo dio, il dio danaro». All’orecchio dei protestanti Santo Padre risuona Santo Porco, tuttavia in lui riveriscono i croccanti bigliettoni e il peso politico esercitato su milioni d’imbecilli.

 

S. PAOLO

«Chi vi insegna che la religione è un mezzo per far soldi è un superbo e un ignorante!» (Tim., I 6, 3-5). Da che pulpito!

 

S.ta PARASKOVA

«Era troppo buona, generosa e caritatevole, e i pagani tanto più la odiavano quanto più da lei beneficati», sostengono i bugiardissimi luridi. «Immersa in una fornace ardente capace di liquefare all’istante una grossa trave di ferro, ne uscì illesa, più fresca e vispa di prima, e corse a fare miracoli».

 

S.te ORME

Non tutte le (da noi sempre pagate) villeggiature con duecento tirapiedi della sfondata Woitjla eranoCharette di mero piacere. Anche di devozione, come a Lourdes, bottega di grossolane truffe, o a Santiago de Compostela, sede di una delle sei residue punte dei quindici cazzi di Cristo, o in Vandea a baciare la porta della chiesa su cui i papisti inchiodarono vivo un soldato repubblicano, e a posare i labbroni sulle impronte dei piedi di Charette, il devotissimo alla Madonna che affogava o seppelliva vivi i  soldati di leva. La culica papessa, prostrata con la logorroica pia presidente della Camera Pivetti dove il farabutto fu giustiziato dal generale Hoche, ha versato lacrime di commozione sul suolo intriso del «preziosissimo sangue del martire». (v. Far a pezzi)

 

S. PATRIZIO

Il ridicolissimo apostolo irlandese «di giorno faceva ben 300 genuflessioni e 700 segni di croce. E di notte altre 200, recitando 150 salmi, di cui 50 immerso in acqua gelida con gli occhi e le mani levati al cielo. Per far più penitenza, si coricava finalmente sulla nuda pietra». I preti lo giurano sulle proprie palle e c’invitano a imitarlo perché si crepi presto lasciando a loro i nostri beni.

 

S. PIETRO apostolo

«[L’incredulo] come il cane ritorna al suo vomito e il porco a rotolarsi nella melma.» (At.2,2) Carità cristiana!

 

S. PIETRO Canisio

Inneggia a san Carlo Borromeo la diocesi di Lugano ed educa in rete i fedeli ad offrire l’altra guancia imitando «san Pietro Canisio, il quale nel 1571 in Innsbruck predicava la pena di morte per chiunque voglia abolire la Messa e rinneghi la Chiesa». (2004) PS. Ci ricorda papa Merdoglio tutto gongolante per  l’assassinio dei vignettisti parigini.

 

S. PIETRO della Palude

Arcivescovo roso di culicissima invidia contro le donne: «Se il marito si tira indietro prima di terminare l’atto sessuale senza far uscire il seme, egli non commette peccato mortale, a meno che, nel frattempo, la moglie sia riuscita a godere» (Papeide XVII n. 200). Parole sante, condivise dalla libidinosa baldracca Woitjla e dal suo amatissimo frocione cardinale Suenens, che così dimostra di amare le donne, sue consorelle in Cristo: «Quelle streghe le ucciderei tutte». (2003) PS: Anche la Merdoglia, alias neo san Francesco, nel maxi-raduno dei carismatici di Roma si sbrodola per il rottissimo in culo «cardinale Suenens, un pilastro del concilio Vaticano II» (01-06-2014).

 

S. POLICARPO

«Chi disconosce che Gesù è venuto nella carne è un anticristo, e chi non accetta la testimonianza della croce viene dal Diavolo.» (v. Barbari, Colosseo, Foro romano, Pantheon)

 

S. ROMUALDO

Fondatore dei frati camaldolesi, che per venderne poi le reliquie già da vivo lo  spacciavano santo. Per non assurgere anzitempo tra i celesti aureolati avendo inteso che i confratelli, impazienti d’anticipare l’affare, volevano accopparlo, li distrasse fingendosi pazzo e se la diede a gambe.

 

S. SIMEONE

Lo stilita. Vissuto in una cisterna, salì poi su una colonna rimanendovi nudo per trent’anni. Con una funicella issava i cibi in un cesto, che restituiva colmo di feci poi trepidamente venerate dai pii; fuorché dai ragazzini non ancora del tutto plagiati dal clero, i quali schernivano l’imbecille che «passava tutto il suo tempo eseguendo profondissime riverenze, che il biografo Teodolito tentò di contare, stancandosi dopo la milleduecentesima». Lo bersagliavano con dei proiettili di sterco, che presto divenne la sua veste abituale.

 

S.te SPINE, CHIODI

Per il pretesco affarismo e l’idiozia del gregge le sante spine si moltiplicarono fino a ottocentocinquanta, oltre la corona di spine di Cristo garantita integra e completa in Nôtre Dame di Parigi. Tutte sparite dopo la Rivoluzione francese, tranne alcune: in Roma S.ta Croce ne conserva due, S. Giovanni Bianco (Bg) una, Montone (Pg) una, la Calabria un’altra, ecc. I chiodi della crocifissione, sparsi dovunque, si contavano a quintali. Ne restano ancora in Vaticano, in S.ta Prassede, nel duomo di Milano, ecc. Il vento giacobino ne spazzò via una montagna: ventisette i superstiti. Povero Gesù, dal ridanciano beffardo clero ridotto a portaspilli!

    

S. SPIRIDIONE

Santo mai esistito, del III secolo. I preti ne sventolano ancora un braccio.

