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TACCHI VENTURI

Padre Tacchi Venturi, era un perfido gesuita «fiduciario vaticano» e «portavoce» di Pio XI e XII (Don G. Sala, La Chiesa di Mussolini, pp. 30-31). Ebbe parte attiva nell’imbastiire il Concordato che inginocchioava il Duce traducendo l’Italia in cloaca clericale. Per moralizzarci denunciò alla Santa Porca l’orrore che «in non pochi cinematografi di Roma, tra l’uno e l’altro atto, compaiono sulla scena ragazze danzanti con l’abbigliamento della loro madre Eva avanti la colpa, salvo sottile benda o fascia alle parti, più un incentivo che schermo alle impure brame della concupiscenza» (Pierre Milza, Mussolini, IBS, p. 438). Incaricato  da Pio XII (l’ora spacciato amico degli ebrei), caduto il fascismo scrisse al generale Badoglio che la legislazione razzista del 1938 ricalcante le anti-ebraiche leggi di Norimberga, «ha bensì disposizioni che vanno abrogate, ma ne contiene pur altre meritevoli di conferma» (Il Foglio, info, mensile cristiano online). E finita la guerra, la Porca non soppresse l’invettiva «perfidi ebrei» sbraitato nelle funzioni religiose, specie in quella della settimana santa. Soppressione avvenuta solo molto dopo, nel 1959,  per opera astuta del bolso e flaccido “papa buono” atterrito dalla montante ascesa del partito comunista italiano e dalla indignazione dell’opinione pubblica. (v. Enciclopedia)

 

TAGLIO a pensioni

In piena crisi 2011 il feroce governo pretaiolo spreme i poveri e li fa digiunare decurtando, magnanimo, solo del 5 % e 10 % le criminali pensioni d’oro! Sai che sacrificio pei porci che intascano, per meriti a loro noti, appena 100 volte più di un medio pensionato! Cirillinocì Tremonti versa lacrime sul loro sacrificio per sì eroico sforzo, «che ricorda il Titanic [in cui] non si salvarono nemmeno quelli della prima classe» (14-07-211). O caro impastato linguacciuto bofonchiante idiota! La nave inghiottì solamente i poveri, serrati a chiave per non infastidire i miliardarî imbarcati sulle scialuppe piene a metà. Tante vittime grazie al citrullo bigottone capitano, che non badava agli iceberg confidando nella Provvidenza, e che non solo non ridusse la velocità della nave ma revocò la programmata indispensabile prima esercitazione di sgancio delle scialuppe perché doveva assistere alla messa. PS: La on. Meloni propone un radicale ridimensionamento delle pensioni d’oro, ma i servi di Sua Porcitudine, nemica acerrima della «nociva ideologia comunista», lo respingono decisamente (La 7, 17-02-2014). (v. Cirillinocì e Titanic)

 

TALEBANI

Per le contorte pie menti papismo e islamismo, adoratori del Nulla, sarebbero due civiltà! Ma quali civiltà? Ripugnanti inciviltà! «Per i talebani un libro che non sia il corano vale ancor meno della musica, che già occupa un posto molto basso nella loro scala dei valori. A Herat, una delle capitali culturali,  hanno distrutto la biblioteca della università e quella, molto ricca, di un poeta, ministro della Cultura. Nel 1996 fu la volta della biblioteca pubblica di Kabul» (Lucien X. Polatron, Libri al rogo, Bonnard). Identico al papista l’odio islamico contro il piacere (altrui). In Afghanistan dal 1998 al 2001 dominano i pii come Hafiz Hassani, decorato dal governo per le sue violenze sui fruitori di musica o TV. È fiero di sé: «Caduta Herat, nel 1998, dei camion vennero portati in piazza con quattrocento prigionieri, molte donne e bambini. Noi li lasciammo al sole, con temperature fino a 50 gradi, per due giorni, senza cibo e senza lasciarli andare al gabinetto. Una volta mi incaricarono di rintracciare chi cercava di provare piacere nella vita per punirlo, perché non era consentito alle persone essere felici. All’inizio, le bastonavo finché la stanza era piena di sangue. Quindi le lasciavo senza cibo né acqua, perché morissero assalite dagli insetti. Col passare del tempo, io cercavo sempre nuove torture perché la cosa mi eccitava, così costringevo qualcuno a dormire a testa in giù, o impiccavo qualcun altro per i piedi, legati assieme, o lo crocifiggevo a braccia aperte inchiodato ai pali. Poi mandavo un rapporto al comandante per dimostrare quanto ero stato bravo» (Mastronardi e De Luca, I serial killer, p. 763, Newton Compton, 2009). W la combutta  dei catto-islamici, e i vili barbuti eguagliati ai garibaldini! W la Woitjla strisciante scalza in moschea a sbaciucchiare il libro che ordina di sgozzarci! Ultimo esempio di islamica civiltà da cui – a gesuitica detta – noi dovremmo imparare: a Londra, per punire l’amore tra un’araba e un infedele, lui è accecato, cosparso di acido solforico, ustionato al 90 %. Lei è assassinata in segreto (24-07-2009). Normale in Pakistan e in altri paesi islamici. Ma pure qui hanno sgozzato molte decine – invidiatissimi dai nostri preti – di peccatrici (27-08-2010).  PS 2015. Nel museo di Mosul gli islamisti fanno a pezzi a colpi di mazza tutte le statue dell’antichissima civiltà assira. E a Palmira uccidono il custode dei monumenti e distruggono un grande tempio.

 

TALEBANI e PRETI

Se i barbuti fanno schifo anche per aver abbattuto le più alte statue di Budda, il cattolico clero lo fa per aver distrutto tutta l’architettura classica e il patrimonio librario antico incendiando la ricchissima biblioteca di Alessandria ed ovunque raschiando molte migliaia di pergamene coi grandi capolavori letterarî per rivenderle sconciate da ridicole bambinesche preghiere. Ma i laicisti li fecero riaffiorare, con gran rabbia pretesca, grazie ai processi chimici maledetti dai preti; e molto dobbiamo agli studiosi filo-pagani come Poggio che, trasferitosi in Inghilterra, ritrovò «in un monte di scartabegli, che si può dire che fussino tra la spazzatura» di un convento, delle opere classiche perdute: sei orazioni di Cicerone, il De rerum natura di Lucrezio, il De agricoltura di Columella, il De medicina di Cornelio Celso, il De secundo bello punico di Silio Italico e dodici commedie di Plauto. Dobbiamo gratitudine agli umanisti, ai liberi pensatori, agli atei ostili alla religiosa brama distruttiva, mentre dei preti dalla faccia speculare al culo ora giurano, come il saputello don Pacini, che «l’umanesimo non reagì all’oscurantismo cattolico ma fu parto della cattolica cultura» (Radio Maria, 14-06-2009, h.19,20).

