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ZAMPINO PAPALE

Come già nel 1914 con Franz Joseph in Bosnia (v. Sarajevo 1914) e nel 1938 con Hitler in Slovacchia (v. Mons. Tiso), così nel 1939 Sua Porcitudine si accanisce a trascinare in guerra il Duce, che recalcitra per la mancata parola del Führer di non attaccare prima del ‘42, tanto da dire: «Il tempo lavora contro Hitler. E [i suoi nemici] diventano più forti. Ha sbagliato: non doveva mettersi in questa impresa» (Claretta Petacci, Verso il disastro, Rizzoli 2011, p. 231). Ma la Santa Porca s’incaponisce nel cacciarci nel conglitto progettato dal Mein Kampf, la sinistra bibbia nazi-papista (v. Bernhard e Adolf), per schiacciare nel sangue la Russia, temutissimo pericolo per gli accatastati tesori vaticani. E spinge la feccia in piazza Venezia senza preavvisare Mussolini, che deve star al gioco rispondendo dal balcone agli esagitati che invocano l’entrata in guerra e agitano cartelli con le scritte Corsica! Tunisia! Gibuti! Malta! Nizza! e s’accalcano attorno al «coro del Vaticano [che] canta l’Inno dell’Impero» (ib., p. 245). Il Duce sfoga poi la sua ira con Claretta: «La cosa era preparata!! Quelle grida Tunisi! Corsica! in questo momento!! Quelle stupide grida hanno messo in ansia il nemico, che pianterà i cannoni dove non li aveva! E i tedeschi si ringalluzziranno, diranno che siamo propensi a deciderci. No non si deve turlupinare la gente! Non bisogna approfittar dell’amore e della fede. Vedo la situazione qual è. Era pieno di corrispondenti esteri, i quali faranno i loro commenti, puoi immaginarlo. Oggi è una brutta giornata. Non bisogna nasconderselo» (ib., p. 245 e sgg.). Era il 15 dic. 1939, che lei titola: Adunata fuori programma (ib.). Non fu un colpo di testa: la pacifica papistica gazzarra fu preparata a freddo, preceduta il 19 nov. alla Camera da una analoga chiassata, capeggiata da antiebraici e antiatei gerarchi (Starace e Farinacci) con le stesse rivendicazioni. «Preordinata, organizzata scaglionando gruppi di forsennati in ogni settore della Camera con l’ordine di incitare gli altri. L’ambasciatore francese Poncet, invitato da Ciano ad assistere alla seduta, aprì le braccia, sorpreso, addolorato, lasciò sùbito il suo posto e si allontanò» (Dino Grandi, Il mio Paese, Il Mulino, 1985, p. 457)  .

 

ZELANTI

La strategia papale s’impernia su politichieri ed acefali ligî alla causa del trono e dell’altare. Catto-monarchie, sfacciate plutocrazie, regimi e repubbliche pseudo-democratiche serve al tracotante altare. Il vanitoso gracidante batrace Degasperi (autonominatosi poi pomposamente De Gasperi, o von Gasper) fece pesantissimamente bombardare iCrocco quartieri popolari di Roma incitando gli Alleati a colpire anche l’acquedotto, per poi magnificare l’eroico accorso (senza alcun rischio) Portatore di pace e Pastor angelicus Pio/a XII (v. Guareschi). Appena riunita l’Italia, si  conquistò una analoga gloria, precorrendo l’immondo von Gasper, il devoto alla Madonna Carmine Crocco, un sistematico assassino dei nostri soldati di leva. Il cui vice-capobanda, Nico Nanco, «portava appeso alla sella il macabro trofeo della testa mozza di un ufficiale dei bersaglieri, e si vantava di aver decollato dopo lunghi strazî il comandante di una delegazione impegnata a ottenere la resa della banda» (Historia, n° 195). Un altro molto pio farabutto si guadagnò il «significativo nomignolo di Teschietta, fiero di un orrendo cimelio: il mento mummificato, ornato del caratteristico pizzo ottocentesco, asportato col coltello a un soldato piemontese prigioniero» (ib.). Ora i papisti, sempre nemici dell’Italia, deprecano l’orrore della fucilazione di Bronte (due i giustiziati oltre il sindaco e lo scemo del paese), però tacciono su quanti prima avevano vilmente assassinato sedici garibaldini. Istigatore degli agguati: il clero. Sempre colti col sudicio sorcio in bocca, «nell’intera campagna contro il brigantaggio vennero uccisi 64 preti e 22 frati» (Bruno Vespa, Il cuore e la spada, Mondatori 2010, p. 96). Il porco detto La Morte usava far giurare sul vangelo. «Guerri ricorda che la particolare devozione verso i santi e la Madonna è una caratteristica che accomuna i briganti di ieri ai mafiosi di oggi» (ib.). Intanto il papame imbastiva la sua ennesima truffa. «Un’ispezione ministeriale appurò che la [pia] Banca Romana autorizzata a stampare cartamoneta per 45 milioni, ne aveva stampati 25 di più ed accantonati 9, un valore pari a 36 milioni di euro di oggi» (ib., p. 112). (v. Cadorna in Hanno detto, Guareschi, Guerre, Guerre del sec. XX, Leone XIII, Mafia, Padre Lingam, Perizia grafica e Sarajevo 1914)

 

ZELO IERATICO

Il prete dona a piene mani al povero le offerte carpite ai creduli, ma per povero intende soltanto e unicamente se stesso.