 

S. TOMMASO d’Aquino

«La masturbazione [sciupando l’ingoiabile dal clero] è il peggiore dei vizî, è peggiore del Tommaso d'Aquinorapporto sessuale con la propria madre.» «Il seme maschile fa nascere forme perfette, maschili, ma se per qualche avversità si guasta genera femmine.» «La donna è cosa imprevista, difettosa. Imbevuta d’acqua più del maschio, è più sensibile al piacere sessuale. La natura tende alla perfezione e a generare solamente dei maschi, mentre la donna nasce da tentativo fallito, putrefazione, infermità, debolezza senile.» «La verecondia è il timore della turpitudine e della sua riprovazione.» «Dovete vergognarvi non solo del coito ma persino di ogni suo accenno» (2.2. qu.151. ar.4). Ma l’omo-inculatio è santa. «I lussuriosi, i concupiscenti, spesso dicono turpi parole carnali. La lussuria [tra eterosex] rende irriflessivi e precipitosi, fa parlare in modo incauto, cercare il piacere e far discorsi osceni» (2.2.qu.153.a.5.ad4.). «Della stoltezza, che affonda la mente in cose terrene, è causa la lussuria» (2.2. qu.46. art.3.ad3). «L’impeto della lussuria frena la volontà umana; e Terenzio narra di un tale che voleva disfarsi dell’amica: “Basterà una falsa lacrimuccia a farlo ricredere”» (2.2. qu.153. art.5.O). «Si presume il delitto in chi è sorpreso solo con una sola, o nudo con una nuda. È di sì forte evidenza da non ammetter prove in contrario. Anche se non sorpresi nudi e non a letto, sì violenta ipotesi di adulterio lo prova» (4.sent. dist.5. quaest.4. art.5). «I lussuriosi, dal cuore con turpi concupiscenze, prorompono  facilmente in un linguaggio turpe. La lussuria è la causa di irriflessione e di precipitazione, e fa dire parole scurrili» (2.2. qu.153. a.5. ad4.) (v. anche Papeide XIX, n. 212). Anche sant’Agostino era esimio culatone. A suo dire l’embrione diventa un essere umano dopo quaranta giorni se maschio, dopo ottanta se femmina.

 

S.ta VERONICA

In San Pietro c’è la vera sacra croce, la vera sacra lancia e il vero velo della Veronica. Di questo Giovanni XXII ordinò «la venerazione con annessi 3.000 anni di indulgenza ai romani, 6.000 ai laziali, 12.000 agli altri, e la remissione di tutti i loro peccati». Con secolari torrentizî ininterrotti incassi. Piccolissimo unico neo: la Veronica, lo ammise Benedetto XIV, non è mai esistita.

 

S. VINCENZO Ferrer

«Molti rei sono adulteri, anche se non osano peccare per paura dell’infamia e del pericolo, ché dal fuoco esce fumo. Pensano: “Oh che piacere proverei con la tale!, ecc.”. E turpemente parlano di donne, o cantano, oppure discutono di bellezza femminile. Altri sperano vedere delle parti peccaminose scoperte, o pensano al gallo che monta la gallina, o al colombo la colomba. Molte donne si guardano le poppe ed esclamano: “Oh che belle tette io ho!”. Altri sentendo parlare di tale materia dicono “Che è ciò? Continuate, ripetetelo!”, e godono udendo turpitudini. Altri si toccano, o toccano altri corpi.» Tutti all’inferno, tranne gli otturanti pii deretani. (Serm.2, Domin.3 Post octava Paschae)

 

SARAJEVO 1914

Sempre più impaziente di una guerra che modifichi l’Europa e ricostituisca il nefando Stato della Chiesa, il papa punta sul gen. Conrad ostilissimo all’Italia e capo image011dell’esercito austriaco. Ma l’imperatore Franz Joseph benché molto bigotto, si oppone ad avventure rischiose per la dinastia. Ed anche Franz Ferdinand ritiene utile all’Impero solamente la pace a causa della crisi economica, la disoccupazione in forte crescita, il ristagno industriale e gravi carenze militari affiorate nelle ultime mobilitazioni. Sebbene la tensione tra Germania e Gran Bretagna durasse da tempo, non sfociava in conflitti armati come poi tra tanti lampi e tuoni nulla accadrà tra Usa ed Urss. La combriccola pontificia mordeva rabbiosamente il freno; ma chi mai riuscì ad impedirle un crimine? La congrega che sempre promosse l’assassinio per una buona causa, ne aveva già fatto pagar lo scotto a Giuliano de Medici, al Coligny, ad Enrico III e IV e altri. E che dire della gesuitica congiura delle polveri (abortita coi barili già accatastati sotto il Parlamento per uccidere la famiglia reale e tutti i deputati inglesi? Il papa sblocca lo stallo dell’Europa spensierata facendo sparare da sicarî (scelti tra bosniaci ortodossi per imputare Belgrado) guidati dal gesuita Joseph Lingam, i due colpi fatidici. Quando un mese prima il card. Del Val si compiaceva dei diplomatici ripartiti sereni in un’Europa tranquilla, Pio X esclamò: «Eppure non passerà il 1914 senza la grande guerra che io dico!» (Zanetti, Nella Città del Vaticano). Facile profezia del criminale deciso a concretizzarla! Alla faccia del cancelliere Holwegg, che riteneva «la guerra una cosa così terribile, che nessun uomo di Stato può a cuor leggero metter la miccia al barile della polvere» (Vico Mantegazza, Le origini della guerra, Istit. Edit. Italiano 1915, p.218). Compiuto il crimine, Benedetto XV perfezionò la macchinazione del predecessore. E la De Noailles, delusa della sua mancata mediazione di pace: «Insomma, è solo un ambasciatore». Una grossa scossa emotiva investì l’Austria e la spinse, dopo lunghe esitazioni che molto irritarono il Vaticano, ad attaccare. E il legato papale a Vienna applaudì coram populum la guerra: ne allude anche uno storico assai prudente (Zisola, Storia dei papi). Mentre tutta la stampa papista inneggiava alla guerra, il socialista Jaurès lottava per la pace, ma fu subito assassinato. «Uscendo dalla Camera per l’ultima volta, intendeva  pubblicare il giorno seguente, nell’Humanité, un J’accuse su tutte le cause e responsabilità della guerra» (Rappoport, Berner Tagwacht, 31 luglio 1915). Albert Joubaire, soldato a Verdun: «Che bagno di sangue, che immagini orrende, che macello. Non trovo parole per descrivere ciò che sento. L’inferno non può essere così spaventoso». Grazie, o cara madre chiesa, delle tue stragi sempre condite di belati di pace. (Sotto la prima figura il motto: Gott mit uns = Dio con noi, poi impresso anche sulle cinture delle SS) (v. in Hanno detto Cadorna, e in ABC: Cattivi Maestri, Conrad, Ferrea censura, Francesco-Ferdinando, Guareschi, Guerre, Guerre dei due Pii, Guerre del sec. XX, Inverosimile, Inutile strage, Ipocrisia, Leone XIII, Mons. Tiso, Navi e poltrone, Padre Lingam, Pari imposture, Perizia grafica, Terremoti, Vittorio Veneto, Zelanti e Zentrum Partei) image013