 

TANGO E TORTA

Tra la generale costernazione per i 132 scolari assassinati a Peshavar e mentre perfino l’India partecipa clamorosamente al lutto del pur avverso Pakistan, il Papa Povero tra i poveri, Misero tra i miseri, Umile tra gli umili festeggia sguaiatamente in piazza S. Pietro il proprio compleanno e, con il sangue degli assassinati ancor colante, ingurgita fette di torta, tracanna champagne, sghignazza ed accenna grotteschi passi di danza lanciandosi tra tanghisti argentini. Solo più tardi, a Natale, l’Ipocrita per antonomasia erutta un mellifluo bla-bla per le vittime dei suoi cari barbuti. (25-12-2014) 

 

TANTA MALORUM

Disprezzano l’umano paganesimo! E il ributtante catto-islamismo? A parte la dai pretoni dolorosissimamente dovuta, sotto il martello giacobino, mettere in sonno Santa Inquisizione, basta guardarsi un po’ attorno. Allo spuntare del terzo millennio, i luridi spingono due sposi a far ingollare alla loro indemoniata figlia di appena tre mesi dell’immonda acqua di Lourdes. Ergo, suo pronto decesso, i genitori incarcerati, e liberissimi i fetenti preti. E la pia Saponificatrice? Alla pia Leonarda Cianciulli appare la Madonna di Czestochowa, tanto venerata da Woitjla. «La Signora mi fece una carezza e mi disse: Se vuoi salvare i tuoi figli dalla fame e dalla guerra, devi sacrificare qualcun altro. Fallo presto e fallo bene. Io ti proteggerò» (L. Cianciulli, Confessioni di un’anima amareggiata). In testa alle amiche del tè vibrava colpi di scure. «Virginia finì nel pentolone, come le altre. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori saponette cremose accettabili. Le diedi in omaggio alle vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce» (ib.). Essa li impastava di uova e sangue e li offriva in una sala zeppa di candele, madonne, croci e altre comiche cianfrusaglie. E raccontava che le scomparse erano partite in lunghi pellegrinaggî affidandole chiavi e soldi, da lei poi versati nelle allungate mani del sempre indisturbato dagli inquirenti e allegramente impunito parroco di Correggio.

 

TANTO CARO

L’Iran piace alla Porca «perché adora lo stesso Dio» e per fatti come il seguente: «Una studentessa di medicina di 26 anni si è uccisa in carcere, ad Hamedan, impiccandosi col suo velo. Zahara B. era stata arrestata per atti osceni, “scoperta” ad accarezzare il suo ragazzo» (Metro, 10-10-2007). Godrebbe altrettanto se così finissero anche gli zelanti otturatori indefessi del pontificio suo deretano?

 

TANZI e
MARCINKUS

In Papalia vigono due pesi e due misure. Il laico Tanzi per la truffa ai 30.000 azionisti della Parmalat sconta, ammiccando all’ingordo vescovo di Parma, ben dieci anni di prigione; ma l’erculeo mons. Marcincus, la longa manus della Woitjla che rapinò 360.000 azionisti dell’Ambrosiano, vola a sciacquarsele alle Bahamas, e va incontro ai giornalisti del Corriere procedendo «in slip a passo di danza tra le sue due segretarie sedicenni in tanga» (v. Banco Ambrosiano). PS: Tanzi deve scontare 18 anni e risarcire 10 milioni di euro, ma la Woitj e il gorillone se la ridono e ci sbattono in faccia i loro pii cazzoni.

 

TAPPARSI la bocca

Sulle innumerevoli porcate pretesche la Madonna ordina il silenzio: «Chiudete la bocca. Solo mio Figlio può giudicare» (Radio Maria, 08-01-2013). Solo ai preti – precisa – si consente giudicare ed assolversi. Si adegua al mafiosissimo antimafioso don, a cui l’altrettanto omertoso Dio appare confidandogli che «per poter vincere la mafia c’è un solo modo: tapparsi occhi, bocca e orecchî». (v. Don Ciotti)  

 

TASSA PATRIMONIALE

Gli ingordi capeggiati dal sordido bigotto Monti rifiutano di pagare, benché esentati fino a un milione di euro, persino un minimo 0,5 per mille sul resto dei loro spropositati patrimonî (2011). PS 2015: idem.

 

TELEPADANIA

«L’Illuminismo è contro la Chiesa, è una brutta bestia che non tiene conto degli uomini veri, quelli in carne e ossa. Gli illuministi sono colonialisti, basta che un cinese accetti le loro idee che lui diventa occidentale. Per loro la Terra non basta, sono un flusso ricco di truffe, di criminalità. Dopo il Concilio Vaticano II anche la Chiesa si è alleata all’Illuminismo, ma ora ritorna alla tradizione.» (24-06-2003)

 

TELO SINDONICO

La sindone, l’originale sudario di Cristo, dalla prova al carbonio 14 risulta un grossolano falso del sec. XIV. Il prof  Pesce dell’Università di Bari ne fabbrica in TV una in mezz’ora con strumenti reperibili nel medio evo (v. suo libro). Al volgarissimo imbroglio si presta pure l’allucinato «medico cristiano» Meluzzi, un buffone che la spaccia come «sacra impronta prodotta da un miracoloso lampo di luce» (Tv 5, 02-04-2010, h 09,55). Per i ciarlatani è «un tessuto intriso di tracce di vero sangue». Il che proverebbe la malvagità di chi per basso fine di lucro cinse di spine, seviziò ed ammazzò un eretico per poi esporre alla venerazione dei babbei (i semplici per i beffardi preti) come vera reliquia di Cristo il suo sudario.

 

 TEODORETO

Per sveltire la sistematica distruzione dell’architettura greco-romana il vescovo Teodoreto ciarla di un mostruoso demonio, ed indugia sulla sua bruttezza, apparso ad un vescovo per atterrirlo e impedirgli di bruciare il tempio di Giove. W il merdoso cristismo, tutore della cultura e dell’arte! (v. Barbari, Colosseo, Foro romano e Pantheon)

 

Teol. ALBERTUS

«Pecca mortalmente chi cammini mostrando il sesso o chi pubblichi libri lascivi, e anche chi scriva parole non audaci ma stuzzicanti la libidine» (Amatoriae conversationes. anatome, p. 189).

 

Teol. ANGELUS

«Poiché la gente cade soprattutto nel peccato della carne tu, o confessore, chiedi alla fanciulla (puella) se essa commette peccati disonesti spinta dalla volontà o dalla lussuria. Se non risponde, ma ti pare comunque colpevole, interrogala sui suoi pensieri e se prova piacere immaginando carnalità. E spiegale come questo sia peccato mortale. Falle quindi dire se ha goduto udendo qualche dettaglio di dette cose, guardando e toccando se stessa o altri, e quante volte ha goduto. E se la troverai rea di tali turpitudini, interrogala se queste le causarono polluzioni per sé sola o con altri, e usando cautela le farai confessare tutto ciò che forse tacerebbe per vergogna» (ut supra, cit. Summa Verbo Interogationes).