 

ZENTRUM PARTEI

Il Centro, partito guidato prima da pii e poi direttamente da don Hitze, dal 1871 boicottò la lotta per la cultura (Kulturkampf). Il papa accese (v. Sarajevo 1914) e sostenne apertis verbis la guerra del 1914 parteggiando per gli Imperi Centrali, e dopo quattro anni di sangue, mentre a noi gridava all’inutile strage, continuò ad aizzare tedeschi, austriaci e turchi a farci  fuori. E il grato Reichstag lo ricambiò con la promessa solenne che, una volta piegata l’Italia, avrebbe restaurato l’infame Stato Pontificio. Nel 1933, il ferocemente antiebraico Zentrum di don Kaas (nel 1945 poi sgattaiolato in Vaticano) travasò tutti i suoi voti nel partito Hitler così regalandogli maggioranza assoluta e la dittatura. Pure la Turchia volle, grata, ricordare Benedetto XV (tanto spudoratamente sbracciatosi per la sconfitta militare dell’Intesa e dell’Italia), ed eresse a suo onore una statua colossale che tuttora svetta in Istanbul, dove tuttavia si considera l’Occidente figlio di Satana e lo stesso papa Satana reincarnato. (v. Alle armi, papisti!, Conrad, Inutile strage, Padre Lingam, Sarajevo 1914 e Vittorio veneto)

 

ZERO

L’ideale del clero è sempre stato ed è, in barba al suo schiamazzo pro famiglia, annichilirla sterminando milioni di donne (v. Padre Rolando, Padre Giuseppe, ecc.). Ma non potendo conseguire in toto sì nobile fine, specie incenerire le più giovani, per secoli ne seppellì le superstiti in migliaia di conventi, e tuttora si dispera per non riuscire più a prenderne all’amo abbastanza. A ciascuna delle poche decise a sposarsi esso ordinava di sfornare decine di figli, e rese il loro matrimasnio fonte di sofferenze e di angosce anche col divieto, pena l’inferno, del peccaminoso (contro la divina pretesca omo-inculata) coito coniugale. Tollerato se rarissimo, fulmineo, teso solo a procreare sotto una camiciona di ruvida tela con un piccolo foro, dopo estenuanti digiunî e imbrigliato in rigidi artificî per ridurre a zero il piacere. Allee donne il clero riservava una vita di servitù, preghiere e dure penitenze. Al plagiato e ricattato Manzoni, il cupo mons. Tosi di Busto Arsizio dettò a Brusuglio sotto colpi di frusta la fola di due meschini perseguitati da un signorotto, quando anche i sassi sanno che era soltanto il clero ad intralciare le nozze. La Storia, scienza dei fatti e non di favole, cancella le pie scemenze e attinge solo l’accertato, come il matrimonio di Barbiano da Belgioioso e Francesca Malombra contrastato dal buon Federigo, il cardinale «in tutto simile al cugino san Carlo», incaponitosi, gelosissimo e bramosissimo del conte, a farla monacare non potendo, per l’alta posizione sociale, facilmente bruciarla. Solo le tenaci pressioni della nobiltà milanese, che inviò a Roma varie ambasciate con doni preziosi a sgolarsi ai piedi della Santa Porca per farle ammansire l’inviperito cardinale, riuscirono infine a far recedere dalla sua culica ostinazione l’eccellentissima eminenza.

 

ZERO-CASA

«Fai il bene [ai preti] non il male, e avrai sempre una casa»  sghignazza il rottìnculo don(na) Livio (Radio .Maria, 20-07-2009). Chi invece deve vivere  in affitto (come chi deve pagarlo al Vaticano, l’esentasse padrone del 30 % del patrimonio edilizio italiano) è un malfattore, è un malavitoso. E il grufolante don(na) è il più beneamato portavoce della baldracca mitrata. (v. Marmaglia di squattrinati in Don Gelmi)

 

ZERO NUMERICO

La scoperta dello zero è un punto fermo della matematica. Dal XIII sec. a. C. i cinesi avevano già un sistema di numerazione decimale simile al nostro assai postumo posizionale. La matematica passò poi agli indiani, che crearono radice quadrata, equazioni ed algebra. Gli arabi, copiatala pari-pari duemila anni dopo, ce la trasmisero con le spezie e i tappeti a dorso di cammello.