 

SATANISTI

Deficienti ottenebrati dalla catto-superstizione religiosa. Esistono solo perché il clero agita lo spauracchio di Satana ed arraffa bigliettoni.

 

SCELLERATEZZA

«I plebisciti [indetti per riunificare l’Italia] come atti valevoli a spodestare i Principi sono una scelleratezza, e le annessioni di niun valore in se stesse. I principi, vogliano o no i settarii, sono sulla terra una viva rappresentazione della maestà di Dio e del dominio che esso ha sui mortali. Iddio ha conferito loro la podestà sin di privare della vita i meritevoli, [dove c’è] l’infedeltà, il Volterrianismo, l’eresia, lo spregio di tutte le leggi umane e divine. I plebisciti sono una scelleratezza perché vi è in essi tutta l’iniquità che si trova nell’istigare al furto, all’assassinio, alla violenza contro i privati e contro il pubblico.[Per] i rivoluzionarî dei nostri giorni le doppiezze, le trame, le fellonie, i tradimenti, i pugnali sono le macchine ordinarie. Quello che il Conte di Montalembert scriveva con tanto senno al Cavour: “Voi siete un gran colpevole”, può e deve ripetersi di ognuno di questi fomentatori iniqui di plebisciti: “Voi siete grandi scellerati, e tanto più grandi, quanto sono più vaste le vostre trame e maggiore il numero di quelli che contaminate e seducete”. Il presentarsi dunque a quelle urne infami, il dare il nome e col nome il consenso alle annessioni consigliate, è un atto di fellonia verso il proprio Principe, è un assassinio della regal Maestà. Che se si trattasse poi di un Governo, qual è quello della Sede Apostolica, il provocare un plebiscito, in forza del quale il Papa sia spogliato della legittima autorità, è un orrendo sacrilegio, poiché offende le ragioni di Santa Chiesa e la persona del Vicario di Gesù Cristo.» (OPC) Cosi i putridi gesuiti, allora come oggi e domani, i più accaniti nemici dell’Italia. (v. Bargello, Rivoluzione, Scellerati)

 

SCELLERATI

Affermano i padri gesuiti: «Gli increduli inglesi Collins, Tolland, Cherbury e tutta la scuola di lord Bolingbroke di negazione in negazione erano arrivati a rigettare la rivelazione cristiana, e a professare il naturalismo. Voltaire e gli Enciclopedisti avevano sparso ampiamente in Francia quelle pestifere dottrine e con quella orrenda formola, schiacciate l’Infame [ossia la chiesa papista], si davano attorno ad abbattere il cristianesimo. Giunse l’ora funesta, in cui quegli scellerati poterono salire al comando, e tolsero a stabilire, come principii aventi forza di legge, le loro folli ed empie dottrine. E questi sono i famosi principii che chiamano dell’ottantanove, perché in quell’anno li inaugurarono solennemente nella riunione degli Stati, fatta improvvisamente dall’infelice Luigi XVI. Sotto il pretesto di abolire la superstizione, cioè il cristianesimo, dirigono i primi colpi contro quello, che nella Chiesa è più vitale, cioè il sommo Pontefice, il clero, vuoi secolare vuoi regolare. Al clero confiscano in un tratto tutte le rendite, lo spogliano di tutte le prerogative che godeva presso i fedeli, lo pareggiano a tutti i maestri di errore e a tutti i ministri delle varie sette con la libertà dei culti. Contro la mortificazione cristiana fu proclamato il principio della totale libertà, alla sommissione dovuta ai maggiori venne sostituita la perfetta uguaglianza, l’amor del prossimo, concepito per motivi soprannaturali, fu scambiato colla fraternità… Nella così detta Dichiarazione dei diritti dell’uomo fu fatta l’applicazione mostruosa di quei mostruosi diritti. … Vi sono i dottrinarii, i quali dall’ottantanove tolgono il principio degli statisti e della legalità, e sono quelli che, non per mezzo della violenza, ma sì per mezzo del diritto, vogliono condurre a termine tutti i loro attentati. Questa schiera di uomini più saputi è costretta ad incontrare in ogni suo passo le condanne formali di santa Chiesa. Vi sono i progressisti, i quali all’ottantanove togliendo le idee d’innovazione, confondono turpemente quello che è mutabile perché umano, quello che è immutabile perché divino, e si allontanano più o meno dal vero. Vi è la selva numerosissima dei moderati, i quali tutti, più o meno, ne sono infetti: vorrebbero conciliare tutti i partiti, e servono in pratica unicamente ai principii malvagi. Tutto quello che sacrificano alle sciocche loro idee di moderazione, è con danno della verità, della giustizia, della religione, ed in favore dei principii perversi. Vi sono i socialisti, i quali dai lupanari e dalle taverne sospirano il momento d’avventarsi sui ricchi e rapinare un po’ di oro. E finalmente una piccola succursale di dame eleganti, le quali col danaro, colla vanità, col sentimento e, bisognando, anche colla persona, propagano, dilatano e abbelliscono ed infiorano il patriottismo [italiano], l’emancipazione ed il regno, per parecchie di esse già cominciato, della libertà [sessuale]. …E certi alloccacci quanto meno comprendono le cose, tanto più esaltano i grandi principii dell’ottantanove» (OPC). (v. Bargello, Rivoluzione, Scelleratezza)