 

Teol. BESUTIUS

«Quando qualcuno pensa “fornicherò, la bacerò e impudicamente la toccherò, essendo ciò sia lecito in quanto sarà già mia moglie, e mi diletterò di tali turpitudini nell’ambito del santo matrimonio”, tale appetito sensitivo dell’immaginazione il quale stimola le voglie di amplesso e polluzione è illecito, come affermano i più dotti teologi (Amatoriae conversationis. anatome, MDCCIV, p. 28-29). Per san Tommaso il piacere “corrompe enormemente la virtù della prudenza, specie se scaturisce da sensazioni carnali che assorbono tutta l’anima precipitandola nel sensuale godimento” (2.2.qu.53.art.6); perciò il confessore correggerà le false ragioni che inducono i penitenti a peccare» (ib., p.106). «L’amore carnale [tra gli eterosex] è insaziabile, riaccende gli istinti, effemina l’uomo e lo rende pazzo. Tal perverso amore turba la coscienza, e dagli alti pensieri la precipita ad umili cose suscitando l’ira e la temerità. Chi è preso da tale amore soggiace a continue tentazioni. È laccio dell’anima, rischio di vita, morte soave, blanda percossa, lieve uccisione, tossico miele, carezzevole rovina, dolce veleno, male spontaneo, sapido scannamento, calamità d’ogni cosa. Esso contamina l’infanzia, perde la gioventù, incita ed inquieta la carne morta. Nemico della vera amicizia, è pena obbligata, male nocivo, tentazione naturale, dannazione voluta, domestico pericolo, male imbellettato, eterno turbamento, lotta estenuante, rovina quotidiana, domicilio di tempeste, naufragio dell’uomo casto, vaso di adulterio, battaglia perniciosa e peso gravissimo» (ib., p.165). «Con il pretesto di mirare alle nozze, gli amorosi rivendicano il permesso, che Dio gli nega, di una conversazione abituale. Urtano così i precetti e peccano pensando che l’amore non offenda la coscienza. Di ciò ho massima esperienza. Chi ama è gentile e giocoso, ma se vagli e soppesi le sue parole con precisione vi scoprirai il crimine. La conversazione tra gli amorosi deve esser assolutamente proibita, impugnata e respinta» (ib., p.222).

 

Teol. CASTROPALAUS

«Il piacere d’immaginare con malizia il coito è male perché eccita il desiderio e stimola a compierlo, cosa del tutto vietata a chi pretenda pensare liberamente. Se infatti la Castità può spegnere il godimento sensitivo, perché non dovrebbe spegnere anche quello della volontà?» (Amatoriae convers. anat., p. 29). «Alcuni sperano che gli abbraccî dati per curiosità o per gioco non siano peccati mortali. Ma se abituali e ripetuti altro non possono essere che peccati mortali» (ibid. p.39). «La persona semplice e ignorante che conversi con degli ebrei o con eretici pecca mortalmente.» (ib.)

 

Teol. COTONI

«La donna cambi tempio, prenda altre strade e non si accosti mai alla finestra se, affacciandosi, potrebbe rovinare qualcuno. Non deve tentare il prossimo.» (Summa V. Scandalum, cit. in Amat. convers. anatome, p. 125)

 

Teol. DE BONIS

«È cosa utilissima e sperimentata da molti Confessori il sospendere alle volte l’assolutione, e far ritornare il penitente, che tante volte ricasca nelli medesimi peccati, e massime essendo carnali. Molti non si emendano mai, anzi subito che sono assoluti, se pur ricevono l’assolutione, ritornano al vomito, anche lo stesso giorno, overo poco di poi.» (Spec. Conff.)

 

Teol. HIERONYMUS

«Caduta la mantellina si denudan le candide braccia, che lei ricopre subito come se non le avesse con malizia scoperte, e fingendosi in pubblico vereconda, con arte da lupanare essa mostra solo ciò che, ostentato, può piacere.» (Ep. 47)

 

Teol. LAYMAN

«I semplici negano i peccati più intimi perché non li conoscono a sufficienza; ma se interrogati, li confessano, come nota il teologo Henriquez. Interrogati sul peccato della carne, molti non sanno distinguere la polluzione volontaria dalla procurata; perciò bisogna inquisire in modo specifico le persone sospette di peccato carnale. Si vergognano di confessare, ma se tu li interroghi con cautela e con prudenza, vuotano il sacco.» (De Poenitentia, c.13.nu.7,§ 8)

 

Teol. LOPEZ

«Quando parlando con femmine anche senza mala intenzione, a qualcuno pruda e s’inumidisca la carne, anche se non arriva alla polluzione deve essergli proibito il colloquio.» (Amat. convers. Anat., p. 224)

 

Teol. MARCANTIUS

«Certo non è facile per i Confessori condannare subito come peccato mortale le nubili e i loro pretendenti per qualche bacio scambiato nelle loro visite. Perché non vi sia coscienza di peccato grave bisogna che non percepiscano né desiderino alcuna voluttà, e che non intervenga il desiderio di palpazione impudica o il pericolo di atti e consensi ulteriori. …Non è dunque sempre imputabile a quei baci la mortale voluttà della congiunzione carnale.» (Quaestion. Pastoral., cap.6.q.2, cit. in Amat. conv. anatome, p. 224)

 

Teol. MATERDONA

«Nel primo fervore della nascente Chiesa il celibato forse non era così difficile; ma ne’ presenti secoli è tanto peggiorato il mondo, che alle correnti delle libidini bisogna porre gli argini delle mogli; e pure neanche questi sono bastevoli.» (L’utile spavento del peccatore)

 

Teol. NAVARRO

«Non si devono lasciare mai soli i futuri sposi, a scanso d’impudiche palpazioni, o addirittura della copula.» (cit. da Sanchez, lib.9.disp.47.nu.53)

 

Teol. REGINALDO

«Segni di sufficiente contrizione è il veemente desiderio di penitenza, di continue preghiere, di massimo odio contro il peccato carnale, la volontà di patire qualsiasi male piuttosto che ripeterlo, l’effusione di lacrime, la volontà di schivare i peccatori, le cattive compagnie e i luoghi sospetti, l’avvilirsi e provar grande desiderio di penar per aver offeso Dio, sentirsi pronti a combattere strenuamente contro la propria concupiscenza.» (De Prud. Confess., cap.5. sect. 2)

 

Teol. SANCHEZ

«La vedova che tenda per abitudine coniugale alla copula, e la sposa alla stessa cosa per soddisfare col piacere l’appetito dei sensi, quasi fosse un diritto acquisito con le nozze, compiono peccato mortale pur astenendosi dalla polluzione e da altre immondezze» (Lib. IX, Disput. ultima). «Se spinta solo dalla vanità e sperando di poter essere vista da qualcuno in preda a turpe amore, si abbellisce e si adorna, anche se non prova alcuna inclinazione carnale per lui io non so proprio come potrei assolverla dalla colpa mortale» (cit. in Amat. convers. anatome, p. 129).