 

ZIG-ZAG

Concione di Rete 4 (una delle tante TV dello gnomo) sulle «miracolose apparizioni di Fatima» (01-11-2007). Le imbandisce il concitato sudaticcio Socci, molto più papista del papa. L’esagitato apologeta della criminale gang magnifica la «portentosa profezia della Madonna sull’attentato al Papa [rivelata e profetizzata vent’anni dopo!]». E sostiene che la Woitj la sancì provata per aver Maria parato (un po’ maldestra, ma tranne il papa manco Dio è perfetto) il sacrilego proiettile. Parata da manuale, solo in parte fallita per l’asperrima lotta sostenuta contro Satana dalle turbinanti virginee mariane mani. Che spinsero la palla, «deviandone la traiettoria, – dice l’allucinato imbrattacarte – a farsi strada a zig-zag conficcandosi in un punto secondario», nel succhiacazzi papal sfintere.  

 

ZIZZANIA

Malgrado le infinite reboanti ciance sulla sacralità della famiglia, essa è odiatissima dal clero, sempre teso a separare i sessi per acchiappare cazzi a profusione. Non si contano i nuovi e gli antichi esempî, come il matrimonio del principe Carlos e Margherita Medici, abortito perché il «giovane ascetico e malaticcio, [fu] educato dai preti teatini a temere la donna» (R. Mazzucconi, La notte di san Bartolomeo, Mondatori 1933). E la tonta Caterina da Siena, la sciolta dalla «riprovevole tentazione di sposarsi»? Don Raimondo, suo confessore ed agiografo, scrive: «Il Demonio la tentava col dirle che essendo giovane e bella poteva maritarsi e avere figli; ma lei resisteva. Il Perfido, la lusingava con immagini di toccamenti e carezze maschili; ma lei ancor più dura. E Gesù fu lieto della sua scelta [di tuffarsi nell’ecclesiastica congrega degli infoiatissimi orecchioni e lesbiche]» (Radio Mater, 29-4-2011, h 18). 

 

ZUMARRAGA

Vescovo di Città del Messico (e Grande Inquisitore della Spagna fuori le mura nel 1536-43), fa portare tutto il contenuto della biblioteca della «coltissima capitale dell’Anahuac oltre il grosso deposito degli archivî nazionali» (W. Prescott, La conquista del Messico, 1997) sulla piazza di Tlaltelolco. Al grande cumulo di carte e libri fitti di pagine policrome i fratacchioni si avvicinano cantando. Brandiscono torce e vi appiccano fuoco. Con quei fogli inceneriscono per sempre degli inestimabili documenti di storia, astronomia e scienza degli Aztechi, perché «“i missionarî credevano in buona fede che la Chiesa messicana non potesse erigersi che sulle rovine delle religioni indigene”, li giustifica nel 1933 don Richard, e acidamente: “un missionario non è un antiquario”» (Lucien X. Polastron, Libri al rogo, ed. Bonnard). Tra i papistici distruttori di civiltà, frate Las Casas «sarà fatto santo perché [frustava i negri ma] compassionava gli indigeni», e «diede fuoco con ostinazione estatica a tutti i manoscritti che aveva potuto trovare come “opera del demonio”» (ib.). Un altro meritevole di radiosa aureola fu l’eunuco frate Savonarola, che odiava le donne, gli uomini. gli omosex, l’arte, la letteratura e i poeti come Ovidio, Tibullo, Catullo e Marziale. Nel suo bruciamento delle vanità incenerì Platone, Boccaccio, Petrarca ed molti altri illustri scrittori. (v. anche Fra’ De Landa)

 

ZUZZURELLONE

Nessuno concentra in sé tutto il bene o tutto il male. Persino un lercio sguaiato moralista, sedicente purissimo benché inculato da cani e porci, nell’abbindolare i gonzi, che chiama i semplici, passa da toni severi ad involontarî risvolti comici, come in questo goffissimo sofisma: «Con le tante sue apparizioni la Madonna dimostra di esistere. Altrimenti non apparirebbe. Dunque, se appare, esiste, e poiché esiste, ne consegue che ciò che i preti dicono è vero. Quindi voi tutti, amici carissimi, dovete credere» (Don Livio/a, Radio Maria, 05-08-2007).

 

 

                            RIME FACILI

 

 

      IL PAPA “POVERO”                        

Il miserabile papa Merdoglio,           

il qual scimmiotta l’umil Assisate      

per camuffar il clericale imbroglio,    

geme e frignando fa soldi a palate.    

Spaparanzato nel dorato soglio          

blatera pie banalità e cazzate,             

e mentre il suo strapotere dilaga        

non elargisce manco ciò che caga.    

 

        PRESA PEI FONDELLI  

Papa Merdoglio, catto-farabutto,

dice Perdona!, ma per il mortorio

dei vignettisti sputato ha sul lutto.

Gesuiticamente derisorio,

dicendo tutto e il contrario di tutto

innaffia gli assassin con l’aspersorio:

del perdono si calca la berretta

ma dentro cova solo la vendetta.

 

          SANTO PADRE                             

Con  la bislunga facciona melensa     

da gesuїtica plasmata scuola,            

dice il contrario di quello che pensa.   

‘Io sono povero, rotta ho la suola’,      

e di champagne s’innaffia la mensa.    

Di frottole farcisce ogni parola           

e con la cocciutaggine del mulo        

ci prende tutti quanti per il culo.