 

SCHIAVITÙ

Tra le più mostruose menzogne, quella della chiesa anti-schiavista è molto radicata. Vero l’opposto: san Paolo voleva mantenere gli schiavi in avvilente condizione. E le tanto venerate nel duomo di Milano spoglie dello spietato mercante di schiave Crivello (sec. XV), il venditore di carne umana che tanto ingrassava il clero? Nel sec. XVI la schiavitù diminuì, ma solo su iniziativa del Comune di Bologna. E nel XVIII l’imperatore Giuseppe II la decretò decaduta. Infine, forzato dal mondo indignato, a denti strettissimi «Gregorio XVI nel 1839 ne appoggia l’abolizione col commercio degli schiavi» (J. F. Polland, L’obolo di Pietro, Corbaccio 206, p. 17). Che sforzo, il farabutto! Erede di Clemente V che per impadronirsi di Ferrara scomunicava e bollava d’infamia i veneziani, vietava ai loro nipoti per quattro generazioni le dignità religiose e secolari, confiscava i loro beni e concedeva a chiunque «la facoltà di catturare e far schiavo qualsiasi cittadino della Repubblica di S. Marco». (Papeide XXIV n. 248) (v. Benedetto VIII, Bourges e Limoges, Cattolicismo, Sinodo di Coyaca, Sinodo di Toledo e Sottomissione, Timor servile) (v. Poggio e Tolstoy in Hanno detto).

 

 

SCONTRO TRA INCIVILTÀ

Per i tracotanti saputi è scontro di civiltà l’attrito con l’islam. Che a prova di tanta civiltà (v. strage di Beslan), inneggiando ad Allah grande, compassionevole e misericordioso in Afganistan mozza i nasi e gli orecchi ad otto camionisti ingaggiati da infedeli. (18 marzo 2007). Bella civiltà! Come l’abietta cristica del buon tempo antico, dai preti angosciosamente rimpianto. turpe

   

SE DIO ESISTE

Se dio non fosse favola, sarebbe il dio di tutti fuorché dell’infame clero catto-islamico, da lui fulminato all’istante.

 

“SEMBREREBBE CHE…”

Quel sembrerebbe che, tanto comune (ridicoli dogmi a parte) nei gelatinosi pii arzigogoli, non è nel nostro stile, fondato soltanto sui fatti. Disse Napoleone: «Nemmeno Dio può far sì che non sia stato ciò che è stato ».

 

SENZA DANARO

«Vedilo bene, guardalo tutto, ma senza soldi quant’egli è brutto», così le pie donne alle figlie attratte dal bello. «Senza danaro è com’esser morti» diceva donna Olimpia, l’avidissima cognata dello schiavizzato Innocenzo X, dedito a razziare offerte per passarle tutte alla papessa o puttana papale. E Pasquino: «Quando specchiasi nel vetro / Santo Pa’ le gioca dietro. / Se il mantel porta alla moda / lui lo regge per la coda. / Se le va una mosca in faccia / Santo Padre gliela scaccia. / Se si sporca una scarpetta / Santo Padre gliela netta». Ereditati i suoi beni e scorrazzato per il Vaticano ad arraffare, l’insaziabile vacca papale lo abbandonò insepolto e gli rifiutò perfino il funerale.

 