 

Teol. TAMBURINI

«Errore è pensare che toccare leggermente la mano a una donna, sfiorarle un dito, premerle il piede col piede siano peccati veniali. Chi infatti oserà negare che chi preme anche lievissimamente un piede di donna non commetta, per il suo libidinoso desiderio di coito, polluzione e piacere psichico, un peccato mortale? Ma se spuntando il piacere libidinoso tu subito lo stronchi, esso cessa di agire a tuo danno e diventa peccato veniale» (L.7, cap.8.§.2.). «Per quanto siano inefficaci e tu non intenda attuare i tuoi turpi pensieri né passare ad altre turpitudini, essi ti turbano gli spiriti genitali e ti risvegliano i disordinati moti degli appetiti carnali. Cosa in effetti più ti spinge alle turpitudini che l’immaginare le stesse turpitudini al mero scopo di provar piacere?» (Decalog., cap, 1, num.8). «Anche i medici ammettono che il pensiero venereo riscalda il corpo, dilata gli stretti genitali femminili, indurisce i flaccidi genitali maschili, ed dischiude i condotti seminali per far fluire la spontanea polluzione. La fusione quindi dell’appetito sensitivo con la ragione nella consuetudinaria conversazione amorosa, pur vertendo sulle nozze condizionate alla copula solamente nello stato matrimoniale, è moralmente impossibile, a causa delle frequenti fantasie carnali sull’oggetto amato, anche se riesci ad astenerti dall’amplesso e da altre turpitudini. Dunque l’abituale conversazione amorosa è di per se stessa connessa al peccato mortale» (Amat. convers. anat., p.151). «Se la causa del peccato carnale può essere la sua moglie, il penitente fugga l’occasione di stare solo con lei, di guardarla e di parlarle» (Meth. Confess. lib.3.c.3.§.2).

 

TERAPIA DEL DOLORE

Nel 2009 Papalia (ex Italia) potenzia le turpissime catto estorsioni ai malati e moribondi vietando, contro la norma di tutti i paesi civili, la cultura della terapia del dolore ed una rete di assistenza per evitare inutili sofferenze. Un crimine che ci arresta al 117° posto dei paesi più barbari. Sua Suinità merita, come minimo, la pena capitale. 

 

TERREMOTI

Per divertirsi i papi sono sempre prontissimi, come l’assurta al cielo Woitjla viaggiante con un codazzo di 200 tirapiedi a nostre spese. E che carriera! Da scalcagnata mugika con le pezze al culo a nababba scialacquatrice degli altrui risparmî! E sempre lontana, la Portatrice di consolazione, da rischî di terremoti o di residui proiettili vaganti magari dopo una guerra proprio da lei stessa provocata (v. Jugoslavia). I ben tre volte terremotati messinesi non videro mai sagoma di papa profilarsi all’orizzonte. Sempre ben rincantucciato dopo il sisma del 1908 (83.000 morti), seguìto da annosi sussulti. Perché rischiare – meglio esercitar la virtù della prudenza – tra crolli e macerie? Su cui, ancor fumanti, accorse invece re Vittorio con la giovane sposa. Ma san Pio X «fu spiritualmente molto attento al disastro» – dice mons. Benson – mostrando, dalla finestrona, «la straordinaria impressione del suo viso e del suo contegno, la bontà dei suoi occhi, la pronta simpatia della voce, il suo grande affetto paterno» (Vita di Pio X, Marietti, Torino, 1921). Ma una volta giratosi, spernacchiava l’ottuiso gregge. Invece dello strafottente clero, accorsero in soccorso i marinai russi, inglesi e austriaci. E il papa? Col cazzo! Idem per il sisma di Avezzano del 1915 (30.000 morti), dell’Irpinia, del Friuli, del Molise e dell’Emilia, tutti snobbati dalle Pie, Giovanne, Paole, Woitjle e Ratzy, troppo intente a ingurgitare caviale e champagne e progettar alla facciaccia nostra nuovi viaggî di piacere. (v. Vittorio Emanuele III alla voce Guareschi)

 

TERRORE

«[Ai patrioti] vuole il Romano Pontefice [Pio IX] colla gravità della pena [di morte] incutere quel terrore che è giusto che si abbia – asserisce il turpe prete gesuita – per una colpa [l’unità d’Italia] che, in tempi di maggior fede, avrebbe fatto inorridire da un capo all’altro tutta l’Europa, e che a’ nostri giorni di fetida civiltà, in tanti cuori guasti dall’errore ed affranti dal vizio, non iscuote neppure una fibra. Vuole il Romano Pontefice, col punire fin le adesioni a sì ree trame tenerci saldi sull’orlo dell’abisso che ci minaccia: poiché tra l’aderire colla voce ed il concorrere col consiglio, coll’opera, col favore è troppo breve il tragitto a quel delitto esecrando». (OPC)

 

TERRORISMO

Non lo si sconfigge, come le Woitj, Ratzy e Merdogly, impietosendo  e offrendo il culo i «fratelli terroristi». Al terrore risponda il terrore decuplicato secondo le Convenzioni di Ginevra. L’americana Rise s’illude di riportare la calma assolvendo i culi-in-aria (22-07-2005). Che se la ridono del suo tenerume mentre eseguono l’ordine coranico di sgozzare gli infedeli (Sure 5,3 e 4,97 e 47,4-6). Decapitato Theo, nipote di Van Gogh, l’assassino dice: «Lo rifarei, senza pietà per la madre di un infedele» (v. Io godo). Per gli islamici i loro kamikaze (tra cui  imam e mullah brillano per l’assenza) sarebbero degli eroi. E lo sarebbero, se si immolassero senza contropartite come gli autentici kamikaze giapponesi. Ma credon di schizzar nel giardino di Allah (dio in scala ridotta carico di vocabolarietti perché pensa e parla solo in arabo!), popolato di urì danzanti tra fontane. Eroi? Citrulli convinti di volare tra le braccia di vergini libidinose. (v. Quali civiltà?)   

 

TERRORISTI

Oltre gl’islamici la più fetida è la arcisfondata in culo don(na) Livio regina di Radio Maria. Ciò che più la inebria e le fa gettare strozzati goduriosi gridolini, è l’agitare lo spauracchio dell’inferno, di cui giura l’esistenza (v. S. Gerolamo). Dice che i diavoli arrostiranno quanti desiderino una donna, chi non digiuni gonfiando di soldi il clero e chi diserti una messa (in cul pretesco). La megera don(na) fa rizzare i capelli ai semplici, rapina milioni di vecchie, malate, moribonde e impone loro, carpendo anche le monetine, durissimi digiuni. PS. Si accanisce a terrorizzare i deboli, gli sprovveduti e i poveri, ripetendo che il gesso di Fatima (prodotto della feccia pretesca) ha dichiarato che solo pochi vanno in paradiso e molti vanno all’inferno (26-11-2013). Buon rimedio alla malvagità dei luridi come il suddetto succhia-cazzi don: la pena di morte.

 

TERTIUM non datur

«O pensi o credi». Le fossilizzate pie teste di cazzo ignorano questo socratico motto filosofico che tronca ogni ulteriore alternativa.

 

TERTULLIANO

«La donna vada sempre tutta coperta di luttuosi straccî» (v. anche Papeide XIX, nota 214)

 

TESI ALLA META

La pretesca nostalgia per l’orrendo buon tempo antico attesta la mai sopita bramosia di far sposare solo rarissime donne, che partoriscano caterve di figli, e serrare le altre, torturate e bruciate le più belle, a marcire dietro le grate soffrendo e digiunando. Nella Firenze di soli quarantamila abitanti del Magnifico, il papismo attinse l’acme dello strapotere con ben 62 parrocchie, nonché santuarî, cappelle, chiese e cento monasteri! Che provvidenziale riduzione di odiate femmine! Che pia inflazione di cazzi! D’ogni forma e misura per l’insaziabile clerico-libidine! (v. San Tommaso)  

    

TESTAMENTO

«In caso di coma senza pronto ricupero fisico e mentale, o a rischio di paralisi anche soltanto parziale, meglio la morte. Se inascoltato, si punisca il papa e qualche suo altrettanto lercio tirapiedi» (12-03-2011, post dibattito sull’eutanasia, Rai 1, Garattini e un papista). (Arruffapopoli, Don Gallo, Evidentemente, Ferrara, G. Modena e Guidi, Lurida porca, Mario Monicelli, Un lurido, W l’eutanasia!) 

  

TETTE E CULI

Tutti inorriditi per le orge del nano. A me, che si avvoltoli tra tette e culi non frega un cazzo; che infili zanzare o elefanti sono affari suoi. I deficienti addestrati allo scandalo solo per il peccato della carne sorridono benigni dei suoi ricatti, estorsioni e omicidî perpetrati in stretta combutta col clero. (23-01-2011)

  

THE BLOODY

MARY

Maria la Sanguinaria, alla faccia del tanto sbandierato dialogo coi non credenti, bruciava chi non baciasse pile e pii culi. Ricoperta di oro e di gemme, affamava il popolo gente con pesantissime tasse per potenziare il pretume e la Spagna, il papistico braccio secolare. Quando essa morì, sul suo feretro il cattolico vescovo di Winchester declamò: «Se gli angeli fossero mortali, paragonerei la sua dipartita alla morte di un angelo e non alla fine di una creatura mortale. Essa provò una singolare misericordia per i suoi offensori, immensa pietà e compassione per i poveri e gli oppressi, grande clemenza per i nobili». La nuova sovrana, Elisabetta, lo fece arrestare «per i reati da lui commessi predicando nelle esequie della defunta regina». (v. Maria la Sanguinaria)

 

TICCHIO

«Non dubitate che [di libri] ve n’ha di tutte le forme, e raffazzonati per tutti i gusti. Ve n’ha dei raffazzonati e dei ripieni di sofismi – denunciano il loschi padri gesuiti – per que’ vanitosi che hanno il ticchio di passar per filosofi; ve n’ha degli altri che spiegano una cotal mostra di politica per quei pesamondi che fanno e disfanno a capriccio l’Europa. Sono descrizioni vivaci e pitture seducenti per quelli che si dilettano di lettere; sono stravaganze e capricci per teste balzane e romantiche; sono cupezze ed orribilità per certi umori maniaci e furiosi; sono poesie amabili, novelle galanti, avventure passionate per donne mondane e giovani leggeri: vi ha insomma la mensa preparata secondo il gusto di ognuno. [Per i liberali] si potrebbe tuttavia colla censura repressiva ovviare ai mali della stampa senza la preventiva. Ma quando uno scellerato, raggirandosi nel campo più vasto della morale e della religione, offende tutti in generale, ma niuno in particolare, difficilmente si trova chi si prenda a cuore di farlo reprimere. Qual è quel Governo che non chiuda gli occhi alla stampa di opere immorali ed irreligiose? Chi sa quello che ogni giorno si stampa in Firenze, in Torino, in Milano, per parlar solo della nostra Italia, sa che io dico il vero. Evidentemente dunque non è efficace il mezzo della sola repressione che altri suggerisce. Nel 1817 lord Castelreagh fece passare sei leggi contro la stampa, e in pochi mesi le prigioni furono piene di giornalisti. Il Governo incarcerò 94 giornalisti, e ne trasportò 12 alle colonie penali. Si vede adunque che, quando si vuole, la stampa si può infrenare. Tutte le abominazioni di un Sue e di una Sand, e tutte le irreligiosità dei Machiavelli, dei Guicciardini, dei Sarpi, dei Giannoni, dei Zorbi non hanno a trovare un’autorità che si faccia viva? Ah i tempi sono cattivi, e diventeranno peggiori, dove sia mantenuta quell’infame libertà, siccome dimostrò la Francia del secolo scorso, messa in conquasso prima dai libri dei filosofi e dalla enciclopedia che dai Marat e Robespierre!» (OPC) (v. Libera stampa, Orrore, Stampa, Vietare i libri)

 

TIMOR SERVILE

Per i turpissimi gesuiti «non solo il timor figliale è cosa piissima e santissima, ma pur il timor servile, che, finché altri non ottiene doni maggiori, giova a risorgere dal peccato mortale, e dopo risorto da esso, apre la via al timor figliale, pienamente accetto e gradevole al Signore.» (OPC) (v. Benedetto VIII, Bourges e Limoges, Cattolicismo, Schiavitù, Sinodo di Coyaca, Sinodo di Toledo, Sottomissione)

 

TI OPPONI o lecchi

O anticlericale, o leccaculo.

 

TITANIC

La Provvidenza detesta i papisti. Col terremoto del nov. 1755, giorno di tutti i santi, rade al suolo Lisbona e spiaccica gli accalcati nelle chiese: ne fa polpette facendo crollare tutte le alte volte e col maremoto inghiotte con giganteschi flutti i superstiti fuggiti verso le spiagge a ringraziarla in ginocchio della loro salvezza. E che dire dei passeggeri del Titanic? Tutti annegati gl’irlandesi della III classe coi frati che facevano loro recitare il rincitrullente rosario. Divina punizione di gozzoviglie? Col cazzo! Scherzetto giocato alla fine di una domenica di catto preghiere e cantilene! Molti laici compirono gesti di sprezzante abnegazione del pericolo. E tutti i macchinisti continuarono a pompare per prolungare l’agonia della nave e salvare vite: tutti risucchiati dall’Oceano, ma indegni dell’aureola, riservata sempre ai delinquenti ecclesiastici. I rarissimi laici santificati sono degli emuli del marchesino Luigi Gonzaga: il santo della purezza non se lo toccava per paura di compiere peccato e, dovendo pisciare, scampanellava graziosamente facendo accorrer un incipriato lacchè a prenderglielo in mano. I devoti senza servitù possono comunque rivolgersi a reverendi o a dediti a cazziale papistico volontariato. Per l’inghiottita nave i preti non si scompongono, anzi ne godono, come per la crollata diga del Vaiont con 2.000 annegati, sulla cui morte un periodico di Degasperi scrisse: «Dimostra l’infinita bontà di Dio». Che risparmia i ricchi e gli atei e annega i poveri e i creduli. Premia quest’ultimi tirandoli a sé. Idem col maremoto (tsunami) del 2005: 300.000 vittime, proprio a Natale, col Bimbo qui paracadutatosi per salvarci. Bonus, sanctus Deus! Il pio capitano del Titanic credeva ciecamente nella Provvidenza, la quale in cambio gli giocò un tipico scherzetto da prete. Quando egli seppe dell’avvistamento di iceberg in vicinanza, annullò la programmata necessaria esercitazione con le scialuppe per assistere alla messa, spingendo il transatlantico più a nord tra gli iceberg per abbreviar la rotta e guadagnare il primato di velocità. Anche Adolf Hitler, tutto grondante benedizioni papali, si appellava alla Provvidenza. Ma infiniti oltre i citati sono i casi in cui sistematicamente incula i creduli. Come con tiro giocato a san Luigi IX che, fidando nella sua protezione, guidò un’entusiastica crociata, e gli infedeli sterminarono tutti i suoi e lo catturarono rilasciandolo dietro enorme riscatto. (v. Occasioni perdute, Qualsiasi cosa, Taglio a pensioni, Vesuvio)       