SETTA INFERNALE

«I parlamentari spianarono la via ai filosofi ed enciclopedisti, cioè a quella setta infernale – dicono gli ipocritissimi gesuiti – che tolse sopra di sé ad abbattere la religione cristiana chiamandola infame: or questa non ebbe posa finché con libelli, calunnie, dicerie sparse a gran copia in tutta Europa, non ebbe eccitate tutte le passioni di quell’età contro i gesuiti per schiantarli dalla terra. Nido di assassini, tutti i settarii poi di qualunque fatta o denominazione essi siano. Nelle università chi sono i nemici dei gesuiti? I più rotti alle rivolture, alle dottrine empie, irreligiose, scostumate. Tra i giornali, solo quelli che hanno sempre da scagliare qualche ingiuria al Papa, alla Chiesa, alla Religione. Tra la gioventù, quei fanciulloni lunghi lunghi, venduti anima e corpo ad una setta, che li manda poi a fare a loro spese le dimostrazioni: e quegli altri più sucidi [sic], che, rigettata ogni religione, hanno posto il loro ultimo fine nelle brutture del senso e della carne. Perfino tra le signore non manca qualche amazzone che spezza le sue lance contro i gesuiti: ma se foste desideroso di scoprire che ella sia, non l’andate a cercare tra quelle matrone che hanno ancora la debolezza di vegliare sopra la famiglia, la servitù, e di occuparsi di chiesa: la troverete senza manco veruno tra quelle che ricamano le bandiere [tricolori], che prendono parte alle dimostrazioni, che sono all’altezza dei tempi. …Quali sono le armi che tutti costoro adoperano? La menzogna e sfacciata, la calunnia ed atroce, la violenza e spietata. Le accuse e le prove dei delitti dei gesuiti dove si trovano? Nei libri degli eretici o dei non credenti, sempre in iscritti dannati dalla Chiesa. No, alla Compagnia di Gesù non possono fare un elogio più splendido che col degnarla del loro odio. Guai ai gesuiti quel giorno che fossero amati da loro! Per converso chi sono poi gli amici, i favoreggiatori, patroni della Compagnia di Gesù? I Santi senza dubbio dovrebbero essere i più apprezzati nel loro modo di giudicare. San Carlo Borromeo si valse dei gesuiti come direttori della sua anima, aperse loro Case e Collegi in Milano e nella Svizzera, morì nelle loro braccia, e in ogni tempo li predilesse.. Santa Maria Maddalena de’ Pazzi fu allevata dai gesuiti fin dall’infanzia. San Felice da Cantalice fermava fin per le strade i gesuiti…; il beato [ignaziano] Alessandro era il grande amico di san Carlo [Borromeo], ed è tutto dire. Paolo IV li stimava degni di predilezione. Pio IV diceva i gesuiti essere calunniati per invidia del bene che fanno. Per san Pio V erano gli autori dei frutti abbondanti che vedevasi nel mondo cattolico; dei quali Dio volesse che ne avessero Collegi tutte le città e quelle specialmente infette di eresia, ed egli stesso affidò loro la penitenzieria di san Pietro. Per Gregorio XIII erano gli operai instancabili nello svellere gli errori dalla vigna del Signore, gli eroi fatti per rintuzzare l’audacia di Satana, l’argine innalzato contro il maomettismo eUrbano VIII l’eresia per convertire e coltivare gli uomini che trascinano un’esistenza da bestie. Per Sisto V erano gli stromenti opportuni a far rifiorire la religione e ripurgarla. Clemente VIII si degnò appellarli il braccio destro dell’apostolica Sede. Urbano VIII e Innocenzo X ne lodano quasi con le stesse parole lo zelo. Finalmente Clemente XIII, vedendo le podestà del secolo, raggirate dalla filosofia volterriana, congiurare alla distruzione della Compagnia, tolse a difenderla con tutto l’ardore. E s’adoperò perché il Supremo Consiglio di Castiglia facesse abbruciare per man del carnefice il libro delle Riflessioni, perché pieno d’ingiurie e calunnie contro i gesuiti.» (OPC)

 

SFACCIATAGGINE

Con la solita brutale arroganza nel 2003 la Woitj piomba a Bagnaluka con una claque osannante di 45.000 deficienti italiani, ungheresi, slovacchi e croati a scodellare fregnacce ai bosniaci. I quali però ricordano i 700.000 ortodossi d’ogni età e sesso massacrati nel 1942-44 per aver respinto l’imposizione di convertirsi al papismo. Macellati dagli ùstasha istigati da 200 francescani obbedienti al turpe arcivescovo Stepinach, poi beatificato dalla Santa Sùbito. Che grufola, sbircia torvamente, e generosa elargisce ai figli delle vittime, dei seviziati ed assassinati (con occhi strappati e bambni decapitati inorridendo le SS) il suo papale «perdono reciproco» (sic). Che spudoratezza!

 

SFRONTATEZZA

A un pio scosso dagli «aspri modi del Sant’Uffizio» risponde un prete: «Io non so niente. So solo delle buone opere dei santi. Non è vero che le vittime dell’Inquisizione fossero migliaia. Molti sono i siti su Internet che possono illuminarti in proposito» (Radio Maria, 08-04-2004). Prima si mentiva riducendo le vittime da tredici milioni (riferiti soltanto alle streghe, accertati dagli storici dell’Università di Amburgo) ad «appena centomila» (v. Agnoletto, Radio 3, maggio 1984). Ora i luridi superano l’impudente abbassamento con l’ulteriore riduzione a centomila e con la boutade dell’Inquisizione «istituto di beneficenza». PS 2015. Per la pia RaiStoria «dicendo cinquantamila non si è lontani dal vero».

 

SILLABO

Con esso il beato Pio/a IX anatemizza il liberalismo ma non la sua dottrina economica, del cui lato degenere è invece fanatico entusiasta. Lo maledice in odio al libero pensiero e a chi morì per sottrarci al dispotismo papale.

 

SINCERO A METÀ

La malvagia Woitjla che a nostre spese girava il mondo guastandolo e sempre alla larga da rischî bellici, acchiappò due piccioni con una fava gemendo sulla «Madonna di Siracusa piangente per il comunismo e l’ l’olocausto!». Mai la baldracca fu così sincera, almeno a metà, perché la farsa del gesso imbevuto di piscio pretesco esprime solo l’avarizia che divora gli sposi della povertà, pronti a farsi scorticare pur di non restituire alcunché di quanto brutalmente arraffatoci (v. Don Bosco). Odiava il comunismo la sedicente pronta a privarsi dei croccanti bigliettoni! Come don Mazzi (v. voce) che li maledice ma se li stringe fortemente al cuore perché sono regali. Per l’altra mezza sparata, la Woitj è un po’ bugiardella, non avendo mai né lei né i preti versato mezza lacrima per l’olocausto, da loro voluto e di cui godono pazzamente (v. Padre Gemelli, ecc.).