   

TOCCARE IL

CUORE

Per più spremer le magre borse dei poveri si producono in svenevoli smancerie che toccan il cuore (in ciò Merdoglio eccelle!), col plauso di banchieri, finanzieri e sanguisughe d’ogni risma, invocando il dio Danaro, o Mammona (traduzione eufemistica di Madonna); come l’abate Maury, quindi cardinale, che alla Convenzione del 1789 nel focoso dibattito per mettere «a vantaggio della nazione affamata» anche il colossale patrimonio del clero ammonì gli affini pescecani laici: «La proprietà è una e sacra per noi come per voi! I nostri beni garantiscono i vostri. Ora siamo attaccati, ma se ne saremo spogliati, anche voi lo sarete!». E adesso tutti i ladroni s’incollano entusiasti all’ipocrita papa gesuita travestito da agnello «dalle scarpe rotte», per più camuffare le loro rapine.

  

TOLLERANZA

«Per tollerare tranquillamente l’errore bisogna non esser uomo, od esser la feccia più vile degli uomini; ma per tollerarlo in materia così rilevante come la religione, bisogna esser caduto sotto la condizione dei bruti e accostarsi a quella dei demonii(OPC). Così la pensa, checché se ne dica, anche il melenso papa Merdoglio, il quale ciancia di un dialogo tanto in rima con imbroglio.

 

TOLLERANZA IDIOTA

«Scambiare baci affettuosi con i fratelli islamici!», comanda il prete per inculcare la turpe teocrazia e «fondere le due [in]civiltà, perché il loro abbraccio ci arricchisce». Ed offre speranza contro croccanti bigliettoni. Vuole farci adottare gli usi del civile Libano, affacciato sul Mediterraneo, dove un devotissimo al tanto compassionevole e misericordioso Allah, sospettando la figlia (certificata poi vergine) di una «relazione illecita», la decapita, ed è punito con sei mesi di reclusione, ovviamente condonati (25-01-2007).

 

TOLLERANZA

ZERO

Perché la tolleranza non degeneri in un’indecente codardia, pugno di ferro cotro i nemici della libertà. Pas de liberté pour les ennemis de la liberté. Oggi, 31 maggio 2009, negli Usa di nuovo un laido papista pro life uccide un medico umanitario che non si è tradotto in idiota robot della Porca. Morte al clero e ai verminosi accoliti! (v. Leone XIII)

 

TONANTI RIMBROTTI

Se strappi un pelo a prete, i papi grugniscono e gridano al martirio. Ma il clero ruba e assassina impunito. Negli Usa esce indenne da centomila incidenti sessuali e usa le elemosine per assicurarli con un premio di 750 milioni di dollari. E abbraccia i massacratori come Videla («una benedizione del cielo» per il futuro papa Merdoglio), Pinochet, leccato dalla Woitj, il bolso macellaio di ebrei mons. Tîso, presidente della Slovacchia tanto rimpianto dai lercî papisti, e i 200 frati assassini di 700.000 ortodossi per ordine del card. Stepinach, il turpe manutengolo del Führer beatificato dalla Woitj. E che dire dei dolci missionarî di Kindu, che guidarono una processione al mercato della carne co cadaveri di tredici italiani massacrati, quei piloti che avevano riversato nel Congo tonnellate di viveri e di medicinali? In Papalia (ex Italia) manco sospesi i voli! Si farfugliò, en volant, di eccidio, una voce per le masse allora semi-analfabete ricercata e misteriosa, per evitare di dire massacro. Sùbito dopo, fitto silenzio. E il papa ficcanasante in tutto, anche nei culi altrui, teneramente muto per riguardo ai frati che gavazzavano coi cannibali. PS. Ora ci è capitato tra capo e collo, neo-satrapo di Papaila, l’ipocrita gesuita francescano Merdoglio, l’ex compare del bieco Videla nel gettare in bocca ai pescecani migliaia di desaparecidos.

 

TOM SAWIER

Lo scrittore a Roma: «Il prete ci mostrò due dita di san Paolo e uno di san Pietro, un osso di Giuda Iscariota, nero nero, dell’altro ossame dei discepoli, un fazzoletto con l’impronta del volto di Gesù e una Vergine col Bambino dipinta dalla mano indubbia di san Luca».

 

TORTORA ENZO

Presentatore coltissimo e umanissimo, con milioni di telespettatori,  perseguitato dalla torbida papistica torma con accuse nefande, anche da un imbecille imbrattatele già condannato per calunnia, il quale depose: «Mentre accompagnavo al cesso mia moglie perché perdeva le mutande, io lo vidi uscirne spacciando agli utilizzatori dei servizî igienici bustine di cocaina». Egli fu prelevato all’alba, ammanettato, sputtanato da tutti i media. Incarcerato sette mesi per associazione a delinquere in una banda di stampo camorrista finalizzata al traffico di armi e droga. Un nuovo processo gl’inflisse malgrado schiaccianti prove contrarie, 10 anni di reclusione. Tutta la stampa, anche la più retrograda, deplorò la vile sentenza, tranne il tracotante Osservatore Romano, che ammonì con un minaccioso titolo: «Nessuno giudichi i giudici». Nel 1987 Tortora è assolto con formula piena. E poco dopo muore divorato da un cancro insorto per trauma “psico-somatico”. La vendetta dei luridi insofferenti di chi aiutava poveri e  rimuoveva ingiustizie era consumata. Dopo il terremoto dell’Irpinia, quando l’abominevole democristiano De Mita palleggiava 150.000 miliardi riversandoli in pretesche tasche o nell’edificazione, alla faccia dei baraccati, di una serie di banche camorristiche a Nusco, suo paese natale, e delle assurdità come una fabbrica di panfili su un monte scollegato dalle reti stradali, Tortora (lo scrivente gli fu solidale in tv) aveva bandito una sottoscrizione e dopo un solo anno aveva fatto costruire un nuovo paese con municipio, scuola, asilo e tante case simili a candidi chalet svizzeri. Chi fu di ciò così irritato da tanto rancorosamente perseguitarlo? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

TORTURE

Dopo le già poco divertenti prove preventive (v. Prove di colpa), il clero passava a sevizie sofisticate e all’assassinio tout court. Col pretesto della cervellotica eresia stregonesca, torturò ed arse tredici milioni di donne, oltre innumerevoli eretici. Applicava i sibilli, legni serrati tra le dita per bloccarne la circolazione sanguigna (sevizia “leggera” dal buon cardinal Federigo (buon per il prono Manzoni) riservata, per speciale riguardo al suo alto rango sociale, a Virginia de Leyva, nipote del governatore, monaca di Monza, le cannette torcidita e gli schiacciapollici. O le chiudeva in sarcofagi (Vergini di Norimberga) irti di lunghi chiodi. Infliggeva veglie forzate e stiramenti degli arti, con piedi bloccati e braccia stirate da una fune azionata dall’argano per smembrare le vertebre fino alla morte. Spezzate le ossa, versato dello zolfo e piombo fuso sulle parti sensibili, applicava lo stivaletto spagnolo, la sedia a chiodi, il rullo a spine. Lo scherzo da prete «più mite» era la corda, da san Carlo Borromeo spesso usata prima del rogo non potendo, per l’inorridita opposizione spagnola, infliggere sempre il supplizio preferito: lo squartamento. Con le mani legate dietro il dorso e con la fune pendente dalla carrucola, le dal clero invidiate maliarde erano strattonate (lo squasso) con violentissimi urti che lussavano gli omeri. Piombate giù di colpo e sospese con pesi ai piedi su bracieri. Per tale forzata clerico-mitezza e sì dolente rinuncia al piacere dilentamente squartare, al “dolce ma energico” Borromeo, amatissimo dallo sfondato culatone Giovanni XXIII (il papa buono) e dalla non meno bagasciona Woitjla, entrambi adesso fatti santi, fu conferita tra cori di estasiate beghine e dense colonne d’incenso la radiosa aureola. (Malvagità pretesca, Prove di colpa)

 

TOTEM PAPALE

I papi non sono atei anzi adorano un dio potentissimo, il dio Danaro. Pur d’ingraziarlo, dopo aver trucidato centinaia di milioni di uomini (v. per es. Sarajevo 1914) continuano, come in Africa spargendo l’Aids, a far macello. Urbano VI, idolatrato da Caterina da Siena, «anche sul letto di morte era divorato dalla bramosia del danaro». Per prevaricare, schiacciare i deboli e gozzovigliare, il clero rapina, estorce, provoca (sempre gridando pace! pace!) sanguinosi conflitti e investe il ricavo in droghe (a Medellin), armi (in Italia e Usa), mafia, ‘ndrangheta, camorra e preservativi, questi poi maledetti ma solo dopo averne già prodotti guadagnando abbastanza (Serono Farm. spa di Roma). E l’Infallibile Pezzo di Merda batte stizzoso il righello bianco-giallo sulle dita ai poveri, e li beffeggia, specchiata in se stessa, chiamandoli «avari e idolatri del danaro» (27-02-2009).

 

TRA PESCECANI

Montezemolo regala alla Porca un milione, ricavato da una Ferrari messa all’asta alla facciaccia nostra, e la pia teleguidata montagna di sterco capo del nostro governo Monti resta a guardare. (nov. 20012)

 

TRASFORMAZIONE

Come spiegare la mutazione dei pagani della meravigliosa società romana, tanto umana e tollerante, in torme abbrutite condotte per secoli dai preti crististi a godere di milioni di donne arse vive? Non fu solamente l’odio bestiale del clero contro la cultura, e l’abissale ignoranza in cui immerse la gente, fu il terroristico martellamento a ottunder le fragili menti. Dai pulpiti il clero istupidiva i semplici per molte ore, anche notturne, con delle terrificanti visioni. E gli atterriti creduloni divenivano malleabile argilla in mano ai sacri impostori. «I predicatori rimanevano davanti all’uditorio per un quarto d’ora con le braccia spalancate in croce senza profferir parola (v. Guareschi); nessun effetto era considerato troppo grossolano, la punizione dei peccati era annunciata portando la voce a tonalità baritonali che scuotevano le volte delle chiese, bruscamente si passava dal pianto al riso, e delle ghignate agghiaccianti rendevano più suggestiva l’evocazione di Satana» (Anna Evangelista, Historia, 1977, n.° 231).

  

TREDICI MILIONI

Ai lacchè dei gestori della RAI un politico osserva che, sotto il catto-nano l’Ente europeo di sorveglianza l’ha multata per 13 milioni (TV La 7, 13–10-2006). Ma il sordido papista Buttiglione strepita e lo zittisce incazzatissimo «perché, per buona regola, educazione, correttezza e per fair play non si deve parlare in assenza del direttore della RAI». Salvemini disprezzava «questo nostro paese di sagrestani formalisti e chiacchieroni» (De Felice, Mussolini rivoluzionario, Einaudi 1995, p. 265).

 

TREMOLANTE AMMASSO

Udito il motto di Lincoln «La ragione genera la forza», la nauseante montagna di strutto Ferrara, ex comunista fanatico e quindi untuoso servitore del papa e del catto-nano, urla: «Avete udito! Ha detto che la fede genera la forza!» (TV La 7, 31-01-2008) (v. Fede). Il pattume gelatinoso insulta poi il grande oncologo Veronesi e adula Sua Porcitudine con un iperbolico: «Pensate! Io non sono cattolico, non sono battezzato, non ho fatto nemmeno la comunione e la cresima! E tuttavia…» (La 7, 04-03-2008). Tuttavia, lecca forsennatamente il papal fondoschiena!

 

TRESCA SACRA

Paolo Squitieri, «amico del genio assoluto Andreotti» senatore a vita (36.000 euro al mese, poverino, malgrado i criminali trascorsi catto-mafiosi), su cui produrrà un film celebrativo, interpellato sul rag. Calvi (assassinato dal Woitjla svaligiatore dell’Ambrosiano) afferma che detto genio assoluto «rappresentava la collusione del Vaticano, delle banche e della mafia, questa la prima potenza mondiale dopo gli Usa e fornitrice dei più sofisticati congegni bellici a Bin Laden» (v. Mafia). Per il papista sui generis Squitieri «l’unità d’Italia è un paradosso, Porta Pia fu un errore», e liberare Roma «uno sbaglio», per cui «se già prima il papa detestava l’Italia, da Porta Pia fin ad ora la detesta di più». (Tele Padania, 02-02-2002)  

 

TRIBUNALE

Altro che trascinare Milosevich, il difensore della pacifica ed eroica Jugoslavia da un’abietta aggressione (Papa, Nato e Usa) davanti al tribunale dell’Aja! Gran farabutti i suoi nemici, soprattutto il catto-pretame tripudiante dopo aver istigato alla guerra fratricida facendo blaterare il truffaldino gesso di Mejugorie e diffondere valanghe di menzogne dalla radio dei criminali ùstasha amorevolmente ospitati in Vaticano. Che mirava a reprimere gli ortodossi, diffondere l’Aids e moltiplicare, per quindi sterminarli (col divieto dei contraccettivi foriero d’esplosioni demografiche) commuovendo e derubando i pii donatori, milioni di affamati. (v. Quanta cura!) PS febbraio 2015. Ora la papessa Merdoglia, dalla faccia uguale al culo, per scansare i laicistici smascheramenti se lo para facendo una ridicola retromarcia. Non più fottere a ruota libera, dice: «Non siamo conigli». 