 

SINODO di COYACA

La definitiva svolta frocesca della chiesa iniziò nel 1050 col misogino (vulgo frocio, busone, checca, finocchio, ricchione, culatone, rottìnculo) s. Leone IX che, plurinculato da un tizio da lui spacciato apertis verbis Gesù reincarnatosi «per mettere alla prova la mia carità fingendosi lebbroso», grazie ai suoi culici esercizî assurse al cielo adorno di luminosa aureola. Già il sinodo di Coyaca a sancì che: «Nessuna donna possa mai abitare presso una chiesa» (v. Benedetto VIII, Bourges e Limoges, Cattolicismo, Schiavitù, Sinodo di Toledo, Sottomissione e Timor servile).

 

SINODO di NANTES

«L’ecclesiastico non può vivere in casa neppure con la madre, la sorella e la zia, essendosi già verificati orribili incesti.»

 

SINODO di TOLEDO

Il III sinodo di Toledo (a. 589) prescrive che, «puniti i preti ospitanti donne, il vescovo le catturi e le venda come schiave». Ribadito dal I di Siviglia (a. 590) e dal IV di Toledo (a. 633). Alla faccia del cristismo liberatore degli schiavi! W la chiesa, antro di sfondati culatoni schiavisti! (v. Benedetto VIII, Bourges e Limoges, Cattolicismo, Schiavitù, Sinodi di Coyaca e Toledo, Sottomissione e Timor servile).

 

SINONIMI

Concetti intercambiabili: chiesa cattolica e associazione a delinquere. Idem per l’islam.

 

SISTO V

Nel 1585, appena eletto, il Servo dei servi balza sul trono ed ebbro di gioia grida: «Ora sono Cesare!».

 

SOLE PAPALE

«Il Papa, questo legislatore meraviglioso nel centro di Europa sarà a guisa di un sole, che irraggerà – sostengono i turpi gesuiti – anche tutti gli altri popoli della terra. Quando avrà egli riconosciuto un principio come fallace, tutti sapranno che è tale, quando avrà ripudiata una legge come iniqua, tutti saranno certi che è iniqua, ed al contrario quello che egli avrà giudicato lecito o doveroso, fuor di dubbio nelle medesime circostanze sarà doveroso o lecito. Così avrebbe da ragionare chiunque si pigliasse la briga di ragionare. Ma come a molti è spento ogni affetto di onestà, ed anelando al compimento di ogni lor brama più sozza (l’unità d’Italia, ndr), trovano un ostacolo prepotente nella proclamazione del vero e del giusto che fa costantemente il Pontefice. Così ardono di un odio smisurato contro il Papa e ricorrono a tutti i pretesti per esautorarlo dal temporale dominio. Dovrebbono dire, a parlar sinceramente: “c’incommoda che il Papa non isciolga ogni freno alle nostre passioni”; [ma] dir questo sarebbe troppo crudo, e però si dice invece: “ il Papa non può concedere quello che il tempo, la civiltà, il genio del secolo domandano”; [e] con questo scambio di parole e con questo poco di moderazione la dottrina passa.» (OPC)

 

SOTTOMISSIONE

San Paolo agli schiavi: «Ogni anima sia soggetta ai più alti poteri, perché ogni potere viene da Dio. Chi resiste al potere resiste agli ordini di Dio e si attira sul capo la dannazione. State perciò sottomessi non solo per paura, ma per coscienza». E i gesuiti, con raro impeto di sincerità alla faccia della religione spacciata ai grulli liberatrice degli schiavi: «La fede cristiana si rivolse anche agli schiavi, e mostrando loro non solo che non dovevano ribellare, ma star soggetti anche per coscienza, gli indusse a far per dovere ciò che fino allora avevano fatto per necessità» (OPC). (v. Benedetto VIII, Bourges e Limoges, Cattolicismo, Schiavitù, Sinodo di Coyaca, Sinodo di Toledo e Timor servile) (v. Poggio in Hanno detto)

 

SPESE GIUDIZIALI

Prima della Rivoluzione, nei lunghissimi secoli di malvagità pretesca erano tutte addossate agli imputati, o rei o innocenti che fossero: inchiostro, alloggio e vitto dei giudici, legna per il rogo, paga e mance per gli aguzzini.

 

SPRECHI PII     

«Oltre la qualità degli ossequii che nella Chiesa cattolica – dicono i  gesuiti – si fanno al Signore, ad alcuni sa male il numero e la frequenza di essi, e trovano a riprendere il lusso degli ornamenti delle chiese e la molteplicità di queste soverchie al bisogno; ed hanno, contro tutto quello che la santa Chiesa pratica, formati i loro cànoni e dettati, che poi spacciano a tutto andare. Non si potrebbero dare ai poveri que’ denari, che si gittano in ornamenti male intesi di puro sfarzo? Che necessità di tante chiese, le quali costano somme sì enormi, mentre basterebbero in numero tanto minore? …È un insulto a Dio, perché se Iddio ha diritto ad essere glorificato dagli uomini, come il popolo non ha bisogno di glorificarlo? E perché le feste sono da tanti impiegate nell’oziosità e nei bagordi? Se fosser rispettate alquanto più le leggi della Chiesa che prescrivono il levar le occasioni col tener chiusi e caffè e locande ed altri ritrovi, non sarebbe già fatto molto pel vantaggio del popolo?» (OPC) (v. Dio brama oro)

 