 

TRIONFO della

VIRTÙ

Trionfante, papa Merdoglia annuncia che i culi rotti dai preti (picco annuo di 800 denunce nel 2009) calano a soli 600 (La Provincia di Varese, 06-12-2013). Solo i denunciati al Vaticano, la punta dell’iceberg, mentre il grosso dei pii esercizî anali resta sommerso. L’Infallibile dirama poi che di tutti i clericalmente punzonati da sacri cazzi «nove su dieci sono dello stesso sesso» degli ecclesiastici inculanti. (2014)

 

TRIONFO del

NANO

Elezioni regionali del 2010. Acclamato dai preteschi «difensori della vita e della famiglia», che lui detassa dal loro mostruoso malloppone brutalmente rapinato, l’abominevole gnomo delle pievi grazie alla sua legge-truffa stravince. E gioisce, felice d’essere fottuta, la massa degli incretiniti elettori. (v. Ve accumpagna)

 

TROMBONE PAPALE

Con stentorei squilli di tromba annuncia come esorbitanti ed eroiche elargizioni alcune striminzite elemosine. Ma di suo non dà mai un cazzo, e la strapompata Caritas distribuisce del pattume e lo scarto dei supermercati spernacchiando chi disse: «Se fai l’elemosina non suonare la tromba davanti a te. Non sappia la sinistra ciò che fa la destra» (Mt, 6:2-3). La miliardaria Merdoglia dopo un anno di papato annuncia al mondo la sua prima elemosina: in pompa magna incede solennemente sotto l’obiettivo di cento telecamere, e teatralmente stacca e consegna un assegno di ben duecento (200!) euro alle dita fremebonde dell’emozionato Cardinale elemosiniere e, maxi-prema presa per il culo dei fedeli, comunica ai media cartacei e audiovisivi del globo terraqueo che con tale eccezionale sforzo ha interamente vuotato le casse vaticane. (v. I machete della Caritas)

 

 

TROPPO SPESSO…

…i luridi e i loro pii tirapiedi disprezzano l’Illuminismo e provano un’acuta nostalgia per il criminoso buon tempo antico. Essi vogliono continuare ad essere impunemente (in primis la coronata di cazzi Merdoglia che bolla il danaro «sterco del diavolo» ma lo arraffa e lo ingolla a profusione) sempre più efferati ladri e assassini. 

 

TU, PEZZO di

MERDA

Tu, o pedazo de mierda furiosissimo succhia-cazzi don(na) Livio, dici: «Nessuno, nemmeno i tuoi genitori ti amano come Dio. Lui ti ama molto più di loro, ti ama immensamente» (Radio Maria, 24-11-2009, h. 19,15). Un padre che punisce orribilmente i proprî figli, e in eterno! E per delle scemenze come la mela, una messa disertata, una schivata clerico-inculata! Solo un ridicolo feticcio, o turpe buffone, un pezzo di merda a tua netta somiglianza. El falso dios, el ridiculo y grotesco fetiche que el clero plasmò, es por supuesto, oh mugriento y aturdido payazo, la viva tu imagen: grande pedazo de mierda como a ti.

 

“TU PUZZI, TU SEI LETAME”

«Gesù ti segue, ti attende, ti guarda e ti dice: Tu puzzi, tu sei letame. Da te, carissimo amico, vuole che, a differenza degli atei pervertiti e attivi, ti strappi di dosso e getti via il mantello. Egli vuole, carissimo amico, che tu ti liberi di ogni cosa [dandola a me (v. Banco Ambrosiano)], che ti liberi dei tuoi denari, di tutti gli oggetti e beni materiali» (Don Livio/a, Radio Maria, 25-10-2009, h. 08,43). «Tutte le armi [e quelle fabbricate dal clero (v. Don Albanese, Totem papale)?] servono al Demonio, per farci fuori» (ib., 17-11-2009, h. 09,30). E aggiunge, il rottissimo in culo: «La Eva con la foglia di fico prolifica dappertutto! Basta accendere la TV che tu la vedi subito! Povera Eva, come sei finita! Se si cercano aspiranti hostess o modelle, ne trovi tante, centinaia! E noi invece fatichiamo tanto a convincere le donne a farsi suore! Sarà contento Satana! Le più belle, le più attraenti in prima fila. Invece le altre, tutte di dietro: chissà che rabbia, le seconde! Quando c’è da rastrellare ragazze alte e belle, non so perché – grugnisce sgomenta l’invidiosissima checca – ne trovi a migliaia, in Italia!» (ib.). E «Claretta Petacci ebbe a dire, l’otto ott. 1938: Mai al mondo ci fu un papa più nefasto di questo. Vedete dove si va a finire quando si comincia a criticare il Papa! Non mi pare che sia morta nel suo letto! (la luridissima frociona sghignazza(ib.). «Di donne – prosegue – come la Madonna ce ne sono tante, ma pur tante come Eva. Uomini, aprite gli occhi! Non fate gli allocchi! Attento Adamo, apri l’occhio!». E giù con un’altra sghignazzata di furiosa impotenza. (ib.) (v. Ferrara Giuliano)

 

TURBATO

«Davanti a Lazzaro Gesù si turba, si commuove e piange.» Nulla di più grottesco! L’Onnisciente che sa tutto, che vede passato e futuro, non sa che il suo caro amico defunto se ne sta lassù a gustare le più squassanti godurie. L’Onnisciente piange, soffre e si dispera per uno che svolazza tra le nubi divertendosi come un pazzo! Bell’amico l’Uomo-Dio fabbricato dai luridi! O gretto invidioso?

 

TURPISSIMO

«Per quell’odio che portano – grugniscono i gesuiti – a tutto quello che è rivelato, certi moderni legulei spasimano pel matrimonio civile, e vorrebbero che i governi non ne riconoscessero altro, nel che non è a dire quante iniquità commettano, si ribellano a Gesù Cristo…capo supremo di tutti gli uomini ed autore della Religione rivelata… Commettono agli occhi del pubblico un atto di turpissimo concubinato. Riducono i cristiani ad essere in ciò peggiori dei pagani stessi… Attentano contro la libertà individuale, mentre pretendono pubblica l’unione matrimoniale quando vi sono casi nei quali, altri vorrebbe confidarlo solo segretamente alla Chiesa. Attentano sacrilegamente contro la libertà della Chiesa, e introducono una confusione perniciosissima nella società.» (OPC)