STAMPA

«La stampa serve tanto al vero quanto al falso, tanto al buono quanto al reo, tanto al giusto quanto all’ingiusto… dunque esiste il diritto di vietare tutto quello che può fare ostacolo alla diffusione del vero… il diritto di sopravvegliarla, reggerla e all’uopo anche incatenarla, affinché non levi agli uomini la verità… che è per l’uomo il maggiore di tutti i beni… [ché] la mancanza di verità dà luogo a tutti gli errori ed a tutti i vizii», dice il gesuita estensore di OPC. Parole sante, che per verità intendono lercia menzogna. E poi grida all’«orrore in che si dovrebbe avere la libertà di stampa»; e non celebrasse le «condanne che la Chiesa ha fatto in ogni tempo dei libri malvagi [vale a dire i migliori, ndr]», e le «precauzioni da lei stabilite, perché non si stampasse cosa alcuna, che prima non fosse riveduta diligentemente. Poco dopo l’invenzione della stampa, il Concilio Lateranense, sotto Leone X, fece subito severissime prescrizioni, perché nulla potesse uscire senza previa approvazione dei Vescovi. Questa ordinazione la rinnovarono con grande severità [torture e roghi] i Padri del Concilio di Trento, come ne fa fede la regola X dell’Indice da loro promulgato. Quando poi nel 1789, insieme a tante altre libertà, fu proclamata sfacciatamente anche la libertà di stampa, il papa Pio VI non mancò, l’anno dopo, di sfolgorarla subito in un’allocuzione concistoriale. Né le si opposero meno Pio VII, Leone VII e Pio VIII, i quali, condannando tutte le libertà proclamate dal liberalismo irreligioso, diedero sempre il primo luogo a quella che è la più perniciosa di tutte, la libertà di pubblicare ogni cosa che altri pensasse. Finalmente Gregorio XVI giunse a chiamare la libertà della stampa detestabile ed esecranda (execrata ac detestabils). …è la facoltà data ad ogni ribaldo di commettere qualunque ribalderia. Un’occhiata a quei paesi dove essa è in uso, al Belgio, alla Francia, all’Inghilterra, al Piemonte. Non vi sono in Londra stampatori e librai che pubblicano e spacciano libri e stampe che mirano direttamente a provocar l’irreligione e la dissolutezza? Il Margotti ed altri autori ne hanno dato le prove  [con] libri empi e immorali. Il Piemonte giunse l’ultimo alla sospirata libertà; ma non minaccia di sopravanzare tutti nel disconoscere che fa nella sua stampa quotidiana tutti i principii di religione, di ordine, di moralità, di convenienza, di sciabilità? Vi presentano in quelle carte come eroe uno scellerato [Garibaldi, ndr], che gronda dalle mani parricide sangue innocente, [o] una narrazione di mille avventure turpissime, che l’autore ha poi sollecitudine di mettere [molto giustamente, ndr] a carico del sacerdozio e della Chiesa! Ci hanno tessuto l’elogio perfino di Marat e Robespierre! La filosofia conta a gran numero autori che, più o meno coperto, v’insegnano le dottrine panteistiche, razionalistiche della Germania. Abbiamo di quelli che recano in dubbio tutte le verità cattoliche, altri che tutto il cristianesimo, ed altri che ci spacciano francamente il naturalismo, il deismo, il panteismo, l’ateismo» (OPC). Bravi padri gesuiti! W il vostro viscido Merdoglio! (v. Libera stampa, Orrore, Ticchio filosofico, Vietare i libri)

 

STEFANO III, papa legittimo e fatto santo

 

«Gli schiavi sono esseri subumani.» W dunque il cristismo, liberatore degli schiavi.

 

STORIA sui generis

«Le virtù eroiche nei Romani Pontefici quasi non fanno più ammirazione, poiché il mondo è solito ad aspettarsele in loro: l’amor dei poveri, il disinteresse privato, la pietà affettuosa verso Dio, la santità dei costumi, lo zelo verso i prossimi, la vigilanza sul gregge, l’orazione assidua, e andate dicendo. … Malignate, criticate, beffate quanto volete, i fatti della storia [manipolata e falsificata da noi gesuiti, ndr] sono tali e non si scancellano con le irrisioni e colle maldicenze.» (OPC)

 

STREGHE

Tutti i libri sulle streghe ricalcano, o avallano col silenzio-assenso, il logoro cliché dell’orrida strix, mitologico volatile rapitore di lattanti, e ne deducono che tredici milioni (accertati dalla Università di Amburgo) trucidate  dal clero fossero solo poche vecchie decrepite, gobbe e bitorzolute. Nulla di più falso, come la riduzione dei capi d’accusa alla sola pratica d’infusi, di cui gli stessi preti, ansiosissimi per la propria pelle, erano assidui consumatori. Ma contro il falso stereotipo, è all’opposto assodato l’accanimento pretesco contro tutte le donne giovani e belle. L’ordine di «esterminio totale» (poi eseguito anche dall’ex chierichetto Hitler limitato agli ebrei, anch’essi odiati dal clero) era integrato dai frati Institor e Sprenger, papali interpreti ufficiali, con la sentenza che sono «streghe anche la figlie di streghe». Restringere l’immane strage alle erbivendole è quindi un grossolano imbroglio, come dire che Hitler uccidesse solo ebrei dalla barbetta a punta. Bastava calunniare una morta per far mandar  automaticamente al rogo le figlie e nipoti, persino neonate. La feroce clerico-misoginia attinse tali eccessi da svuotare vaste regioni, come certificato da detta Università e riportato dallo Spiegel, dell’elemento femminile. Il tripudio papale per le carneficine durò secoli, poi mitigato dal timore di rivolte, di cui purtroppo assai tardi si avvertirono i sintomi. Finalmente, ma a malincuore, un pontefice dovette vietare, altresì poco ubbidito, l’arsione di femine infette di horrida eresia stregonesca inferiori ai nove anni, esortando paternamente i santi inquisitori ad attenderne la crescita per procurarsi più meriti in cielo con l’eroico esercizio della virtù della pazienza. (Papeide XXVIII n. 285)

 

STREGHE e PRETI

IMPOSTRI

Con stampati, siti, trasmissioni tv, convegni e conferenze di laici loro sordidi tirapiedi, i preti falsifican la multisecolare caccia e macello di molti milioni di donne per decreto pontificio accusate di stregoneria. Chi sparge menzogne storiche è – disse Pound – peggiore dei peggiori delinquenti. Alcuni furbastri docenti dell’università di Milano e Varese minimizzano e riducono a risibile trascurabile evento, blaterando contro schiaccianti contrarie prove, la strage più mostruosa per estensione  temporale ed efferatezza mai verificatosi nella storia del genere umano. Parlano solenni, sentenziosi, fingendo di biasimare la durezza della Inquisizione per definirne i componenti – come nella varesina aula magna di Biologia – «tutti irreprensibili», ottimi sotto ogni profilo. Se i giudici erano tanto giusti e buoni, allora le donne il rogo se l’erano meritato. E ora lo Stato, ridotto a ignominiosa colonia vaticana, sovvenziona quei viscidi leccapiedi diffusori d’impudenti castronerie. Un esempio di mistificazione lo fornisce RaiStoria con la tiritera dell’astuto prof Barbero che, sempre contro l’accertato contrario, riduce i tanti milioni di donne immolate dal clero a una ridicola esigua cifra: «Se diciamo cinquantamila non siamo lontani dal vero». No, pio caro furbastro, sei volutamente lontanissimo dal vero ed artatamente sprofondato nella pretesca bugiarderia. Ma non basta: per dar una parvenza di correttezza alla banda inquisitoriale, peschi da seimila fascicoli processuali modenesi solo tre casi. Tra le innumerevoli arse vive imbandisci ai turlupinati spettatori tre condannate, forse per interventi esterni, solo a preghiere, frustate e arresti domiciliari. Una addirittura assolta. Che buoni i santi frati inquisitori! Davvero «irreprensibili». Chissà che sghignazzate il tristo Merdoglio!

 

STRINGERE SOLDI

Cristo: «Non stringete tra le dita la moneta di rame!». Il prete: «D’oro io la voglio! perché “Dio lascia i ricchi [ma solo se laici] a mani vuote” (Radio Maria, 15-08-2012, h.18,20) e me a piene».

 

STUPEFATTI

Agosto 2004. Stupiti i pii per la cricca papista scalfita in Iraq dagli islamici. Ciambella senza buco? Errore di mira? Incespica la combutta catto-islamica tesa al dominio mondiale, ma rosa da una sorda reciproca gelosia? PS. Una catto-chiesa nigeriana nel 2012 è colpita: i dissapori tra i farabutti ciancianti di colloquio interreligioso s’inaspriscono. PS. Negli anni seguenti riesplodono.

  

SUL DANARO

 

 

Papa Ratzy pigia il calcagno sui deboli e lecca vigliaccamente i forti. (v. Otto x 1000). Dagli islamici seccati del suo ipocrita bla-bla-bla pacifista, incassa gli epiteti di «ciarlatano, ignorante, scimmia e maiale» e sculetta languidamente eccitato. Per aver frattanto il suo suddito Bossi, stremato dal troppo blandire, citato la brama dell’oro dei preti, essi si apprestavano a sbranarlo quand’ecco il Senatur, atterrito e sbronzo, accasciarsi colto da un coccolone. E sùbito si vocifera di punizione divina. (2004) PS. Ristabilitosi, il Padano rinnova con più vigore le clerico-slinguazzate. (2006)

 

SUPERATI LIMITI

Il 28-02-2004 furiosa levata di scudi contro Bossi, «aggressore», «volgare», «fuor di senno». Il collega ministro Fini sibila viperino: «Ha superato i limiti della decenza». Invece i laicisti, quando tutti lo osannavano, lo compativano senza mai, come i suoi clericali ex socî di bisboccia, sputacchiarlo. Ma che ha mai fatto il reprobo? Masturbazione in tv stile pseudo Libero Pensatore (v. Eco)? No, tra i fumi dell’alcool ha espresso l’unico suo pensiero sensato: «Non più l’otto per mille al papa, i preti vadano a piedi nudi! È la chiesa povera quella dei popoli!». «Orrore! – strilla il dandy Bertinotti, capo di Rifondazione comunista dalla imperiosa moglie bigottona – Non si era mai visto un ministro insultare il Papa!». Il Senatùr ora dice bianco ora nero, ora sta sul pero ora sul pomo, e tutti ridono, ma guai se tocca la Porca! Sospendere un attimo (e lui con uno zio gesuita!) le leccate al papale sfintere è un’azione, per gli ansiosi di attrarre una fuggevole occhiata papale, che fa gridare vendetta al cospetto di Dio. (v. Bossi, Don Zega, Monologo e Otto x mille = maxitruffa) PS: Agosto 2009. Nuova pausa bossiana col «Vuol farci accogliere i poveri, perché in Vaticano non ne ospita uno?». E la Porca stizzita: «Noi invitiamo l’Italia ad accogliere perché il Vaticano non può, è troppo piccolo!». Come se lo Stato più opulento del mondo sia limitato e circoscritto alla sola reggia romana! Impero con milioni d’immobili e aziende esteso ben oltre il cupolone! Che infigge gli avidi artigli su innumerevoli (tutti esentasse grazie ai politicanti tirapiedi) palazzi, terre, industrie, banche, imprese, ville e cessi dati in affitto a salato prezzo. Poveri ricchi preti! Non possono dare. Solo prendere. (v. Don Mazzi)